Piano
dell'opera:
STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-17...
181 downloads
2205 Views
2MB Size
Report
This content was uploaded by our users and we assume good faith they have the permission to share this book. If you own the copyright to this book and it is wrongfully on our website, we offer a simple DMCA procedure to remove your content from our site. Start by pressing the button below!
Report copyright / DMCA form
Piano
dell'opera:
STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-1789 STORIA D'ITALIA Voi. IV 1789-1831 STORIA D'ITALIA Voi. V 1831-1861 STORIA D'ITALIA Voi. VI 1861-1919 STORIA D'ITALIA Voi. VII 1919-1936 STORIA D'ITALIA Voi. V i l i 1936-1943 STORIA D'ITALIA Voi. IX 1943-1948 STORIA D'ITALIA Voi. X 1948-1965 STORIA D'ITALIA Voi. XI 1965-1993 STORIA D'ITALIA Voi. XII 1993-1997
MONTANELLI
CERVI
STORIA D'ITALIA 1943 1948 INDRO MONTANELLI I MARIO CERVI
L'ITALIA DELLA GUERRA CIVILE Dall' 8 settembre 1943 al 9 maggio 194.6 INDRO MONTANELLI | MARIO CERVI
L'ITALIA DELLA REPUBBLICA Dal 2 giugno 1946 al 18 aprile 1948
STORIA D'ITALIA Voi. IX EDIZIONE PER OGGI pubblicata su licenza di RCS Libri S.p.A., Milano © 2006 RCS Libri S.p.A., Milano Questo volume è formato da: Indro Montanelli - Mario Cervi
Eltalia della guerra civile © 1983 Rizzoli Editore, Milano © 2000 RCS Libri S.p.A., Milano Indro Montanelli - Mario Cervi
Eltalia della Repubblica © 1985 Rizzoli Editore, Milano © 2000 RCS Libri S.p.A., Milano Progetto grafico Studio Wise Coordinamento redazionale: Elvira Modugno Fotocomposizione: Compos 90 S.r.L, Milano
Allegato a OGGI di questa settimana NON VENDIBILE SEPARATAMENTE Direttore responsabile: Pino Belleri RCS Periodici S.p.A. Via Rizzoli 2 - 20132 Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 145 del 12/7/1948
Tutti i diritti di copyright sono riservati
settembre 1943, 2 giugno 1946, 18 aprile 1948: tre giorni cruciali per la storia del nostro Paese. Il primo segna l'inizio della guerra civile che insanguinò VItalia quando «era tagliata in due» (secondo un'incisiva definizione di Benedetto Croce), con la Repubblica Sociale di Mussolini a Nord tenuta in vita dai tedeschi e il Regno del Sud di Vittorio Emanuele III che godeva del sostegno degli Alleati. Fino al 25 aprile, e oltre, si combatté tra italiani una guerra disperata e feroce in nome - come sostenevano su fronti opposti repubblichini e partigiani - dell'onore, della dignità e della libertà. Furono proprio gli autori di questo libro a rompere una tradizione storiografica che parlava solo di «guerra di Liberazione» e a far conoscere a milioni di lettori che l'Italia aveva combattuto una guerra civile che, pur non raggiungendo gli orrori di quella spagnola, aveva provocato nel Paese una spaccatura che solo oggi si comincia timidamente a cercare di superare da entrambe le parti. Un Mussolini abulico, impotente e malato fu costretto da Hitler - pena un'occupazione ancora più feroce - a costituire una repubblica priva di un'autonomia reale, il cui unico compito era quello di aiutare i tedeschi nella repressione delle forze partigiane. Il Regno del Sud, da parte sua, cercò, collaborando con gli Alleati, di assicurare all'Italia il famoso «biglietto di ritorno» tra le grandi democrazie. Fu una guerra dura in cui «pietà era morta»: fucilazioni, rappresaglie, orrori e vendette private da entrambe le parti. Uscita distrutta da un conflitto immane, lacerata da una guerra intestina, guardata con diffidenza da tutte le potenze vincitrici, l'Italia ebbe la forza di voltare pagina, con il referendum del 2 giugno 1946 (seconda data cruciale), scegliendo la Repubblica e infine, il 18 aprile 1948 (terza data cruciale), di ancorarsi, grazie alla
vittoria elettorale della De di De Gasperi, all'Occidente e alla democrazia. La lunga e faticosa ricostruzione poteva finalmente incominciare.
INDRO MONTANELLI (Fucecchio 1909 - Milano 2001) è stato il più g r a n d e giornalista italiano del Novecento. Laureato in legge e in scienze politiche, inviato speciale del «Corriere della Sera», fondatore del «Giornale nuovo» nel 1974 e della «Voce» nel 1994, è tornato nel 1995 al «Corriere» come editorialista. Ha scritto migliaia di articoli e oltre cinquanta libri. Tra i suoi ultimi successi, tutti pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Le stanze (1998), LItalia del Novecento (con Mario Cervi, 1998), La stecca nel coro (1999), LItalia del Millennio (con Mario Cervi, 2000), Le nuove stanze (2001). MARIO CERVI è nato a Crema (Cremona) nel 1921. Laureato in legge, ufficiale di fanteria d u r a n t e il secondo conflitto mondiale, per molti anni è stato inviato speciale del «Corriere della Sera», articolista e inviato del «Giornale» e della «Voce». E stato d i r e t t o r e del «Giornale» dal 1997 al 2001. Tra le sue opere ricordiamo Storia della guerra di Grecia (1965; ed. BUR 2001), Mussolini - Album di una vita (Rizzoli 1992), / vent'anni del «Giornale» di Montanelli (con Gian Galeazzo Biazzi Vergani, Rizzoli 1994).
Indro Montanelli - Mario Cervi
L'ITALIA DELLA GUERRA CIVILE (8 settembre 1943-9 maggio 1946)
AVVERTENZA
Molti ci chiederanno come mai abbiamo intitolato questo volume L'Italia della g u e r r a civile invece che L'Italia della Resistenza, come si è soliti chiamare quel periodo. È stata una scelta, cui ci siamo sentiti autorizzati dalla nostra partecipazione a quegli eventi. Cervi, giovanissimo ufficiale di complemento in Grecia, fu deportato dai tedeschi. Io, arrestato dalla Gestapo sulla fine del '43 per partecipazione ai gruppi di «Giustizia e Libertà», rimasi in prigione fino al settembre del '44, prima a Gallarate, poi a S. Vittore, donde riuscii ad evadere e a riparare in Svizzera. Crediamo che queste credenziali ci autorizzino - e per questo le abbiamo esibite - a dire quel che pensiamo: e cioè che di quei sedici mesi di tregenda, la Resistenza fu uno degli episodi, ma non il solo, e di scarsissimo peso risolutivo sugli avvenimenti. A contare molto di più fu, caso mai, la resistenza con la erre minuscola, cioè quella, quotidiana e passiva, fatta di piccoli e grandi sacrifici, di pazienza e di «arrangiamenti» e anche di malizie e doppi giuochi che gl'italiani opposero, per sopravvivere, a tutto e a tutti. Questo atteggiamento di distacco ci procurerà certamente molte critiche. Ma noi crediamo che, a quarant'anni di distanza, sia tempo di fare Storia e di farla fuori dei miti e delle leggende. In realtà il titolo avrebbe dovuto essere non LItalia della, ma delle guerre civili, perché non una sola, ma molte se ne intrecciarono in quel periodo. Ci fu quella degli Alleati «liberatori» contro i Tedeschi «invasori» (ma in realtà erano invasori gli uni e gli altri, sia pure con intenzioni e metodi diversissimi). Ci fu quella del Regno del Sud contro la Repubblica Sociale del Nord; ci fu quella degli antifascisti contro i fascisti, che divise le famiglie e le coscienze; e ci fu quella degli antifascisti tra loro per il tentativo comunista di assumere 5
l'esclusiva della lotta al fascismo facendo fuori, in nome di essa, tutti gli altri. Già questo intreccio di fili e filoni basta a togliere ogni fondamento e credibilità al giudizio sommario con cui finora si è preteso distinguere l'Italia «buona», cioè quella degli antifascisti, dall'Italia «cattiva», cioè quella dei fascisti. Quando, il 29 aprile, andai a vedere la macabra (e ripugnante) scena di piazzale Loreto, fra quei poveri corpi appesi a testa in giù, ne riconobbi due, di cui ancora oggi non so come spiegare la vicenda che li aveva condotti lì: so soltanto che non ho il diritto di giudicarla. Uno era quello di Nicola Bombacci, vecchio tribuno socialista di Romagna, prima compagno di scuola e amico di Mussolini, poi suo mortale nemico, uno dei fondatori - con Gramsci, Bordiga, Togliatti, Terracini ecc. - del partito comunista, in seguito esule prima in Russia, poi in Francia, e poi spontaneamente tornato in Italia per mettersi sotto la protezione del Duce. Non aveva esitato a seguirlo a Salò, e questo si può spiegare con l'interesse e la gratitudine. Ma non aveva esitato nemmeno ad accompagnarlo in quell'ultimo viaggio verso una morte sicura: e per spiegare questo, ci vuole qualcosa di più. Ealtro era quello di un ragazzo, di cui le cronache non registrarono neppure il nome. Si chiamava Mario Nudi, era stato mio compagno di battaglione in Abissinia, e non mi ero mai accorto che avesse idee politiche. Era un bell'atleta semplice e coraggioso, un po' da western, che faceva quella guerra per piacere sportivo. Ancora mi domando cosa lo aveva condotto a Salò, e poi su quel gancio da norcini accanto a un dittatore, sul quale non aveva mai nemmeno espresso opinioni. Potrei citare infiniti altri casi di uomini che l'8 settembre fecero una scelta assolutamente imprevedibile, e molto spesso la pagarono, da una parte e dall'altra, con la vita. Ce ne furono alcuni che, da un pezzo su posizioni di fronda al regime, considerarono l'8 settembre un tradimento e si sentirono in dovere di accorrere in aiuto di un Duce vinto e ormai abbandonato da quasi tutti. Nel serraglio di Salò si trovarono poi mescolati a delinquenti e avventurieri che nella Repubblica Sociale vedevano solo un pretesto per fare razzia e 6
bottino. Così come vidi dei fascisti di buona e sicura fede cercare nelle file della Resistenza un lavacro e un riscatto. Altri lo fecero solo per procurarsi una benemerenza che li mettesse al riparo da una probabile «epurazione» e li accreditasse presso il nuovo regime. Tutto si mescolò in quei mesi di trambusto, di umiliazione e di violenza. E noi non abbiamo la pretesa di essere riusciti a distinguere il grano dal loglio, il nero dal bianco, il bene dal male, anche perché nemmeno noi sappiamo con esattezza cosa fu il bene e cosa fu il male. Abbiamo solo la certezza di esserci posti di fronte a questa ingarbugliatissima matassa senza pregiudiziali di sorta, pur consci che, così facendo, avremmo scontentato tutti. Un'altra difficoltà che abbiamo incontrato, e che non siamo sicuri di aver superato, è quella, meccanica, dell'articolazione del racconto. Le infinite storie che compongono questa storia corrono spesso parallelamente Luna all'altra, e sarebbe stato impossibile seguirle in simultanea senza ricorrere ad artifìci d'intreccio che abbiamo voluto a tutti i costi evitare. Abbiamo preferito ricostruire gli avvenimenti pezzo a pezzo: prima la costituzione del Regno del Sud, poi quella della Repubblica di Salò, poi la nascita e i primi sviluppi della Resistenza, con la tecnica del flash-back, cioè del salto all'indietro, perché quello scenario non ne consentiva altre. Saremo anche incorsi, certamente, in qualche inesattezza, omissione ecc. Ma siamo sicuri che si tratterà dì dettagli: sulla ricostruzione delle grandi linee credo che non ci potranno essere mosse obbiezioni. Un'ultima confessione. Questa Italia della g u e r r a civile l'abbiamo scritta con la stessa amarezza con cui scrivemmo, L'Italia della disfatta. Né l'uno né l'altro sono stati, per il nostro Paese, capitoli gloriosi. E di questo vorremmo rendere persuasi e coscienti soprattutto i giovani che non li vissero, e ai quali si sono raccontate un mucchio di fole. Sulle quali, secondo noi, non si può costruire nulla dì valido e durevole. Naturalmente non riteniamo di avere la privativa della verità. Ma crediamo dì averla onestamente cercata e, nei limiti dei nostri modesti mezzi, servita. I. M.
CAPITOLO PRIMO
NASCE IL R E G N O DEL SUD
La m a t t i n a del 10 settembre 1943 la corvetta Baionetta, con la famiglia reale, Badoglio, e u n a folla p e t u l a n t e di generali dello Stato Maggiore avvolti in c o p e r t e e pastrani, navigava in un Adriatico tranquillo. La giornata e r a bella, un sole caldo ristorava i fuggiaschi intirizziti d o p o le traversie della fuga da R o m a . A b o r d o avvenivano chiassosi riconoscimenti e incontri. I capi militari si sentivano, n o n o s t a n t e tutto, abbastanza soddisfatti. Roatta, che d u r a n t e la notte aveva avuto q u a l c h e perplessità sulla ragionevolezza e sulla dignità del suo c o m p o r t a m e n t o , riconoscendo che forse, come C a p o di Stato Maggiore dell'Esercito, doveva r i m a n e r e nella capitale (asseriva di essersi aggregato alla colonna di Pescara p e n s a n d o si fermasse poco oltre, e di aver poi p r o s e g u i t o p e r forza d'inerzia), si sentiva già molto più disteso. L'incrociatore Scipione l'Africano, che scortava la corvetta, le si era accostato p i ù di u n a volta, e in u n a occasione la m a n o v r a risultò t r o p p o spericolata, cosicché u n ' o n d a t a investì la cop e r t a , i n f r a d i c i a n d o q u a l c h e g e n e r a l e e s c a r a v e n t a n d o in m a r e alcune valigie. Badoglio n o n era più il vecchio t r e m a n t e del giorno prima; affrontava ormai il futuro con un certo ottimismo. Poiché la radio diffondeva la notizia che i tedeschi avevano cominciato ad occupare città e posizioni, soprattutto nell'Italia settentrionale, c o m m e n t ò che si trattava sicuramente di iniziative dovute a elementi isolati. Alle 11 risuonò a b o r d o l'all a r m e , p e r c h é un ricognitore tedesco sorvolava la n a v e , e furono p u n t a t i i pezzi antiaerei: il colonnello De Buzzaccarini p o r s e al Re e alla Regina d u e salvagente, ma Vittorio 9
E m a n u e l e I I I si allontanò con un gesto di fastidio. La Regina cercò poi un p o ' d ' o m b r a a p o p p a , in mezzo a u n a catasta di m i n e di profondità. A mezzogiorno la Baionetta era al largo di Bari. Ci si informò p e r sapere se la città fosse libera. Venne risposto, n o n si sa da chi e p e r quale motivo, che era occupata dai tedeschi; notizia infondata anche se un tentativo di i m p a d r o n i r s i della città era stato abbozzato, il g i o r n o p r e c e d e n t e . Ma il generale Nicola Bellomo - che poi gli inglesi p r o c e s s e r a n n o e fucileranno, in base ad accuse gonfiate e discutibili - lo aveva r e s p i n t o c o n decisione. Un radio-dispaccio a l t r e t t a n t o i n f o n d a t o c o m u n i c ò c h e a n c h e Brindisi e r a in m a n o tedesca. In realtà Brindisi e r a lasciata c o m p l e t a m e n t e a se stessa: n o n c'erano gli anglo-americani - già insediati invece a T a r a n t o - e n o n c ' e r a n o tedeschi. Proprio q u a n d o era vicina al p o r t o di Brindisi la Baionetta si i m b a t t é in un sommergibile inglese e, successivamente, fu sorvolata e seguita a l u n g o da un altro a p p a r e c c h i o della Luftwaffe. I «passeggeri» avevano da poco finito la colazione, e furono fatti s c e n d e r e sotto coperta, a m m u t o l i t i d'improvviso. «I loquaci tacciono m e n t r e gli ottimisti rinfoderano le loro speranze» raccontò un testimone. Ma lo J u n k e r 88 se ne a n d ò senza d i s t u r b a r e , e la Baionetta fu, alle 14,30, in vista di Brindisi. L'incrociatore Scipione l'Africano p u n t ò i suoi cannoni, ad ogni b u o n conto a n c h e le b a t t e r i e costiere b r a n d e g g i a r o n o i l o r o . Vi f u r o n o m o m e n t i di intensa suspense: se nel frattempo i tedeschi avessero fatto i r r u z i o n e in città? Si accostò alla corvetta un m o t o scafo che issava la b a n d i e r a italiana: ne sbarcò l'ammiraglio Rubartelli, c o m a n d a n t e della base della M a r i n a , al q u a l e n e s s u n r a d i o m e s s a g g i o aveva p r e a n n u n c i a t o l a p r e s e n z a del Re sulle unità in arrivo. All'ammiraglio, che e r a restato di sasso, Vittorio E m a n u e l e I I I n o n consentì, con la solita gelida bruschezza, di e s p r i m e r e il suo s t u p o r e . «Ci sono tedeschi a Brindisi?» i n t e r r o g ò . «No Maestà.» «Ci sono inglesi?» «No Maestà.» «Chi c o m a n d a allora?» « C o m a n d o io.» «Bene, andiamo.» 10
Così, su istruzioni di Rubartelli che a n d a v a r i m u g i n a n d o tra sé e sé c o m e mai il Re e il g o v e r n o si trovassero su u n a nave che, p e r q u a n t o gli risultava, doveva p o r t a r e soltanto il ministro della Marina, la Baionetta attraccò a un molo quasi di fronte all'Ammiragliato, situato nel r e c i n t o del Castello Svevo. Fu stabilito, s e d u t a s t a n t e , c h e il Re, la R e g i n a e il P r i n c i p e e r e d i t a r i o si insediassero n e l l ' a p p a r t a m e n t o dell'ammiraglio, al p r i m o p i a n o di u n a palazzina adiacente al c o r p o principale del Castello. Fu svegliata la signora Rubartelli c h e , fedele alle u s a n z e d e l M e r i d i o n e d'Italia, si e r a concessa la p e n n i c h e l l a p o m e r i d i a n a , e c h e , confusissima, c o m p a r v e d a v a n t i alla R e g i n a in vestaglia. Badoglio e Acq u a r o n e furono sistemati nella casermetta dei sommergibili, i g e n e r a l i più i m p o r t a n t i all'Albergo I n t e r n a z i o n a l e , il gov e r n o - quale? - pose la sua sede negli uffici del c o m a n d o della Marina, al Castello. L'aiutante di c a m p o del Re, P u n toni, racimolò un nucleo di carabinieri e di m a r i n a i p e r .assic u r a r e un s o m m a r i o servizio di sicurezza. La famiglia reale decise di p r e n d e r e i pasti nel suo a p p a r t a m e n t o . Il seguito e i ministri p r e s e n t i - che e r a n o p o i d u e , De C o u r t e n della M a r i n a e Sandalli dell'Aeronautica, oltre a Badoglio - fond a r o n o u n a «mensa del governo». Quella stessa sera Radio Bari, t r o p p o debole p e r essere ascoltata in tutta Italia, diffuse un p r o c l a m a del Re nel quale e r a d e t t o che «per assicurare la salvezza della capitale e p e r p o t e r e p i e n a m e n t e assolvere i miei doveri di Re, col gov e r n o e con le autorità militari mi sono trasferito in un altro p u n t o del sacro e libero suolo nazionale». Tuttavia, a n c o r a I T I settembre, secondo un comunicato dell'agenzia Stefani, Badoglio era assente da R o m a «in seguito a ispezioni militari, che r i c h i e d o n o la sua p e r s o n a l e presenza». Q u e l l ' I 1 sett e m b r e Vittorio E m a n u e l e I I I convocò, nel salotto dell'Ammiragliato, u n a r i u n i o n e che n o n si sa b e n e c o m e definire: o Consiglio della C o r o n a , o Consiglio dei ministri, o Chiacc h i e r a t a t r a amici. C o n U m b e r t o d i Savoia e r a n o p r e s e n t i Badoglio, De C o u r t e n , Sandalli, Ambrosio, Roatta, Acqua11
r o n e , P u n t o n i . Badoglio e r a di cattivo u m o r e : nel t r a s b o r d o d a u n ' a u t o all'altra d u r a n t e l a fuga e r a a n d a t o p e r d u t o i l suo bagaglio, e il maresciallo si e r a trovato senza n e m m e n o un fazzoletto e senza soldi. Per acquistare un po' di c o r r e d o firmò la p r i m a cambiale della sua vita, diecimila lire. Il Re lesse ai c o n v e n u t i un messaggio, firmato da C h u r chill e da Roosevelt e indirizzato a Badoglio, che dava merito a quest'ultimo p e r avere liberato il paese dalla «schiavitù fascista» ma aggiungeva che restava da assolvere il compito p i ù d u r o : «Sgombrare il suolo italiano dai tedeschi invasori». «Sorgi o p o p o l o d'Italia» esortava il messaggio, aggiung e n d o l ' i n c i t a m e n t o a « o c c u p a r e t u t t e le città c h e p o t e t e , colpite forte e colpite nel segno». Badoglio rispose con l'enfatica p r o m e s s a che «tutto quello che è possibile è e sarà fatto con quello stesso spirito e con quella stessa tenacia c h e esplicammo insieme sui campi di battaglia d'Italia e di Francia d u r a n t e l'ultima g u e r r a » . Il riferimento di Badoglio era, e v i d e n t e m e n t e , al T 5 - T 8 . D o p o i g o v e r n a n t i alleati, a n c h e Eisenhower si fece vivo con concetti analoghi. «Se l'Italia si leva come un sol u o m o , piglieremo i tedeschi alla gola». Gli scambi e gli invii di messaggi e proclami furono la principale se n o n l'unica attività del «gruppo» di Brindisi in quelle p r i m e giornate. B e n c h é ufficialmente e s p r i m e s s e f i d u c i a , E i s e n h o w e r e r a stato molto deluso dalla gravità del collasso italiano. La resistenza al dilagare dei tedeschi e r a sporadica e fievole: d'altro canto l'offensiva alleata a Salerno n o n risultava né rapida né p o t e n t e . Riferendo a Washington, Eisenhower osservava che gli italiani avevano d a t o «poco o n e s s u n aiuto». E aggiungeva: «Badoglio vuole v e d e r m i . Sto p e r dirgli che deve venire qui. Egli vuole p o r t a r e q u a l c u n o del suo staff ma n o n so i m m a g i n a r e che cosa il suo Stato Maggiore possa com a n d a r e i n q u e s t o m o m e n t o » . Per m e g l i o o r i e n t a r s i , Eis e n h o w e r inviò a Brindisi u n a missione, che ebbe formalm e n t e carattere militare, e che, capeggiata dal generale in12
glese Mason MacFarlane già g o v e r n a t o r e di Malta, includeva a n c h e il generale americano Maxwell Taylor, c o m a n d a n t e della 8 2 divisione a e r o t r a s p o r t a t a c h e s a r e b b e d o v u t a s b a r c a r e su R o m a , s e c o n d o il p i a n o o r i g i n a r i o p e r l'8 sett e m b r e . Aggregati alla missione e r a n o tuttavia i consiglieri politici M u r p h y (americano) e Macmillan (inglese), incaricati di assistere MacFarlane q u a n d o fossero venuti sul t a p p e t o i p r o b l e m i p i ù spinosi, e soprattutto «il problema»: dovevano gli Alleati r i c o n o s c e r e la legittimità del g o v e r n o B a d o glio, e del Re? E in quale misura dovevano accettare la collaborazione italiana, sul c a m p o di battaglia e fuori? Il dialogo si a n n u n c i a v a difficile, e l'arrivo della missione e r a atteso con trepidazione a Brindisi dove fu possibile registrare solo u n a b u o n a notizia. Il generale P u n t o n i a n n o t ò il 12 s e t t e m b r e l'arrivo del d u c a e della duchessa di Genova. «I d u c h i - scrisse - sono arrivati da T a r a n t o che h a n n o ragg i u n t o in a e r e o provenienti da Venezia d o p o n o n p o c h e p e ripezie. Il Sovrano li riceve alle 17,45 ed esprime loro il suo p i ù vivo compiacimento.» Chissà poi di cosa si compiaceva. Il 13 s e t t e m b r e - già Mussolini e r a stato l i b e r a t o dalla prigionia del G r a n Sasso - l'aereo che trasportava la missione alleata a t t e r r ò a T a r a n t o . I delegati n o n si m o s s e r o imm e d i a t a m e n t e verso Brindisi: vollero essere sicuri, p r i m a di farlo, c h e l'area i n t o r n o fosse s g o m b r a di t e d e s c h i , e che questi ultimi avessero a n c h e evacuato Bari. Ma già al p r i m o contatto con la realtà italiana, avevano avuto u n a b r u t t a impressione. U n a accozzaglia di militari italiani li aveva accolti, all'arrivo, con grida festose di «pace, armistizio, armistizio, pace» e ne trassero c o n f e r m a alla loro convinzione che gli italiani fossero volubili, servili, s p e n s i e r a t i . Particolarm e n t e mal disposto e r a MacFarlane, convalescente d'itterizia. Il 14 settembre la missione p r e s e contatto, a Brindisi, con il g o v e r n o - o con il clan - di Badoglio, e ricevette immediat a m e n t e un invito a colazione dal maresciallo (è un'ossessione questa degli italiani di c o n c l u d e r e t u t t o a tavola, p e n s ò a
13
Maxwell Taylor, assillato dal ricordo dei p r a n z i che s'era d o vuto sorbire nelle o r e in cui si decideva, a R o m a , la vigilia dell'8 settembre, se fosse o no o p p o r t u n o l'impiego della divisione a e r o t r a s p o r t a t a ) . B a d o g l i o «si fece in q u a t t r o p e r m o s t r a r s i cortese», m e n t r e P u n t o n i , dalla psicologia elem e n t a r e , avvertiva «un n o d o alla gola che gli i m p e d i v a di parlare». F i n a l m e n t e il g i o r n o successivo si cominciò a d i s c u t e r e s e r i a m e n t e . Ambrosio illustrò la situazione catastrofica dell'esercito italiano: spiegò che nel sud e r a n o rimaste in qualche m o d o in piedi la divisione Mantova presso C r o t o n e , la Legnano e la Piceno presso Brindisi e qualche r e p a r t o costier o . E r a n o recuperabili q u a t t r o divisioni in Sardegna, u n a a Cefalonia e u n a nel D o d e c a n n e s o . Le unità del M e r i d i o n e d'Italia e r a n o a corto di t u t t o , e p e r quelle dei Balcani e r a u r g e n t e u n a o p e r a z i o n e di r e i m b a r c o in g r a n d e stile. Ambrosio l a m e n t ò tra l'altro che lo sbarco fosse avvenuto a Salerno, ossia in u n a zona che n o n consentiva sviluppi favorevoli e solleciti. Al c h e M a c F a r l a n e , s p a z i e n t i t o e r u d e , r e plicò: «Voi n o n sapete n i e n t e , state zitti». In effetti i fuggiaschi di Brindisi i g n o r a v a n o c h e i p i a n i a n g l o - a m e r i c a n i - miopi e prudenti quanto più non avrebbero potuto escludevano l ' i m p e g n o gigantesco che sarebbe stato necessario p e r t r a r r e in salvo t r u p p e alla cui capacità combattiva n e s s u n o più credeva, giustamente; i g n o r a v a n o inoltre quali dimensioni avesse assunto lo s b a n d a m e n t o dei r e p a r t i dissem i n a t i i n mezza E u r o p a . Badoglio i n t e r v e n n e p e r sottolin e a r e l ' a p p o r t o italiano alle o p e r a z i o n i a n g l o - a m e r i c a n e , e p e r affermare che l'Italia doveva essere o r m a i c o n s i d e r a t a alleata: «Soltanto in q u e s t o m o d o io sarei riuscito a galvanizzare il p a e s e e a p o r t a r l o u n a n i m e ad affrontare i m a g giori sacrifici». Gli inviati di Eisenhower t e n n e r o un atteggiamento freddo e talvolta a r r o g a n t e , s o p r a t t u t t o MacFarlane che, q u a n do si recò in u d i e n z a da Vittorio E m a n u e l e I I I , gli si p r e sentò in m a n i c h e di camicia e shorts (in m a n i c h e di camicia 14
e r a a n c h e Maxwell Taylor), o s t e n t a n d o la sua m a n c a n z a di r i g u a r d o : e rincarò la dose, q u a n d o tutti si r i t r o v a r o n o alla m e n s a del c o m a n d o dei sommergibili, i g n o r a n d o di p r o p o sito il Re, con un certo disagio dei «diplomatici» M u r p h y e Macmillan. Il Re fece pessima i m p r e s s i o n e . Lo t r o v a r o n o «patetico, vecchissimo, piuttosto rimbambito». A n d ò meglio p e r Badoglio che a Macmillan p a r v e «onesto, di larghe ved u t e , arguto, di origine contadina, con il b u o n senso innato e la n a t u r a l e accortezza dei contadini». Di Ambrosio pensar o n o c h e fosse «intelligente e a m i c h e v o l e p e r q u a n t o d e presso e p r i v o d'entusiasmo», e infine di R o a t t a «un b u o n linguista, un intelligente e navigato militare con t e n d e n z a ad essere un seccatore. Il p e r f e t t o attaché militare... il suo cervello è più sviluppato e ricco di sostanza del suo fegato». MacFarlane avanzò subito u n a richiesta spiacevole: quella cioè che fosse adottato a n c h e nell'Italia continentale il sistema delle am-lire, o lire di occupazione, già stampate in Sicilia senza alcun controllo del governo italiano. Il peso di queste emissioni doveva ricadere i n t e r a m e n t e sul paese occupato. T a n t o più gli Alleati insistevano p e r c h é s a p e v a n o che ai p r i m i di s e t t e m b r e Badoglio aveva fatto trasferire i n g e n t i s o m m e in b a n c h e di Bari p e r sottrarle, in previsione del peggio, ai tedeschi (dove si v e d e c o m e l'idea della fuga al s u d fosse germinata nella sua m e n t e con largo anticipo sull'8 sett e m b r e ) . Per il m o m e n t o Badoglio rifiutò, ma poi d o v e t t e adattarsi dlYukase, e al cambio impostogli (400 lire p e r ogni sterlina e 100 p e r o g n i dollaro). I n v a n o sottolineò l'effetto inflazionistico c h e a v r e b b e r o avuto le spese degli ufficiali e soldati anglo-americani «pagati circa 10 volte più dei nostri». Ma la maggiore sorpresa i delegati di Algeri - là era ancora il c o m a n d o di E i s e n h o w e r - l ' e b b e r o q u a n d o a b b o r d a r o n o c a u t a m e n t e il tema del «lungo armistizio» e della sua firma. Si avvidero che Badoglio e i suoi collaboratori, frastornati da tanti avvenimenti, ignoravano ancora o avevano a p p e n a intravisto l'esatto c o n t e n u t o di quel d o c u m e n t o che integrava il «corto armistizio» firmato da Castellano a Cassibile: ma lo 15
integrava a p p e s a n t e n d o l o , sotto l'intestazione - che mancava nel corto armistizio - di «resa incondizionata». Il l u n g o armistizio e r a r i m a s t o nelle tasche del g e n e r a l e Zanussi, e Zanussi era a Brindisi, ma in tutt'altre faccende affaccendati, il Re e Badoglio se n ' e r a n o dimenticati, o l'avevano «rimosso» dai loro pensieri. E p p u r e la firma di Badoglio a quel doc u m e n t o era considerata da L o n d r a e da Washington la p r e messa necessaria di ogni futura evoluzione dei r a p p o r t i con «il Regno del Sud». C o m u n q u e i delegati decisero di t o r n a r e al C o m a n d o , e di riferire ad Eisenhower, anche p e r c h é «non c ' e r a n o dattilografe, n o n c ' e r a n o mezzi d i t r a s p o r t o , c'era pochissimo cibo». M u r p h y e Macmillan si fecero a n c o r a ved e r e , p r i m a di ripartire, dal Re, questa volta senza la presenza del rozzo e provocatorio MacFarlane. Chiesero a Vittorio E m a n u e l e I I I se p o t e s s e r o fare qualcosa p e r lui, nel limite delle loro possibilità. Il Re esitò, quindi rispose: «La Regina n o n è stata in g r a d o di trovare delle uova fresche. E possibile acquistarne u n a dozzina?». A Brindisi il « g r u p p o Badoglio» stava a s s u m e n d o u n a fisionomia abbastanza simile, o r m a i , a quella del g o v e r n o di un paese occupato. Vittorio E m a n u e l e I I I - s e m p r e Re d'Italia e d'Albania e I m p e r a t o r e d'Etiopia, nei d o c u m e n t i ufficiali - compiva q u a l c h e ispezione nei d i n t o r n i , e i r e p a r t i che vedeva p a s s a r e e r a n o «stanchi e in g r a n d e disordine» con « d a p p e r t u t t o ritardatari e sbandati». Da Tunisi era rientrato il diplomatico M o n t a n a r i , che aveva assistito Castellano a Cassibile, e che p o r t ò con sé u n a t r e n t i n a di funzionari del Ministero degli Esteri, filtrati a t t r a v e r s o le linee t e d e sche. F i n a l m e n t e Badoglio - che i p r i m i giorni trascorreva le ore, nel suo ufficio, l e g g e n d o N e e r a e Fogazzaro, e magari un libro giallo t e n u t o nel cassetto a p e r t o della scrivania, il cassetto e r a chiuso in tutta fretta se veniva i n t r o d o t t o un visitatore - ebbe pratiche da sbrigare, r a p p o r t i da leggere. Alla sua ansia di d i m o s t r a r e che le residue unità italiane e r a n o al fianco delle t r u p p e anglo-americane, gli Alleati replicarono il 20 settembre con un secco o r d i n e : ogni attività bellica 16
italiana doveva cessare d o v u n q u e , fino a n u o v o o r d i n e . Fu così i n t e r r o t t o il m o v i m e n t o di un superstite C o r p o d ' a r m a ta che al c o m a n d o del g e n e r a l e De Stefanis si era messo in marcia verso n o r d , ancora sufficientemente o r d i n a t o , con le divisioni Piceno, Legnano, 210 costiera. T r a le q u i n t e si d e l i n e a v a n o d u e diverse ed e g u a l m e n t e i m p o r t a n t i polemiche. Churchill e Roosevelt e r a n o in disacc o r d o , sia p u r e a m i c h e v o l m e n t e , p e r c h é il premier inglese voleva fosse d a t o p i e n o sostegno al g o v e r n o m o n a r c h i c o di Brindisi, e il p r e s i d e n t e a m e r i c a n o insisteva sul principio di a u t o d e t e r m i n a z i o n e , e q u i n d i sulla esigenza di n o n pregiudicare in alcun m o d o il futuro assetto istituzionale dell'Italia. Il Re e Badoglio litigavano sul p r o b l e m a della dichiarazione di g u e r r a alla G e r m a n i a , c h e stava a c u o r e agli anglo-americani: secondo il maresciallo era un passo da fare subito, secondo Vittorio E m a n u e l e I I I si doveva aspettare fin d o p o la liberazione di Roma. Il maresciallo era alle p r e s e con u n a serie di dilemmi u n o più i n g r a t o dell'altro. O r m a i , a quel p u n t o , sapeva b e n e cosa contenesse il l u n g o armistizio, e q u a n t o fossero umilianti le sue clausole; e sapeva altrettanto b e n e che, u n a volta conosciutine i termini, e l'accettazione, la p r o p a g a n d a fascista c o n t r o i «traditori» di Brindisi avrebbe assunto, se possibile, a n c o r a m a g g i o r e virulenza, e si sarebbe rivestita di più convincenti a r g o m e n t i . L a d i c h i a r a z i o n e d i g u e r r a a v r e b b e p r o b a b i l m e n t e fruttato u n a a t t e n u a z i o n e dei t e r m i n i di resa: ma ad essa si o p p o n e v a cocciutamente il Re, che lo sfugg e n t e A c q u a r o n e i n f o r m a v a a suo m o d o , e sobillava. Nell'entourage reale Badoglio e r a in disgrazia, e ne dava testim o n i a n z a il diario di P u n t o n i , che era, come al solito, la voce del Re: «Il g o v e r n o n o n fa nulla, s e m b r a anzi che sostenga gli oppositori della Monarchia... Badoglio è in balìa degli a v v e n i m e n t i , n o n ha risorse, le sue idee s e m b r a n o corte e sfasate... Il C a p o del g o v e r n o n o n sa r e a g i r e con la d o v u t a energia p e r la difesa degli interessi del paese e della Monarchia che in fin dei conti si identificano». Il 21 settembre Vita
17
torio E m a n u e l e I I I si risolse a un passo p e r s o n a l e . Inviò al Re d ' I n g h i l t e r r a - e in t e r m i n i quasi identici al p r e s i d e n t e Roosevelt - un messaggio che q u a n d o n o n era ovvio era patetico. Constatò che «è necessario e u r g e n t e che la più g r a n p a r t e del territorio italiano venga liberata dai tedeschi»; osservò che «è di essenziale i m p o r t a n z a politica p e r voi e p e r noi r a g g i u n g e r e al più p r e s t o Roma»; chiese che al suo governo fosse concesso di esercitare i poteri civili, oltre che su q u a t t r o province della Puglia e della S a r d e g n a , a n c h e sulla Sicilia; invocò un cambio più favorevole p e r la m o n e t a . Diventato p e t u l a n t e , il Re assillava Badoglio con riserve su riserve. R a m m e n t a v a in particolare che solo lui aveva facoltà di dichiarare la g u e r r a . Ossessionato dal timore che la dinastia fosse travolta dagli eventi, sganciato dalla realtà, Vittorio E m a n u e l e I I I si i n t e s t a r d i v a in propositi assurdi c o m e quello di affidare a Dino G r a n d i , «che deve trovarsi in qualc h e p a r t e del Portogallo», il M i n i s t e r o degli Esteri p e r c h é «Grandi è il simbolo dell'antifascismo e la sua p r e s e n z a nel g o v e r n o Badoglio c r e e r à u n o scisma nelle file fasciste e repubblicane». Il 27 s e t t e m b r e il g e n e r a l e Bedell Smith, C a p o di Stato Maggiore di Eisenhower, r a g g i u n s e Brindisi insieme a Macmillan e M u r p h y p e r m e t t e r e a p u n t o l ' i n c o n t r o tra Eis e n h o w e r e Badoglio del 29 s e t t e m b r e , a Malta, nel corso del quale sarebbe avvenuta la firma del l u n g o armistizio. Se Badoglio e r a imbarazzato, gli anglo-americani n o n lo e r a n o m e n o . La avvilente intransigenza del d o c u m e n t o che veniva p r e s e n t a t o a Badoglio contrastava con molte p r o m e s s e e incitamenti di quei giorni, e a n c h e con la cooperazione, sia p u r e l a r g a m e n t e p r e g i u d i c a t a dalla inefficienza, che il gov e r n o italiano aveva d a t o agli Alleati. « Q u a n t o maledii gli e s p e r t i del F o r e i g n Office!» ha scritto M a c m i l l a n . «Molte condizioni e r a n o già inapplicabili. Molte e r a n o al di fuori della possibilità d e l g o v e r n o italiano di a d e m p i e r l e . Noi p r o m e t t e m m o perciò che questo p u n t o generale poteva essere coperto da u n a lettera del C o m a n d a n t e in capo da con18
segnarsi al m o m e n t o della firma.» I delegati alleati trasmisero a Badoglio un a p p u n t o di Eisenhower dal quale risultava che «sarà riconosciuto lo stato di cobelligeranza dell'Italia d o p o che questa avrà dichiarato g u e r r a alla Germania», che «il g o v e r n o B a d o g l i o d e v e c o n t i n u a r e » , c h e «una volta espulsi i tedeschi il p o p o l o sceglierà la forma di g o v e r n o che meglio gli aggrada» e che infine « a p p e n a possibile il m a r e sciallo Badoglio f o r m e r à un g o v e r n o a larga base». C h u r chill e Roosevelt avevano r a g g i u n t o un c o m p r o m e s s o : b e n e il Re e Badoglio p e r il m o m e n t o , poi si vedrà. L'accenno al principio di a u t o d e t e r m i n a z i o n e allarmò il maresciallo c h e a v r e b b e p o i d o v u t o r i f e r i r n e allo stizzoso Vittorio E m a n u e l e I I I . «Significava - si chiedeva Badoglio c h e la M o n a r c h i a e r a in pericolo? In o g n i caso p o t e v a n o questioni di tal fatta essere decise a Brindisi?... La M o n a r chia era necessaria p e r m a n t e n e r e la stabilità e l'unità d'Italia.» Q u a n d o il maresciallo gliene parlò, il Re espresse le sue perplessità. Il 28 le discussioni r i p r e s e r o e Badoglio spiegò che la dizione «strumento di resa incondizionata», che era il frontespizio del l u n g o armistizio, avrebbe causato i m m e n s o d a n n o . Era eccitato, a d d o l o r a t o . Risorgeva in lui il sospetto che Castellano lo avesse i n g a n n a t o , o si fosse lasciato ingann a r e . Fu deciso che se ne discutesse l'indomani a Malta, ma A c q u a r o n e si precipitò dal Re a soffiare sul fuoco, insinuando che «Badoglio ha ignorato del tutto gli interessi della dinastia». Vittorio E m a n u e l e I I I , o t t e n u t a la assicurazione che n o n si sarebbe pretesa da lui u n a i m m e d i a t a dichiarazione di g u e r r a alla G e r m a n i a , autorizzò c o m u n q u e Badoglio alla firma di Malta. Alle c i n q u e del p o m e r i g g i o Badoglio e l'ammiraglio De C o u r t e n si i m b a r c a r o n o sull'incrociatore Scipione l'Africano, c h e attraccò l ' i n d o m a n i 29 s e t t e m b r e a La Valletta. Eis e n h o w e r a s p e t t a v a gli italiani sulla corazzata b r i t a n n i c a Nelson. Il vecchio maresciallo indossava l'uniforme da campo in tela di cui si era servito in Etiopia. Salì con passo stanco, solo - il seguito fu fatto a t t e n d e r e p e r qualche decina di 19
secondi - la scaletta, rispose agli onori di u n a c o m p a g n i a di marìnes, strinse la m a n o ad Eisenhower. Il maresciallo, Ike, Bedell S m i t h e M a c F a r l a n e si a p p a r t a r o n o q u i n d i p e r discutere; e r i s p u n t ò fuori la questione del t e r m i n e «resa inc o n d i z i o n a t a » . Di fronte alle obbiezioni di B a d o g l i o , Eisenhower, Bedell Smith e MacFarlane chiesero di p o t e r conferire tra di loro, s e p a r a t a m e n t e . Rientrati, dissero che n o n avevano il p o t e r e di modificare il testo del l u n g o armistizio. Q u i n d i Eisenhower dichiarò con solennità: «Come lei ha osservato, vi è un'alterazione nelle condizioni militari, ma noi n o n n e siamo r e s p o n s a b i l i . C o m e l e h a d e t t o i l g e n e r a l e MacFarlane, se lei n o n firmasse, ne d e r i v e r e b b e r o gravissime c o n s e g u e n z e p e r l'Italia. Le dò la mia parola di soldato che mi i m p e g n e r ò a fondo p e r far cambiare le frasi del lungo armistizio, e che i n t a n t o questo d o c u m e n t o sarà t e n u t o assolutamente segreto. Abbia fiducia e firmi». Badoglio firmò, e ricevette u n a lettera di Eisenhower che riconosceva come l'Italia fosse diventata «cooperator» delle nazioni alleate, il che r e n d e v a anacronistiche e n o n più valid e a l c u n e clausole dell'armistizio. E s a u r i t a q u e s t a a m a r a formalità, italiani e Alleati p r o c e d e t t e r o a u n o scambio di idee. Badoglio espose le p r o p r i e . A p p e n a possibile avrebbe f o r m a t o un g o v e r n o a base r a p p r e s e n t a t i v a , e u n a volta a R o m a avrebbe dichiarato g u e r r a alla G e r m a n i a . Se gli sarà consentito di r i c h i a m a r e nella penisola le t r u p p e dislocate in Sardegna, aggiunse, il C o m a n d o italiano p o t r à m e t t e r e a disposizione degli Alleati otto divisioni. E i s e n h o w e r d i e d e atto al g o v e r n o di Brindisi del suo spirito di collaborazione, m a insistette p e r l ' i m m e d i a t a d i c h i a r a z i o n e d i g u e r r a . All'obbiezione di Badoglio che «il p o t e r e del g o v e r n o si estende o r a solo su u n a piccola p a r t e d'Italia, il che r e n d e r e b b e u n a d i c h i a r a z i o n e d i g u e r r a e s t r e m a m e n t e difficile», Eisenhower replicò che altri governi in esilio, «i quali n o n occ u p a v a n o n e p p u r e u n p a l m o del loro territorio nazionale», avevano dichiarato g u e r r a alla G e r m a n i a . «Riferirò al Re» p r o m i s e Badoglio, già s a p e n d o che il Re e r a contrario. 20
Q u i n d i Eisenhower sollecitò Badoglio p e r c h é accogliesse nel suo governo elementi c h i a r a m e n t e antifascisti, e il povero maresciallo, cui Vittorio E m a n u e l e I I I aveva legato le mani, dovette illustrare u n a lettera del Re che ribadiva la richiesta degli Esteri p e r G r a n d i . «Ma G r a n d i - esclamò Eis e n h o w e r - è p e r la n o s t r a o p i n i o n e p u b b l i c a un fascista, n o n un antifascista.» Costretto a un ruolo ingrato, e consapevole di difendere u n a causa sballata, Badoglio si giustificò d i c e n d o che, c o m e soldato, n o n aveva molta pratica di personaggi politici, e che meglio di lui poteva giudicare il Re. C o n garbo, ma anche con risolutezza, Eisenhower chiarì che se il Re voleva r i m p a s t a r e il g o v e r n o c o n n u o v i e l e m e n t i , e r a o p p o r t u n o che «sottoponesse ufficiosamente a priori il loro n o m e agli Alleati tramite la missione MacFarlane». E a questo p u n t o tirò fuori un n o m e che Badoglio si aspettava, e che gli a n n u n c i a v a altri guai. Il g o v e r n o di W a s h i n g t o n , disse il C o m a n d a n t e in capo alleato, desiderava che l'esule antifascista c o n t e Sforza facesse al p i ù p r e s t o u n a visita a Brindisi. B a d o g l i o n o n sapeva che pesci p i g l i a r e . C o m i n c i ò con l'assicurare, a n c h e se la cosa era assolutamente ininfluente, c h e conosceva b e n e il c o n t e Sforza p e r c h é e r a c o n lui alla firma del trattato di Rapallo, e che aveva p e r il tenace o p p o sitore di Mussolini la m a s s i m a simpatia. Ma a g g i u n s e che s f o r t u n a t a m e n t e il Re n o n condivideva i suoi s e n t i m e n t i a causa di u n a d i c h i a r a z i o n e a n t i m o n a r c h i c a del c o n t e . «Ne p a r l e r ò al Re» concluse sospirando il maresciallo. La riunione t e r m i n ò con la promessa di Eisenhower che i comunicati s t a m p a avrebbero accennato a discussioni di carattere militare, senza far parola del lungo armistizio. Un q u a r t o d ' o r a d o p o mezzogiorno Badoglio si c o n g e d ò . A pochissimi giorni di distanza gli fu reso n o t o che l'intestazione d e l l u n g o armistizio e r a stata modificata, sostituendo la dizione «condizioni integrative dell'armistizio con l'Italia» a quella «strum e n t o di resa incondizionata». Il concetto che stava a c u o r e agli Alleati rimase tuttavia nell'ultima frase del p r e a m b o l o 21
dove si avvertiva che le clausole «sono state accettate senza condizioni dal maresciallo Badoglio, C a p o del g o v e r n o italiano». Agli Alleati p r e m e v a c h e l'Italia dichiarasse g u e r r a alla G e r m a n i a , e p r e m e v a a n c h e a Castellano c h e , t u t t o r a in Nordafrica, era in contatto con Eisenhower, a sua volta p u n golato da Roosevelt: «Il p r e s i d e n t e e il p r i m o m i n i s t r o (Churchill) sono del p a r e r e che il Re d'Italia debba dichiarare g u e r r a alla G e r m a n i a il più presto possibile. N o n sembra esservi alcuna necessità di a t t e n d e r e che R o m a sia occupata». I n t a n t o N a p o l i e r a stata liberata. Badoglio capiva c h e u n a decisione n o n poteva u l t e r i o r m e n t e essere rinviata p e r molte ragioni: tra l'altro p e r i m p e d i r e che i tedeschi consid e r a s s e r o franchi tiratori, e q u i n d i passibili di e s e c u z i o n e c o m e spie o banditi, i soldati italiani catturati. Ma il Re resisteva, giovandosi anche, p e r contrastare Badoglio, di un par e r e di A m b r o s i o , il quale d e t t a v a considerazioni n o n solo militari ma politiche: «La cobelligeranza d o v r e b b e essere o c u l a t a m e n t e negoziata... Inoltre n o n d o v r e b b e essere p e r messa la p r o p a g a n d a comunista». Esasperato, Badoglio d o vette profittare di un'assenza di Acquarone, recatosi a N a p o li allo scopo di consultare esponenti politici locali, p e r strapp a r e il consenso al Re. L'annotazione del g e n e r a l e P u n t o n i sul suo diario è significativa: «A mezzo del g e n e r a l e Taylor gli anglo-americani ci fanno sapere, con i termini di un ultimatum, che d e s i d e r a n o , in vista della r i u n i o n e che t e r r a n n o d o m a n i ( 12 ottobre) ad Algeri con i delegati russi, che il gov e r n o italiano si decida a d i c h i a r a r e g u e r r a alla G e r m a n i a . L a decisione viene p r e s a alle 16,30, d u r a n t e u n colloquio t r a il Sovrano e Badoglio. Alle 19 Badoglio è u n ' a l t r a volta dal Sovrano p e r sottoporgli il testo del proclama che lancerà al paese. A c q u a r o n e è intanto tornato da Napoli con la bella notizia che nessun u o m o politico n a p o l e t a n o i n t e n d e p a r t e c i p a r e a u n g o v e r n o p r e s i e d u t o d a Badoglio. "Gli u o m i n i politici n a p o l e t a n i - dice - sono a s s o l u t a m e n t e c o n t r a r i a u n a d i c h i a r a z i o n e d i g u e r r a alla G e r m a n i a . " M e n t r e dice 22
questo viene a sapere che la g u e r r a è già stata dichiarata. Va sulle furie e minaccia dimissioni che c e r t a m e n t e n o n darà.» Così, il 13 ottobre, l'ambasciatore italiano a Madrid Paolucci de Calboli consegnò all'ambasciatore tedesco - che rifiutò di accettarla - la dichiarazione di g u e r r a . Il p r o c l a m a del g o v e r n o italiano, c o m e al solito m a g n i l o q u e n t e , dichiarava c h e «non vi sarà p a c e in Italia finché un solo tedesco calpesterà il nostro suolo» e p r o m e t t e v a che «finita la guerra il p o p o l o italiano sarà libero di scegliere con le elezioni il g o v e r n o che p i ù gli a g g r a d e r à » . N o n v'era alcun a c c e n n o - unica provvisoria salvaguardia dinastica - alla possibilità d i u n m u t a m e n t o istituzionale. M e n t r e a Brindisi si discuteva sulla o p p o r t u n i t à di dichiarare g u e r r a alla G e r m a n i a , la G e r m a n i a stava facendo la guerra all'esercito italiano. La storia di questo disfacimento, che a b b i a m o abbozzata nell'Italia della disfatta, esige q u a l c h e maggiore particolare per quanto riguarda le grandi unità l o n t a n e da Roma. Al s u d il VI C o r p o d ' a r m a t a di Sicilia si e r a già dissolto c o n l'invasione a n g l o - a m e r i c a n a , e il V I I al di q u a dello stretto di Messina - al cui c o m a n d o il generale Mario Arisio aveva sostituito il 2 s e t t e m b r e il d u c a di B e r g a m o - poteva c o n t a r e su a l c u n e divisioni subito strette, d o p o l'8 settemb r e , tra gli Alleati sbarcanti e i tedeschi che accorrevano p e r c o n t r a s t a r l i . Per di p i ù Arisio stava t r a s f e r e n d o il suo com a n d o da Potenza a Francavilla F o n t a n a , d o v e a r r i v ò con pochi brandelli di r e p a r t i . Le unità dell'Italia meridionale si sciolsero d u n q u e - t r a n n e q u a l c u n a in Puglia, che abbiamo già citata - c o m e n e v e al sole, e la r a p p r e s a g l i a tedesca si scatenò c o n t r o gli i n e r m i . A Nola f u r o n o trucidati 10 ufficiali, a Castellammare di Stabia v e n n e fucilato il c o m a n d a n te del presidio, colonnello Olivieri. Un altro c o m a n d o in trasferimento (da O r t e ad Amelia) era quello della 5 a r m a t a nell'Italia centrale agli ordini del generale Mario Caracciolo di Feroleto. Caracciolo era a Roa
24
ma il 7 s e t t e m b r e , ma n e s s u n o gli aveva fatto p a r o l a di q u a n t o stava p e r avvenire. Q u a n d o tentò di avere istruzioni da Palazzo Vidoni, fece squillare le sue chiamate telefoniche in uffici o r m a i deserti. L'armata si s b a n d ò in p o c h e o r e . La regione militare della L o m b a r d i a e dell'Emilia settentrionale era agli ordini del generale Vittorio Ruggiero, m o narchico e antitedesco, che riuscì a m a n t e n e r e nelle t r u p p e qualche m o r d e n t e . All'alba del 9 gli fu possibile interpellare, al C o m a n d o dell'esercito, un colonnello Bonelli cui chiese lumi: ma il colonnello, che ne sapeva q u a n t o lui, si m a n t e n n e nel vago. C o m u n q u e R u g g i e r o s e p p e che i massimi capi militari si e r a n o allontanati verso ignota destinazione. Fino al m a t t i n o del 10 t e n n e in p u g n o in q u a l c h e m o d o la situazione, s p e r a n d o che gli pervenissero istruzioni precise e un a p p o g g i o militare. Infine, scoraggiato, stipulò un acc o r d o p e r la resa di Milano ai tedeschi, che lo d e p o r t a r o n o in G e r m a n i a . L a 4 a r m a t a ( g e n e r a l e M a r i o Vercellino dai c o m p a g n i d'Accademia s o p r a n n o m i n a t o Cervellino) presidiava u n ' a r e a assai vasta: P r o v e n z a , L i g u r i a , Savoia, P i e m o n t e . T r e delle q u a t t r o divisioni mobili d e l l ' a r m a t a e r a n o i n movim e n t o dalla P r o v e n z a all'Italia. La sera dell'8 s e t t e m b r e a o r a inoltrata il g e n e r a l e Vercellino o r d i n ò che le t r u p p e le quali avessero già oltrepassato il fiume Varo accelerassero il m o v i m e n t o di r i e n t r o in Italia e che i presidi della costa lig u r e si r i u n i s s e r o in g r u p p i p i ù consistenti. Il c o m a n d o si spostò - tutti i c o m a n d i e r a n o stati presi dalla fregola degli spostamenti, in quelle ore cruciali - da C u n e o a Torino. Ma a quel p u n t o l ' a r m a t a si era polverizzata. Già la sera dell'8 s e t t e m b r e r e p a r t i motorizzati e corazzati tedeschi avevano ingiunto alle forze italiane sparse di collaborare o di lasciarsi d i s a r m a r e . Nella notte sul 9 alla Spezia i tedeschi avevano i n t e r r o t t o tutte le comunicazioni telefoniche, fatto irruzione nel c o m a n d o del XVI C o r p o d ' a r m a t a e catturato il comand a n t e , generale Carlo Rossi. Nella Venezia Giulia, in Slovenia, C r o a z i a e Dalmazia, a
25
a
a
e r a n o disseminati i resti di d u e a r m a t e italiane, l ' 8 e la 2 . D i s p o n e v a n o di 14 divisioni, m e n o s g a n g h e r a t e delle altre che e r a n o state via via r i m p a t r i a t e p e r essere completate di effettivi e di e q u i p a g g i a m e n t o . Anche in queste d u e a r m a t e (la 2 affidata a Italo Gariboldi, l ' 8 a Mario Robotti) e r a in c o r s o u n r i o r d i n a m e n t o . S i p e n s a v a d i costituire u n ' a l t r a g r a n d e unità da affidare a Gastone G a m b a r a , il v e t e r a n o di S p a g n a , d'Albania e dell'Africa S e t t e n t r i o n a l e . Sta di fatto che G a m b a r a ripartì da R o m a p r o p r i o l'8 settembre, in automobile, p e r mettersi in contatto con Gariboldi e Robotti: vide il p r i m o a Padova e il secondo a F i u m e , q u i n d i p r o s e guì p e r L u b i a n a d o v e aveva s e d e i l suo C o r p o d ' a r m a t a , l'XI, m e n t r e lo sfacelo era già in atto. G a m b a r a n o n t e n t ò in a l c u n m o d o di o p p o r s i ai t e d e s c h i : del r e s t o a d e r ì p i ù t a r d i alla R e p u b b l i c a di Salò. Nel s u o c o m a n d o i tedeschi fecero i r r u z i o n e nella n o t t e sul 10 s e t t e m b r e , e c o n t e m p o r a n e a m e n t e gli ustascia p r e s e r o p r i g i o n i e r o il c o m a n d a n t e della divisione Lombardia a Karlovac, g e n e r a l e Scipioni. Analoga sorte toccò al c o m a n d a n t e della divisione Isonzo. A Ragusa, contro il VI C o r p o d ' a r m a t a i tedeschi furono sang u i n a r i . Il c o m a n d a n t e della divisione di SS Prinz Eugen, generale Ritter von Oberkampf, o r d i n ò la fucilazione di tre generali e 45 ufficiali delle divisioni Zara e Bergamo: i g e n e rali e r a n o Alfonso Cigala Fulgosi, Salvatore Pelligra e Raffaele Policardi. Attorno a Trieste, in Slovenia, in Croazia, si s c a t e n a r o n o c o n t r o le forze italiane in d e c o m p o s i z i o n e n o n solo i t e d e schi, n o n solo gli ustascia, ma anche i partigiani di T i t o che p r e n d e v a n o le loro p r i m e v e n d e t t e , e p r e p a r a v a n o le loro annessioni. Nel libro sul p e r i o d o 8 settembre 1943-25 aprile 1945 di Piero F o r t u n a e Raffaele Uboldi è n a r r a t a la vic e n d a di un giovane sergente allievo ufficiale, Giovanni Rutter, che guidava u n a colonna di automezzi e di sbandati da Fiume a Trieste e che scoprì d u e foibe. «Quello che gli si offre è u n o spettacolo sconvolgente: corpi straziati di soldati italiani, vittime della vendetta slava, v e n g o n o tratti dalle voa
26
a
ragini d o v ' e r a n o stati gettati. H a n n o i polsi legati col fìl di ferro, sono imbrattati di sangue e di escrementi. Rutter vomita. Q u a l c h e m e s e d o p o s i a r r u o l e r à nella 6 0 l e g i o n e Istria della G u a r d i a n a z i o n a l e r e p u b b l i c a n a . S u o c o m a n d a n t e sarà Libero Sauro, figlio di Nazario Sauro.» Le q u a t t r o divisioni del M o n t e n e g r o o p p o s e r o resistenza. HEmilia riuscì a r i m p a t r i a r e con u n a metà circa dei suoi effettivi, la Taurinense (alpina) e la Venezia si u n i r o n o con forti aliquote ai partigiani iugoslavi. Si verificò u n a ressa di soldati e di r e p a r t i che alla spicciolata affluivano verso i p o r t i p e r o t t e n e r e imbarco sui mezzi della Marina. A Spalato erano ammassate, un certo m o m e n t o , alcune decine di migliaia di sbandati, ma solo u n a piccola p a r t e ebbe la possibilità di r a g g i u n g e r e il «Regno del Sud». La prigionia tedesca, o la vita alla macchia, anch'essa carica di stenti, di pericoli e di a n g h e r i e da p a r t e di u n a p o p o l a z i o n e ostile e di partigiani diffidenti, attendeva gli altri. Le divisioni del M o n t e n e g r o , c o m e quelle dell'Albania, della Bosnia e dell'Erzegovina, d i p e n d e v a n o dal c o m a n d o del g r u p p o a r m a t e est, con sede a T i r a n a , agli o r d i n i del gen e r a l e Ezio Rosi. Rosi - a n c h e lui! - e r a stato c o n v o c a t o a R o m a p r o p r i o p e r il 9 s e t t e m b r e . P r o c l a m a t o l'armistizio, anticipò il suo r i t o r n o a T i r a n a dalla capitale italiana e cominciò a trattare con il generale tedesco Bessel. Fu stipulato un accordo in base al quale le dodici divisioni (oltre a r e p a r ti m i n o r i ) c h e d i p e n d e v a n o da Rosi s a r e b b e r o r i e n t r a t e in Italia con le loro armi, eccettuate le artiglierie. Si trattava in realtà d i u n o s t r a t a g e m m a dei tedeschi p e r p r e n d e r e t e m p o e consentire l'ingresso in Albania di d u e loro divisioni. LT1 s e t t e m b r e , r o m p e n d o la fragile t r e g u a , il g e n e r a l e tedesco G h a n n fece circondare da carri armati e paracadutisti la sede del c o m a n d o italiano e p r e s e prigioniero Rosi insieme a molti altri ufficiali. N o n tutti i r e p a r t i italiani p e r ò si lasciar o n o travolgere subito. Alcuni nuclei della Firenze si u n i r o n o ai partigiani, e u o m i n i della Perugia d i e d e r o del filo da torcere ai tedeschi. a
27
a
In Grecia aveva sede l ' I l armata, al c o m a n d o del generale Vecchiarelli, il cui C a p o di Stato M a g g i o r e , g e n e r a l e G a n d i n i , e r a a R o m a il 7 s e t t e m b r e , ed aveva, a l m e n o lui, ricevuto istruzioni p e r l'ipotesi di armistizio. «Dire francam e n t e ai tedeschi che le t r u p p e italiane n o n avrebbero mai p r e s o le armi contro di loro se n o n fossero state soggette ad atti di violenza armata.» Per l'Egeo - d i p e n d e n t e dall'ammiraglio Inigo C a m p i o n i - si stabiliva che venisse attuato il dis a r m o delle t r u p p e t e d e s c h e q u a l o r a fossero «prevedibili» aggressioni da p a r t e loro. Lo stesso g i o r n o 7, Gandini atterrava, con un a e r e o militare, a Tatoi, l ' a e r o p o r t o di A t e n e , ma nulla fu disposto di r e a l m e n t e utile. Un ufficiale di Stato Maggiore che doveva recapitare le istruzioni a C a m p i o n i si mosse con a n c o r a m a g g i o r e r i t a r d o : bloccato - si dice dal m a l t e m p o - a Pescara, i n t e r r u p p e il viaggio. Gli eventi colsero perciò le t r u p p e di Grecia nel loro abituale dispositivo, ossia polverizzate in u n a infinità di piccoli presidi mediocrem e n t e armati e m o r a l m e n t e depressi. All'annuncio dell'armistizio si ebbe u n o scoppio di esultanza, seguito dal d i s o r i e n t a m e n t o . I l c o m a n d o d ' a r m a t a , con disposizioni a m b i g u e , e del resto senza u n a g r a n d e capacità di p r e n d e r e decisioni a u t o n o m e , si gingillò in discussioni. Il 10 s e t t e m b r e Vecchiarelli r a g g i u n s e con i tedeschi un accordo che sembrava d a r e b u o n e garanzie: vi si stabiliva che le t r u p p e dell'I l a r m a t a sarebbero rimaste con funzioni di difesa costiera p e r altre d u e settimane, e che d o p o quel t e r m i n e sarebbero state trasferite in Italia a c u r a dei tedeschi con un a r m a m e n t o sufficiente p e r difendersi da atti ostili delle popolazioni nelle zone attraversate. Esse si i m p e g n a v a n o a «combattere il bolscevismo che si sviluppa in Italia e a m a n t e n e r e l ' o r d i n e pubblico». Se la situazione fosse diventata tale da implicare la consegna d e l l ' a r m a m e n t o agli anglo-americani, il c o m a n d a n t e dell'armata avrebbe invece p r o v v e d u t o a trasferirlo alla Wehrmacht. L'intesa c o n c o r d a t a da Vecchiarelli e r a velleitariamente machiavellica da p a r t e italiana e u n i c a m e n t e dilatoria da a
28
p a r t e tedesca. C o m u n q u e in contrasto con le clausole armistiziali. Ebbe breve d u r a t a , e n o n poteva essere diversamente. D o p o q u a l c h e g i o r n o di t e m p o r e g g i a m e n t o , i tedeschi i n g i u n s e r o la consegna delle armi. Q u i n d i , con r a p i d a p r o gressione, r a s t r e l l a r o n o r e p a r t i e militari s b a n d a t i , e li inviarono in G e r m a n i a - c o m p r e s o lo stesso Vecchiarelli - con la eccezione di coloro che a d e r i v a n o alla Repubblica di Mussolini. I r e p a r t i e i soldati isolati c h e r a g g i u n g e r a n n o la m o n t a g n a p e r unirsi ai p a r t i g i a n i , gli andartes, a v r a n n o in generale u n a sorte terribile. C o n l'incalzare dell'inverno sar a n n o spogliati degli i n d u m e n t i e delle scarpe, confinati in c a m p i di c o n c e n t r a m e n t o di villaggi poverissimi, nei territori «liberati» dalla g u e r r i g l i a , a volte massacrati, altre lasciati p e n a r e fino a m o r i r e di fame e di stenti. L'armata di dissolse. A Creta, il g e n e r a l e Carta, c o m a n d a n t e della divisione Siena, riuscì a mettersi in contatto con un ufficiale del servizio segreto inglese che sapeva trovarsi sull'isola, p e r sap e r e se fosse previsto un q u a l c h e sbarco alleato. Gli fu risposto che n o n e r a previsto a l c u n o sbarco. La divisione si arrese. Nella g r a n d e t r a g e d i a dell'armistizio, in particolare dell'armistizio in Grecia, si inserì l'episodio atroce della divisione Acqui, che presidiava le isole di Corfù e di Cefalonia agli o r d i n i del g e n e r a l e A n t o n i o G a n d i n . A Corfù era di stanza il 17° fanteria (colonnello Luigi L u s i g n a n i ) , a Cefalonia il c o m a n d o dell'intera divisione. La Acqui si trovò, l'8 settemb r e , con viveri p e r n o v a n t a g i o r n i e m u n i z i o n i p e r t r e n t a . D o p o l'equivoca p a u s a iniziale, d e t e r m i n a t a dalla cautela tedesca, la divisione scelse il c o m b a t t i m e n t o . G a n d i n , un veneto, conosceva p e r f e t t a m e n t e la lingua tedesca e i tedeschi, e d aveva i n t r a t t e n u t o con loro r a p p o r t i cordiali. Tuttavia decise di n o n a d e g u a r s i a l l ' o r d i n e di Vecchiarelli c h e p r e scriveva la c o n s e g n a delle a r m i . H a n s Barge, il suo interloc u t o r e tedesco, incalzava; voleva le a r m i . Si tirò avanti fino al 12, q u a n d o Barge p r o p o s e al g e n e r a l e italiano tre alternative: o la collaborazione, o la lotta, o la consegna delle ar29
mi. G a n d i n si c o n s u l t ò con i sette c a p p e l l a n i militari, c h e p r o p e n d e v a n o p e r la terza ipotesi. Ma i diecimila soldati avevano - diversamente dalla quasi totalità dei loro commilitoni - u n a animosa volontà di resistenza. S a p e v a n o di dis p o r r e d i u n a n e t t a s u p e r i o r i t à n u m e r i c a - 1 0 mila italiani contro 1.800 tedeschi - e contavano sulla vicinanza di Brindisi, 200 miglia, dove già era installato il g o v e r n o di B a d o glio. Ma i tedeschi, m e n t r e negoziavano, avevano inviato armi pesanti a Cefalonia. All'alba del 13 settembre il capitano Renzo Apollonio, u n triestino i n t r e p i d o , v e d e n d o d u e grossi p o n t o n i da sbarco che d o p p i a v a n o il c a p o San T e o d o r o , o r d i n ò alle sue batterie di a p r i r e il fuoco. Cominciò così la battaglia. Da Cefalonia p a r t i r o n o subito p e r Brindisi messaggi r a d i o che invocavano aiuto. Li ricevette, al c o m a n d o della Marina, il contrammiraglio Giovanni Calati, che conosceva G a n d i n , che era un u o m o di carattere, e lo aveva dimostrato o p p o n e n d o s i alla consegna delle sue navi agli a n g l o - a m e r i c a n i , il che gli aveva m e r i t a t o gli a r r e s t i i n fortezza p e r u n p a i o d i giorni. Calati scelse d u e t o r p e d i n i e r e , la Sirio e la Clio, le caricò di medicinali, pezzi a n t i a e r e i e m u n i z i o n i , e fece rotta verso Cefalonia. Poi gli v e n n e d a t a p e r r a d i o la notizia, infondata, c h e l'unico a p p r o d o n o t t u r n o disponibile a Cefalonia e r a controllato dai tedeschi, e decise di far rotta verso la più vicina Corfù, dove p u r e si combatteva. Ma da T a r a n t o l'ammiraglio inglese Peters dispose - un'altra prova della cecità alleata, c o n g i u r a n te con l'ignavia del clan Badoglio - che le d u e t o r p e d i n i e r e rientrassero, a v e n d o salpato le ancore senza autorizzazione dei vincitori. La missione di soccorso fallì. Fino al 22 s e t t e m b r e d u r a r o n o , a Cefalonia, i combattimenti, con interventi pesanti degli Stukas che mitragliavano e b o m b a r d a v a n o le posizioni italiane. Il 24 s e t t e m b r e Gand i n fu c a t t u r a t o e fucilato nella schiena: p r i m a di m o r i r e b u t t ò a t e r r a con s d e g n o la Croce di ferro che Keitel gli aveva concesso. La strage fu o r r e n d a . In u n a scuola 600 soldati e ufficiali v e n n e r o falciati a raffiche di mitragliatrice, 360 uf30
fidali f u r o n o giustiziati a g r u p p e t t i . Un s o t t o t e n e n t e a n d ò alla m o r t e canticchiando la canzone del Piave, un colonnello con la p i p a in bocca, tranquillamente. Cinquemila furono i massacrati della v e n d e t t a tedesca, 1.200 i c a d u t i in comb a t t i m e n t o . Ad a g g r a v a r e il bilancio della t r a g e d i a sopravv e n n e l'affondamento, p e r mine, di piroscafi che avrebbero d o v u t o t r a s p o r t a r e i superstiti nei lager tedeschi. Altri tremila m o r t i , in t u t t o 9.646. Il 25 s e t t e m b r e si a r r e s e a n c h e il presidio di Corfù, che p u r e nella fase iniziale degli scontri aveva catturato 400 prigionieri tedeschi. A Rodi l'ammiraglio Campioni aveva avviato trattative, ma il g e n e r a l e tedesco K l e e m a n d i m o s t r ò p r e s t o , o r d i n a n d o la o c c u p a z i o n e degli a e r o p o r t i , che tirava solo a g u a d a g n a r tempo. Tra l'altro Kleeman tese al generale Scaroina, che com a n d a v a la divisione Regina, un agguato in perfetto stile rinascimentale: invitatolo a p r a n z o , lo dichiarò p r i g i o n i e r o . Scaroina s'era fatto p r u d e n t e m e n t e scortare da alcune autoblindo, i cui equipaggi lo liberarono. Ma cadde in u n a seconda trappola. Intanto gli Stukas si avventavano su Rodi, gli inglesi comunicavano che p r i m a del 15 settembre n o n potevano far niente, e Campioni si rassegnò alla resa. Più ostinata fu la lotta a L e r o e a Samo, dove e r a n o sbarcati a n c h e contingenti inglesi, e dove l'ammiraglio Luigi Mascherpa era risoluto a n o n cedere. Ma poi i tedeschi dilagarono anche lì. C o n la loro resistenza, Campioni e Mascherpa avevano firmato la loro c o n d a n n a a morte, sanzionata da un iniquo processo. Solo in S a r d e g n a e in Corsica la vicenda armistiziale ebbe un esito fausto, soprattutto p e r c h é i tedeschi avevano deliberato di n o n chiudervisi a riccio. Al c o m a n d a n t e superiore in Sardegna, generale Basso, il c o m a n d a n t e tedesco della 9 0 divisione aveva chiesto semplicemente che gli si desse lib e r o passaggio p e r t r a s b o r d a r e in Corsica, e di là sul contin e n t e , le sue t r u p p e . Così avvenne. I tedeschi furono invece attaccati, in Corsica, dalle forze del generale Magli, che persero settecento u o m i n i negli scontri, ma n o n ebbero la forza di i m p e d i r e il deflusso delle unità in ritirata. a
31
Q u e s t a fu nelle sue linee generali la t r a m a dello sfacelo. Già nell'Italia della disfatta a b b i a m o riferito le cifre di cui p o t è vantarsi il C a p o di Stato M a g g i o r e della W e h r m a c h t , J o d l , tracciando un riassunto del d o p o 8 s e t t e m b r e . Disarm a t e s i c u r a m e n t e 51 divisioni italiane; d i s a r m a t e probabilm e n t e 29 divisioni; n o n disarmate 3; 547 mila prigionieri di cui 34.744 ufficiali. La débàcle ebbe i n n u m e r e v o l i strascichi i n d i v i d u a l i , e g e r m i n ò e p i s o d i tragici e g r o t t e s c h i . N o n m a n c a r o n o gesti, a n c h e sublimi, di eroismo e di orgoglio. Si uccisero a C a m e r i il c o l o n n e l l o pilota A l b e r t o F e r r a n o , a I v r e a il t e n e n t e c o l o n n e l l o d e i b e r s a g l i e r i A l e s s a n d r o del Piano; il t e n e n t e colonnello Davide Zannier, a d d e t t o al d e posito dell'8° alpini, a U d i n e , si sparò un colpo di pistola alla testa m e n t r e veniva d e p o r t a t o , ma m i r a c o l o s a m e n t e sopravvisse: questi ufficiali vollero darsi la m o r t e piuttosto che subire la c a t t u r a e la prigionia. Ma la condizione g e n e r a l e , p e r i soldati italiani, fu di sofferenza e di umiliazione. Quelli c h e n o n finirono in c a m p i di c o n c e n t r a m e n t o t e d e s c h i v e n n e r o ridotti alla condizione di paria, d o v u n q u e si trovassero. Il 4 gennaio 1944 Luigi Bolla a n n o t a v a sul suo diario che «a Belgrado i nostri soldati si aggirano in condizioni pietose, m e n t r e persino i russi sono stati rivestiti con le uniformi trovate, tra e n o r m i quantità di altro materiale, nei nostri magazzini militari in Serbia. Essi c o m p i o n o i lavori più umili, affamati e laceri c o m e sono, p e r g u a d a g n a r s i di che n o n morire». U n i c a r e m o r a alla d u r e z z a d i q u e s t o t r a t t a m e n t o fu, q u a n d o ci fu, l'umanità delle popolazioni che d i e d e r o p r o tezione e rifugio, c o n rischio g r a v e , agli s b a n d a t i . Ma lo spettacolo della i m m a n e rotta fu nel suo complesso miserevole, e il c o m p o r t a m e n t o dei capi militari - a n c h e q u i nel complesso - i n a d e g u a t o s e m p r e , vile nei casi peggiori.
CAPITOLO SECONDO
NASCE LA R E P U B B L I C A DI SALÒ
La liberazione di Mussolini dal G r a n Sasso fu d e t e r m i n a n t e p e r le vicende italiane d o p o l'8 settembre. Essa restituì al fascismo il suo capo, sia p u r e avvilito e d i m i n u i t o dalla sconfitta e dalla prigionia, consentì a Hitler di avere in Italia un vassallo d i g r a n d e prestigio, d i e d e u n simbolo e u n n o m e i m p o r t a n t i all'ultima, fosca versione del regime. Senza Mussolini, i tedeschi a v r e b b e r o d o v u t o affidarsi a un qualsiasi screditato e servile Quisling locale, un Farinacci, o un Ricci o un Buffarini Guidi: con Mussolini la R e p u b b l i c a di Salò p o t è v a n t a r e u n a c o n t i n u i t à e u n a legittimità; c e r t a m e n t e p o t è a n c h e o p p o r s i con q u a l c h e efficacia a t a l u n e e s t r e m e soperchierie dell'occupante, e f r a p p o r r e un diaframma, sia p u r e debole, tra l'ira tedesca e la p o p o l a z i o n e civile. T u t t o questo deve essere valutato: lo faremo. Un e l e m e n t o e m e r ge c o m u n q u e con molta chiarezza dalla cronaca degli avven i m e n t i : il p r o t a g o n i s t a della svolta, a p p u n t o Mussolini, lo fu controvoglia, p e r lo zelo soccorritore di Hitler, p e r l'incalzare dei fedelissimi, p e r u n a inerzia delle cose che superava di g r a n lunga, ormai, la volontà fiaccata e le ambizioni dell'idolo infranto. Il p r i g i o n i e r o e r a stato trasferito dalla M a d d a l e n a a C a m p o I m p e r a t o r e , sul G r a n Sasso, il 27 agosto. L'albergo in cui s'era deciso di alloggiarlo ospitava ancora, q u a n d o lo s p o s t a m e n t o fu a t t u a t o , villeggianti e militari in convalescenza: lo s i s t e m a r o n o p e r t a n t o , d u r a n t e cinque giorni, in u n a villetta, m e n t r e si provvedeva a s g o m b e r a r e la zona. Il 2 s e t t e m b r e Mussolini passò aììa. suite 201 dell'albergo: ingresso, soggiorno, d u e c a m e r e da Ietto e b a g n o . L'altopiano 33
di C a m p o I m p e r a t o r e è a oltre d u e m i l a m e t r i d'altezza, e vi si accedeva solo m e d i a n t e u n a funicolare che partiva dal sottostante paesino di Assergi. Agli ordini dell'ispettore capo di pubblica sicurezza Gius e p p e Gueli fu disposta nell'albergo, a t t o r n o ad esso, e nella vallata, la sorveglianza stretta e n u t r i t a di 250 carabinieri, che avrebbe d o v u t o i m p e d i r e ogni sorpresa. Tra l'altro u n a disposizione di B a d o g l i o p r e s c r i v e v a che in n e s s u n caso Mussolini dovesse r i g u a d a g n a r e la libertà: il che s e m b r a v a autorizzare, in caso di e m e r g e n z a , u n a esecuzione s o m m a ria. Ma l'8 settembre, e il caos che ne era derivato, avevano p r o d o t t o i loro effetti sia a Roma sia al G r a n Sasso. Un enigmatico r a d i o g r a m m a del C a p o della polizia C a r m i n e Senise, m e z z ' o r a p r i m a d e l colpo di m a n o di Skorzeny, raccom a n d a v a all'ispettore Gueli «massima p r u d e n z a » , il che p o teva significare che delle drastiche istruzioni di Badoglio, irraggiungibile nella sua «capitale» di Brindisi, n o n si dovesse più t e n e r conto. Certo è che Gueli aveva d a t o ai suoi u o m i n i istruzioni abb a s t a n z a singolari. «Armi a u t o m a t i c h e a c c a n t o n a t e nella cantina, chiuse nelle guaine e incappucciate, munizioni riunite, chiuse a chiave in u n a stanza (erano p o c h e ma n o n curai di d o m a n d a r n e altre); cani-poliziotto legati alla c a t e n a negli angoli m o r t i del fabbricato.» A t u t t o f a n n o p e n s a r e , queste disposizioni, t r a n n e che a u n a s t r e n u a volontà di resistenza, anche se lo stesso Gueli aveva assicurato che Campo I m p e r a t o r e e r a divenuto «un fortilizio inespugnabile». Il t r a t t a m e n t o riservato a Mussolini era tutt'altro che rigoroso. Privo di giornali, fu tuttavia autorizzato ad ascoltare la radio, ma n o n ne profittava s e m p r e . Saltava a volte i bollettini p e r c h é «tanto d a n n o solo b r u t t e notizie». Teneva un diario molto particolareggiato, a n n o t a n d o v i a n c h e le portate dei pasti, e leggeva Nietzsche. Si sentiva spettatore, e uscì dalla sua abulia solo q u a n d o s e p p e che s e c o n d o u n a r a d i o s t r a n i e r a e r a stata d e l i b e r a t a la sua c o n s e g n a agli anglo-americani. A n n o t ò che «è stato costituito un g o v e r n o 34
nazionale fascista il quale o p e r a in mio nome» e a g g i u n s e : «La cosa mi ha lasciato del t u t t o indifferente». Si è riferito anche di un tentativo di suicidio, tutt'altro che risoluto, con le lamette da barba, e della richiesta di u n a pistola al t e n e n te dei carabinieri Faiola, p e r potersi togliere la vita nel caso l'avessero voluto c o n s e g n a r e al «nemico». Ma e r a n o i gesti e gli impulsi di un u o m o che desiderava, più d'ogni altra cosa, di p o t e r r a g g i u n g e r e la Rocca delle Caminate, e là restare, se possibile, dimenticato e ignorato da tutti. N o n aveva fatto i conti con la frenetica volontà di Hitler, e con l'audacia degli u o m i n i cui era stato affidato il compito di scoprire la sua prigione, e di s t r a p p a r l o ad essa, ad ogni costo. Tre furono gli ideatori e realizzatori della missione; il generale Kurt Student, c o m a n d a n t e dei paracadutisti tedeschi nella zona di Roma, il m a g g i o r e H a n s Mors, un ufficiale di 33 a n n i d ' o r i g i n e svizzera che c o m a n d a v a il 1° battaglione del 7° r e g g i m e n t o nella 2 divisione paracadutisti, e infine il capitano delle SS Otto Skorzeny, un nazista austriaco dal fisico i m p o n e n t e e dal volto segnato dalla mensur. Nei resoconti del p r i m o m o m e n t o , e a n c h e in molta storiografia successiva, S k o r z e n y s'è a c c a p a r r a t o il m a g g i o r m e r i t o dell'impresa, p e r c h é a lui e r a n o spettate le pazienti ricerche di Mussolini d u r a n t e i 45 giorni di Badoglio, p e r ché fu lui a ripartire in volo dal G r a n Sasso con il Duce mett e n d o n e a r e p e n t a g l i o l'incolumità, e infine p e r c h é un suo libro di m e m o r i e , Missioni segrete, avallò u n a versione personalistica dei fatti. C o n dichiarazioni molto secche, Mors ha r i d i m e n s i o n a t o il r u o l o di q u e s t o c o r a g g i o s o «bravaccio»: «Non c'è d u b b i o che... q u e s t ' u o m o c o m p ì u n b u o n lavoro p r e p a r a t o r i o . A ciò c o m u n q u e si r i d u c e t u t t a la sua p a r t e p e r c h é , d a l m o m e n t o i n cui v e n n i c o n v o c a t o d a S t u d e n t , l'esecuzione del p i a n o e r a affidata a m e . Il servizio segreto delle SS aveva esaurito il suo compito. O r a toccava ai p a r a cadutisti». Mors stabilì che 12 alianti con un centinaio di u o m i n i a b o r d o si p o r t a s s e r o su C a m p o I m p e r a t o r e , vi a t t e r r a s s e r o a
35
in un fazzoletto di t e r r a nelle i m m e d i a t e vicinanze dell'albergo, e che c o n t e m p o r a n e a m e n t e il grosso del battaglione r a g g i u n g e s s e con lui la vallata e la stazione inferiore della funicolare p e r coadiuvare l'azione del r e p a r t o p i o m b a t o dal cielo. Il t e n e n t e von Berlepsch ebbe il c o m a n d o dei paracadutisti aviotrasportati. Skorzeny o t t e n n e di i m b a r c a r s i «in qualità di ospite» su u n o degli alianti, insieme ad alcuni elem e n t i delle SS. Fu c o m u n q u e delle SS l'idea di associare alla spedizione, volente o n o l e n t e , un ufficiale s u p e r i o r e italiano, cosicché i carabinieri di guardia, v e d e n d o l o , n o n osassero sparare. Lo scomodo ruolo toccò al generale F e r n a n d o Soleti che, convocato con un pretesto all'aeroporto di Pratica di Mare da dove gli alianti sarebbero decollati, fu spicciativamente informato del c o m p i t o che gli spettava: e fu cacciato su un aliante accanto a Skorzeny m e n t r e , secondo i ricordi di quest'ultimo, «il colore del suo viso diventa simile al grigioverde dell'uniforme». Dei dodici alianti, solo 9 g i u n s e r o felicemente alla meta: d u e si fracassarono c o n t r o il c r a t e r e lasciato da u n a b o m b a sulla pista, u n o s'infranse in atterraggio c a u s a n d o la m o r t e di tutti gli occupanti. Dai velivoli superstiti balzarono a terra, a r m i in p u g n o , paracadutisti e SS. Fu detto che i carabinieri e r a n o stati colti del tutto di sorpresa, il che sembra inverosimile data la lentezza di planata degli alianti, e la vigilanza che, anche p e r alcuni allarmi del mattino - il colpo avv e n n e alle 14 esatte del 12 settembre - era esercitata. Gueli faceva la p e n n i c h e l l a , e al t r a m b u s t o si affacciò, n u d o , alla finestra della sua camera: si affacciò a n c h e Mussolini e chiese al suo custode, maresciallo Antichi: «Sono inglesi?». «No eccellenza, sono tedeschi.» «Questa n o n ci voleva p r o p r i o » fu la p r i m a , significativa reazione di Mussolini. L'operazione procedette senza intoppi. S p i n g e n d o Soleti che gridava «non sparate» Skorzeny avanzò verso l'albergo, m e n t r e Gueli stesso si sbracciava a far s e g n o che n e s s u n o mettesse m a n o alle armi. Un colonnello a n d ò incontro ai tedeschi, e Skorzeny gli ingiunse di a r r e n d e r s i e di consegna36
re il Duce, lasciandogli un m i n u t o p e r decidere. Per tutta risposta il colonnello b r i n d ò , con un bicchiere di vino, «ai vincitori». U n a decina di m i n u t i d o p o lo sbarco, Skorzeny p o teva irrigidirsi nel saluto militare davanti a un Mussolini più rassegnato che entusiasta dicendogli: «Duce, il mio F ù h r e r mi ha inviato da voi p e r liberarvi. Siete libero». Mussolini lo abbracciò. «Sapevo che il mio amico Adolf H i t l e r n o n mi avrebbe abbandonato.» Il suo amico H i t l e r si p r e n d e v a c u r a di lui, fin t r o p p o . Mussolini avrebbe preferito r e s t a r e in Italia, ma gli o r d i n i del F ù h r e r e r a n o p e r e n t o r i : il Duce doveva essere trasportato al più presto in Germania. Per evitare possibili - anche se o r m a i e s t r e m a m e n t e improbabili - interventi delle forze «badogliane», era stato deliberato che dal G r a n Sasso Mussolini raggiungesse Pratica di Mare con u n a «cicogna» pilotata da un aviatore di eccezionali capacità, il capitano Heinrich Gerlach, che nel f r a t t e m p o aveva avuto l ' a r d i m e n t o e la capacità di a t t e r r a r e nel p r a t o d a v a n t i all'albergo. Un o p e r a t o r e del cinegiornale tedesco, arrivato con gli u o m i n i del m a g g i o r e Mors - che e r a n o saliti con la funivia - volle r i p r e n d e r e la scena, e il liberato c o m m e n t ò docilmente: «Fate di me ciò che volete». La «cicogna» era un piccolo biposto, e il decollo da Campo I m p e r a t o r e con il pilota e un passeggero presentava già difficoltà e n o r m i . Ma a q u e s t o p u n t o S k o r z e n y s'impose, n o n voleva consentire che la storia di quella liberazione fosse n a r r a t a senza di lui, e in m o d o diverso da come lui la voleva descrivere. Pretese di issarsi sull'aereo, b e n c h é Heinrich Gerlach tentasse di dissuaderlo. «Furono le insegne delle SS - ha scritto g i u s t a m e n t e A r r i g o Petacco - che i n d u s s e r o tutti ad accontentare q u e l l ' o m o n e il cui peso avrebbe potuto c o m p r o m e t t e r e tutto.» Skorzeny si accomodò alla meglio d i e t r o Mussolini, carabinieri e paracadutisti t r a t t e n n e r o la «cicogna» - un po' il sistema usato sulle p o r t a e r e i - m e n t r e G e r l a c h forzava il m o t o r e al m a s s i m o , poi l ' a p p a r e c c h i o prese velocità, si tuffò quasi nella valle, infine assunse un as37
setto n o r m a l e . Gerlach ce l'aveva fatta, d o p o p o c h e decine di m i n u t i la «cicogna» e r a a Pratica di Mare, e la sera stessa un t r i m o t o r e che l'attendeva depositò il liberato-ostaggio a Vienna. Hitler in p e r s o n a telefonò a Skorzeny p e r ringraziarlo, e dispose che fosse insignito seduta stante delle insegne di Cavaliere della Croce di ferro. Telefonò a n c h e al Duce, che si disse stanco, m a l a t o , e b i s o g n o s o s o p r a t t u t t o di un l u n g o sonno. Si b u t t ò vestito su un letto, e d o r m ì p r o f o n d a m e n t e . Gòbbels scrisse nel suo diario. «Vedremo se è ancora capace di un'attività politica su larga scala. Il F ù h r e r lo pensa». Il 13 settembre Mussolini fu trasferito a Monaco dove lo att e n d e v a n o la moglie e i figli minori. Si t r a t t e n n e con d o n n a Rachele, ascoltando i notiziari fascisti. N o n è chiaro se vide subito C i a n o , egli p u r e a M o n a c o . N o n gli fu c o m u n q u e concesso molto t e m p o p e r rilassarsi: il g i o r n o d o p o dovette rimettersi in viaggio p e r r a g g i u n g e r e a R a s t e n b u r g la «tana del lupo», il O u a r t i e r generale di Hitler. Lì si trovavano già alcuni g e r a r c h i fascisti: Farinacci, il ras di C r e m o n a , Aless a n d r o Pavolini, già m i n i s t r o della C u l t u r a P o p o l a r e e poi d i r e t t o r e del Messaggero, R e n a t o Ricci, già c a p o delle organizzazioni giovanili fasciste e ministro delle Corporazioni, e infine Giovanni Preziosi, antisemita fanatico, da Mussolini stesso definito «un essere r e p u l s i v o , v e r a figura di p r e t e spretato». Ad essi deve essere aggiunto Vittorio Mussolini, il p r i m o g e n i t o del Duce. Q u e s t i oltranzisti d e l r e g i m e , assai diversi p e r estrazione, cultura e influenza, e r a n o in G e r m a nia p r i m a dell'8 s e t t e m b r e , e n o n a p p e n a fu p r o c l a m a t o l'armistizio o r g a n i z z a r o n o , dal t r e n o speciale di H i t l e r in Prussia o r i e n t a l e , trasmissioni r a d i o con le quali facevano appello ai fedelissimi. In m a n c a n z a di meglio, i tedeschi vid e r o in loro il nucleo a t t o r n o al quale sarebbe stato possibile ricostituire un g o v e r n o fascista e u n a milizia c a p a c e di «garantire la sicurezza delle t r u p p e tedesche che combattono in Italia». Ma Gòbbels n o n si azzardava a pubblicare i n o 38
mi dei c o m p o n e n t i di q u e s t o r i n a t o g o v e r n o fascista «che d o r m o n o a t t u a l m e n t e sul p a v i m e n t o , al Q u a r t i e r generale», p e r c h é «sono t r o p p o poco importanti». A R a s t e n b u r g , il redivivo Mussolini d o v e t t e d u n q u e affrontare, in breve successione, Hitler e il g r u p p e t t o degli irriducibili: l'uno e gli altri risoluti a fare di lui lo s t r u m e n t o p e r la nascita e la crescita d e l l ' u l t i m o fascismo. L'incontro tra i d u e dittatori, e n t r a m b i , sia p u r e in m o d o molto diverso, avviati alla fine, d u r ò d u e ore. Si e r a n o salutati con g r a n de effusione, «un e s e m p i o di fedeltà tra u o m i n i e camerati che ha p r o f o n d a m e n t e commosso», scrisse Gòbbels. Mussolini e r a disorientato, e male informato, tanto che accingendosi al colloquio aveva p r e s o frettolosamente a p p u n t i spulc i a n d o giornali e d o c u m e n t i . Q u a n t o a Hitler, conservava p e r il c a m e r a t a italiano un p r o f o n d o affetto personale, c h e tuttavia n o n faceva velo ai suoi ultimi lampi di avidità politica. P r o p r i o quel 13 s e t t e m b r e aveva firmato un decreto in base al quale il T r e n t i n o passava alle d i p e n d e n z e del Gauleiter del Tirolo, Hofer, e la Venezia Giulia, con Trieste, oltre a u n a p a r t e del Veneto, veniva assoggettata al Gauleiter della Carinzia, Rainer. Q u e s t o sottofondo delle intenzioni naziste si rispecchiava in u n a osservazione di Gòbbels: «Per q u a n t o io sia commosso dal lato u m a n o della liberazione del Duce, sono tuttavia scettico p e r q u a n t o r i g u a r d a i vantaggi politici. Finché il Duce e r a fuori scena, p o t e v a m o avere le m a n i libere in Italia. A me sembrava che, oltre al Tirolo meridionale, il nostro confine avrebbe d o v u t o includere le Venezie. Ciò sarà difficilissimo nel caso che il Duce r i e n t r i nella vita politica». Lasciato Hitler, Mussolini i n c o n t r ò i g e r a r c h i in u n a saletta del Bunker, e parlò loro in m o d o tale da far capire che «si considerava o r m a i fuori dalla partita o a l m e n o desiderava restarvi». Pavolini gli si rivolse in termini netti: «Il governo provvisorio nazionale fascista a t t e n d e la ratifica del suo C a p o n a t u r a l e : solo d o p o si p u ò a n n u n c i a r e la composizione del governo». La m a t t i n a d o p o , Hitler e Mussolini s'in39
t r a t t e n n e r o a n c o r a , e il tedesco ebbe q u a l c h e osservazione agra: «Ma cos'era questo fascismo che si è dissolto come neve al sole? Per a n n i ho garantito ai miei generali che il fascismo era l'alleanza più sicura p e r il p o p o l o tedesco. N o n avete mai voluto d a r retta alla mia diffidenza verso la m o n a r chia... Vi confesso che noi tedeschi n o n abbiamo mai capito il vostro atteggiamento in questa materia». Q u i n d i Mussolini t o r n ò a Monaco, e da R o m a (15 settembre) fu a n n u n c i a t o che «Benito Mussolini ha ripreso oggi la s u p r e m a direzione del fascismo in Italia», che Pavolini era il segretario «provvisorio» del Partito fascista repubblicano, che la Milizia era ricostituita sotto il c o m a n d o di R e n a t o Ricci, che i funzionari pubblici dovevano r i p r e n d e r e i loro posti e che infine gli ufficiali delle Forze Armate e r a n o liberati dal g i u r a m e n t o p r e stato al Re. Per Mussolini era stata allestita u n a residenza nel castello di H i r s c h b e r g , nella foresta bavarese. Un telefono militare tedesco lo collegava con R a s t e n b u r g e con Roma, n o n aveva u n a segretaria tanto che il ministro Anfuso - che, lasciata la legazione di B u d a p e s t , l'aveva r a g g i u n t o - assunse le funzioni di «usciere, segretario e telefonista». In Baviera accorse anche Buffarmi Guidi, piccolo e adiposo Fouché del vecchio e del n u o v o fascismo. La sera del 18 s e t t e m b r e la radio fece u d i r e agli italiani, d o p o un l u n g o silenzio, quella inconfondibile voce, a p p a n n a t a d a l l ' a b b a t t i m e n t o e dalle frustrazioni. Un discorso piuttosto lungo, fatto di considerazioni e di rievocazioni più c h e di slogans. Il t r i b u n o aveva p e r s o il piglio i m p e r i o s o d ' u n t e m p o , spiegava e recriminava. «Camicie n e r e , italiani e italiane - disse - ... ho t a r d a t o qualche g i o r n o p r i m a di indirizzarmi a voi p e r c h é d o p o un p e r i o d o di isolamento m o rale e r a necessario c h e r i p r e n d e s s i c o n t a t t o col m o n d o . » Rievocò il 25 luglio, affermando che «è già accaduto in pace e in g u e r r a che un ministro sia dimissionato, un c o m a n d a n te silurato, ma è un fatto unico nella storia che un u o m o il quale, come colui che vi parla, aveva p e r v e n t u n a n n i servi40
to il Re con assoluta, dico assoluta lealtà, sia fatto a r r e s t a r e sulla soglia della casa p r i v a t a del Re, costretto a salire su u n ' a u t o a m b u l a n z a della Croce Rossa col pretesto di sottrarlo a un c o m p l o t t o , c o n d o t t o a velocità pazza p r i m a in u n a , poi in altra caserma dei carabinieri». Rese o m a g g i o all'amicizia tedesca, spiegò che «nella notte dall'11 al 12 settembre feci s a p e r e che i nemici mai mi a v r e b b e r o a v u t o vivo nelle loro m a n i » . Si scagliò q u i n d i c o n t r o i Savoia c h e a v e v a n o «voluto p r e p a r a t o ed organizzato anche nei minimi dettagli il colpo di Stato, complice ed esecutore Badoglio, complici t a l u n i g e n e r a l i imbelli ed imboscati e t a l u n i invigliacchiti elementi del fascismo». E concluse, sull'argomento: «Quando u n a m o n a r c h i a m a n c a a quelli che sono i suoi compiti, essa p e r d e ogni ragione di vita». E n u n c i ò q u i n d i i q u a t t r o p u n t i sui quali si sarebbe fondata l'attività dello Stato che egli intendeva i n s t a u r a r e e che «sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola: sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini». 1) R i p r e n d e r e le a r m i al fianco della G e r m a n i a , del G i a p p o n e e degli altri alleati; 2) P r e p a r a r e la riorganizzazione delle Forze A r m a t e a t t o r n o alle formazioni della Milizia; 3) Eliminare i traditori e in p a r t i c o l a r e m o d o quelli che fino alle o r e 21,30 del 25 luglio militavano, talora da parecchi anni, nelle file del p a r tito e sono passati nelle file del nemico; 4) A n n i e n t a r e le plutocrazie parassitarie e fare del lavoro, finalmente, il soggetto dell'economia e la base infrangibile dello Stato. L'accenno ai traditori del G r a n Consiglio p r e a n n u n c i a v a il peggio; ma Ciano vide tre volte, in quei giorni, il suocero, che gli diede assicurazioni quasi affettuose, e p r o m i s e di p a r l a r coi t e d e schi p e r chiarire la sua (di Ciano) posizione. Gòbbels schiumava di rabbia p e r l'indulgenza di Mussolini. «Edda - scriveva - è riuscita a m u t a r e radicalmente l'opinione del Duce r i g u a r d o a Ciano» che «è r i e n t r a t o nelle b u o n e grazie del Duce.» S e m p r e svogliato, ma o r m a i n o n più riluttante, Mussolini dovette p a r t e c i p a r e , con l u n g h e comunicazioni telefoni41
c h e dal castello di HLrschberg, al complesso lavorìo p e r la formazione di un g o v e r n o fascista. Gli aspiranti agli incarichi di maggior spicco si p e r d e v a n o in b e g h e stizzose e futili, e p e r altri incarichi era impossibile trovare candidati decenti. In particolare era necessario attribuire a un u o m o di p r e stigio il Ministero della G u e r r a , e colui che sarebbe stato più gradito ai tedeschi, il maresciallo Cavallero, si era o era stato suicidato. Questa trama triangolare - Rastenburg, Hirschberg, l'ambasciata tedesca a Roma - vide alla ribalta, p e r p a r t e tedesca, d u e p e r s o n a g g i che nella vita della R e p u b b l i c a di Salò a v r e b b e r o a v u t o u n a p a r t e d i p r i m i s s i m o p i a n o : Rud o l p h R a h n , ambasciatore presso Mussolini - in effetti un p l e n i p o t e n z i a r i o in paese o c c u p a t o - e il g e n e r a l e delle SS Karl Wolff. Albert Kesselring, c o m a n d a n t e militare - d o p o il p r o g r e s s i v o d i s i n t e r e s s e p e r gli affari italiani del m a r e sciallo Rommel, che era a capo del g r u p p o a r m a t e B e come tale ebbe t e m p o r a n e a giurisdizione sull'Italia settentrionale era il terzo c o m p o n e n t e del triumvirato tedesco. Ma di Kesselring già e r a n o n o t e sia le capacità militari - c h e nella c a m p a g n a d'Italia ebbero straordinaria dimostrazione - sia l ' a t t a c c a m e n t o al n a z i s m o , sia, p e r altro verso, u n a c e r t a malleabilità nei r a p p o r t i con il paese «traditore». In contrasto con R o m m e l , che voleva l'immediato a b b a n d o n o di Roma, egli decise di c o n t r a s t a r e gli Alleati al sud, e i risultati che o t t e n n e gli d i e d e r o ragione. R a h n e r a u n diplomatico d i carriera, q u a r a n t a c i n q u e n n e : aveva c o l l a b o r a t o , all'ambasciata di Parigi, con O t t o Abetz, p r o c o n s o l e d i H i t l e r i n Francia, e d aveva d u n q u e l u n g a pratica di r a p p o r t i con governi vassalli. Luigi Bolla, un diplomatico italiano che servi a Salò, ne ha lasciato questa d e s c r i z i o n e : «Colto, i n t e l l i g e n t e , versatile, con larga esperienza di uomini, n o n corrispondeva affatto allo stereotipo del tedesco e tanto m e n o a quello del Gauleiter, p u r ess e n d o capace di pesanti durezze. Sensibile a spunti culturali e a richiami storici, r a r a m e n t e si trincerava dietro ordini su42
p e r i o r i , m a a l t r e t t a n t o r a r a m e n t e assumeva u n a posizione che desse qualche affidamento». D'accordo con Hitler, R a h n aveva stabilito che il g o v e r n o fascista, c o m u n q u e e da chiunq u e fosse composto, n o n sarebbe t o r n a t o a Roma. Wolff e r a un ufficiale delle SS del tipo b u r o c r a t i c o p i ù che del tipo fanatico o sadico. Diresse la polizia nazista in Italia con efficienza distaccata e con l'occhio volto alle p r o spettive future. L'Italia poteva essere, come ha scritto Bocca nella sua Storia dell'Italia partigiana, «il p a e s e d o v e si p u ò trattare con la Chiesa, e attraverso la Chiesa con gli Alleati. E così p r o p r i o il r a p p r e s e n t a n t e della spietata r e p r e s s i o n e poliziesca sarà fra gli iniziatori del d o p p i o gioco». Più volte Wolff nella sua c a r r i e r a aveva a v u t o occasione di v e d e r e Mussolini: aveva assicurato i servizi di sicurezza p e r le visite del Duce in G e r m a n i a , e aveva a c c o m p a g n a t o Hitler in Italia nel '38 e nel '40. La lista dei ministri e r a stata compilata - con la collabor a z i o n e di Pavolini, che già s'era precipitato a R o m a a riap r i r e gli uffici del Partito a Palazzo Wedekind - tra «lamentevoli i n c e r t e z z e e incoerenze» s e c o n d o u n ' e s p r e s s i o n e di R a h n in un t e l e g r a m m a a B e r l i n o . G u i d o Buffarmi G u i d i ebbe gli I n t e r n i , F e r n a n d o Mezzasoma la C u l t u r a Popolare, il che ne faceva il responsabile della p r o p a g a n d a , Domenico Pellegrini G i a m p i e t r o , u n b u o n tecnico, l e F i n a n z e , Carlo Alberto Biggini, u n g a l a n t u o m o , l ' E d u c a z i o n e N a z i o n a l e , d u e ufficiali di secondo piano, l'ammiraglio L e g n a n i e il generale Botto, la Marina e l'Aeronautica. Sottosegretario alla p r e s i d e n z a (tralasciamo alcuni dicasteri di m i n o r e rilievo, affidati a u o m i n i che ne avevano ancor meno) fu il p l u r i d e corato Francesco Maria B a r r a c u . N o n s'era trovato un titolare a d e g u a t o p e r gli Esteri, a n c h e p e r c h é Anfuso l'unico t r a i «grandi» di Palazzo Chigi che si fosse s c h i e r a t o c o n Mussolini, era stato destinato alla vitale ambasciata di Berlin o . Mussolini fu d u n q u e il titolare degli Esteri, la cui r e sponsabilità effettiva toccò a Serafino Mazzolini, un marchigiano c i n q u a n t e n n e e scapolo che era a p p r o d a t o alla carrie43
ra d i p l o m a t i c a dalle file d e l Partito nazionalista, grazie a u n a legge speciale del 1928, e che era diventato un efficiente funzionario. Mazzolini, nella estate del '42 indicato c o m e a m m i n i s t r a t o r e civile dell'Egitto, qualora le a r m a t e italo-tedesche l'avessero conquistato, era un m o d e r a t o di b u o n senso, cui sarebbe toccato il c o m p i t o di scontrarsi con R a h n e di p r o t e g g e r e , o tentar di p r o t e g g e r e , i 600 mila soldati italiani internati in G e r m a n i a . Restava il p r o b l e m a del m i n i s t e r o chiave, la G u e r r a , e alla fine fascisti e tedeschi si risolsero quasi p e r disperazion e , a offrirne la p o l t r o n a ai maresciallo Graziani, che negli ultimi t e m p i del r e g i m e e r a c a d u t o in disgrazia e faceva il C i n c i n n a t o nella sua t e n u t a in Ciociaria. P r o p r i o lì lo ragg i u n s e il 22 s e t t e m b r e B a r r a c u , l a t o r e di un messaggio di Mussolini. Graziani rifiutò l'offerta. Ma q u a n d o B a r r a c u gli disse che «il vostro rifiuto p o t r e b b e essere g i u d i c a t o p a u ra», cedette. Era scattata in lui u n a duplice molla psicologica: voleva d i m o s t r a r e di n o n essere - c o m e da t e m p o si andava r i p e t e n d o , d o p o la miserevole azione di c o m a n d o in Libia - un p a v i d o e un i n c a p a c e , e voleva o p p o r r e la sua c o e r e n z a cristallina al « t r a d i m e n t o » d e l l ' o d i a t o rivale Bad o g l i o . Si r e c ò n e l l ' a m b a s c i a t a tedesca d o v e R a h n gli ric o r d ò che «l'Italia è stata dichiarata t e r r a di p r e d a bellica» e che se nessun u o m o di prestigio avesse accettato di riscatt a r n e l'onore la sua sorte sarebbe stata simile a quella della Polonia. T r i o n f a l m e n t e , n e l p o m e r i g g i o , R a h n p o t è telegrafare a Berlino che «l'operazione è avvenuta secondo i piani» e che «solo io sono stato capace di p e r s u a d e r e Graziani a e n t r a r e nel G o v e r n o un m i n u t o p r i m a della pubblicazione del comunicato». Mussolini avallò la sera stessa la lista completa, e il 23 sett e m b r e volò da Monaco a Forlì p e r trascorrere un ulteriore p e r i o d o di riflessione alla Rocca delle C a m i n a t e . Lì, il 27 s e t t e m b r e , fu convocato il p r i m o Consiglio dei ministri nel corso del quale Mussolini affermò che la m a t t i n a del 25 luglio «il tricolore sventolava a n c o r a a Rodi, a T i r a n a , a Lu44
biana, a Spalato, in Corsica, nel Varo», e che d u e mesi d o p o «il nemico occupa un terzo del territorio nazionale e tutte le n o s t r e posizioni fuori dal t e r r i t o r i o n a z i o n a l e s o n o state sgombrate». Era necessario anzitutto, a g g i u n s e , «dare cordiale e pratica collaborazione alle a u t o r i t à tedesche», organizzare un n u o v o sforzo militare e « p r e p a r a r e la Costituzione c h e d o v r à c o n s a c r a r e il p r o g r a m m a del Partito con la creazione dello Stato fascista repubblicano». Occorreva stabilire la sede del g o v e r n o di quella che, dopo un paio di r i p e n s a m e n t i , fu d e f i n i t i v a m e n t e battezzata R e p u b b l i c a Sociale Italiana. Mussolini voleva R o m a , ma i t e d e s c h i su q u e s t o f u r o n o i n t r a n s i g e n t i : n o n ci pensasse n e p p u r e . Fu p r e s a in considerazione Belluno, affinché i ministri vassalli fossero vicino al Q u a r t i e r g e n e r a l e di R o m mel, ma Mussolini c o n t r o p r o p o s e M e r a n o o Bolzano, il che avrebbe riacceso la questione dell'Alto Adige. F i n a l m e n t e i tedeschi si o r i e n t a r o n o verso la zona del G a r d a , con il d e c e n t r a m e n t o dei ministeri in località a n c h e lontane. Un com u n i c a t o a n n u n c i ò che «come risultato della dichiarazione di R o m a città aperta, il g o v e r n o fisserà la sua sede in un'altra località vicina al Q u a r t i e r generale delle Forze Armate». Fino all'ultimo c o m u n q u e i fascisti furono t e n u t i all'oscuro del definitivo r e s p o n s o tedesco, tanto che il cinque ottobre Mussolini dichiarava al suo n u o v o s e g r e t a r i o p e r s o n a l e , il p r e f e t t o G i o v a n n i Dolfin, che « d o m a n i o d o p o d o m a n i mi trasferirò nella località prescelta... I g n o r o fino a questo m o m e n t o dove sia ubicata, è c o m u n q u e sulla s p o n d a occidentale del Garda». Il 10 ottobre si installò nella Villa Feltrinelli di G a r g n a n o . Gli Esteri e la C u l t u r a Popolare furono sistem a t i a Salò, la P r e s i d e n z a del Consiglio a Bogliaco, gli I n terni e il Partito a M a d e r n o , l'Economia a Verona, l'Agricolt u r a a Treviso, l ' E d u c a z i o n e N a z i o n a l e a Padova, i L a v o r i Pubblici a Venezia, i dicasteri militari a C r e m o n a , Monza, Asolo, Iseo, Milano, Montecchio, Vicenza, la Giustizia a Brescia, i n s o m m a e r a u n a galassia di centri di p o t e r e che n o n avevano p o t e r e , e che e r a n o p e r lo più nella impossibilità di 45
c o m u n i c a r e t r a loro. Intensificandosi i b o m b a r d a m e n t i alleati, e p e g g i o r a n d o le condizioni dell'Italia, a c c a d d e c h e un ministro dovesse affrontare u n o o d u e giorni di viaggio p e r a n d a r e in u d i e n z a da Mussolini, e riferirgli. Il centro di questo universo incoerente era la Villa Feltrinelli, «arredata m o d e s t a m e n t e , quasi v o l g a r m e n t e - nel ricordo di un testim o n e che la frequentò allora - piccoli corridoi, g r a n d i stanze d i s a d o r n e , aria di sala d'aspetto presso un medico di p r o vincia». Lì era r i n t a n a t o , rifiutando quelle attività fisiche di cui un t e m p o si compiaceva, il Duce che - s e m p r e secondo 10 stesso testimone - fisicamente appariva ristabilito d o p o il t r a u m a della destituzione e della prigionia ma «le m a n i sono piccole e vizze e lo s g u a r d o rivela la presenza costante di u n o strazio intimo, m a l g r a d o che talvolta i suoi occhi sprizzino ancora delle scintille». Villa Feltrinelli era vigilata da 30 SS della g u a r d i a personale di H i t l e r - solo p i ù t a r d i un r e p a r t o italiano p o t è affiancarsi ai tedeschi - e un pezzo antiaereo era stato installato sul tetto. A l m e n o in un p r i m o m o m e n t o l'unico collegam e n t o con l'esterno era assicurato da un telefono da c a m p o sotto sorveglianza tedesca, e contrassegnato dal n o m e in codice Batavia. C o n l'assestamento della organizzazione gli uffici del D u c e f u r o n o installati nella Villa delle O r s o l i n e , a 600 metri di distanza, e a Villa Feltrinelli rimase la sua residenza privata. I veri p a d r o n i , i tedeschi, e r a n o a p p o s t a t i nei d i n t o r n i , t r a n n e Kesselring che aveva m a n t e n u t o il Q u a r t i e r generale a Frascati. R a h n e l'ambasciata e r a n o nella Villa Bassetti a Fasano, Wolff e i suoi accoliti a G a r d o n e (successivamente a Desenzano), i servizi di sicurezza a Verona, il plenipotenziario militare g e n e r a l e Toussaint nei pressi di Verona. R o m mel restò a B e l l u n o fino a q u a n d o , in n o v e m b r e , t o r n ò in G e r m a n i a , il che segnò il passaggio di tutti i poteri militari a Kesselring. Il colonnello J a n d l , ufficiale di collegamento, fu a d d e t t o alla p e r s o n a di Mussolini ed era, in questo incarico, 11 p i ù elevato in g r a d o . A lui d o b b i a m o un r e s o c o n t o della 46
routine di Mussolini, presto n o n molto dissimile, negli orari, da quella ch'egli seguiva a Palazzo Venezia: «Va r e g o l a r m e n te in ufficio alle 8,45 e riceve i visitatori fino alle 2-2,30. Fa u n a breve p a u s a di circa mezz'ora a mezzogiorno e nel p o meriggio continua a lavorare di solito fino alle 9. Spesso lavora di notte p e r conto p r o p r i o . R e c e n t e m e n t e ha lavorato fino alle 6 del mattino. Capita sovente che si ritiri p r i m a di mezzanotte, si alzi alle 4, faccia un p o ' di lavoro fino alle 5, e d o r m a ancora un po'». U n a giornata intensa e insieme vuota. Il Duce riceveva, esortava, scriveva, e m a n a v a ordini, ma t u t t o q u e s t o m a n c a v a di r i s o n a n z a e di r i s p o n d e n z a . Trascorreva ore oziose, a fissare il m u r o , o in letture v a g a m e n t e filosofiche. C o m e gli era accaduto in tutta la vita, n o n aveva amici e n o n ne cercava. Era finito e lo sapeva. Unica vera p a s s i o n e e interesse, gli e r a r i m a s t o il g i o r n a l i s m o . La sua scrittura era s e m p r e diretta, efficace, polemica. A t t o r n o a lui brulicavano a n c o r a passioni e interessi. Se Dolfin, prefetto e console della Milizia, era il segretario ufficiale, il figlio Vittorio istituì presto un d o p p i o n e a n o m a l o di segreteria affollata di sportivi - che e r a n o i suoi c o m p a g n o ni abituali - e di parenti; tra essi il figlio di A r n a l d o , Vito, e il cognato Vanni T e o d o r a n i . Di Vittorio Mussolini il già citato diplomatico Bolla scrisse, in un suo diario, che «è u n o dei p i ù grossi beceri che esistano sulla faccia della terra» e che «ne c o m b i n a di tutti i colori, in p a r t e p e r virtù p r o p r i a , in p a r t e p e r s p i n t a del suo s e g u i t o di atleti e p u g i l a t o r i , ex c o m p a g n i di palestra». (Ma delle d u e , l'una: o il ritrattista ha calcato la m a n o , o il ritrattato, con l'esperienza, maturò.) Era così nata la Repubblica di Salò. Ma la sua capitale - o meglio l'arcipelago delle sue capitali - n o n ne i n t e r p r e t a v a e s a t t a m e n t e né la sostanza né l'anima. Anzi le a n i m e , p e r ché in questa estrema versione del fascismo confluirono cinq u e filoni fondamentali. V ' e r a n o i fanatici, mossi da u n a fede fascista cieca e da un odio violento p e r i badogliani, che cercavano più la v e n d e t t a che la rivincita b e n s a p e n d o - alm e n o gli intelligenti - che la rivincita e r a un sogno irrealiz47
zabile. Il fanatismo divenne violenza e crudeltà a n c h e in uomini c h e , c o m e A l e s s a n d r o Pavolini, a v e v a n o sensibilità e cultura. V ' e r a in loro u n a sorta di ansia di distruzione e di autodistruzione, di p r o p e n s i o n e al s a n g u e e di aspirazione all'olocausto. E strano che alla schiera degli irriducibili votati alla m o r t e abbiano finito p e r aggregarsi individui che n o n avevano alcun motivo razionale p e r farlo, un ex comunista come Nicola Bombacci e un ex perseguitato c o m e Carlo Silvestri. I fanatici c r e d e v a n o al fascismo r i g e n e r a t o a n c h e se s o c c o m b e n t e , purificato p r i m a della f i n e d a u n lavacro d i sangue, dei nemici e suo. Poi v'erano i servi o m a n u t e n g o l i dei tedeschi, alla Buffar m i G u i d i (e via via s c e n d e n d o l u n g o la scala gerarchica e u m a n a ) , che si p r e s t a v a n o ai bassi servizi d e l l ' o c c u p a n t e , tessevano i l o r o i n t r i g h i , e s p r i m e v a n o la l o r o a b b i e z i o n e , avidi del briciolo di p o t e r e e delle ricchezze che in quel m o m e n t o p o t e v a n o accaparrarsi, illudendosi di p o t e r nell'ora u l t i m a sfuggire, c o n chissà q u a l e s t r a t a g e m m a e c o m p r o messo, alle r a p p r e s a g l i e . Sia a t t o r n o ai fanatici, sia a t t o r n o ai r e g g i c o d a dei nazisti, si a g g r u m ò fisiologicamente u n a c o r t e dei miracoli di spie professionali, di t o r t u r a t o r i p e r vocazione, di sadici, di s g h e r r i ignobili, di a v v e n t u r i e r i , di delinquenti cui era stata concessa licenza di uccidere. T e r z o : i benintenzionati, politici, intellettuali, professori che e s p r i m e v a n o la ribellione al voltafaccia di Badoglio più che l'adesione al tedesco e al peggiore fascismo, c o m e il filosofo G i o v a n n i Gentile, il futurista M a r i n e t t i , il p i t t o r e e scrittore A r d e n g o Soffici, i giornalisti Ojetti, Barzini senior, Pettinato, Amicucci, qualche insigne cattedratico come Giov a n n i Brugi, titolare della c a t t e d r a di a n a t o m i a all'Università di Siena. Q u a r t o : i militari - spesso più degni, nelle motivazioni e nelle reazioni, dei generali dai quali era stato affollato il molo di O r t o n a a Mare d u r a n t e la fuga del Re e di Badoglio che n o n accettavano né la sconfitta né il t r a d i m e n t o dell'alleato. Avevano il loro capofila in Graziani, p e r a l t r o esempla48
re spurio p e r c h é la sua conversione a Salò era stata esitante e quasi estorta, e il loro u o m o p i ù r a p p r e s e n t a t i v o nel com a n d a n t e J u n i o Valerio Borghese. V ' e r a n o infine fascisti di s e c o n d o p i a n o e b u r o c r a t i che p e r c o n t i n g e n z e occasionali, p e r ragioni personali, m a g a r i p e r debolezza o p e r m o m e n t a n e a comodità, nei casi migliori p e r la convinzione di riuscire a mitigare le c o n t r o m i s u r e tedesche, a c c e t t a r o n o la «Repubblica Sociale» spesso senza capire cosa essa fosse e s o p r a t t u t t o cosa sarebbe diventata. Q u e s t a schematizzazione è, a p p u n t o p e r c h é tale, incompleta. In quel crogiuolo che fu il fascismo di Salò è possibile ind i v i d u a r e altri s p u n t i e fermenti. Ma senza d u b b i o le categorie elencate furono le più evidenti. Nei giorni che Mussolini aveva trascorso in G e r m a n i a e alla Rocca delle Caminate le federazioni fasciste si e r a n o riap e r t e u n po' d o v u n q u e p e r iniziativa d i elementi disparati. F u r o n o r i e s u m a t i i n o m i dei vecchi r e p a r t i , alcuni prefetti dovettero fare, con le b u o n e o con le cattive, le valigie. Riem e r s e r o da a n n i di oscurità, carichi di r a n c o r e , squadristi della p r i m a o r a che il fascismo legalitario degli a n n i T r e n t a aveva emarginato. Tra questi u o m i n i emergenti merita u n a citazione p a r t i c o l a r e , p e r la d u r e z z a con cui si impossessò - assenzienti i tedeschi, è ovvio - delle leve di c o m a n d o , o a l m e n o d i quelle p o c h e leve d i c o m a n d o c h e l ' o c c u p a n t e concedeva ai suoi servi, Piero Cosmin, inviato a Verona cas u a l m e n t e la vigilia dell'8 settembre con un incarico a m m i nistrativo. Il Cosmin, g r a n d e invalido della g u e r r a di Spagna, s u p e r d e c o r a t o , tubercolotico all'ultimo stadio, d i v e n n e il ras di Verona, a stretto contatto con i più alti c o m a n d a n t i tedeschi. La sua influenza decise o a l m e n o accelerò la sorte dei c o n d a n n a t i del G r a n Consiglio. A B o l o g n a le file del r i s o r g e n t e fascismo si r a d u n a r o n o a t t o r n o a Giorgio Pini, divenuto direttore del Resto del Carlino, e al r e t t o r e dell'Università Goffredo C o p p o l a ; a Milano a t t o r n o al cieco di g u e r r a Carlo Borsani. Ma la Toscana ebbe un r u o l o p r e m i n e n t e nella rinascita fascista, con Pavoli49
ni, Buffarini Guidi e Ricci. Alcuni tra i p r o m o t o r i della «rigenerazione» del partito credevano in u n a politica di unione nazionale e di «dimentichiamo le divisioni del passato», ma Pavolini p r e m e v a in senso o p p o s t o , e o t t e n n e p o i che Mezzasoma desse disposizione ai quotidiani affinché fossero evitati «gli appelli p e r la pacificazione delle m e n t i e la concordia degli spiriti, p e r la fraternizzazione degli italiani». Il revival fascista n o n procacciò alcuna delle massime cariche a colui che, p e r il suo passato, p e r i suoi «meriti» ante e d o p o la Marcia su Roma, e per la fedeltà ai tedeschi, sembrava il più qualificato ad averne: R o b e r t o Farinacci. Q u e sto instancabile seccatore n o n riuscì a vincere l'ostilità che il D u c e covava da s e m p r e c o n t r o di lui, e che n e p p u r e le d r a m m a t i c h e contingenze politiche del m o m e n t o gli facevano s u p e r a r e . U n a lettera del 21 s e t t e m b r e '43 a Mussolini ancora in G e r m a n i a attesta la frustrazione e l'ira del gerarca: «Questa notte ho p r o f o n d a m e n t e meditato su tutto e ho deciso la mia linea di condotta: salvare soltanto la mia famiglia dalla inevitabile catastrofe. Sì, caro presidente, i tuoi ultimi orientamenti n o n lasciano alcuna speranza nei tuoi vecchi fedeli camerati». Q u i n d i Farinacci t o r n ò a C r e m o n a , scortato e p r o t e t t o dai tedeschi, riprese le pubblicazioni del suo quotidiano II Regime fascista con un articolo, «Eccomi di ritorno», sostenne s e m p r e le tesi dell'occupante, e si affannò a d i m o s t r a r e di n o n avere accumulato profitti illeciti. I n s i e m e alle organizzazioni fasciste, che a Palazzo Wed e k i n d facevano solo n o m i n a l m e n t e capo, e che e r a n o tante r e p u b b l i c h e t t e nella r e p u b b l i c h i n a , proliferò u n a m i r i a d e di corpi a r m a t i a u t o n o m i e spesso c o n c o r r e n t i : la Decima Mas di Borghese, i battaglioni (di paracadutisti e bersaglieri) che ufficiali «puri e duri» costituivano q u a e là attingendo alle file degli i n t e r n a t i in G e r m a n i a o r e c l u t a n d o g e n t e con l'assistenza del tedesco, la Legione Muti di Colombo (un sergente proclamatosi colonnello) a Milano, le SS Italiane, e poi le polizie private, predatrici o torturatrici, o l'una e l'altra cosa insieme. La Repubblica e il caos.
CAPITOLO TERZO
NASCE LA RESISTENZA
Il C o m i t a t o di L i b e r a z i o n e N a z i o n a l e (CLN) fu costituito a Roma, in un alloggio di via Adda, alle 14,30 del 9 settembre 1943. Esso nacque da u n a r i u n i o n e del «Comitato delle opposizioni» cui p a r t e c i p a r o n o l ' i n d i p e n d e n t e Ivanoe Bonomi, il democristiano Alcide De Gasperi, il liberale Alessandro Casati, il socialista Pietro Nenni, il comunista M a u r o Scoccimarr o , infine Ugo La Malfa del Partito d'azione. I p r e s e n t i a p p r o v a r o n o u n a dichiarazione che diceva: «Nel m o m e n t o in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di Liberazione Nazionale p e r chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza e p e r r i c o n q u i s t a r e all'Italia il p o s t o che le c o m p e t e nel consesso delle libere nazioni». N o n fu inserita nel testo la d i c h i a r a z i o n e a n t i m o n a r c h i c a che La Malfa avrebbe voluta e che n o n andava a genio né a Bonomi, né a Casati, e in definitiva n e m m e n o a De Gasperi. Al Comitato aderì poi Meuccio Ruini (Democrazia del lavoro). Q u e s t ' u l t i m a formazione politica aveva caratteri blandam e n t e socialdemocratici, m e n t r e il Partito d'azione si p o n e va su posizioni di intransigente moralismo e chiedeva «l'instaurazione di un r e g i m e repubblicano, la nazionalizzazione di tutti i g r a n d i complessi finanziari assicurativi e industriali p e r r e c i d e r e alle sue radici ogni p o t e n z a reazionaria del g r a n d e capitale, la restituzione alla collettività di tutte le ricchezze i n d e b i t a m e n t e ad essa sottratte con la complicità del fascismo». Liberali, socialisti e c o m u n i s t i a p p r o d a v a n o al CLN con le loro b e n definite ideologie - a n c h e se in c a m p o socialista si scontravano, secondo tradizione, i massimalisti e 51
i riformisti - e i democristiani vi p o r t a v a n o l'eredita del Partito p o p o l a r e arricchita dalle spinte sociali di un neoguelfismo populista. Sul p r o b l e m a istituzionale la DC era il partito p i ù l a c e r a t o : m o n a r c h i c i e r e p u b b l i c a n i vi convivevano, e De Gasperi esortava infatti ad accantonarlo, quel p r o b l e m a , fino a d o p o la g u e r r a . Al CLN B o n o m i r i v e n d i c ò il diritto d'essere c o n s i d e r a t o «l'unica organizzazione capace di assicurare la vita del paese». G r a n g a l a n t u o m o , ma un p o ' p r o p e n s o ad enfatizzare, B o n o m i aveva a z z a r d a t o , così d i c e n d o , u n a affermazione p r e s u n t u o s a . Il CLN n o n p o t è , nella fase d'avvio della sua esistenza (e in verità n e m m e n o nelle successive) assicurare nulla: e n o n fu, a l m e n o inizialmente, l'elemento p r o p u l s o r e dei p r i m i nuclei ed e p i s o d i di ribellione alla d o m i n a z i o n e nazista e alla rinascita fascista, che si s v i l u p p a r o n o p e r germinazione s p o n t a n e a . E sintomatico che, spentisi i combatt i m e n t i i m p e g n a t i dalle t r u p p e della difesa di R o m a e da cittadini animosi - tra essi S a n d r o Pertini - a Porta San Paolo, Roma e l'area circostante abbiano m a n c a t o di veri e p r o p r i fatti d ' a r m e c o n t r o l'occupante, attaccato da «commandos» p e r il sabotaggio e il t e r r o r i s m o : quei fatti d ' a r m e che si s v i l u p p a r o n o invece al sud, in c o n t i g u i t à della linea del fronte, o al n o r d . D u e tipi diversi di Resistenza, originati da circostanze molto dissimili. Al sud la popolazione insorse contro i tedeschi in ritirata che, r i p i e g a n d o passo passo sotto l'incalzare degli a n g l o americani - bloccati poi a Cassino - compivano le loro ultime v e n d e t t e e distruzioni. N o n p r i m a in o r d i n e di t e m p o , ma p i ù i m p o r t a n t e delle a l t r e , fu la rivolta di N a p o l i , c h e Hitler avrebbe voluto divenisse «fango e cenere» e che e r a stata sottoposta agli o r d i n i del colonnello H a n s Scholl, un p r u s s i a n o d u r o . Costui aveva fatto s a p e r e , il 12 s e t t e m b r e , che «chiunque agisca a p e r t a m e n t e o s u b d o l a m e n t e c o n t r o le Forze A r m a t e g e r m a n i c h e v e r r à p a s s a t o p e r le armi» e che «il luogo del fatto e i d i n t o r n i i m m e d i a t i del nascondiglio dell'autore v e r r a n n o distrutti e ridotti in rovine». A ri52
morchie, del tedesco, si fecero vivi a n c h e i fascisti e un n o n meglio identificato Tilena esortò il 24 settembre i napoletani a «tutto osare» p e r difendere «la regina del M e d i t e r r a n e o che le forze plutocratiche c r e d o n o di avere in loro assoluto e definitivo dominio». Scholl e m a n ò il 22 s e t t e m b r e un b a n d o p e r il servizio obbligatorio del lavoro, r i g u a r d a n t e tutti gli u o m i n i dai 18 ai 33 a n n i : su t r e n t a m i l a «precettati» solo 150 risposero all'appello. Del resto gli a n g l o - a m e r i c a n i già incalzavano, e la W e h r m a c h t si a p p r e s t a v a a sloggiare. Le c a s e r m e furon o g r a d u a l m e n t e e v a c u a t e , lasciandovi solo p o c h e a r m i c o n s i d e r a t e inservibili. A q u e i r e s i d u i attinse, nella n o t t e dal 27 al 28 s e t t e m b r e , la popolazione, e il 28, m e n t r e la ritirata dei tedeschi e r a a n c o r a in corso, esplose la guerriglia d i s o r d i n a t a , i m p r o v v i s a t a , ma insistente e spavalda. N o n p i ù di a l c u n e c e n t i n a i a di n a p o l e t a n i , t r a essi molti scugnizzi i r r i d e n t i e spesso intrepidi, p a r t e c i p a r o n o p e r quatt r o giorni alle azioni, e l ' a r r o g a n t e Scholl fu costretto p e r fino a firmare, nel suo Q u a r t i e r g e n e r a l e , un a c c o r d o con gli insorti che consentiva il passaggio senza molestie di un suo r e p a r t o asserragliato al Vomero: in cambio dovette restituire 47 p r i g i o n i e r i . La rilevanza militare degli episodi fu m o d e s t a , Kesselring avrebbe c o m u n q u e lasciato la città; m a i 66 m o r t i di Napoli tra la popolazione civile dimostrar o n o che l'ex-alleato n o n poteva più c o n t a r e né sulla neutralità della g e n t e , né sul suo a i u t o . Gli italiani a v e v a n o cambiato c a m p o . In circostanze analoghe a quelle di Napoli si sollevò Matera ( p a g a r o n o p e r tutti undici ostaggi, fatti saltare in aria insieme alla caserma in cui e r a n o stati chiusi), e poi vi furono L a n c i a n o , Acerra, R i o n e r o in Vulture, Santa Maria Cap u a Vetere. Nella sua Storia della Resistenza italiana Roberto Battaglia ha prestato a questo punzecchiamento del tedesco in r i t i r a t a alti c o n t e n u t i storico-sociali: n o n solo la collera contro l'occupante ma «un improvviso e quasi brusco risveglio ad un clima durissimo di combattimento e di sacrificio, 53
e p p u r e già p r e a n n u n c i a t o e anticipato dagli episodi di rivolta c o n t a d i n a , anch'essi tutti da a p p r o f o n d i r e e da riscop r i r e , verificatisi nelle stesse r e g i o n i d u r a n t e l'ultima fase del r e g i m e fascista». La s p i e g a z i o n e d e l f e n o m e n o è p i ù semplice. Il tedesco e r a stato, sia p u r e nei p o c h i g i o r n i di totale d o m i n i o , u n p a d r o n e b r u t a l e , e d e r a a n c h e u n p a d r o n e sconfìtto, che fuggiva. Il «guai ai vinti!» n o n è soltanto u n a regola n o n scritta ma p e r e n n e del codice guerresco, è a n c h e un infallibile istinto di massa. E lo si c o n s t a t ò , in quelle occasioni, u n a volta di più. Al n o r d la ribellione si sviluppò in tutt'altro a m b i e n t e , e p e r altre motivazioni. C h i p r e s e fin dall'inizio la via della m o n t a g n a s p e r a v a s i c u r a m e n t e i n u n epilogo r a p i d o della g u e r r a . Se n o n il crollo i m m e d i a t o e totale del Reich nazista, a l m e n o lo s g o m b e r o dell'Italia s e m b r a v a q u e s t i o n e di giorni, al massimo di settimane. Ma i tedeschi e r a n o p r e s e n ti, a n c o r a forti, minacciosi e inferociti dal t r a d i m e n t o . Nei nuclei di resistenza che si a n d a r o n o via via a g g r u m a n d o è possibile rintracciare in u n a fase iniziale sia gli sbandati che, n o n a v e n d o alternativa, d i v e n n e r o partigiani, sia u o m i n i o ragazzi animosi che o p e r a r o n o u n a scelta consapevole. N o n p e n s a v a n o , né gli u n i né gli altri, che la lotta sarebbe d u r a t a venti mesi: ma sapevano che lotta ci sarebbe stata. La storiografia di sinistra è stata t e n a c e m e n t e r i d u t t i v a nel valutare il r a p p o r t o tra lo sfascio dell'Esercito e la nascita delle formazioni p a r t i g i a n e . Per il Battaglia «solo in u n a regione dell'Italia del n o r d , nel Piemonte, troviamo un coll e g a m e n t o evidente tra la dissoluzione dell'esercito e l'inizio del m o v i m e n t o partigiano». In effetti un migliaio di sbandati della 4 a r m a t a , c o n un c o n t i n g e n t e cospicuo di ufficiali effettivi si r a d u n ò nella valle di Boves, nel C u n e e s e , subito d o p o l'8 s e t t e m b r e , e lì organizzò u n a difesa che n o n p o t è r e g g e r e al p r i m o vero scontro contro i tedeschi; i quali p r o p r i o a Boves a t t u a r o n o u n a delle l o r o p r i m e e p i ù infami rappresaglie, i n c e n d i a n d o il paese, m a s s a c r a n d o o bruciando vivi 24 abitanti (tra essi il parroco), stabilendo i n s o m m a , a
54
u n a volta p e r t u t t e , c h e l a legge d e l l ' o c c u p a n t e e r a quella d e l t e r r o r e . La m a g g i o r a n z a d e i «ribelli» si dissolse, d o p o l'attacco: rimasero i migliori, c o m e s e m p r e avviene. Ma n o n si t r a t t ò solo del P i e m o n t e . Di a n a l o g h e c a r a t t e r i s t i c h e fu l ' a d d e n s a m e n t o di militari in t u t t ' a l t r a zona, sul massiccio abruzzese di Bosco Matese, a u n a t r e n t i n a di chilometri da T e r a m o . Vi si organizzarono militarmente circa 1.600 u o m i ni, tra i quali si c o n t a v a n o in b u o n n u m e r o p r i g i o n i e r i inglesi e slavi evasi dai campi di c o n c e n t r a m e n t o . Questa form a z i o n e resistette b r i l l a n t e m e n t e a un p r i m o attacco t e d e sco, il 25 settembre, facendo decine di m o r t i tra gli avversari (un m a g g i o r e della W e h r m a c h t fu catturato e fucilato sul posto, il che n o n t o r n a ad o n o r e di chi c o n d a n n a v a , e gius t a m e n t e , le esecuzioni s o m m a r i e p e r p e t r a t e dall'occupante): ma si f r a n t u m ò presto q u a n d o l'offensiva degli Alpenjàger si ripetè, con maggiori mezzi. Tuttavia a n c h e in Abruzzo i resti di quella unità improvvisata d i e d e r o capi e gregari ai nuclei successivi. Ex militari - e in q u e s t o caso quasi tutti m e r i d i o n a l i - e r a n o i giovani c h e s e g u i r o n o P o m p e o Colajanni sul Bracco, militari e g r a d u a t i degli alpini composero la b a n d a di Sestrières in Val Chisone, militari e r a n o quelli che s'erano asserragliati nella fortezza di San M a r t i n o sop r a Varese, sbandati e militari i 300 che p r e s e r o la via di Pizzo d ' E r n a , sulle m o n t a g n e di Lecco (tra essi un centinaio di ex-prigionieri anglo-americani). Potrebbero essere citati altri esempi. Ma bastano questi p e r dire che il filo tra la rotta dell'8 settembre e la nascita di focolai di rivolta fu molto più consistente di q u a n t o si sia voluto far c r e d e r e , p e r «politicizzare» la guerriglia. Essa p r e s e p o i altre s t r a d e , p e r c h é c o m i n c i a v a n o ad affermarvisi nuclei e capi animati da u n a b e n definita ideologia, come il comunista Cino Moscatelli in Valsesia, o c o m e la f o r m a z i o n e Italia Libera di Duccio Galimberti a M a d o n n a del Colletto, tra Valle Gesso e Valle Stura, o c o m e gli u o m i n i di Filippo Beltrami, cattolico (ma a n c h e capitano dell'Esercito, cosicché la sua «banda» aveva u n a spiccata i m p r o n t a 55
militare tradizionale) in Val d'Ossola. In questo sorgere della Resistenza, che e r a a n c o r a di «bande» n o n c o o r d i n a t e e n o n organizzate (basta p e n s a r e che alla fine del 1943 i partigiani n o n r a g g i u n g e v a n o il n u m e r o di quattromila in tutta Italia), si delineò subito u n a delle sue caratteristiche: la competizione, più che la collaborazione, tra i vari g r u p p i ideologici. G r a d u a l m e n t e d i v e n n e r o m i n o r i t a r i e le f o r m a z i o n i «autonome» che, a p p e l l a n d o s i soltanto alla lotta c o n t r o tedeschi e fascisti, rifiutavano u n a etichetta di parte, e t e n d e vano a r i p e t e r e nella guerriglia la disciplina e le g e r a r c h i e formali dell'Esercito. Divennero minoritarie p e r c h é prive di collegamenti con le s t r u t t u r e politiche clandestine che p r o g r e s s i v a m e n t e si a n d a v a n o c o n s o l i d a n d o nelle città, ma lo d i v e n n e r o a n c h e p e r c h é quel tipo di mentalità n o n si adattava alle esigenze della guerriglia: e infine p e r c h é tra questi a u t o n o m i vi e r a n o ufficiali di fede m o n a r c h i c a i quali n o n t a r d a r o n o a r e n d e r s i conto che la lotta p a r t i g i a n a era antitedesca, antifascista, ma a n c h e - e forse s o p r a t t u t t o - anti R e g n o del Sud. Si d e t e r m i n ò così quello che è stato definito l'«attesismo» dei professionisti e degli specialisti: la convinzione cioè che n o n valesse la p e n a di sfidare il tedesco là d o ve era forte, ma che convenisse presidiare e fortificare «santuari» b e n protetti. «E - ha scritto Battaglia - l'ideologia dei g r u p p i conservatori trascinati loro m a l g r a d o nel fronte della lotta antifascista.» N o n loro m a l g r a d o : anzi alcuni con g r a n d e slancio ed eroismo. Ma p e r gli ufficiali di c a r r i e r a fu difficile, a un certo p u n t o , stare fianco a fianco con chi identificava l'Esercito regolare con Badoglio, e Badoglio con il Re, e il Re con la rovina d'Italia. All'attesismo f u r o n o c o n t r a r i i g r u p p i politicizzati, ciascuno con le sue peculiarità, p r o p r i o p e r c h é in loro esisteva già, in e m b r i o n e , u n a visuale di p o t e r e . E q u e s t o vale sop r a t t u t t o p e r i comunisti, alcuni dei quali - e tra i più autorevoli - a v e v a n o conosciuto la lotta clandestina, le sue esigenze, e le sue crudeltà. Nei comunisti lo scopo militare del56
la guerriglia - ossia il contributo alla sconfitta del tedesco s'intrecciò indissolubilmente fin dall'inizio allo scopo politico. Q u a n d o Luigi L o n g o spiegò, in u n o scritto a p p a r s o in n o v e m b r e su La nostra lotta, il p e r c h é del rifiuto all'attesismo, scrisse: «Noi n o n possiamo e n o n d o b b i a m o attenderci passivamente la libertà dagli anglo-americani. Il p o p o l o italiano p o t r à a v e r e u n suo g o v e r n o , i l g o v e r n o a l q u a l e d a tanto t e m p o aspira, un g o v e r n o che faccia v e r a m e n t e i suoi interessi, un g o v e r n o n o n legato alle cricche reazionarie, solo se avrà lottato p e r la conquista della i n d i p e n d e n z a e della libertà». Dove si v e d e c o m e gli a n g l o - a m e r i c a n i - lì L o n g o identificava senza o m b r a di dubbio le «cricche» - siano considerati poco m e n o che nemici. I partigiani di «Italia libera», e m a n a z i o n e di «Giustizia e Libertà», i n t e r p r e t a z i o n e partigiana dell'azionismo, furono «puri e duri», u n a élite u m a n a e r e d e di u n a élite culturale, c o m e dicono i n o m i dei loro «padri storici» (Piero Gobetti, i fratelli Rosselli) e come dicono i n o m i dei loro leaders politici (Parri, Lussu, Valiani, Mila, Bauer, Garosci). Duccio Galimberti affermò in u n a lettera: «Siamo e in q u a l u n q u e evenienza r e s t e r e m o un piccolo g r u p p o di italiani che m e t t o n o al disopra di tutto la fede in u n a Italia libera e unita, e la fedeltà a quei princìpi che il p o p o l o francese ci ha insegnato ad a p p r e z z a r e con u n a rivoluzione che l'Italia ha ancora da fare e che t r o p p i h a n n o dimenticato». I cattolici, le «Fiamme verdi», forti s o p r a t t u t t o nel Bresciano e n e l l ' U d i n e s e , si d i e d e r o u n a «legge del patriota» che insisteva sui contenuti morali a sfondo religioso, più che su quelli politici. «Il patriota è leale, combatte n o n p e r u n a avventura... Il patriota è onesto... Il patriota è nobile d'animo... Il patriota è sereno, fiducioso nell'aiuto di Dio che n o n è mai assente a chi si sacrifica p e r la giustizia... Il patriota è i n t e g r o , è nobile a n c h e con il n e m i c o vinto e abbattuto...» La ribellione fu d u n q u e un mosaico di «bande» di diversa ispirazione. Le divisioni n o n v e n n e r o mai v e r a m e n t e sanate. Q u a l c h e volta sfociarono in scontri, n o n m a n c a r o n o de57
lazioni - od omissioni di soccorso d ' u n a «banda» a d a n n o di u n ' a l t r a - in n o m e della r a g i o n e di p a r t i t o . Nel t e r r i t o r i o g i u l i a n o n o n b a s t ò p i ù n e p p u r e il mastice ideologico: la frattura nazionale ed etnica, e gli appetiti di conquista di T i to, fecero sì che vi fosse ostilità tra partigiani comunisti italiani e partigiani comunisti iugoslavi. Un c o m u n i s t a , Luigi Frausin, che già il 9 s e t t e m b r e si mosse da Muggia con u n a q u a r a n t i n a di o p e r a i del cantiere San Rocco p e r combattere la sua guerriglia, s e p p e presto in quale t r a p p o l a si fosse cacciato: da u n a p a r t e c'erano i tedeschi, ma dall'altra c'erano gli sloveni, n o n m e n o spietati. E analoga sorte toccò alle formazioni friulane. L'avvio della Resistenza fu ricco di episodi u m a n a m e n t e toccanti, ma povero di risultati. In questo p e r i o d o i tedeschi si p r e o c c u p a r o n o molto poco delle «bande» anche se, q u a n d o esse si manifestavano, reagivano con prontezza a volte feroce. Il fenomeno partigiano era considerato u n o strascico minore e n o n allarmante dell'8 settembre. In effetti le poche migliaia di «ribelli» n o n costituivano u n a forza militare, privi com'erano di un c o m a n d o unificato, di direttive, di u n a strategia. I primi a d a r e un assetto organico alle loro formazioni furono, ed era logico, i comunisti, che già ai p r i m i di n o v e m b r e istituirono a Milano un C o m a n d o generale delle formazioni Garibaldi, con Longo, il veterano delle brigate internazionali in Spagna, c o m a n d a n t e militare, e Pietro Secchia - un intrattabile fanatico - commissario politico. I comunisti disposero che tutte le loro organizzazioni cittadine m a n d a s s e r o in m o n t a gna a combattere il 10 p e r cento dei q u a d r i e il 15 per cento degli iscritti. Che siano stati obbediti, è dubbio: ma che abbiano potuto fornire un n u m e r o di partigiani superiore a quello di ogni altro schieramento ideologico, è certo. I C o m i t a t i di L i b e r a z i o n e N a z i o n a l e a n d a v a n o i n t a n t o proliferando. Sia quello centrale, a Roma, sia quello dell'Alta Italia, sia quelli regionali t e n n e r o molto più d'occhio, nell'ultimo scorcio del ' 4 3 , le prospettive e il futuro politico che n o n la possibilità di azione militare. I loro g r a n d i d i l e m m i 58
e r a n o : m o n a r c h i a o repubblica? Badoglio sì o Badoglio no? Di fronte ad essi passava in secondo p i a n o il p r o b l e m a della lotta ai tedeschi, a n c h e p e r c h é quella lotta la stavano com u n q u e f a c e n d o gli a n g l o - a m e r i c a n i . U n altro e l e m e n t o turbava il CLN, ossia le enunciazioni «socialiste», e gli appelli alla concordia della Repubblica di Salò (delle u n e e degli altri p a r l e r e m o più avanti). Q u a l c u n o avvertiva i n s o m m a il rischio che il Mussolini dell'ultima versione riuscisse ad accaparrarsi il ruolo repubblicano, d e r u b a n d o n e i repubblicani antifascisti. Per questo il CLN r o m a n o si risolse il 16 ottob r e - c o n t r o il p a r e r e dei liberali, e n o n o s t a n t e le p e r p l e s sità dei democristiani - ad a p p r o v a r e un d o c u m e n t o secondo il quale «la g u e r r a di liberazione - p r i m o compito e necessità s u p r e m a della riscossa nazionale - richiede la realizzazione d ' u n a sincera e o p e r a n t e unità spirituale del paese che n o n p u ò farsi sotto l'egida dell'attuale g o v e r n o costituito dal Re e da Badoglio». Perciò il CLN di R o m a chiedeva la creazione d ' u n n u o v o governo, e la p r o m e s s a di «convocare il p o p o l o , al cessare delle ostilità, p e r d e c i d e r e sulla forma istituzionale dello Stato». A q u e s t a i m p o s t a z i o n e a d e r ì imm e d i a t a m e n t e il CLN di Milano, che e n t r ò ancor p i ù nel concreto esigendo che i ministri, sebbene nominati dal Re, n o n g i u r a s s e r o nelle m a n i del Re, m a facessero «solenne p r o messa di fronte al popolo italiano di c o n d u r r e la g u e r r a e di c o n v o c a r e subito d o p o la C o s t i t u e n t e » . Q u e l l o c h e p o i fu definito «il vento del n o r d » , r e p u b b l i c a n o e di sinistra, cominciava a soffiare: e, sia p u r e in termini cauti, gli ex-nemici e r a n o costretti in q u a l c h e m o d o ad avallarlo. La Conferenza di Mosca, che riunì dal 18 al 30 ottobre i ministri degli Esteri americano, inglese e sovietico, stabilì che «la politica alleata nei r i g u a r d i dell'Italia deve essere basata sul fond a m e n t a l e principio che il fascismo, tutta la sua perniciosa influenza e tutto ciò che da essa deriva dev'essere totalmente d i s t r u t t o e che al p o p o l o italiano d e v e essere d a t a o g n i possibilità di stabilire le sue istituzioni di governo... sulla base dei princìpi democratici». 59
L ' a u t u n n o trascorse senza che la Resistenza impensierisse t e d e s c h i e fascisti: il 27 o t t o b r e Mussolini affermò c h e «l'ordine pubblico è da considerarsi avviato alla normalità» e l'affermazione, riconosce il Battaglia, p u r e n f a t i c a m e n t e laudativo della Resistenza, «non è t u t t a retorica». Nei C L N c h e s i a n d a v a n o via via f o r m a n d o s o r g e v a n o d i s p u t e p e r l'assegnazione degli incarichi, e p e r la vera o p r e s u n t a incapacità di c o m a n d a n t i «professionali». Il p i ù significativo di questi contrasti fu d e t e r m i n a t o dalla n o m i n a del g e n e r a l e Piero O p e r t i a c o m a n d a n t e del C L N piemontese. I comunisti asserirono che lo si era voluto solo p e r c h é aveva in suo possesso p a r t e dei fondi della disciolta 4 armata, con i quali si sarebbe p o t u t o m a n t e n e r e p e r 10 mesi 20 mila partigiani. L'Operti fu poi accusato di essere n o n solo un t e m p o r e g g i a tore ma a n c h e un potenziale collaboratore dei fascisti, e su p r o p o s t a di Celeste Negarville, alto e s p o n e n t e del P C I , lo si rimosse. A fine a n n o ( 1943) - anticipiamo alcuni fatti, p e r chiarezza - furono definiti i p o t e r i del C L N dell'Alta Italia o C L N A I . I l C L N r o m a n o , c h e s p e r a v a i n u n a i m m i n e n t e liberazione di R o m a , d e l e g ò al C L N A I le funzioni di «governo straordinario del nord». Il C L N A I si affrettò ad a n n u n c i a r e che «non vi sarà posto d o m a n i da noi p e r un r e g i m e di reazione mas c h e r a t o e n e p p u r e p e r u n a d e m o c r a z i a zoppa» e c h e «di fronte all'affermarsi di p r o p o s t e a n t i c o m u n i s t e , e al delinearsi di posizioni anticomuniste e antioperaie» veniva ribadito «il p a t t o di riscossa che lega i c i n q u e partiti» (comunista, socialista, d e m o c r i s t i a n o , Partito d'azione, liberale, nel C L N A I n o n figurarono i demolaburisti). «Rivolgiamo questa diffida - concludeva il d o c u m e n t o nel quale n o n era difficile riconoscere u n a prevalente ispirazione comunista - a certi ambienti industriali e finanziari.» Gli avvenimenti p i ù i m p o r t a n t i di questo p r i m o a u t u n n o della Resistenza furono estranei alla lotta a r m a t a , ma ebbero con essa u n a stretta connessione. Venne anzitutto realizzato un l e g a m e , a n c o r a e m b r i o n a l e , t r a i c o m a n d i dei «ria
60
belli» e gli alleati anglo-americani. Il contatto fu stabilito da Ferruccio Parri, u n o dei maggiori e s p o n e n t i del Partito d'azione, c h e passò il confine con la Svizzera, e là s ' i n c o n t r ò con u n a missione alleata della quale faceva p a r t e Alien Dulles, c a p o dei servizi segreti a m e r i c a n i e fratello del f u t u r o segretario di Stato. Parri - il Parri di allora - era p a r t i c o l a r m e n t e qualificato p e r questo approccio. Valoroso ufficiale di Stato Maggiore e più volte decorato nella p r i m a g u e r r a m o n d i a l e , antifascista da s e m p r e , e r a stato nell'ufficio studi della Edison, e gli si attribuiva d u n q u e u n a conoscenza d i c e r t o a m b i e n t e b o r ghese e industriale l o m b a r d o . Del suo coraggio n o n si poteva d u b i t a r e , e della sua b u o n a fede n e m m e n o . I suoi ideali politici, nel Partito d'azione, e r a n o rigorosi - e n e t t a m e n t e repubblicani - ma n o n di e s t r e m a sinistra. Già all'indomani della formazione del C L N r o m a n o , N e n n i aveva offerto p e r telefono a P a r r i il c o m a n d o delle forze «ribelli» n e l n o r d , ma la risposta e r a stata negativa. Si e r a al 10 settembre, e il q u a d r o e r a t r o p p o confuso, aveva pensato, ragionevolmente, Parri. Egli aveva tuttavia m a t u r a t o l'idea di un esercito p o p o l a r e - che ricalcava quella affacciata dai comunisti con il sottinteso che in quell'esercito p o p o l a r e essi sarebbero stati la forza e g e m o n e - e p e r a l i m e n t a r l o chiese agli a n g l o a m e r i c a n i lanci consistenti d i r i f o r n i m e n t i , a r m i , mezzi. E r a n o progetti che, p e r il m o m e n t o , a n d a v a n o al di là delle intenzioni degli Alleati, e forse Alien Dulles, accanito anticomunista, vi scorse p r o p r i o l'insidia di quella p r e d o m i n a n z a di sinistra che poi si verificò. L'incontro «molto cordiale» si c h i u s e senza risultati c o n c r e t i , ma e r a a v v e n u t o , e q u e s t o aveva p o r t a t o alla ribalta a p p u n t o Parri. Il secondo avvenimento fu la decisione nazista e fascista, p r e s a a m e t à ottobre, di c h i a m a r e alle a r m i alcune classi, e di m o b i l i t a r e gli u o m i n i validi p e r il l a v o r o o b b l i g a t o r i o . P r o p r i o Parri disse, rievocando al Teatro Eliseo di R o m a , il 13 maggio 1945, le fasi della g u e r r a partigiana: «Il g o v e r n o fascista p e n s ò allora di darci esso stesso un largo aiuto col ri61
chiamo delle classi: era tutta gente che accorreva a noi, ma n o n avevamo a r m i ed e q u i p a g g i a m e n t o sufficienti e l'afflusso di tanti nuovi elementi r a p p r e s e n t ò p e r un certo t e m p o più un peso che u n a utilità». Si e b b e r o così altri u o m i n i sia p e r la lotta in m o n t a g n a , sia p e r la c o m p o s i z i o n e dei G A P , quei G r u p p i di azione patriottica che, m e n t r e languiva ancora la guerriglia sulle m o n t a g n e , compivano nei centri abitati attentati e sabotaggi. La loro tecnica «terroristica» e r a stata l a r g a m e n t e m u t u a t a d a e s p e r i e n z e s t r a n i e r e , soprattutto da quella del «maquis» francese. T e r z o a v v e n i m e n t o fu lo sciopero g e n e r a l e che f e r m ò molte industrie, a cominciare dalla Fiat, a metà n o v e m b r e , e che infranse il s o g n o m u s s o l i n i a n o di riconciliarsi con la classe operaia. Della leva fascista - p e r la costituzione di un esercito di Salò - e degli scioperi p a r l e r e m o più avanti. Sia la leva, con i suoi risultati d e l u d e n t i , sia la rivolta o p e r a i a , c o n f e r m a r o n o che la frattura tra il fascismo e le masse era, anche nel n o r d , insanabile. La consapevolezza che la g u e r r a fosse, p e r i tedeschi, p e r d u t a , e che il suo epilogo n o n d o vesse t a r d a r e molto, era diffusa in ogni a m b i e n t e e in ogni settore sociale.
CAPITOLO QUARTO
I L R I T O R N O DEL C O N T E
Il 19 ottobre 1943 il conte Carlo Sforza, ministro degli Esteri di Giolitti e collare d e l l ' A n n u n z i a t a , il che ne faceva un c u g i n o del Re, t o r n ò in Italia d o p o l u n g h i a n n i di esilio. Prese alloggio, a Bari nella casa cittadina dell'editore Laterza. Fu, il suo, un r i e n t r o politico che rese ancor più difficili le trattative attraverso le quali Badoglio tentava di f o r m a r e u n g o v e r n o i n qualche m o d o rappresentativo, p e r d a r e soddisfazione all'opinione pubblica italiana, e agli Alleati: tra i quali dovevano essere inclusi a n c h e i sovietici che, p u r n o n p a r t e c i p a n d o in alcun m o d o alla c a m p a g n a d'Italia, esigev a n o voce in capitolo, ed e r a n o m e m b r i di d i r i t t o della C o m m i s s i o n e consultiva cui spettava di s o v r i n t e n d e r e alla a m m i n i s t r a z i o n e degli o c c u p a n t i . Al g o v e r n o di Brindisi, che continuava ad essere u n a sorta di residuato del governo dei 45 giorni, si c o n t r a p p o n e v a in qualche m o d o un Fronte nazionale d'azione, costituito a Bari da liberali, democristiani, socialisti, comunisti e azionisti, che aveva il suo u o m o più dinamico in un brillante magistrato t r e n t e n n e , Michele Cifarelli del Partito d'azione. Q u e s t i e r a di accesi s e n t i m e n t i repubblicani, e n o n p e r d e v a occasione p e r manifestarli: tanto che, a v e n d o l o gli Alleati posto a capo di Radio Bari, gli i n t i m a r o n o p o c o d o p o di lasciare l'incarico p e r c h é la sua politica personale contrastava con quella che inglesi e a m e ricani perseguivano. Dagli Alleati, e in particolare dagli inglesi, realisti e spicciativi, Sforza e r a visto p i ù c o m e un p r o c a c c i a t o r e di g u a i che c o m e un messaggero di libertà. Alla C a m e r a dei C o m u ni, Churchill aveva dichiarato, il 21 settembre, che il suo ar63
rivo in Italia n o n sarebbe stato vantaggioso «nelle condizioni di estremo e t u m u l t u o s o disordine nel quale l'Italia si trova». Per placare le apprensioni, il conte aveva poi inviato al sottosegretario americano agli Esteri Berle u n a lettera nella quale scriveva che «finché Badoglio è i m p e g n a t o in questa lotta (contro i tedeschi, N.d.A.) ed è gradito agli Alleati che dedichi ad essa le risorse materiali e militari italiane, io considero criminale fare qualsiasi cosa p e r indebolire la sua p o sizione ed ostacolare la sua o p e r a nel combattimento p e r la liberazione dell'Italia e del p o p o l o italiano... Sono p r o n t o ad offrire il mio pieno a p p o g g i o finché egli è così i m p e g n a to». Gli inglesi, che alla sopravvivenza del binomio Vittorio E m a n u e l e I l i - B a d o g l i o t e n e v a n o moltissimo, se ne sentirono rassicurati, e M a c F a r l a n e trasmise copia della dichiarazione di Sforza al maresciallo. Ansioso di o t t e n e r e il lasciapassare p e r l'Italia, il c o n t e aveva un po' barato, e gli Alleati n o n avevano dal canto loro prestato molta attenzione ad altre sue dichiarazioni, precedenti la partenza. Intervistato dal New York Times, n o n aveva esitato a dire che l'appello p e r c h é gli italiani si raccogliessero a t t o r n o al Re equivaleva a quello di «un p r e d i c a t o r e in favore degli Stuart che fosse a n d a t o in mezzo agli arrabbiati soldati di Cromwell» e che «i dirigenti della politica e u r o p e a h a n n o t r o p p o spesso giuocato sul cavallo p e r d e n t e » . L u n g o l'itinerario verso l'Italia - via Algeri - Sforza aveva visto, a L o n d r a , Churchill, e il colloquio e r a stato tempestoso. «Gli ho detto c h i a r a m e n t e - riferì poi il p r i m o ministro inglese che o r a a n d a v a nella zona di Ike, il quale avrebbe respinto t u t t o ciò che n o n risultasse utile alla sua azione. Egli mi trattò da vecchio pazzo e buffone, incapace di fronteggiare la tempesta se mi lasciavano le redini.» A Bari, l'altero conte che veniva da un'America lasciata intatta dalla g u e r r a e da u n a L o n d r a semidistrutta e austera, ma orgogliosa della vittoria o r m a i sicura, ebbe u n ' i m m e d i a t a visione dello squallido sfacelo italiano. I marinai italiani e r a n o associati a quelli di colore, nel p o r t o , p e r i lavori più faticosi di carico e scari64
co delle navi, r e p a r t i militari c h e s e m b r a v a n o p i u t t o s t o g r u p p i di s b a n d a t i t r a v e r s a v a n o la città, m o n e l l i e m e n d i canti si assiepavano a t t o r n o agli alberghi requisiti e agli alloggiamenti anglo-americani, m a n c a v a n o i viveri e infuriava il mercato n e r o . Da C a p r i - dove l'avevano p o r t a t o di peso i paracadutisti inglesi, p e r sottrarlo ad e v e n t u a l i r a p p r e s a g l i e t e d e s c h e B e n e d e t t o Croce fece p e r v e n i r e a Sforza, t r a m i t e il g e n e r o C r a v e r i , u n a l e t t e r a calorosa, nella q u a l e l'esortava a n o n p r e n d e r e i m p e g n i senza essersi consultato con gli e s p o n e n ti politici napoletani. Qualche giorno p r i m a , interpellato da Piccardi, Croce aveva così riassunto la situazione: «1) Mi p a r necessario f o r m a r e un m i n i s t e r o politico; 2) c r e d o che, ess e n d o o r a solo u r g e n t e p r o b l e m a la g u e r r a c o n t r o i t e d e schi, n o n c o n v e n g a in alcun m o d o togliere dal suo posto il Badoglio che, sia p e r la sua capacità militare, sia p e r l'impeg n o che ha p r e s o in questa città contro il fascismo e contro i tedeschi, è l ' u o m o p i ù di o g n i altro a d a t t o ; 3) b i s o g n a acc a n t o n a r e la questione istituzionale la quale sarà risoluta dal corso degli eventi, e soltanto cercare che il Badoglio consigli al Re, al suo r i t o r n o a R o m a , di a b d i c a r e in favore d e l figlio». Ma il responso oracolare di Croce, con la sua disponibilità compromissoria, n o n rispecchiava il p e n s i e r o di tutto l'ambiente antifascista, e l'azionista Alberto T a r c h i a n i si affrettò a m e t t e r e i p u n t i n i sugl'i affermando che ogni p a r t e cipazione dei politici di Napoli al g o v e r n o «era s u b o r d i n a t a n o n solo all'abdicazione del Re, ma a n c h e alla r i n u n c i a del Principe di P i e m o n t e e all'assunzione al t r o n o del Principe di N a p o l i assistito da un Consiglio di Reggenza». Piccardi aveva p o r t a t o queste b r u t t e notizie a Badoglio che tuttavia «non si scompose p e r c h é in g u e r r a è la battaglia finale quella che conta ed egli... aveva in riserva il conte Sforza». In casa Laterza, dove già s'erano recati a rendergli o m a g gio, e a esprimergli i loro sentimenti antimonarchici, i r a p p r e s e n t a n t i del F r o n t e n a z i o n a l e di Bari, Sforza ricevette A c q u a r o n e , che gli offrì subito, a n o m e del Re, la vice-presi65
d e n z a del Consiglio e gli Esteri, e che lo invitò a un colloquio con Badoglio, a Brindisi. Del c o m p o r t a m e n t o del d u c a A c q u a r o n e , Sforza p a r l ò p o i con u n c e r t o disprezzo, asser e n d o che poco mancava gli baciasse le mani. Con Badoglio le cose a n d a r o n o meglio, a l m e n o sul pian o u m a n o . I l maresciallo c o n t e n n e e n t r o limiti d e c e n t i l e sue profferte di collaborazione a Sforza, il cui aiuto gli sarebbe stato di i m m e n s a utilità; e il conte rispettava Badoglio a n c h e in m e m o r i a «della collaborazione p r e s t a t a m i p e r la conclusione della pace di Rapallo... un r i c o r d o grato e tale da farmi d i m e n t i c a r e p o s t e r i o r i frasi pro-fasciste c h e n o n c o r r i s p o n d e v a n o , lo sapevo, al p e n s i e r o di chi scrisse». Ma sul p i a n o politico l ' i n c o n t r o fu un fiasco. Sforza n o n volle a c c e t t a r e nulla di ciò che gli veniva offerto, e spiegò p o i i motivi della decisione nella sua prosa o r n a t a , e venata di inguaribile e g o c e n t r i s m o : «Poiché egli (Badoglio) conosceva le mie idee n o n deve stupirsi del mio rifiuto: rifiuto i m p o stomi, oltre che da ragioni morali, dal fatto che avrei p e r s o o g n i m o d o di servire u t i l m e n t e l'Italia a c c e t t a n d o di collab o r a r e con un Sovrano che avevo d e n u n c i a t o al m o n d o come s u p r e m o colpevole, p e r c h é più intelligente di Mussolini, dei disastri italiani. Ma aggiunsi che sarei stato molto lieto di servire l'Italia con lui a n c h e n e i r a n g h i p i ù m o d e s t i (missioni all'estero ecc.) se ciò fosse utile alla lotta c o n t r o la Germania». A c i d a m e n t e , P u n t o n i a n n o t ò : «Badoglio e Sforza n o n h a n n o p a r l a t o della q u e s t i o n e istituzionale e Badoglio del resto si è b e n g u a r d a t o d a l l ' a c c e n n a r e alla sua solidarietà con il Re». Sforza aveva un preciso disegno a m e d i o o l u n g o t e r m i n e : Badoglio alla Reggenza, con il piccolo Principe di Napoli sul t r o n o , e lui alla presidenza del Consiglio. N o n è d e t t o c h e q u e s t o spiacesse a Badoglio, t u t t ' a l t r o , a n c h e se dal c o m p o r t a m e n t o del maresciallo n o n e m e r s e alcuna volontà cospirativa. Semplicemente, egli era in contatto con la realtà, e Vittorio E m a n u e l e I I I q u e l c o n t a t t o l'aveva quasi del tutto p e r d u t o . U n a sua lettera personale a MacFarlane, 66
che p r o m e t t e v a : a) f o r m a z i o n e di un n u o v o m i n i s t e r o p i ù rappresentativo a R o m a liberata (il che sembrava i m m i n e n te e n o n era), b) elezioni politiche e n t r o q u a t t r o mesi dalla pace, e c) l'assenso della C o r o n a a ogni espressione della volontà del paese, r a p p r e s e n t a v a un estremo sforzo p e r evitare q u e l passo cui i m o n a r c h i c i più illuminati e o v v i a m e n t e tutti gli antimonarchici lo spingevano: l'abdicazione. Proprio p e r i n d u r r e il Re a capire cosa stesse a v v e n e n d o a t t o r n o a lui, Badoglio gli inviò, il 24 ottobre, u n a lettera riservata, nella quale spiegava anzitutto che i maggiori partiti - liberale, d e m o c r i s t i a n o , azionista, socialista, c o m u n i s t a e r a n o in sostanza d ' a c c o r d o p e r c h i e d e r e l'abdicazione, la rinuncia di U m b e r t o , e la corona p e r il nipote, con u n a Reggenza. Accennava poi alla eventualità che i partiti attuassero il proposito, già manifestato, di «creare senz'altro un govern o e d u n a Costituente n o n a p p e n a liberata R o m a dai tedeschi, e p r i m a che Vostra Maestà col g o v e r n o possa giungervi». A g g i u n g e v a B a d o g l i o , «per n o n tacere nulla a Vostra Maestà», che «è loro intenzione (dei partiti), e me lo ha conf e r m a t o il conte Sforza, che sia io ad a s s u m e r e la carica di Reggente». D o p o questa scoraggiante premessa, Badoglio si p o n e v a la d o m a n d a fondamentale: cosa fare? N o n si poteva ricorrere agli anglo-americani, p e r c h é sarebbe fioccata immediatam e n t e l'accusa d'aver chiesto l'aiuto straniero; n e m m e n o si poteva affidarsi alle forze m o n a r c h i c h e . In definitiva il maresciallo suggerì che un funzionario raggiungesse R o m a attraverso le linee p o r t a n d o ai dirigenti dei partiti queste p r o poste: 1) che n o n facessero nulla fino a q u a n d o il g o v e r n o Badoglio si fosse insediato a Roma; 2) n o n a p p e n a ci si fosse trovato, Badoglio a v r e b b e consultato le forze politiche p e r la formazione di un n u o v o governo; 3) se i partiti n o n avessero voluto collaborare con lui, Badoglio si sarebbe dimesso; 4) il Re avrebbe adottato a quel p u n t o le decisioni che ritenesse più o p p o r t u n e . La lettera, devota nel t o n o ma a m a r a nella sostanza, fu 67
p e r il Re u n a frustata. Probabilmente il pessimismo del maresciallo gli parve strumentale. Per rafforzarsi in questa opin i o n e convocò quello stesso 24 ottobre i capi militari - Amb r o s i o , Roatta, Sandalli, De C o u r t e n - e chiese se p o t e s s e c o n t a r e sulla l o r o fedeltà e su quella delle Forze A r m a t e . Tutti risposero affermativamente, anche se Roatta, il più int r i g a n t e ma a n c h e il più intelligente, avanzò q u a l c h e riserva. Q u a n t o alle t r u p p e , le loro assicurazioni e r a n o poco p i ù che platoniche. Il r a g g r u p p a m e n t o motorizzato del g e n e r a le D a p i n o , l'unica unità che fosse p r o n t a all'impiego, si p r e sentava d i g n i t o s a m e n t e ma « l ' a r m a m e n t o di cui le t r u p p e d i s p o n g o n o è misero e raffazzonato» (Puntoni). Degli altri r e p a r t i meglio n o n p a r l a r e . «Sua Maestà - citiamo a n c o r a da P u n t o n i - i n c o n t r a u n ' a l i q u o t a del 9 3 r e g g i m e n t o fanteria in ricostituzione... P u r t r o p p o assistiamo a u n o spettacolo pietoso: gli u o m i n i sono in completo a b b a n d o n o , h a n no le uniformi lacere e i g n o r a n o a s s o l u t a m e n t e la disciplina. Più che u n r e p a r t o organico, s e m b r a u n a b a n d a armata, e p e r di più a r m a t a male.» Confortato, tuttavia, dalle garanzie dei generali, Vittorio E m a n u e l e I I I sguinzagliò a Bari e Napoli il solito Acquaron e , nella s p e r a n z a che n e t o r n a s s e con b u o n e notizie. T r a l'altro e r a a u t o r i z z a t o a offrire a Sforza n o n p i ù u n a vice-presidenza, ma la presidenza del Consiglio, e a contattare De Nicola, R o d i n o e Porzio d i s t r i b u e n d o loro incarichi ministeriali. Le b u o n e notizie in effetti A c q u a r o n e le d i e d e («sul p r i n c i p i o Sforza e r a d u r o e a r r o g a n t e , p o i ha d i m o strato u n a sufficiente c o m p r e n s i o n e » ) , m a s e m b r a fossero frutto esclusivo del suo ottimismo. Badoglio, precipitatosi a sua volta a N a p o l i , d o v e o r m a i si e r a s p o s t a t o il c e n t r o di gravità politico del R e g n o del Sud, ebbe da Sforza un n u o vo diniego: n o n sarebbe e n t r a t o nel governo se il Re n o n se n e andava. Tentato di p r e s t a r fede ad A c q u a r o n e , ma allarmato dalle buie diagnosi di Badoglio, il Re decise di p r o c e d e r e , a Napoli, a u n a verifica p e r s o n a l e , t a s t a n d o il polso ai notabili 0
68
dai quali d i p e n d e v a n o gli sviluppi politici. Il maresciallo tentò di dissuaderlo, senza riuscirvi. Con un ufficiale a m e r i cano, il colonnello Monfort, alle costole, il 3 n o v e m b r e Vittorio E m a n u e l e I I I si installò a Villa Maria Pia di Posillipo (o Villa Rosebery), che e r a stata t e a t r o degli a m o r i di Nelson e L a d y H a m i l t o n . L'automobile del Re aveva p e r c o r s o u n a città c h e a P u n t o n i p a r v e «un formicaio d ' u o m i n i impazziti e di d o n n e sfaccendate». Il Re s'incontrò con De Nicola, R o d i n o e Porzio: De Nicola e Porzio, esponenti di u n a linea liberale, e r a n o b e n disposti verso la Monarchia, ma sap e v a n o quale ostacolo la p e r s o n a di Vittorio E m a n u e l e I I I r a p p r e s e n t a s s e p e r o g n i soluzione. R o d i n o , c h e p a r l a v a a n o m e della Democrazia cristiana, fu cortese, ma a n c o r a più freddo. C o n Sforza il Re rinunciò a p a r l a r e d o p o aver saputo che aveva ribadito la sua intransigenza: «Io accetto l'incarico del Re, ma p o n g o u n a sola condizione: che il giorno dopo aver firmato la n o m i n a di tutti i ministri che sarà presto fatta p e r c h é la scelta è piccolissima, lui abdichi. E mio intend i m e n t o istituire la Reggenza. N o n accetterei di d i v e n t a r e Reggente, il mio a p p o g g i o essendo p e r Badoglio che è stolt a m e n t e avversato dai circoli di Corte». Da N a p o l i , Vittorio E m a n u e l e I I I r i e n t r ò a B r i n d i s i a m a n i vuote, p r o f e r e n d o le solite accuse c o n t r o Badoglio che «anziché m i g l i o r a r e la s i t u a z i o n e l'ha p e g g i o r a t a » , d o p o aver subito un mezzo affronto che P u n t o n i ha così descritto: «Durante le u d i e n z e succede un fatto spiacevole. Il generale Smith, C a p o di Stato Maggiore di Eisenhower, arriva a Villa Maria Pia e p r e t e n d e di e n t r a r e n o n o s t a n t e gli d i c a n o che nella villa c'è il Sovrano. Smith n o n sente ragioni, vuol passare e fa l'atto di gettare da p a r t e un g u a r d i a n o . Mi o p p o n go a l z a n d o la voce e spalleggiato da De Buzzaccarini mi m e t t o sulla p o r t a . I n t e r v i e n e d ' u r g e n z a il c o l o n n e l l o Monfort il quale, spaventato p e r la mia decisione, spiega al g e n e r a l e Smith che è inutile cercare di forzare u n a consegna. Alla fine Smith capisce e se ne va m u g u g n a n d o qualcosa che n o n riesco ad afferrare». Ci furono a Napoli degli a p 69
plausi p e r Vittorio E m a n u e l e I I I , m a quel suo tentativo d i risolvere p e r s o n a l m e n t e la situazione si rivelò fallimentare. Al r i t o r n o a Brindisi trovò u n ' a l t r a grossa grana. Gli Alleati n o n e r a n o p i ù disposti a t o l l e r a r e c h e le m a s s i m e c a r i c h e militari r i m a n e s s e r o affidate a u o m i n i c o m e A m b r o s i o e Roatta, che r i t e n e v a n o - soprattutto il secondo, ex capo del Servizio informazioni - t r o p p o implicati nella gestione fascista della g u e r r a . Il rimpasto militare fu agevolato dal ritorno d e l maresciallo Messe, c h e gli Alleati a v e v a n o liberato dalla p r i g i o n i a (con l'occasione f u r o n o r i m p a t r i a t i a n c h e D u r a n d de La P e n n e e altri p r o t a g o n i s t i d e l l ' i m p r e s a di Alessandria) e p e r il quale professavano stima. Messe p r e s e il posto di Ambrosio c o m e C a p o di Stato Maggiore g e n e r a le, B e r a r d i - un a l t r o r e d u c e dalla p r i g i o n i a - quello di Roatta c o m e C a p o di Stato Maggiore dell'Esercito. Ad Ambrosio fu dato il c o n t e n t i n o della carica di ispettore g e n e r a le di un esercito che in definitiva n o n c'era. Restava lo scoglio del g o v e r n o . A n c h e qui la fantasia italiana n e l l ' e s c o g i t a r e f o r m u l e i n e d i t e si d i m o s t r ò fervida. Poiché i politici di r a n g o n o n volevano accettare, e p e r di più n e s s u n o aveva destituito i ministri a b b a n d o n a t i a R o m a dai fuggiaschi di Pescara, fu deciso che quei ministri sarebb e r o rimasti teoricamente in carica, e che di conseguenza si formasse un m i n i s t e r o di soli sottosegretari, abilitati tuttavia, con appositi provvedimenti, ad agire c o m e ministri. La formula fu varata dal Re e da Badoglio I T I n o v e m b r e q u a n do Vittorio E m a n u e l e I I I compiva 73 a n n i («Alla m e n s a del G o v e r n o - scrisse P u n t o n i - A c q u a r o n e ha fatto p o r t a r e lo s p u m a n t e m a n e s s u n o , n e m m e n o i l C a p o del g o v e r n o , h a sentito il d o v e r e di b r i n d a r e alla salute di Sua Maestà. L'ho fatto io, allora, g u a r d a n d o in faccia tutti ma soprattutto Badoglio che sembrava seccato e imbarazzato»). I sottosegretari e r a n o dei tecnici, quasi n e s s u n o n o t o , t r a n n e il professor E p i c a r m o C o r b i n o , e c o n o m i s t a di v a l o r e , c h e a un c e r t o p u n t o voleva d e c l i n a r e l'incarico e ci r i p e n s ò d o p o le s u p pliche di Badoglio. Il sottosegretario alla Giustizia, Giusep70
pe De Santis, p r o c u r a t o r e generale a Bari, aveva p r e s i e d u t o a n n i p r i m a u n a commissione p e r l'invio al confino di antifascisti, e il caso volle che s'incontrasse, u s c e n d o dall'ufficio di Badoglio, con Dino Philipson, u n a delle sue «vittime». Philip s o n r u p p e il gelo che s'era creato con u n a risata, e il m a r e sciallo evitò un altro «caso» spinoso. I sottosegretari, nella loro p r i m a r i u n i o n e del 24 n o v e m b r e , tolsero finalmente dalle formule ufficiali il riferimento al R e g n o d'Albania e a l l ' I m p e r o d'Etiopia, e q u i n d i avviarono la defascistizzazione istituzionale dello Stato, e l ' e p u r a zione. Tutti i «fascisti responsabili della s o p p r e s s i o n e delle libertà politiche ed individuali» furono dichiarati i n d e g n i di esercitare i diritti politici, fu decisa la revisione dell'intera legislazione del v e n t e n n i o «per uniformarla ai princìpi ispiratori della gloriosa tradizione giuridica italiana», revisione «già iniziata con l'abolizione della p e n a di m o r t e , delle leggi razziali e delle disposizioni c h e l i m i t a n o il d i r i t t o di famiglia». Fu a n c o r a deliberato: «Di assicurare alla giustizia militare i responsabili di c o d a r d i a di fronte al nemico, i fascisti che h a n n o i m p u g n a t o a r m i fratricide, c o m m e s s o violenza c o n t r o p e r s o n e o cose o c o m u n q u e collaborato con t r u p p e ed autorità tedesche d o p o la dichiarazione di armistizio»; di a n n u l l a r e n o m i n e e p r o m o z i o n i d o v u t e a meriti fascisti; di e l i m i n a r e da t u t t e le a m m i n i s t r a z i o n i i fascisti riconosciuti colpevoli di attentati alla libertà individuale; di r i a m m e t t e r e nelle stesse amministrazioni i licenziati o congedati p e r m o tivi politici. II R e g n o del Sud vivacchiava così con un semigoverno di vice-ministri: e, b e n c h é d i s p o n e s s e di d u e marescialli e di molti g e n e r a l i , n o n aveva i n effetti u n Esercito d e g n o d i questo n o m e , i cui soldati n o n venissero a d d e t t i ad umilianti e faticosi lavori di retrovia. Ne avevano i m p e d i t o la resurrezione sia le diffidenze alleate - s o p r a t t u t t o inglesi - sia lo scarso slancio del Re e di Badoglio, sia la stanchezza m a t e riale e m o r a l e della popolazione, delusa o k r e t u t t o dai lenti p r o g r e s s i delle offensive a n g l o - a m e r i c a n e , bloccate infine 71
sulla linea Gustav a Cassino, cosicché la conquista di R o m a , che pareva a p o r t a t a di m a n o , si allontanò indefinitamente. A fine n o v e m b r e Eisenhower era v e n u t o in Italia a visitar e A l e x a n d e r nel suo Q u a r t i e r g e n e r a l e d i S a n t o Spirito p r e s s o Bari (la stessa Bari fu sottoposta dai tedeschi, forse p r o p r i o p e r questo, a un d u r o b o m b a r d a m e n t o che fece vittime, distrusse o d a n n e g g i ò molti edifici, e affondò a l c u n e navi nel porto). Badoglio profittò dell'occasione p e r riincontrare, accompagnato da Messe e dal generale Sandalli, il Com a n d a n t e s u p r e m o alleato. Chiese p i ù a r m i , mezzi di trasporto, equipaggiamento p e r i reparti che si tentava di organizzare, e fu ascoltato in silenzio da Ike, m e n t r e A l e x a n d e r o p p o n e v a a questa p e r o r a z i o n e obbiezioni cortesi e gelide. Risultato zero. Le Forze A r m a t e italiane furono r a p p r e s e n tate, nelle successive battaglie, da q u e l l ' u n i c o r a g g r u p p a m e n t o motorizzato che agli ordini del generale Dapino, p r o veniente dagli alpini, finalmente stava p e r e n t r a r e in linea. La nascita di questo r e p a r t o - m e n o di cinquemila u o m i ni - e r a stata travagliata. Lo scudo s a b a u d o sulla m a n i c a e l ' i m m u t a t o g i u r a m e n t o di fedeltà al Re a v e v a n o i r r i t a t o i partiti antifascisti, che v e d e v a n o in tutto questo un meschin o e s p e d i e n t e p r o p a g a n d i s t i c o della M o n a r c h i a . I l soldo misero - s o p r a t t u t t o in raffronto con quello degli Alleati n o n era fatto p e r galvanizzare la t r u p p a , il clima generale di sfacelo influenzava, in senso negativo, dei giovani designati al combattimento e al sacrificio. Tuttavia il r a g g r u p p a m e n t o resse, e, d o p o u n a esercitazione positiva il 25 e 26 n o v e m b r e , fu m a n d a t o alla p r o v a del fuoco l'8 dicembre. Era stato aggregato ad u n a divisione americana, ed aveva p e r obbiettivo M o n t e L u n g o , posizione d e t e r m i n a n t e p e r l'avanzata verso Cassino che la 5 a r m a t a si apprestava a lanciare. L'attacco italiano fu scatenato, ha scritto Agostino Degli Espinosa, «con la sicurezza che M o n t e Maggiore a sud-ovest di M o n t e L u n g o fosse già in m a n o a m e r i c a n a e che M o n t e S a m m u c r o e San Pietro, a nord-est, venissero c o n t e m p o r a n e a m e n t e attaccati dagli a m e r i c a n i stessi». In r e a l t à «gli a
72
americani avevano occupato la cima di M o n t e Maggiore ma i fianchi e r a n o ancora nelle m a n i dei tedeschi... in tal m o d o le fanterie italiane, trovatesi sotto un intensissimo fuoco imprevisto, d o p o aver subito gravi p e r d i t e dovettero ripiegare sulle posizioni di partenza, su queste resistettero con sforzo e s t e n u a n t e a un contrattacco tedesco... Il 16 d i c e m b r e , nel q u a d r o di u n ' a z i o n e g e n e r a l e m e g l i o organizzata, il r a g g r u p p a m e n t o conquistò e t e n n e l'obbiettivo fallito la p r i m a volta». La p r o v a n o n era stata fortunata, e le p e r d i t e ingenti ( U m b e r t o di Savoia, d o p o aver l a m e n t a t o la s p r o p o r z i o n e tra i compiti assegnati al r a g g r u p p a m e n t o e le sue forze, le valutò in 4 0 0 caduti): e il 22 d i c e m b r e il g e n e r a l e D a p i n o dovette chiedere il ritiro dell'unità, stremata, dal fronte. Ma ufficiali e soldati si e r a n o battuti b e n e . Al di là degli elogi ufficiali - il generale americano Clark telegrafò a Badoglio che «la ferrea volontà dei soldati italiani... p u ò b e n essere presa ad esempio da tutti i popoli e u r o pei che c o m b a t t o n o l'oppressione tedesca» - vi furono riconoscimenti n o n di maniera. Il Times scrisse che le t r u p p e italiane « h a n n o sofferto p e r d i t e pesanti, u n a circostanza che è stata messa a carico della inabilità nelle p r i m e fasi dell'attacco. Fu tuttavia u n a p r o d e inabilità». Del r e s t o , se l'attacco del r a g g r u p p a m e n t o era stato in complesso sterile, l'intera offensiva della 5 a r m a t a a m e r i c a n a e della 8 britannica stagnava, bloccata dalla esperta tenacia di Kesselring. A questo stallo, a l m e n o p e r qualche settimana, s e m b r a v a n o del resto rassegnati gli stessi Alleati che, a v e n d o o r m a i lo s g u a r d o intento al g r a n d e sbarco in Francia, relegavano il fronte italiano in second'ordine. Se ne a n d a v a n o i c o m a n d a n t i più p r e stigiosi, Eisenhower che assumeva le sue n u o v e funzioni di organizzatore del colpo di maglio decisivo alla fortezza Eur o p a , e M o n t g o m e r y che sarebbe stato il suo secondo. Maitland Wilson a s s u m e v a il c o m a n d o del s e t t o r e M e d i t e r r a n e o , in sostituzione di Eisenhower, e A l e x a n d e r quello delle forze alleate in Italia. a
a
73
Il «governo dei sottosegretari», che aveva consentito a Badoglio di tirare avanti alla meglio, ebbe pessima accoglienza da p a r t e della s t a m p a e degli a m b i e n t i politici. I p i ù b e n e voli lo definirono «un espediente». Sforza continuava a tuon a r e , accusando Badoglio di avere « m a n d a t o in linea quattromila u o m i n i m e n t r e nel Mezzogiorno vi sono molte migliaia di u o m i n i , sbandatisi d o p o l'8 settembre, che p o t r e b b e r o diventare quasi un esercito», ma i generali e colonnelli del Re che a v r e b b e r o d o v u t o c o m a n d a r l i n o n d a v a n o affid a m e n t o (il conte si faceva illusioni sulla disponibilità di sold a t i c h e a v e v a n o vissuto i g i o r n i d e l «tutti a casa»). C r o c e n o n t u o n a v a , ma i suoi inviti, a p p a r e n t e m e n t e pacati, alla abdicazione di Vittorio E m a n u e l e I I I (accennò tra l'altro alla eventualità di d a r e la Reggenza a Maria J o s é , «la sola che si sia t e n u t a da p i ù a n n i in r e l a z i o n e c o n gli antifascisti, e con me a d d i r i t t u r a dal 1931») e r o d e v a n o i r r e p a r a b i l m e n t e il poco credito della M o n a r c h i a . Il filosofo n e g ò che p e r la rinuncia di Vittorio E m a n u e l e I I I si dovesse a s p e t t a r e un r e f e r e n d u m : «L'abdicazione - dichiarò a Radio Napoli il 14 d i c e m b r e - d o v e v a s o r g e r e , ed e r a a s p e t t a t a da p i ù mesi, s p o n t a n e a nella coscienza del Re, p e r effetto della sua sensibilità m o r a l e , ed essere attuata senza attesa di altrui giudizio.» L'Italia liberata si avviò così, in u n a atmosfera di p r e c a rietà politica, di umiliante vassallaggio, di d i s o r d i n e , miseria e fame, alla fine di q u e l 1943. C o n a r r o g a n z a di occupanti e di vincitori - di tutti gli occupanti e di tutti i vincitori - gli a n g l o - a m e r i c a n i a v e v a n o p r o c e d u t o a requisizioni massicce di alloggi, cosicché «possedere u n a stanza da bag n o passabilmente attrezzata e r a un pericolo». I soldati alleati e r a n o i ricchi d e l m o m e n t o , e gli italiani i p o v e r i . «A Bari - ricordava Degli Espinosa - nei caffè di corso Vittorio, militari delle Nazioni Unite bevevano e m a n g i a v a n o a g r u p pi, m e n t r e tutto a t t o r n o parecchi bambini si stringevano in cerchio, p o s a n d o gli occhi brillanti di cupidigia sui piatti di dolci. A volte, con mossa r e p e n t i n a , un b a m b i n o si scagliava 74
su u n o di questi piatti, e fuggiva inseguito dal militare d e r u bato. In previsione di questi furti i camerieri facevano pagare le c o n s u m a z i o n i all'atto della c o n s e g n a . . . A volte nelle piazze soldati inglesi dritti su c a m i o n fermi b u t t a v a n o gallette e biscotti a folle di bambini e di d o n n e , e ridevano delle zuffe che e s p l o d e v a n o ai loro piedi. Gli u o m i n i occupati nei magazzini alleati raccontavano della feroce sorveglianza esercitata dai soldati negri armati di l u n g h e fruste.» Era l'Italia degli sciuscià (i lustrascarpe il cui n o m i g n o l o d e r i v ò , è n o t o , dalle p a r o l e inglesi shoe-shine), delle s t r a d e off-limits, vietate ai militari alleati p e r c h é vi si t r o v a v a n o i bordelli, dei furti endemici ai rifornimenti - con la complicità della stessa t r u p p a alleata, a Napoli si calcolava che un terzo delle merci sbarcate p r e n d e s s e il volo - degli interventi di M P , gli u o m i n i della Military Polke, p e r r i d u r r e alla rag i o n e , c o n m a n g a n e l l a t e d i s t r i b u i t e i m p a r z i a l m e n t e , gli ubriachi. Incentivata dalla p o v e r t à , la prostituzione dilagava, nelle forme più sfrontate ed indecorose. I sottosegretari di Brindisi t e n t a v a n o di istituire u n a p a r v e n z a di autorità, m a d o v e v a n o r i s p o n d e r e alla convocazione d i u n qualsiasi c a p i t a n o inglese in v e n a di a u t o r i t a r i s m o . I s o t t o s e g r e t a ri-ministri avevano g r a n difficoltà a trovare locali p e r gli uffici, e automezzi p e r muoversi: tanto più che - a n a l o g a m e n te a q u a n t o e r a avvenuto nel n o r d p e r la repubblica mussoliniana - i dicasteri e r a n o disseminati in varie città, la Marina a T a r a n t o , la G u e r r a e gli I n t e r n i a Lecce, l'Economia, le Ferrovie, le Poste, la Giustizia, i Lavori Pubblici, l'Aeronautica a Bari. A Bari e r a a n c h e l'ufficio s t a m p a del g o v e r n o , d o v e l a v o r a v a n o , tra gli altri il p o e t a Diego C a l c a g n o , Gabriele Baldini, Alba de Cespedes, Antonietta Drago. Lo dirigeva Filippo Naldi, t o r n a t o da un esilio v e n t e n n a l e in Francia, poi accusato del tutto i n f o n d a t a m e n t e dagli azionisti di essere stato coinvolto nel delitto Matteotti, e costretto alle dimissioni. C o n prosa tipica del t e m p o LItalia del Popolo, org a n o a p p u n t o del Partito d'azione, aveva insinuato che Naldi, c o m m i s s a r i o delle i n f o r m a z i o n i , volesse r i n v e r d i r e le 75
p r a t i c h e del «non dimenticato c o r r u t t o r e di D r o n e r o (Giolitti)» o a d d i r i t t u r a del «funesto b u r a t t i n a i o di P r e d a p p i o » . Naldi, cui spettava a n c h e il c o m p i t o di d a r e l'imprimatur ai quotidiani, lesse in anticipo l'attacco, e lo a p p r o v ò senza batter ciglio, congratulandosi anzi con il direttore dell'Italia del Popolo, avvocato Pastina, «per il suo giornale che leggo semp r e con g r a n d e profitto». Gli a n g l o - a m e r i c a n i p r o s e g u i v a n o la loro l e n t a c a m p a g n a d'Italia, e il 22 g e n n a i o a z z a r d a r o n o quello sbarco di Anzio che nelle intenzioni di Churchill avrebbe d o v u t o essere un «gatto selvatico» p r o n t o a graffiare e m o r d e r e nelle retrovie tedesche. Il gatto si rivelò piuttosto domestico, il 6° c o r p o d ' a r m a t a a m e r i c a n o fu costretto in un p e r i m e t r o angusto e la linea Gustav di Kesselring, incernierata su Cassin o , n o n cedette. L'Alto c o m a n d o badogliano aveva trasmesso al colonnello Montezemolo della resistenza r o m a n a , subit o d o p o l ' a n n u n c i o dello sbarco, l ' o r d i n e d i «lottare c o n ogni mezzo possibile e con tutte le forze», t r a s c u r a n d o la p o litica fino a q u a n d o la Città e t e r n a fosse stata liberata. Ma q u e l l ' o r a si rivelava assai più l o n t a n a di q u a n t o quest'Alto c o m a n d o piuttosto disinformato riuscisse a pronosticare. M a n c a n d o s e m p r e al R e g n o la sua capitale n a t u r a l e , si pensava a l m e n o di trasferire la capitale provvisoria da Brindisi ad u n a città che attestasse l'allargamento della giurisdizione b a d o g l i a n a , in effetti limitata, fino a q u e l m o m e n t o , alle q u a t t r o province della Puglia. Ma il p r o b l e m a n o n era solo logistico o amministrativo: era di politica internazionale. I territori che via via si a n d a v a n o a g g i u n g e n d o al R e g n o e r a n o liberati o occupati? E il R e g n o era s e m p r e ex-nemico, o cobelligerante, o alleato? N o n si trattava di fare i conti con gli anglo-americani e basta: si trattava di farli con quel Consiglio consultivo nel quale sovietici e francesi avevano voce in capitolo. Eisenhower - ancora in carica p r i m a di trasferirsi a L o n d r a p e r p r e p a r a r e l o sbarco i n N o r m a n d i a - p r o p o s e c h e passasse alla amministrazione italiana tutto il territorio a sud 76
della linea Salerno-Bari, incluse le isole: il che lasciava alla totale gestione alleata p r o p r i o quelle città, N a p o l i o Salerno, in cui il g o v e r n o aveva intenzione di trasferirsi. Il Consiglio consultivo fu convocato a Napoli il 10 gennaio. Il sovietico Viscinski, a n n o t ò Macmillan «aveva u n a grossa s q u a d r a di segretari, contact-men, i n t e r p r e t i ecc. A p p e n a arrivati, la m a g g i o r p a r t e disparve, i n d u b b i a m e n t e p e r cercare i c o m u nisti italiani, e r i c o m p a r v e solo q u a n d o fu il m o m e n t o di ripartire». Alla r i u n i o n e fu ammesso a n c h e Badoglio, che s'illudeva di p o t e r r e g o l a r m e n t e partecipare, a p i e n o titolo, ai lavori: ma su questo p u n t o fu presto disingannato. Il m a r e sciallo lesse un d o c u m e n t o a l q u a n t o prolisso e p o m p o s o , c h e magnificava l ' a p p o r t o dell'Italia alla c o n d o t t a della g u e r r a , e ometteva - p e r c h é n o n poteva farlo - di d a r e indicazioni c o n c r e t e s u l l ' a t t e g g i a m e n t o d i Vittorio E m a n u e l e I I I , e sulla sua a b d i c a z i o n e . Alla fine disse: «Mi si c h i e d e quale è e quale p o t r e b b e essere il nostro concorso, ma io ho u n a d o m a n d a da fare a voi, m e m b r i della C o m m i s s i o n e consultiva, se cioè a questo tavolo seggo come amico o come n e m i c o » . Gli rispose a n o m e di tutti, c o g l i e n d o la palla al balzo, Viscinski, e assicurò Badoglio che la sua p e r s o n a e r a c o n s i d e r a t a «quella di un amico»: r i p e t e n d o g l i poi a q u a t tr'occhi che I ' U R S S voleva u n ' I t a l i a libera e forte, e che lui, Viscinski, avrebbe p r e s o d i r e t t a m e n t e contatto con il governo di Badoglio. Del maresciallo riconosceva il «patriottismo realistico». Q u e s t o a t t e g g i a m e n t o p r e f i g u r ò la successiva tattica «morbida» d e l l ' U R S S : tattica n o n c o n t r a d d e t t a - le parole sono parole e gli affari sono affari - dalla insistenza sovietica p e r avere u n a p a r t e della flotta. C o n miopia politica p a r i soltanto alla loro inerzia bellica i g o v e r n i inglese e a m e r i c a n o a v e v a n o i n t a n t o a p p r o n t a t o , grazie all'opera dei loro consiglieri legali, un piano di restituzione di province alla sovranità italiana che n o n solo continuava ad escludere Napoli e Salerno, ma ventilava supervisioni politiche - e lottizzatrici - sull'amministrazione italiana, in forza delle quali i greci a v r e b b e r o p o t u t o sovrinten78
d e r e sulla Puglia, gli iugoslavi su mezza Valle Padana, i francesi sulla L i g u r i a e sul P i e m o n t e , e così via. E i s e n h o w e r e Bedell S m i t h ne f u r o n o costernati, Macmillan si p r e c i p i t ò da Churchill. D o p o un laborioso negoziato Badoglio ottenne - si e r a arrivati a fine g e n n a i o del 1944 - che il suo governo riacquistasse la sovranità, o a l m e n o la amministrazione, su tutti i territori posti sotto u n a linea che passava a nord di Salerno e di Foggia. Il 27 gennaio l'Italia fu f o r m a l m e n t e riconosciuta «territorio liberato» e in quegli stessi giorni la s e d e del g o v e r n o fu trasferita a S a l e r n o . L'11 febbraio div e n n e operativo il «trapasso dei poteri». L'annuncio che Sal e r n o e r a d i v e n t a t a capitale provvisoria g i u n s e in città, ha osservato Degli Espinosa, « m e n t r e u n a triste dimostrazione di d o n n e p i a n g e n t i protestava in piazza p e r la m a n c a t a distribuzione del pane». Il Re si sarebbe stabilito, fu deciso, a Ravello, nella villa d e i m a r c h e s i di S a n g r o . A fine d ' a n n o Vittorio E m a n u e l e si era u n a volta di p i ù crucciato con Badoglio c h e , in un messaggio a u g u r a l e agli italiani, l'aveva ignorato. Il 28 e 29 gennaio i partiti antifascisti t e n n e r o nel Teatro Piccinni di Bari, r i c o r r e n d o il ventesimo anniversario della uccisione di Matteotti, un C o n g r e s s o che aveva u n a chiara i m p r o n t a antimonarchica. L'aveva p r e c e d u t o di pochi giorni, a T a r a n t o , un r a d u n o di e x - c o m b a t t e n t i , concluso «da n u m e r o s i discorsi patriottici e da entusiastiche manifestazioni di fede monarchica»: un o r d i n e del g i o r n o a p p r o v a t o da questi r e d u c i a n c o r a fedeli al Re sosteneva che «l'immin e n t e C o n g r e s s o r a p p r e s e n t a u n i c a m e n t e il p e n s i e r o di limitati g r u p p i politici». I n u n c e r t o senso e r a vero, p e r c h é nell'Italia martoriata, affamata e affranta di quei mesi le necessità della sopravvivenza quotidiana facevano di g r a n lunga p r e m i o sull'impegno ideologico. Ma anche i delegati degli ex-combattenti, con la loro tronfia retorica, rispecchiavano b e n poco l ' i m m a g i n e del paese. C o n gesto diffidente, il g o v e r n o Badoglio n o m i n ò a Bari, p r o p r i o nella i m m i n e n z a del C o n g r e s s o antifascista, un s o v r i n t e n d e n t e speciale al79
l ' o r d i n e pubblico nella p e r s o n a del g e n e r a l e Pietro Cazzerà, c h e e r a stato fatto p r i g i o n i e r o in Africa O r i e n t a l e , e da poco rimpatriato: talché i diffidenti notabili dei partiti di sinistra p a r l a r o n o di «prò dittatore» e di sabotaggio al C o n gresso, la cui a p e r t u r a ebbe u n a cornice i m p o n e n t e di forze di polizia italiane e alleate. I delegati e r a n o stati limitati a 120, e ascoltarono con ris p e t t o , e t r a gli a p p l a u s i , un nobile discorso di B e n e d e t t o Croce, che n o n si tolse il cappotto, salendo alla tribuna, p e r c h é il r i s c a l d a m e n t o e r a insufficiente. Il vecchio filosofo p o r t ò il d r a m m a italiano in u n a sfera alta e rarefatta di concetti, disse che «la p r e s e n t e g u e r r a n o n è u n a g u e r r a tra p o poli ma u n a g u e r r a civile: e più esattamente ancora n o n u n a g u e r r a di interessi economici e politici ma u n a g u e r r a di religione» cosicché gli antifascisti italiani a v e v a n o p o t u t o distaccarsi dal d o v e r e di d e s i d e r a r e la vittoria del loro paese. Sforza fu sdegnoso ed egocentrico, e affermò tra l'altro che la colpa del Re e r a m a g g i o r e di quella di Mussolini p e r c h é al p r i m o lui, Sforza, aveva m a n d a t o un avvertimento scritto alla vigilia dell'intervento, e al secondo n o . Seguì u n a m a r e a di interventi, e q u i n d i un acceso dibattito p e r c h é le sinistre volevano un o r d i n e del g i o r n o violento, e ad esso si o p p o n e v a n o i m o d e r a t i . Il c o m p r o m e s s o fu r a g g i u n t o su un d o c u m e n t o che considerava « p r e s u p p o s t o innegabile della ricostruzione m o r a l e e materiale italiana l'abdicazione i m m e diata del Re, responsabile delle sciagure del paese»; proclamava il Congresso «espressione vera e unica della volontà e della forza della nazione»; chiedeva fosse formato un governo «con i p i e n i p o t e r i d e l m o m e n t o di eccezione e c o n la partecipazione di tutti i partiti r a p p r e s e n t a t i al Congresso». Ancora u n a volta e r a stato posto sul t a p p e t o - e o r m a i in m a n i e r a indilazionabile - il p r o b l e m a istituzionale. Vittorio E m a n u e l e I I I rifiutava, con cocciutaggine patetica, l'abdicazione, ed e r a confortato in q u e s t a resistenza dai m a l d e s t r i consigli di A c q u a r o n e che sentenziava: «Il Sovrano n o n int e n d e c e d e r e alle imposizioni di u n a m i n o r a n z a . Se gli Al80
leati vogliono che abdichi bisogna che glielo i m p o n g a n o . In tal caso tutte le responsabilità r i c a d r a n n o , n a t u r a l m e n t e , su di loro e su n e s s u n altro». Badoglio fingeva di n o n i m p e n sierirsi p e r la bufera, e proseguiva nella sua azione «normalizzatrice». A Salerno aveva formato un g o v e r n o di ministri e n o n di sottosegretari - furono finalmente dichiarati decad u t i i m i n i s t r i c h e e r a n o stati a b b a n d o n a t i a R o m a - c h e potè c o n t a t e su qualche n u o v o n o m e di spicco, come quello di Vincenzo Arangio-Ruiz alla Giustizia. U n a volta di più i ministri f u r o n o sparpagliati - alcuni r e s t a r o n o a d d i r i t t u r a in Puglia - e i funzionari d o v e t t e r o sobbarcarsi l u n g h i tragitti sulle s t r a d e intasate dal traffico militare e, a n c o r p i ù , dal febbrile andirivieni dei piccoli e g r a n d i trafficanti o semplicemente di gente in cerca di provviste. «Era u n a lotta dell'intera collettività retrocessa a secoli lontani. I piccoli centri rurali si r i n c h i u d e v a n o in u n a p o v e r a autarchia alimentare, i g r a n d i centri u r b a n i c o m e Napoli r i c o r r e v a n o a primitivi mezzi di c o m m e r c i o e di t r a s p o r t o . U o m i n i e d o n n e stimolati dalla miseria lasciavano in carovane le città e t o r n a v a n o d o p o quindici, venti giorni con un carico di farina, c a r n e e legumi. D u e o tremila lire e r a n o sufficienti a costituire il capitale d'esercizio cosicché quasi tutti e r a n o primitivi commercianti, o lo divenivano in breve.» E n t r o q u e s t a c o r n i c e di convulso squallore, le teste fini del R e g n o del Sud si arrovellavano p e r escogitare la formula che estromettesse il Re riluttante senza costringerlo a fare ciò che a s s o l u t a m e n t e n o n voleva, ossia ad a b d i c a r e . Posto così il p r o b l e m a , n e s s u n o e r a in g r a d o di risolverlo meglio di Enrico De Nicola, la cui sapienza giuridica si accoppiava a un piacere quasi voluttuoso p e r la ricerca di cavilli sublimi. D o p o ripetuti incontri con Vittorio E m a n u e l e , De Nicola mise a p u n t o il p r o g e t t o della Luogotenenza, che avrebbe spogliato il Re delle sue prerogative trasferite a U m b e r t o di Savoia senza c o s t r i n g e r l o a d a b d i c a r e : p r o g e t t o c h e e b b e l'assenso di Sforza. Q u e s t a e r a la successione degli avvenim e n t i prevista da De Nicola: 81
a) a n n u n z i o i m m e d i a t o di Vittorio E m a n u e l e che, liberata Roma, Umberto sarebbe designato Luogotenente con p i e n i p o t e r i m e n t r e egli stesso c o n s e r v a v a solo il titolo di Re, ritirandosi a vita privata; b) u n a volta a R o m a il Re p r o c e d e r à d i r e t t a m e n t e verso la sua villa, senza recarsi al Quirinale; c) il g o v e r n o Badoglio si d i m e t t e r e b b e lo stesso giorno e U m b e r t o c h i a m e r e b b e subito il candidato dei partiti centristi a p r i m o ministro p e r f o r m a r e il g o v e r n o . Q u e s t o governo che e n t r e r e b b e in funzione sarebbe già stato c o n c o r d a t o p r i m a di arrivare a Roma. Il principio della L u o g o t e n e n z a rimase fermo. Ma a m o dificare a l q u a n t o le ipotesi più p r o p r i a m e n t e politiche int e r v e n n e r o svariati avvenimenti: tra gli altri il r i t o r n o in Italia di Ercole Ercoli, alias Palmiro Togliatti.
CAPITOLO QUINTO
IL PROCESSO
La R e p u b b l i c a di Salò volle d a r s i a n c h e i s t i t u z i o n a l m e n t e un volto socialista. Era q u e s t a l'ultima d i s p e r a t a carta dell'ultimo disperato Mussolini, che ne affidò la realizzazione a un Congresso del Partito, convocato p e r il 14 n o v e m b r e in un salone di Castelvecchio, a Verona. L'assemblea voleva essere il p r o l o g o di u n a C o s t i t u e n t e . Pavolini precisò infatti c h e essa a v r e b b e d o v u t o p r o n u n c i a r s i «sui p i ù i m p o r t a n t i p r o b l e m i statali e su quelle n u o v e realizzazioni da r a g g i u n g e r e nel c a m p o del lavoro l e quali, p i ù p r o p r i a m e n t e che sociali, n o n abbiamo alcuna p e r i t a n z a a definire socialiste». Il m a n i f e s t o del n u o v o fascismo c o m p r e n d e v a 18 p u n t i , frutto di u n a puntigliosa elaborazione. Sembra certo che alla p r i m a stesura avesse posto m a n o Mussolini basandosi su un canovaccio di Nicola Bombacci. Era costui un r o m a g n o l o , maestro c o m e Mussolini, e come lui in gioventù socialista massimalista. Poi, m e n t r e Mussolini veleggiava verso l'interventismo e fondava il fascismo, Bombacci a d e r ì al n e o n a t o Partito comunista, nelle cui file fu eletto d e p u t a t o . Dal pei fu espulso nel 1927, e vivacchiò successivamente in posizione equivoca: un rivoluzionario di sinistra fiancheggiatore del regime. O r a riappariva in piena luce, c o m e consigliere del D u c e . La sua figura profetica capelli bianchi e folti un p o ' disordinati, b a r b a i m p o n e n t e acquistò rilievo nella R e p u b b l i c a di Salò. B o m b a c c i contin u a v a a professarsi difensore del proletariato, il che lo metteva in sintonia con gli aneliti populisti del fascismo risorto e a q u e s t a i m p o s t a z i o n e a d e r i v a il d o c u m e n t o c h e aveva p r e p a r a t o . I l testo subì c a m m i n f a c e n d o varie m o d i f i c h e , 83
a n c h e p e r i n t e r v e n t o d i r e t t o del p r o c o n s o l e tedesco R a h n che a t t e n u ò «le originarie t e n d e n z e molto a c c e n t u a t a m e n t e socialiste nell'interesse del m a n t e n i m e n t o della i m p r e s a privata nella p r o d u z i o n e bellica» e cancellò «un p u n t o inserito dal Duce sulla preservazione della integrità territoriale». Di q u e s t o i tedeschi n o n volevano sentir p a r l a r e ; avevano già s o s t a n z i a l m e n t e a n n e s s o la Venezia Giulia, l'Alto Adige, e inoltre Zara, F i u m e , Spalato, C a t t a r o , e s p i n g e v a n o le loro superstiti ambizioni b e n oltre. Basterà citare un a p p u n t o di Gòbbels: «Col F ù h r e r ho affrontato u n a q u e s t i o n e seria e i m p o r t a n t e , d o m a n d a n d o g l i fin dove i n t e n d a e s p a n d e r e il t e r r i t o r i o d e l Reich. S e c o n d o l a sua idea, noi d o v r e m m o a v a n z a r e fino ai confini del Veneto, e il Veneto stesso d o vrebbe essere incluso nel Reich in forma a u t o n o m a » . Subite queste l i m a t u r e e c e n s u r e , i 18 p u n t i e b b e r o il sì definitivo di Mussolini, cui e r a n o stati sottoposti d o p o un suo breve soggiorno alla Rocca delle Caminate. Il d o c u m e n to mescolava c u r i o s a m e n t e fascismo e socialismo, g a r a n t i s m o e a u t o r i t a r i s m o . Esso p r o m e t t e v a , a n z i t u t t o , c h e u n a futura vera Assemblea costituente avrebbe dovuto dichiarare la d e c a d e n z a della Monarchia e p r o c l a m a r e la Repubblica sociale, il cui capo sarebbe stato eletto «dai cittadini» ogni cinque anni. Venivano q u i n d i sanciti il diritto del cittadino a riottenere la libertà d o p o sette giorni di arresto senza incrim i n a z i o n e , e l ' i n d i p e n d e n z a della m a g i s t r a t u r a . Nella Rep u b b l i c a sociale si s a r e b b e r o svolte r e g o l a r i elezioni ma il Partito s a r e b b e rimasto unico: l ' a p p a r t e n e n z a ad esso n o n sarebbe stata tuttavia richiesta p e r nessun ufficio o impiego. Religione di Stato la cattolica, rispetto p e r gli altri culti. Agli ebrei sarebbe spettato lo «status» di stranieri, e p e r la d u r a t a della g u e r r a sarebbero stati considerati di nazionalità nemica. In politica estera la Repubblica sociale avrebbe perseguito l'ideale di u n a c o m u n i t à e u r o p e a risoluta a r e s p i n g e r e gli intrighi britannici. S a r e b b e r o stati a n c h e realizzati «l'abolizione del sistema capitalistico i n t e r n o e la lotta c o n t r o le plutocrazie mondiali». La Repubblica sociale si sarebbe «fonda84
ta i n n a n z i t u t t o sul lavoro m a n u a l e tecnico e intellettuale» ma «la p r o p r i e t à privata sarebbe stata garantita dallo Stato». Il g i o r n o p r i m a che il Congresso si aprisse Mussolini scrisse che con la n u o v a C a r t a «il fascismo, liberato da t u t t o quell'orpello che ha rallentato la sua m a r c i a e d a i t r o p p i c o m promessi che le circostanze lo h a n n o obbligato ad accettare, è r i t o r n a t o alle sue origini rivoluzionarie in tutti i settori, e p a r t i c o l a r m e n t e in quello sociale». Al C o n g r e s s o Mussolini d i e d e il suo viatico, ma n o n la sua presenza. Sentiva che quell'assemblea di desesperados sarebbe stata t u m u l t u o s a e critica, e che n e p p u r e il suo personale prestigio a v r e b b e p o t u t o r i s p a r m i a r g l i frecciate. Agli intervenuti indirizzò un p r o c l a m a che a m a r a m e n t e riconosceva: «Non a b b i a m o p i ù nulla, tutto è da ricominciare. Ci r i m a n e soltanto la volontà a c c o m p a g n a t a da u n a dogmatica fede. Bisogna passare il più r a p i d a m e n t e possibile da paese i n e r m e a paese combattente». Assente il Duce, Pavolini p r e siedette la discussione, spalleggiato da Renato Ricci. Il truce C o s m i n aveva p r e d i s p o s t o il servizio d ' o r d i n e , assicurato con rozzezza da militi in maglione n e r o . In quell'atmosfera eccitata - di u n a Convenzione suicida - era assai scarso il rispetto p e r le gerarchie, e qualche notabile del vecchio fascismo lo s p e r i m e n t ò a sue spese (ha r i c o r d a t o Bocca nel suo La repubblica di Mussolini che un generale della Milizia cercò di sedersi nelle p r i m e file, ma fu affrontanto da Cosmin che gridò: «O torni indietro o ti faccio b u t t a r e fuori»). N o n u n o degli oratori, n e p p u r e Pavolini, riuscì a p a r l a r e senza essere c o n t i n u a m e n t e i n t e r r o t t o dai delegati delle varie federazioni, tra i quali gli squadristi antemarcia e r a n o mescolati a giovani fanatici acquisiti di recente al fascismo. In quel torbido dibattito le invocazioni alla v e n d e t t a contro i traditori del G r a n Consiglio, e s o p r a t t u t t o c o n t r o Cian o , fecero da c o n t r a p p u n t o ai propositi di rifondazione del Partito. Fu invocata la costituzione di un Tribunale speciale che giudicasse i «rinnegati» del 25 luglio, e Pavolini p r o m i s e di «portare questo voto al Duce, unico c o m p e t e n t e a decide85
re». I congressisti volevano il partito unico, e l'esercito politico, n o n di mestiere. Il segretario del Partito di C o m o chiese maggiori p o t e r i p e r la Milizia («non vogliamo più essere fregati») e l'esteta Pavolini s'indispettì. «Queste sono espressioni da caserma», disse. «Questa è u n a caserma» fu l'aspra replica. L'approvazione dei 18 p u n t i o t t e n n e u n a sbrigativa u n a n i m i t à , ma p e r il resto il Congresso si perse in battibecchi, e n o n risolse n e s s u n o dei veri n o d i del m o m e n t o , a cominciare dalla funzione del Partito e da quella dell'Esercito. C o m m e n t a n d o , con il s e g r e t a r i o Dolfin, la conclusione dei lavori, Mussolini disse: «E stata u n a bolgia vera e p r o pria. Molte chiacchiere confuse, p o c h e idee chiare e precise. Si sono m a n i f e s t a t e le t e n d e n z e p i ù s t r a n e , c o m p r e s e quelle comunistoidi... E nessuno, dico n e s s u n o di questi che h a n n o un bagaglio di idee da agitare, viene da me p e r chied e r m i di combattere. E al fronte che si decidono le sorti della r e p u b b l i c a , e n o n c e r t o nei congressi». Il Partito, c o n i suoi 250 mila iscritti («sono quantità e n o n qualità» aveva rilevato Buffarini Guidi) r i m a n e v a un'accozzaglia di c o r r e n t i e c o m p o n e n t i e t e r o g e n e e . A n c o r a Buffarini G u i d i n o t a v a che «moltissimi iscritti, soprattutto i più in vista, r a p p r e s e n tano lo scarto di quello che fu il Partito fascista nel passato, e s o n o r i g u a r d a t i dalle p o p o l a z i o n i c o n d i s g u s t o , c o n disprezzo, e qualche volta con vero e p r o p r i o terrore». V ' e r a stato, d u r a n t e il Congresso, un i n t e r m e z z o d r a m matico. Pavolini si alzò, chiese silenzio, e a n n u n c i ò c h e «il commissario federale di Ferrara, che avrebbe dovuto essere qui con noi, il c a m e r a t a Ghisellini, tre volte medaglia d'arg e n t o , tre volte medaglia di b r o n z o , è stato assassinato con sei colpi di rivoltella». Dalla sala infiammata si alzarono grida di «tutti a Ferrara, vendichiamolo con il sangue». A stento Pavolini i n d u s s e l'assemblea a p r o s e g u i r e i lavori, p r o m e t t e n d o che «quello che bisognerà fare sarà fatto, sarà ordinato, e lo faremo con il nostro stile spietato e inesorabile». Ghisellini e r a stato trovato, la testa trapassata da sei proiettili, nella sua Fiat 1100, sulla strada di Castel d'Argile 86
di C e n t o . Il prefetto Marola, il vicequestore Poli, il t e n e n t e dei carabinieri ebbero qualche perplessità sulla matrice partigiana dell'attentato p e r c h é i cristalli dell'auto risultavano f r a n t u m a t i d a l l ' i n t e r n o , e q u e s t o lasciava sospettare che lo sparatore fosse a fianco della vittima. Ghisellini n o n andava a genio anche ad alcuni ultra del fascismo, che gli rimproveravano d'essere m o d e r a t o . Q u a n d o i tre espressero i loro d u b bi ai fascisti che sopraggiungevano, p r o n t i alla rappresaglia, furono investiti da insulti, e trascinati nelle carceri di Ferrara. In poche ore ottantaquattro p e r s o n e cui e r a n o rivolte generiche accuse di antifascismo v e n n e r o rastrellate e a m m a s sate in u n o stanzone della caserma Littorio. Altri ostaggi fur o n o prelevati dalla p r i g i o n e . Undici s v e n t u r a t i v e n n e r o messi a morte, p a r t e in g r u p p o p a r t e alla spicciolata. F i n i r o n o p r e s t o , con q u e s t a strage, gli appelli alla concordia e l'illusione di alcuni fascisti che con la Repubblica se n o n socialista a l m e n o sociale, si potesse a r r i v a r e a u n a riconciliazione degli italiani. La g u e r r a civile dettò la sua legge s a n g u i n a r i a , i G A P c o l p i r o n o s e m p r e più a u d a c e m e n t e nelle città, tedeschi e fascisti r i s p o s e r o s e m p r e p i ù c r u d e l m e n t e . Il 25 n o v e m b r e i fascisti fecero i r r u z i o n e nella grande masseria di Praticello, tra C a m p e g i n e e Gattatico, vicino a Reggio Emilia, dove viveva la famiglia Cervi. E r a n o , i Cervi, dei fittavoli che si e r a n o insediati nel p o d e r e dal 1934: il p a d r e , Alcide, la m a d r e Genoveffa Cocconi, sette figli, il m a g g i o r e di 42 il più giovane di 22 a n n i . Nel loro cascinale i Cervi avevano dato ospitalità d o p o l'8 settembre a prigionieri e sbandati - e di questo venivano sospettati dalle autorità fasciste - ma avevano a n c h e organizzato azioni di squad r e p e r d i s a r m a r e i presidi fascisti. Il rastrellamento del 25 n o v e m b r e mirava p r o p r i o a snidare i prigionieri rifugiati a Praticello (vi furono infatti catturati un russo, d u e sudafricani, un francese gollista, un i r l a n d e s e , e un «rinnegato» italiano). I maschi della famiglia Cervi furono tutti trasferiti nelle carceri di San T o m m a s o , a Reggio Emilia. D u e giorni d o p o N a t a l e a B a g n o l o in P i a n o , nelle c a m p a g n e di Reg87
gio, v e n n e ucciso da un commando il segretario fascista Vinc e n z o O n f i a n i , e q u e s t o s e g n ò la c o n d a n n a a m o r t e , p e r rappresaglia, dei sette fratelli «rei confessi di violenze e aggressioni di carattere c o m u n e e politico, di connivenza e fav o r e g g i a m e n t o con e l e m e n t i antinazionali e comunisti». Il p a d r e n o n s e p p e della feroce strage fino a q u a n d o uscì di prigione. Altro sangue a Firenze dove il p r i m o dicembre fu «giustiziato» da tre partigiani il c o m a n d a n t e del distretto militare, colonnello Gobbi, e cinque ostaggi antifascisti p a g a r o n o con la vita. Il 18 d i c e m b r e c a d d e sotto il fuoco dei guerriglieri il f e d e r a l e di M i l a n o Aldo Resega, e in r i s p o s t a un p l o t o n e della L e g i o n e M u t i fucilò all'Arena di Milano n o v e «resistenti» che e r a n o nel carcere di San Vittore, e che un Tribunale speciale aveva sul t a m b u r o c o n d a n n a t o a m o r t e . L'arcivescovo di Firenze cardinale Elia della Costa tentò di p o r r e freno alla spirale d e l l ' o d i o con u n a «notificazione» nella quale ricordava a tutti il q u i n t o c o m a n d a m e n t o , «non ammazzare», p e r c o n c l u d e r n e che e r a n o inammissibili le «uccisioni di arbitrio privato o a t r a d i m e n t o » . Sul foglio clandestino del Partito d'azione Enzo E n r i q u e z Agnoletti d e p l o r ò a sua volta che il cardinale, «in un m o m e n t o tanto tragico e grave p e r la vita m o r a l e e fisica di n o i italiani», n o n avesse preferito tacere. La c a t e n a degli attentati - d u r a n t e i funerali di Resega un gappista aveva tirato da un tetto sul corteo, p r o v o c a n d o u n a sparatoria n u t r i t a e caotica - esasperò gli u o m i n i delle formazioni fasciste più turbolente e violente. Buffarini Guidi riferì al Duce che aveva d o v u t o affrontare le s q u a d r e della Muti p e r i m p e d i r e che effettuassero u n a «cosiddetta m a r cia sul G a r d a con la finalità di snidare il governo». Mussolini e r a c o n t r a r i o alle r a p p r e s a g l i e , le c o n s i d e r a v a «un atto s t u p i d o e bestiale», e p r e s e di petto Pavolini p e r c h é le consentiva. Ma p o i fu c o s t r e t t o ad a r r e n d e r s i alla politica dell'«occhio p e r occhio, d e n t e p e r dente» Il C a p o del fascis m o e r a o r m a i p r i g i o n i e r o dei «duri», disposti a n c o r a a d 88
o s a n n a r l o , m a n o n a d obbedirgli q u a n d o s u g g e r i v a l a clemenza. Per salvaguardare la sua i m m a g i n e , cavalcava o r m a i la tigre, e con r i l u t t a n z a dava soddisfazione ai fedelissimi, che lo aspettavano al varco: tra i tanti disertori del fascismo, ve n'era u n o che meritava la massima punizione, ed e r a Galeazzo C i a n o , il g e n e r o del D u c e . Su q u e s t o p u n t o il C o n gresso di Verona, p e r altri aspetti così confuso, aveva espresso u n a o p i n i o n e p e r e n t o r i a . La m o r t e di Ciano era divenuta fatale nel m o m e n t o stesso in cui Mussolini e r a stato liber a t o d a l G r a n Sasso, n o n p e r c h é i t e d e s c h i esercitassero p r e s s i o n i , m a p e r c h é , s e n o n sacrificava C i a n o , Mussolini abdicava al suo ruolo. Sulle interferenze tedesche, t e n d e n t i ad evitare che il conte sfuggisse al castigo, si è molto insistito, ne ha p a r l a t o Mussolini stesso. U n a disposizione di Ribb e n t r o p a R a h n n o n le convalida. «Il F i i h r e r ha stabilito - scrisse R i b b e n t r o p - che il processo c o n t r o Ciano sia esclus i v a m e n t e u n a m a t e r i a di c o m p e t e n z a del D u c e e c h e da p a r t e n o s t r a n o n si eserciti n e s s u n a p r e s s i o n e in favore di u n a c o n d a n n a . » I tedeschi si p r e o c c u p a r o n o m o l t o , p e r q u a n t o li r i g u a r d a v a , di r e c u p e r a r e i Diari di Ciano, e a questo scopo gli misero vicino, d u r a n t e tutto il soggiorno tedesco, e poi d u r a n t e la prigionia, Frau Felicitas Beetz, un'abile spia - a n c h e se soltanto v e n t i d u e n n e - che si c h i a m a v a in realtà H i l d e g a r d B u r k h a r d t . Inviata a R o m a nel 1943, con il n o m e di Alice von Wedel - parlava c o r r e n t e m e n t e l'italiano - e r a stata s e g r e t a r i a n e l Q u a r t i e r g e n e r a l e delle SS. Q u e l l a di F r a u Beetz, e di «ombra» d e l c o n t e C i a n o , fu la sua terza incarnazione. Felicitas Beetz era belloccia alla maniera delle giovani tedesche, con t e n d e n z a ad appesantirsi. A V e r o n a e r a stata invocata, c o n t r o i t r a d i t o r i , u n ' a l t a corte di giustizia. In realtà il g o v e r n o di Salò aveva provved u t o ripristinando, fin dal 13 ottobre del 1943, il Tribunale speciale di triste m e m o r i a , e affidandogli specificamente il c o m p i t o di g i u d i c a r e «il t r a d i m e n t o di coloro che sono venuti m e n o n o n solo al p r o p r i o d o v e r e di cittadini, ma anche al p r o p r i o g i u r a m e n t o di fascisti». Stabiliva il d e c r e t o che i 89
giudici dovessero essere «fascisti di p r o v a t a fede». A questi requisiti r i s p o n d e v a n o c e r t a m e n t e il ministro della Giustizia di Salò, A n t o n i n o Tringali Casanova, che era stato presidente del Tribunale speciale fino al 25 luglio, e il giudice istruttore del Tribunale speciale straordinario, Vincenzo Cersosim o , che aveva svolto identiche funzioni nel T r i b u n a l e speciale p r e c e d e n t e . Galeazzo Ciano - che aveva r i p e t u t a m e n t e chiesto d i p o t e r t o r n a r e i n Italia dalla Baviera d o v e p u r e godeva di u n a certa libertà - fu accontentato il 19 ottobre e, sotto scorta delle SS, a v e n d o accanto Frau Beetz, v e n n e portato in a e r e o a Verona e subito trasferito al carcere cittadino degli Scalzi. Già vi si trovavano i dissenzienti del G r a n Consiglio sui quali fascisti e tedeschi e r a n o riusciti a m e t t e r e le m a n i : Carlo Pareschi, ministro dell'Agricoltura, Tullio Cianetti, ministro delle Corporazioni, Luciano Gottardi, presid e n t e della C o n f e d e r a z i o n e d e i l a v o r a t o l i d e l l ' i n d u s t r i a , Giovanni Marinelli, p e r v e n t ' a n n i segretario amministrativo del Partito fascista e da u l t i m o s o t t o s e g r e t a r i o alle Poste e Telegrafi. L ' o t t a n t e n n e maresciallo e q u a d r u m v i r o Emilio De B o n o - collare dell'Annunziata come Ciano - fu autorizzato data l'età a r i m a n e r e sotto sorveglianza fino alla vigilia del dibattimento, nella sua villa di Cassano d'Adda, da dove fu p o r t a t o d i r e t t a m e n t e a Castelvecchio. La scelta di Verona era di cattivo auspicio p e r gli i m p u t a t i : vi si respirava a n c o r a il fanatismo del Congresso, vi s p a d r o neggiava l'oltranzista Cosmin, e il Q u a r t i e r g e n e r a l e di Pavolini era vicino, a M a d e r n o . I n o m i dei giudici furono a p provati il 24 n o v e m b r e . Aldo Vecchini, il p r e s i d e n t e , e r a stato segretario del sindacato fascista degli avvocati e p r o c u r a tori, e federale di R o m a , i c o m p o n e n t i della C o r t e e r a n o tutti squadristi e ufficiali della Milizia. U n o di essi, Celso Riva, o p e r a i o metallurgico, aveva da p o c o p e r s o il figlio p e r m a n o dei gappisti, a T o r i n o . Tuttavia questi estremisti d e l fascismo avvertirono qualche t u r b a m e n t o , q u a n d o s e p p e r o di essere stati designati a giudicare - sarebbe meglio dire a 90
c o n d a n n a r e - i m e m b r i del G r a n Consiglio: e lo stesso Vecchini t e n t ò , senza riuscirvi, di essere e s o n e r a t o . Si b a r r i c ò q u i n d i in Castelvecchio, facendo allestire alla meglio un alloggio a d i a c e n t e al suo studio, e n o n se ne mosse p i ù . Temeva gli antifascisti, e temeva anche i fascisti. Renzo Montagna, l u o g o t e n e n t e generale della Milizia, n o m i n a t o giudice, fu n o n solo perplesso, ma a n c h e convinto che «ogni cosa era stata decisa e che il processo sarebbe stato fatto u n i c a m e n t e p e r d a r e veste legale a u n a sentenza già stabilita». Si p r o p o se di s t r a p p a r e qualche i m p u t a t o alla m o r t e , se gli fosse stato possibile. A quel p u n t o accadde un imprevisto che parve agli accusati un colpo di fortuna. Un infarto uccise Tringali Casanova, e il suo p o s t o c o m e m i n i s t r o fu p r e s o da Piero Pisenti, che e r a un serio e ragionevole u o m o di legge. Questi d i e d e un'occhiata ai fascicoli, e vide subito che l'accusa n o n reggeva. Chiese u d i e n z a a Mussolini, e si t r a t t e n n e con lui p e r d u e ore. Ha poi ricordato d'avergli detto: «Duce, ho esamin a t o a t t e n t a m e n t e gli atti del processo: n o n c'è la m i n i m a p r o v a di u n a connivenza tra i firmatari dell'ordine del giorno G r a n d i e la Casa Reale. La votazione si è svolta in m o d o r e g o l a r e e siete stato voi, Duce, a chiederla. Vi assicuro che l'accusa di t r a d i m e n t o n o n è in alcun m o d o dimostrabile». Secondo Pisenti, Mussolini d o m a n d ò allora, r o t e a n d o gli occhi, cosa si poteva fare, e il ministro suggerì che fosse alm e n o evitata la p e n a capitale con la concessione delle atten u a n t i g e n e r i c h e . «Parlatene con Vecchini» gli avrebbe detto, c o n g e d a n d o l o , il Duce. Ma Dolfin ha d a t o del colloquio u n a v e r s i o n e diversa. A Pisenti che insisteva, Mussolini avrebbe risposto che «voi vedete nel processo il solo lato giuridico... io devo vederlo sotto il profilo politico. Le ragioni di Stato s o m m e r g o n o o g n i altra c o n s i d e r a z i o n e . O r m a i bisogna a n d a r e fino in fondo». In r e a l t à Mussolini e r a l a c e r a t o , sapeva c h e i t e d e s c h i , a n c h e se ostentavano neutralità, l'avrebbero disprezzato ove si fosse d i m o s t r a t o c l e m e n t e p e r r a g i o n i familiari («il p r o 91
cesso di Verona era p e r i tedeschi la pietra di p a r a g o n e delle possibilità rivoluzionarie della repubblica italiana» scrisse poi); sapeva altresì che i fascisti dell'ora e s t r e m a volevano Ciano m o r t o , e che m o r t o lo voleva la moglie Rachele «decisa a far c a d e r e la scure sul capo del novello Bruto» secondo il c o m m e n t o di E r m a n n o Amicucci, d i r e t t o r e del Corriere della Sera. M e n t r e il giudice Cersosimo svolgeva quei preliminari che ebbero, ma n o n meritavano, il n o m e di istruttoria, Mussolini se ne stava isolato nella sua «capitale» lacustre, a r i m u g i n a r e il passato e a scrivere articoli p e r la Corrispondenza repubblicana. Q u a n d o accennava a Ciano Io faceva con frasi smozzicate e c o n t r a d d i t t o r i e : «Non colpire Ciano sarebbe c o m e dire che n o n è possibile colpire nessuno», ma «gli italiani d i r a n n o d o m a n i c h e il s a n g u i n a r i o sono stato io». Cersosimo p r o c e d e t t e agli interrogatori degli imputati, ed e b b e q u a l c h e difficoltà, la p r i m a volta che si r e c ò agli Scalzi, p e r v e d e r e Ciano, sorvegliato dalle SS e p r o t e t t o da Frau Beetz. N o n raccolse elementi che già n o n conoscesse. C o l o r o che a v e v a n o votato sì a l l ' o r d i n e del g i o r n o G r a n d i e r a n o stati invitati da Mussolini stesso ad a p p r o v a r l o o a disapprovarlo. Definire t r a d i m e n t o questo atto era, dal p u n t o di vista giuridico, mostruoso. Ciano e r a il catalizzatore degli odi e perciò il p e r n o del processo. Gli altri cinque - m a n c a n d o il m a g g i o r e p r o t a g o nista del 25 luglio, Dino G r a n d i , salvo in Portogallo - avevano un ruolo di tragiche c o m p a r s e . Per s t r a p p a r e Ciano alla m o r t e si p r o d i g a r o n o , alla vigilia del dibattimento - che cominciò l'8 gennaio a Castelvecchio nello stesso salone in cui si era svolto il Congresso - e fino all'imminenza della esecuzione d u e d o n n e , la moglie E d d a e Felicitas Beetz. Rientrata dalla G e r m a n i a il 20 settembre d o p o un ultimo gelido inc o n t r o con Hitler, E d d a aveva visitato la Rocca delle Carnin a t e , p e r salutare la famiglia, e p o i R o m a , p e r affidare ad amici sicuri i Diari, sui quali contava molto p e r negoziare la liberazione di Galeazzo, liberazione p e r la quale si i m p e g n ò con u n a grinta che ricordava in lei - unica tra i figli - quella 92
d e l p r i m o Mussolini. Fino all'ultimo, s c o n t r a n d o s i a s p r a m e n t e col p a d r e , t e n t a n d o e r i t e n t a n d o canali italiani e tedeschi, fece il possibile e l'impossibile p e r o t t e n e r e la salvezza di quel suo u o m o fatuo, leggero, forse un po' disprezzato, ma in f o n d o a m a t o . A Mussolini g r i d ò in faccia: «Siete tutti pazzi! La g u e r r a è p e r d u t a , è inutile che vi facciate illusioni. I tedeschi resisteranno qualche mese, ma n o n più. Tu sai q u a n t o ho desiderato che si vincesse, ma o r a n o n c'è più nulla da fare. E in queste condizioni si c o n d a n n a Galeazzo». Frau Beetz, spia capace e m a g a r i cinica, ma p u r s e m p r e d o n n a , e nordica, e sensibile al fascino latino, s'era p r e s a di C i a n o : e C i a n o , tombeur de femmes, s o p r a n n o m i n a t o dalla moglie «gallo», ebbe a l m e n o , nelle ultime settimane di vita, questo conforto sentimentale e questa e s t r e m a soddisfazione alla sua vanità maschile. Nelle l u n g h e ore trascorse insiem e , i d u e p a r l a r o n o sì dei Diari - p r o p r i o p e r carpirglieli la Beetz gli era stata a p p i o p p a t a c o m e u n ' o m b r a - ma p a r l a r o no a n c h e d ' a m o r e . Così nei disegni della Beetz la trattativa sui Diari e b b e un d u p l i c e scopo: quello di a c c o n t e n t a r e i «superiori» e quello di s o t t r a r r e Ciano al p l o t o n e d'esecuzione. Il piano di Felicitas Beetz era ingegnoso: d u e SS in divisa di militi fascisti avrebbero d o v u t o a g g r e d i r e i tedeschi messi di guardia alla cella di Ciano, sopraffarli - con il consenso e la collaborazione degli assaliti - e rapire il prigioniero. Ciano sarebbe stato trasferito d a p p r i m a in U n g h e r i a , quindi in Turchia: u n a volta in salvo, avrebbe p r o v v e d u t o ad avvertire E d d a che a sua volta avrebbe consegnato i Diari. Di questo c o p i o n e fu i n f o r m a t o il g e n e r a l e delle SS Harster, e da lui rimbalzò a K a l t e n b r u n n e r e infine al g r a n capo H i m m ler. A testimonianza della sua b u o n a fede E d d a consegnò alcuni d o c u m e n t i - verbali di incontri con capi di Stato, ministri e diplomatici - che Ciano le aveva affidato: fu p e r f i n o stesa u n a sorta di contratto, firmata da K a l t e n b r u n n e r e da Ciano. H i m m l e r e il suo vice avevano deciso «di tacere con Hitler e di agire da soli». «Invece - ha raccontato H a r s t e r 93
o g n i cosa crollò all'ultimo m o m e n t o . Hitler s e p p e del p r o getto e si oppose, minacciando terribili punizioni. Il p o m e riggio del 6 g e n n a i o , la vigilia della fuga (e l'antivigilia dell'inizio del dibattimento, N.d.A.) mi c h i a m a r o n o al telefono da Berlino. Mi fu o r d i n a t o di s o s p e n d e r e tutto.» A sua volta F r a u Beetz ha espresso la convinzione che «la decisione di Hitler fu dovuta n o n tanto ad un intervento di von Ribbent r o p (che si ritiene fosse stato in q u a l c h e m o d o i n f o r m a t o , N.d.A.) q u a n t o da un voltafaccia di Himmler, il quale all'ultimo m o m e n t o ebbe p a u r a del suo coraggio e a n d ò a spiattellare tutto al suo Flihrer». N o n s a p p i a m o se H i m m l e r e i suoi avessero i n t e n z i o n e di r i s p e t t a r e il p a t t o . L'avessero o n o , Hitler fu p e r un'ostentata inflessibilità. E r a la fine di o g n i s p e r a n z a . Galeazzo C i a n o inviò alla moglie u n a lettera d ' a d d i o nella quale trovò accenti di grand e c o m m o z i o n e : « E d d a mia, m e n t r e t u vivi a n c o r a nella beata illusione che tra p o c h e o r e sarò libero e s a r e m o n u o v a m e n t e tutti insieme, p e r me è cominciata l'agonia. Dio benedica i nostri bambini. A te chiedo che li educhi nel rispetto di quei princìpi dell'onore che io ho a p p r e s o da mio padre...». E d d a si rifugiò in Svizzera, d o p o aver dato in conseg n a a Frau Beetz tre lettere che rilanciavano la p r o p o s t a , i Diari c o n t r o u n a vita. Voleva Ciano a B e r n a e n t r o tre giorni, scrisse al C o m a n d o tedesco in Italia, e se n o n l'avesse avuto i Diari sarebbero stati pubblicati. A Hitler pose la stessa alternativa p r o m e t t e n d o che «se s a r e m o lasciati in pace, nel f u t u r o voi n o n sentirete p i ù p a r l a r e di noi». Più a s p r a che con c h i u n q u e altro fu con il p a d r e : «Ho atteso sino ad oggi che tu mi mostrassi un m i n i m o di sentimenti di u m a nità e di giustizia. O r a è t r o p p o . Se Galeazzo n o n è in Svizzera e n t r o tre giorni... tutto ciò che so, con p r o v e alla m a n o , lo u s e r ò senza pietà». In u n a Verona battuta da sgherri fascisti, e in u n ' a u l a funer e a m e n t e a d d o b b a t a , il processo cominciò la mattina dell'8 gennaio. L'inverno era eccezionalmente mite, e alcuni degli 94
i m p u t a t i a r r i v a r o n o nel salone di Castelvecchio senza cappotto. Ciano indossava un soprabito chiaro. Ai sei e r a stata data la possibilità di scegliersi un difensore (gli avvocati più in vista rifiutarono tuttavia l'incarico, che e r a senza speranza e p e r i c o l o s o , t a n t o c h e si d o v e t t e r i c o r r e r e a difensori d'ufficio), ma n o n di citare testimoni. P r i m a d e l l ' a p e r t u r a i giudici si o c c u p a r o n o di Marinelli, che era malato e sordo, e che della seduta del G r a n Consiglio, p r o p r i o p e r c h é n o n ci sentiva e p e r c h é era lontano dal Duce, aveva capito b e n poco. Q u a l c u n o p r o p o s e di s o t t o p o r l o a perizia, ma a n c h e q u e s t ' i d e a fu a b b a n d o n a t a p e r c h é n o n ci d o v e v a n o essere rinvìi. I tedeschi si t e n n e r o o s t e n t a t a m e n t e in disparte: assis t e t t e r o soltanto un ufficiale delle SS in u n i f o r m e , d u e in b o r g h e s e , e Frau Beetz. R a h n si trovava in G e r m a n i a , e al Deakin confidò successivamente che era a sua volta interven u t o presso Hitler allo scopo di o t t e n e r e l'assenso alla fuga di C i a n o . Data la concezione c h e gli italiani a v e v a n o della famiglia, disse al Fuhrer, l'esecuzione di Ciano avrebbe d a n neggiato l'immagine di Mussolini. Hitler ribatté che la facc e n d a r i g u a r d a v a esclusivamente il Duce e gli italiani. Gli i n t e r r o g a t o r i furono senza storia, e senza storia furono anche le testimonianze dell'ex presidente del Senato G i a c o m o S u a r d o - che al G r a n Consiglio si e r a a s t e n u t o dell'ex segretario del Partito Scorza, di Farinacci. Ciano aveva p r e s e n t a t o un m e m o r i a l e di u n a ventina di p a g i n e , altri ne a v e v a n o inviati alcuni latitanti, Alfieri, Bastianini, Big n a r d i . Fu a n c h e d a t a l e t t u r a del m e m o r i a l e autodifensivo che Cavallero aveva scritto m e n t r e e r a d e t e n u t o a F o r t e Boccea d u r a n t e i 45 giorni badogliani, q u a n d o il g e n e r a l e C a r b o n i «gli cavava il sangue»: m e m o r i a l e che accennava a propositi di sostituzione di Mussolini allorché questi, alla fine del 1942, era stato seriamente malato. Si volle così rafforzare il concetto di u n a vasta t r a m a cospirativa p r e c e d e n t e il 25 luglio. Agli accusati Vecchini chiese r i p e t u t a m e n t e se avessero b e n capito il d i l e m m a di Mussolini al G r a n Consiglio che si riassumeva così: o il Re mi dice caro Mussolini, le 95
cose n o n sono a n d a t e effettivamente b e n e in questo ultimo t e m p o , ma avete cominciato, continuate; o il Re mi dice, io accolgo il vostro invito a riassumere le responsabilità milital i , ma p o i c h é vi r i t e n g o r e s p o n s a b i l e della situazione, a p profitto della vostra mossa p e r liquidarvi in un colpo. «L'ordine del giorno G r a n d i - aveva allora concluso Mussolini p u ò m e t t e r e in giuoco l'esistenza del regime.» Q u e s t o batti e ribatti sul tasto del d i l e m m a intendeva d i m o s t r a r e come i diciannove votanti p e r G r a n d i sapessero di s e g n a r e , con il loro sì, la fine del fascismo. Di significativo, in quella p a r o d i a di d i b a t t i m e n t o , vi fur o n o soltanto lo s m a r r i m e n t o e la p a u r a di Marinelli, e la p e r o r a z i o n e quasi comiziesca di Cianetti, che ricordò d'avere inviato a Mussolini, p o c h e o r e d o p o la fine del G r a n Consiglio, u n a lettera in cui ritrattava il suo voto. A quel p u n t o - d o p o gli interventi dei difensori tra i quali il solo p a t r o n o di Cianetti, avvocato A r n a l d o Fortini, sapeva di d i s p o r r e di argomenti validi di fronte a u n a simile Corte - la sentenza era u n a formalità. Fu letta - d o p o tre o r e e mezza di attesa - alle 14 del 10 gennaio. La voce a m a l a p e n a udibile del presid e n t e Vecchini a n n u n c i ò : m o r t e p e r tutti gli i m p u t a t i , con la sola eccezione di Cianetti, cui e r a n o inflitti t r e n t ' a n n i di r e c l u s i o n e . Ossia u n a b r e v e r e c l u s i o n e , f i n c h é l a g u e r r a avesse avuto il suo o r m a i scontato epilogo. A q u a n t o risulta dalle m e m o r i e , n o n concordi, di alcuni tra i giudici, la discussione in C a m e r a di consiglio ebbe m o m e n t i di suspense. S e c o n d o M o n t a g n a , Vecchini fece votare d u e volte p e r c h é la p r i m a decisione era stata t r o p p o indulgente. Secondo Franz Pagliani, la d o p p i a votazione avvenne soltanto p e r c h é i giudici risposero a d u e d o m a n d e : colpevoli o innocenti? (e la risposta fu u n a n i m e : colpevoli), e d e b b o n o essere o no concesse le a t t e n u a n t i g e n e r i c h e ? (e su questo p u n t o M o n t a g n a si i m p e g n ò in difesa di De B o n o ai cui o r d i n i aveva combattuto in Africa). S e m p r e secondo Pagliani vi fu totale accordo nel n e g a r e le a t t e n u a n t i a Ciano, e invece u n a m a g g i o r a n z a di m i s u r a (cinque c o n t r o q u a t 96
tro) nel n e g a r l e a Marinelli, De B o n o , Pareschi e G o t t a r d i . M a g g i o r a n z a di c i n q u e a q u a t t r o , invece p e r c o n c e d e r l e a Cianetti. Diversa, lo si è a c c e n n a t o , la v e r s i o n e di M o n t a gna, secondo il quale il console Battista Riggio, u n o dei giudici, che si era associato ai «clementi» p e r q u a t t r o i m p u t a t i - il che avrebbe salvato tutti t r a n n e Ciano - fu indotto a convertirsi alla durezza da Vecchini e dal fanatico Enrico Vezzalini. La sentenza fu ascoltata dagli imputati in un silenzio sbalordito. A l m e n o alcuni tra loro s p e r a v a n o che la c o n d a n n a n o n fosse quella capitale. Marinelli n o n aveva afferrato bene, chiese spiegazioni a Ciano che accennò a Cianetti, e disse: «Solo lui si salva, p e r noi è finita» e tracciò con la m a n o destra il segno della croce. Marinelli si afflosciò senza sensi. A questo crimine giudiziario si tentò poi di d a r e u n a razionalità legale con la motivazione della sentenza, coacervo di affermazioni politiche e di aberrazioni giuridiche. All'inizio di essa si affermava: «Non v'e d u b b i o che l ' o r d i n e d e l giorno mirava a estromettere il fascismo dalla vita nazionale e dalla c o n d o t t a della guerra... A questo p u n t o il Tribunale p o t r e b b e c o n s i d e r a r e già r a g g i u n t a la p r o v a della colpevolezza degli imputati». Il resto era d u n q u e m a c a b r o orpello. Mussolini s e p p e sùbito della sentenza dal suo segretario Dolfin, che si era t e n u t o in contatto telefonico con Verona. N o n fece nulla, giustificandosi in qualche m o d o col dire che «per me Ciano è m o r t o da tempo». N o n fece nulla n e p p u r e q u a n d o , alle cinque del mattino successivo, il generale delle SS Wolff, cui Frau Beetz aveva trasmesso le tre lettere di Edda, gli lesse p e r telefono quella che lo riguardava. Wolff ha d i c h i a r a t o che Mussolini gli chiese un consiglio: doveva o no i n t e r v e n i r e ? Wolff r i b a d ì c h e il p r o b l e m a n o n e r a di c o m p e t e n z a dei tedeschi, ma si p r o n u n c i ò , p e r s o n a l m e n t e , contro intromissioni. A ogni b u o n conto, per dimostrare che i tedeschi e r a n o estranei, dispose che cessasse la vigilanza delle SS a t t o r n o a Ciano. E r a la vittoria di C o s m i n , che ne esultava, e di Pavolini 97
(che forse d e n t r o di sé ne soffriva). Avevano o t t e n u t o vend e t t a c o n t r o i t r a d i t o r i , e i m m e d i a t a m e n t e o r d i n a r o n o di r a d u n a r e , nella caserma della G u a r d i a nazionale r e p u b b l i cana, u n a c i n q u a n t i n a di militi da cui t r a r r e il p l o t o n e d'esecuzione. Ma s'interpose, a r e n d e r e frenetica la n o t t e , un ostacolo: le d o m a n d e di grazia che gli imputati avevano firm a t e su sollecitazione dei difensori - aveva firmato a n c h e Ciano, d o p o m o l t e esitazioni - e che d o v e v a n o p u r essere r e s p i n t e d a q u a l c u n o (alla l o r o accettazione Pavolini n o n pensava n e p p u r e l o n t a n a m e n t e ) . Logica avrebbe voluto che le d o m a n d e fossero p r e s e n t a t e al C a p o dello Stato, ossia a Mussolini. Ma p r o p r i o questa soluzione r i p u g n a v a a Pavolini che le sottopose d a p p r i m a - il s u g g e r i m e n t o e r a stato di Cersosimo - al g e n e r a l e U m b e r t o Piatti dal Pozzo, c o m a n d a n t e t e r r i t o r i a l e dell'Esercito a Padova. Piatti dal Pozzo, con l'avallo di un consulente legale, declinò seccamente l'inc o m b e n z a : n o n c o m p e t e v a a lui di p r o n u n c i a r s i . Pavolini, Cosmin che aveva in tasca le d o m a n d e , Cersosimo, il p u b blico accusatore A n d r e a F o r t u n a t o , il C a p o della polizia Tullio T a m b u r i n i discussero un paio d ' o r e , q u i n d i si m o s s e r o tutti verso Brescia, su u n ' a u t o a gasogeno - alimentata cioè a carbone di legna - p e r interpellare il ministro della Giustizia Pisenti. Questi li ricevette subito nel suo ufficio, a Palazzo M a r t i n e n g o , e disse chiaro e t o n d o che avrebbe p o r t a t o le d o m a n d e a Mussolini. Pavolini insorse a d d u c e n d o - era p r o p r i o il caso! - pretesti u m a n i t a r i : Mussolini n o n doveva essere posto di fronte a u n a alternativa dolorosa. Della facc e n d a si e r a s e m p r e o c c u p a t o e s c l u s i v a m e n t e il Partito, e avrebbe continuato ad occuparsene. Ma colui che del Partito e r a segretario riluttava, p e r un singolare r e s i d u o di legalitarismo, a p r o n u n c i a r e in p r i m a p e r s o n a il fatale n o . Da Brescia il g r u p p o si trasferì a Mad e r n o , p e r un consulto con il ministro d e l l ' I n t e r n o Buffarini Guidi, che voleva a n c h e lui t e n e r fuori Mussolini, ma riteneva si dovesse scovare un c o m a n d a n t e militare disposto ad assumersi la responsabilità. Pensarono all'ufficiale di gra98
do p i ù elevato della G u a r d i a nazionale r e p u b b l i c a n a a Verona, e r i t e n n e r o d'averlo trovato nel console Trevisan, ma questi obbiettò che c'era qualcuno sopra a lui, il console Italo Vianini, ispettore della V zona, q u a r a n t a q u a t t r e n n e , ex c o m b a t t e n t e in Russia, fascista accanito, ma n o n disposto a caricarsi di un tal p e s o . Assediato e incalzato p e r o r e dagli altri, Vianini si arroccò nel suo n o . C o n t i n u ò a ripeterlo anche q u a n d o da Boscochiesanuova gli v e n n e l'ordine di Renato Ricci, il suo c o m a n d a n t e . L'esecuzione e r a stata fissata p e r l'alba, ma alle 8 del m a t t i n o - lo ha n a r r a t o Silvio Bertoldi nel suo Salò - si discuteva ancora. E si discusse finché Ricci ebbe la trovata risolutiva: «Senti Vianini, p e r tua tranquillità h o p a r l a t o con G a r d o n e , s o n o tutti d ' a c c o r d o . L o devi assolutamente fare». G a r d o n e , ossia Mussolini. Vianini si rassegnò, ma volle un o r d i n e scritto, e T a m b u r i n i scrisse un biglietto nel quale attestava semplicemente che Ricci aveva telefonato p e r o r d i n a r e a Vianini di firmare. Così, con p r o c e d u r a contorta, e d o p o un misero giuoco di scaricabarile, fu sottoscritto il d o c u m e n t o che stabiliva di n o n inoltrare la d o m a n d a di grazia, e dava via libera all'esecuzione «in località tiro a segno». Nella n o t t e i sei - ma Cianetti faceva o r m a i p a r t e p e r se stesso - furono assistiti dal cappellano del carcere, d o n Gius e p p e Chiot. A lui Ciano, risvegliandosi da un breve sonno, disse: «Com'è l u n g a a venire la morte». Ad eccezione di Marinelli, che si disperava e tremava, i c o n d a n n a t i si comportar o n o b e n e , con dignità e controllo. Secondo il racconto che ne ha fatto Cianetti nelle sue m e m o r i e Ciano tentò, in quelle ore t o r m e n t a t e , di togliersi la vita. «Alle 4,20 - questa è la t e s t i m o n i a n z a d e l l ' u n i c o i m p u t a t o p r e s e n t e cui fu r i s p a r miata la fucilazione - r i t o r n o nel corridoio e scambio qualche parola con i militi delle SS germaniche. Ciano che sente la mia voce esce a sua volta dal 27 (il n u m e r o della sua cella, N.d.A.) e mi p r e n d e sottobraccio. È l e g g e r m e n t e agitato. " C h e hai?" gli chiedo. Riflette un attimo, poi mi r i s p o n d e : "Senti... ma sai che il c i a n u r o n o n m ' h a fatto n i e n t e ? " . Mi 99
fermo di scatto: "L'hai d u n q u e ingerito?". "Sì, da dieci minuti." "Perché Galeazzo hai fatto questo? Mi avevi p r o m e s so..." "Sì capisco... Mi s o n o s e d u t o sul letto ed ho atteso. Niente! H o atteso. S e m p r e n i e n t e . S o n o stato i n g a n n a t o . " "Chi te lo ha p r o c u r a t o ? " " E d d a . " Taccio ma n o n ci c r e d o . Un pensiero inequivocabile: la giovane tedesca che - chissà a quale prezzo politico - ha finto di p r o c u r a r e il tossico.» Vennero così le sei del mattino, e d o n Chiot potè scorgere il riaffiorare della speranza sui volti di Ciano e degli altri. I l r i t a r d o p a r e v a u n b u o n s e g n o . Forse l a grazia e r a stata concessa. Alle otto s e p p e r o la verità. «Passi p e s a n t i - ha ricordato d o n Chiot - d u e ufficiali tedeschi delle SS, un brivid o p r e n d e tutti... U n funzionario del T r i b u n a l e , p a s s a n d o di cella in cella, a n n u n c i a a ciascuno d e i c i n q u e il r i g e t t o della d o m a n d a di grazia. Il cancello resta a p e r t o , e n t r a n o squadristi vocianti e r u m o r o s i , a r m a t i di mitra.» M e n t r e li c o n d u c e v a n o via Ciano s u s s u r r ò al confessore: «Verrà p r e sto a n c h e l'ora di Mussolini». Un autobus p o r t ò tutti al forte Procolo dove era in attesa il plotone d'esecuzione. Nel r a p p o r t o tedesco fu scritto che «l'unico p r i g i o n i e r o che d i e d e a n c o r a da fare fu Marinelli, che parecchia gente dovette legare alla sedia» e che un cond a n n a t o , Pareschi o G o t t a r d i , g r i d ò «Viva l'Italia, Viva il Duce». Le sedie e r a n o malferme, gli u o m i n i del plotone mir a r o n o male, e si videro a t e r r a i corpi dei colpiti che a n c o r a si contorcevano, e dovettero essere abbattuti con altre scariche. La radio diede notizia dell'esecuzione facendola preced e r e da Giovinezza, e Mussolini s'infuriò. «Gli italiani a m a n o mostrarsi in ogni occasione o feroci o buffoni» disse. Poi convocò a Villa delle Orsoline d o n Chiot. Voleva sap e r e . «Io n o n ho ricevuto alcuna d o m a n d a di grazia» si giustificò con voce incerta. E a g g i u n s e : «Nell'orribile n o t t e , ogni volta che accendevo la luce nella mia stanza, scoprivo la t e n t a z i o n e irresistibile della rivoltella sul mio tavolino». C o n g e d a t o d o n Chiot, t o r n ò alle sue inutili u d i e n z e di inutile C a p o di Stato. Frau Beetz raccolse con affetto le cose di 100
Ciano e le p o r t ò di p e r s o n a alla m a d r e , Carolina, confidandole: «Io l'ho a m a t o , contessa, io lo a m o ancora». Il processo di Verona fu il p i ù clamoroso, ma n o n l'ultim o a t t o d i v e n d e t t a del n u o v o fascismo c o n t r o chi aveva contribuito a travolgere il vecchio. Vi fu u n a serie di arresti e di istruttorie c o n t r o gerarchi, p e r n o n aver ostacolato Bad o g l i o , o p e r avergli inviato attestazioni di o b b e d i e n z a , o p e r arricchimenti illeciti: p e r qualche t e m p o a n c h e il povero Starace finì in carcere, poi fu rilasciato, poi vi ritornò, infine fu d e f i n i t i v a m e n t e l i b e r a t o . Gli si i m p u t a v a di aver scritto, d o p o il 25 luglio, a B a d o g l i o (lo aveva fatto a n c h e Mussolini, ma a lui n o n lo si r i m p r o v e r ò ) . Carlo Scorza e il suo vice A l e s s a n d r o T a r a b i n i , c h e d o p o il G r a n Consiglio avevano q u i e t a m e n t e accettato che il Partito e la Milizia facessero karakiri, furono processati, e assolti p e r i n t e r v e n t o diretto, questa volta, del Duce. Farinacci r e s p i n s e con v e e m e n z a l'accusa d'essere stato un profittatore. N o n lo toccarono, c o m u n q u e , era p r o t e t t o dai tedeschi. Fu incriminato un g r a n n u m e r o di generali e a m m i r a g l i : tra questi ultimi Gino Pavesi, che aveva conseg n a t o Pantelleria agli anglo-americani, P r i m o L e o n a r d i , la cui base, Augusta, si e r a a r r e s a in circostanze a d i r e il vero ignominiose, e infine Inigo C a m p i o n i e Luigi Mascherpa, di nient'altro responsabili che d'avere obbedito, nel Dodecanneso, agli o r d i n i che Badoglio impartì, firmato l'armistizio. C a m p i o n i e Mascherpa e r a n o , dal p u n t o di vista militare, in regola, e n o n s'erano macchiati di viltà. Il capo d'imputazione diceva che «avendo ricevuto l ' o r d i n e del C o m a n d o sup r e m o di n o n ostacolare contatti e sbarchi anglo-americani» avevano obbedito «pur essendo tale o r d i n e palesemente criminoso». Su queste basi fu p r o n u n c i a t a l'iniqua c o n d a n n a a m o r t e , eseguita il 24 m a g g i o 1944. A n c h e p e r i d u e a m m i ragli il ministro della Giustizia Pisenti aveva i n t e r c e d u t o con a m m i r e v o l e tenacia, recandosi da Mussolini in p i e n a notte tanto che, ha ricordato Silvio Bertoldi, «il Duce dovette riceverlo in c a m e r a da Ietto». Ma n o n ci fu verso. 101
Tra lo scorrazzare dei militi in camicia nera, la presenza tedesca, le azioni dei G A P , le g r a n d i città della Repubblica di Mussolini, p r i m a t r a t u t t e Milano, t e n t a v a n o d i s p e r a t a m e n t e di vivere. Erano aperti cinematografi e teatri, a San Siro si svolgevano le corse di cavalli, squadre di calcio improvvisate con g r a n d i campioni si incontravano, si poteva assistere a qualche b u o n concerto con la direzione di maestri di fama, come Ant o n i n o Votto. I viveri e r a n o scarsi con le tessere di razionam e n t o , abbondanti alla borsa nera, che garantiva p a n e bianchissimo, ottimo b u r r o , pasta, riso, carne: ma a prezzo enorm e m e n t e maggiorato rispetto a quello ufficiale. U n a trentina di lire al chilo il b u r r o della tessera, 150 quello clandestino: r a p p o r t o a n c o r p e g g i o r e p e r lo z u c c h e r o , da 11 a 100 lire. Sovente i quantitativi di alimenti garantiti dalla tessera - 100 g r a m m i di carne al giorno, d u e c e n t o g r a m m i di p a n e n e r o risultavano introvabili. Era ridotta l'erogazione di elettricità, m a n c a v a n o il c a r b o n e e la legna, inesistente il caffè, cuoio e tessuti rimpiazzati da prodotti «autarchici». Il coprifuoco imponeva che tutti rincasassero presto, e gli spettacoli dovettero perciò essere spostati al pomeriggio. Ma il pubblico era egualm e n t e n u m e r o s o . Recitavano c o m p a g n i e di p r i m ' o r d i n e , la Ruggeri-Marchiò, la Maltagliati-Cimara, la Torrieri-Carnabuci, la Ricci-Magni, e poi M e m o Benassi, Giulio Donadio (lui sì fervente fascista), Rascel, Nino Taranto, perfino il varietà con Marisa Maresca. A Venezia era stato trasferito, insieme al corpo diplomatico accreditato presso Salò, anche ciò che sopravviveva di Cinecittà, ma i film in cantiere restarono quasi tutti incompiuti. Tra gli attori che si aggiravano in quella necropoli di glorie passate, e r a n o anche Osvaldo Valenti e Luisa Ferida entrambi famosi, che e r a n o legati nella vita e sarebbero rimasti legati nella morte: lui ostentando, più p e r tracotanza di spaccone che p e r ansia g u e r r i e r a o ferocia di rastrellatore, l'uniforme della X Mas. Avrebbe perfino assistito a interrogatori e torture di partigiani in quella palazzina di San Siro a Milano che, divenuta Quartier generale del feroce Pietro Koch, fu ribattezzata Villa Triste. 102
Nel q u a d r o dell'Italia n o n a n c o r a occupata dagli angloa m e r i c a n i , R o m a aveva u n a p o s i z i o n e s i n g o l a r e : i n t a n t o p e r c h é il Vaticano e i palazzi apostolici c h e g o d e v a n o d e l privilegio della e x t r a t e r r i t o r i a l i t à offrivano rifugio a molti antifascisti, o antitedeschi, o in g e n e r a l e a p e r s e g u i t a t i . Le c a m e r e t t e d e i seminaristi d e l L a t e r a n o e r a n o g r e m i t e d i personalità politiche, e Pietro N e n n i ad e s e m p i o p o r t a v a il n o m e di d o n Porta, a p p u n t o il seminarista del quale u s u r pava - p e r le d r a m m a t i c h e esigenze dell'ora - il provvidenziale alloggio. A questa presenza vaticana faceva da c o n t r a p p u n t o l'assenza di ogni vera autorità che esercitasse il potere in n o m e della R e p u b b l i c a m u s s o l i n i a n a . C h e Salò s'immischiasse nella Città e t e r n a n o n lo voleva il Papa, che svolgeva u n a intensa e cauta azione p e r preservarla dalla distruzione, e n o n lo volevano i tedeschi. Graziani e r a sovente a R o m a , p e r discutere questioni militari con i «camerati germanici», e a n c h e p e r intavolare contatti con il segretario di Stato cardinale Maglione (profittò di u n a di quelle visite p e r far p e r v e n i r e a Badoglio, via Santa S e d e , un messaggio in cui p r o p o n e v a di evitare, e n t r a m b i , la g u e r r a civile: n o n ebb e risposta). Gli altri ministri s c e n d e v a n o d i r a d o , p e r c h é n o n p o t e v a n o d a r e o r d i n i , e n o n d e s i d e r a v a n o , forse, ricev e r n e . Quelli c h e si facevano vivi, e r a n o invitati a c e n a da Kesselring che alle 22 i m m a n c a b i l m e n t e li congedava: «Scusatemi signori - diceva - ma io d e b b o fare la guerra». Kesselring faceva la g u e r r a , e la faceva molto b e n e , ma le SS si dedicavano alla caccia degli ebrei. Vi si e r a n o dedicate a n c h e al n o r d - la Juden Aktion poteva finalmente dispiegarsi in tutto il suo rigore, o r a che Mussolini era solo un fantoccio - e nella zona d e l L a g o M a g g i o r e a v e v a n o m a s s a c r a t o u n a c i n q u a n t i n a di ebrei rastrellati. Ma a R o m a l'azione fu se possibile a n c o r a p i ù p r o t e r v a . Il 26 s e t t e m b r e 1943 il ten e n t e colonnello H e r b e r t Kappler, capo della Gestapo, aveva i n g i u n t o al p r e s i d e n t e della c o m u n i t à israelitica, U g o Foà, c h e gli fossero consegnati 50 chili d ' o r o , ad evitare la d e p o r t a z i o n e di d u e c e n t o ebrei. In d u e giorni quel q u a n t i 103
tativo d ' o r o e r a stato raccolto. Foà s'era illuso d ' a v e r e con ciò messo la c o m u n i t à al r i p a r o da pericoli, tanto più che la liberazione d i R o m a n o n p o t e v a t a r d a r e m o l t o . «Abbiamo p a g a t o le nostre vite» aveva detto. Si sbagliava, tragicamente. Il 16 ottobre le SS si avventarono sul ghetto, p e r u n a razzia di ebrei, e poi allargarono la loro caccia agli altri quartieri. Tutti dovevano seguire gli sgherri, ed e r a n o autorizzati a p o r t a r e con sé viveri p e r otto giorni, carte a n n o n a r i e , carte d'identità, bicchieri, u n a valigetta con i n d u m e n t i , d e n a r o , gioielli. «Una n o b i l d o n n a r o m a n a che si trova a passare nei pressi - h a n n o ricordato Piero F o r t u n a e Raffaele Uboldi scorge su un camion un g r u p p o di bambini ebrei, pallidi, gli occhi dilatati dal t e r r o r e , silenziosi, le m a n i a g g r a p p a t e alle fiancate del veicolo. In fondo a u n o dei camion, alcuni neonati, affamati e intirizziti, buttati a caso su un'asse di legno, g e m o n o sotto la p i o g g i a c h e c o n t i n u a a cadere.» I t r e n i li p o r t a r o n o verso il n o r d , i c a m p i di s t e r m i n i o , le c a m e r e a gas. In questa R o m a che n o n era u n a vera città a p e r t a - Mussolini aveva rifiutato di dichiararla ufficialmente tale - ma c h e n o n e r a n e p p u r e u n a città g o v e r n a t a , a v e v a n o p r e s t o dilagato le «polizie speciali», vere b a n d e delinquenziali e incontrollabili nelle cui m a n i ogni arrestato diventava un p r o babile «desaparecido», o un ostaggio da b a r a t t a r e . Q u e s t e polizie private i m p e r v e r s a v a n o in tutto il territorio della Repubblica, ma a R o m a le guidava a d d i r i t t u r a il federale della città, Gino Bardi, che aveva c o m e complice Guglielmo Pollastrini, un ex-ufficiale dei carabinieri. Palazzo Braschi, sede della F e d e r a z i o n e fascista, e r a d i v e n t a t o u n i m m e n s o m a gazzino di merci d e p r e d a t e : in alcuni dei suoi locali veniva praticata abitualmente la t o r t u r a verso vittime che n o n confessassero, o n o n pagassero a sufficienza. Questi arbitri avevano suscitato allarme perfino nei tedeschi, che q u a n d o i n t e n d e v a n o c o m m e t t e r n e , lo facevano in p r i m a p e r s o n a , e in g r a n d e , a s p o r t a n d o m a c c h i n a r i e attrezzature, e i n o n d a n d o l'Italia con i loro m a r c h i di occupa104
zione (dieci lire p e r un marco): ma n o n i n t e n d e v a n o toller a r e le iniziative di quella c h e K a p p l e r definì s p r e z z a n t e m e n t e «una b a n d a di dilettanti». Il colonnello E u g e n Dollm a n n , capo delle SS a Roma, aveva segnalato a Mussolini lo scandalo, e dal suo e r e m o g a r d e s a n o il Duce - u s a n d o quel poco di autorità che gli restava - o r d i n ò alla polizia di intervenire. L'incursione del questore Caruso fu organizzata mil i t a r m e n t e , con molti a g e n t i e carri a r m a t i leggeri. Il 5 dic e m b r e Palazzo Braschi v e n n e circondato, Bardi e Pollastrini con u n a q u a r a n t i n a di loro m a n u t e n g o l i arrestati. Subir a n n o c o n d a n n e lievi. «Il b u o n esempio» t i t o l a r o n o i giornali, d a n d o notizia dell'operazione. Il Congresso di Verona aveva chiesto u n a svolta a sinistra della n u o v a Repubblica, e Mussolini, s e c o n d o il suo solito, volle trasferire la r e s p o n s a b i l i t à della mossa d a l p a r t i t o al g o v e r n o . Il 12 g e n n a i o 1944 fu deliberata la legge sulla socializzazione delle imprese, che in effetti n o n v e n n e mai attuata. Q u e s t a svolta dell'ultimo fascismo fu insieme un p a t e tico r i t o r n o alle origini e un espediente. Ma arrivò q u a n d o n e s s u n o c r e d e v a più alla sopravvivenza del r e g i m e , e alla possibilità che la «socializzazione» fosse un e l e m e n t o stabile dell'assetto economico italiano. Fu voluta da Mussolini, difesa dal ministro delle Corporazioni Angelo Tarchi, criticata p e r c h é «insufficiente» dalla sinistra del fascismo, accettata con riluttanza e p r a t i c a m e n t e sabotata dai tedeschi, rifiutata dagli operai, c o n d a n n a t a dagli avvenimenti. Ecco il chiaro riassunto che R a h n ne fece a Berlino, d o p o un colloquio con Tarchi: «Tutte le i m p r e s e italiane, sia società che private, s a r a n n o socializzate (in pratica statizzate, N.d.A.) nel caso a b b i a n o un capitale d ' i n v e s t i m e n t o s u p e riore a un milione e i m p i e g h i n o più di c i n q u a n t a p e r s o n e . Il consiglio d'amministrazione di u n a società sarà costituito in m a n i e r a che m e t à dei suoi m e m b r i siano eletti da assemblee di azionisti, m e n t r e l'altra m e t à sarà composta da r a p p r e s e n t a n t i del personale... Nelle i m p r e s e private la p a r t e cipazione del p e r s o n a l e sarà assicurata dalla formazione di 105
un consiglio di gestione con funzioni consultive consistente in un tecnico, un impiegato e un operaio. Nelle imprese di Stato m e t à del consiglio di a m m i n i s t r a z i o n e sarà c o m p o s t o dal p e r s o n a l e . In t u t t e le i m p r e s e dello Stato e p r i v a t e il profitto netto risultante dai bilanci d o p o la d e d u z i o n e degli utili dei p r o p r i e t a r i , dei fondi di riserva e dei dividendi d e gli azionisti deve essere diviso tra i d i p e n d e n t i in p r o p o r z i o ne ai loro salari». Sia R a h n , sia - e con m a g g i o r e accentuazione - i comandanti militari tedeschi e r a n o perplessi e infastiditi di fronte a u n a «rifondazione» della economia che rischiava di dissestarla a n c o r più, m e n t r e incalzavano le esigenze della p r o d u z i o n e bellica. Per rassicurare R a h n , Mussolini gli scrisse che c'era «la t e n d e n z a in alcuni a m b i e n t i tedeschi a d r a m matizzare eccessivamente» e a i m p e d i r e u n a azione d i r e t t a c o n t r o quei dirigenti dell'industria italiana «che a t t e n d o n o a braccia a p e r t e gli anglosassoni e sono in g r a n p a r t e r e sponsabili del t r a d i m e n t o dell'8 settembre». H i t l e r fu m e n o r i l u t t a n t e di R a h n ad a c c e t t a r e il fatto c o m p i u t o n o n p e r c h é lo credesse efficace ma p e r c h é lo sapeva inutile: «Il Duce p u ò agire in questo c a m p o c o m e stima p i ù c o n v e n i e n t e , a n c h e se n o n è prevedibile che le misure o t t e r r a n n o u n g r a n successo. Noi tedeschi d o b b i a m o g u a r i r e d a l l ' a b i t u d i n e di p e n s a r e che è p e r noi un d o v e r e essere i medici di tutta Europa». P u ò s e m b r a r e paradossale che alcuni industriali si mostrassero indifferenti di fronte a un decreto che li espropriava: la verità è che ne sapevano la inconsistenza e ne p r e v e d e v a n o la effimera vita. Per questo Vittorio Valletta, d i r e t t o r e generale della Fiat, potè in tutta tranquillità dichiarare che «la legge del Duce sulla socializzazione i n c o n t r e r à l ' a p p r o v a z i o n e di tutti coloro che, al di s o p r a degli interessi privatisti, v e d o n o nel p r o g r a m m a sociale del fascismo... la salvaguardia p e r u n ' o r d i n a t a convivenza tra capitale e lavoro». Per precaria e velleitaria che fosse, la socializzazione imp e n s i e r ì i dirigenti clandestini comunisti, che volevano af106
fermare, in fatto di socializzazioni e di egualitarismo, il loro m o n o p o l i o . Un «comitato s e g r e t o di agitazione p e r il Piem o n t e , la L o m b a r d i a e la Liguria», composto in s t r a g r a n d e m a g g i o r a n z a di comunisti, p r o m o s s e p e r i p r i m i di m a r z o , c o n t r o il p a r e r e di altri e s p o n e n t i antifascisti, u n o sciopero generale nelle fabbriche, che fermò del tutto tre sezioni Fiat a Torino, ed ebbe un seguito parziale in altre industrie. Sindacalisti fascisti si affannarono a spiegare alle maestranze gli scopi della legge, ma u n o di l o r o a n n o t ò desolato che «le masse r i p u d i a n o di ricevere alcunché da noi». La brutalità tedesca fece il resto. Per esplicita disposizione di Hitler parecchi o p e r a i delle fabbriche «contagiate» furono deportati in G e r m a n i a , e il divorzio tra i lavoratori e il r e g i m e fascista - che era visto come un regime tedesco-fascista, e in sostanza lo era - si consolidò, anziché attenuarsi. Con la socializzazione il Mussolini di Salò n o n conquistò i favori di nessuno. Era venuta male, ed era venuta tardi.
CAPITOLO SESTO
LE FATICHE D ' E R C O L I
Il 14 m a r z o 1944 il g o v e r n o Badoglio d i r a m ò un a n n u n c i o che suscitò scompiglio e disorientamento nei partiti politici, s o r p r e s a nella o p i n i o n e pubblica italiana, c o s t e r n a z i o n e a L o n d r a e a Washington. «In seguito al desiderio a suo t e m p o ufficialmente espresso da p a r t e italiana - diceva il c o m u n i c a t o - il g o v e r n o dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche ed il Regio governo h a n n o convenuto di stabilire relazioni dirette tra i d u e paesi. In conformità a tale decisione sarà p r o c e d u t o fra i d u e governi senza indugio allo scambio di r a p p r e s e n t a n t i muniti dello statuto diplomatico d'uso.» G i u o c a n d o d ' a n t i c i p o , Mosca m e t t e v a così in u n a posizione i m b a r a z z a n t e gli anglo-americani, c h e s o p p o r t a v a n o l'intero p e s o militare della c a m p a g n a d'Italia, che si atteggiavano a protettori e tutori dell'Italia stessa, ma che a p p a rivano meschini e prevaricatori, nei confronti di Badoglio e nei confronti del paese intero, a p a r a g o n e con l'URSS. Stizziti e i m p o t e n t i , M u r p h y e Macmillan t e n t a r o n o di m u o v e r e obbiezioni, rinfacciando ai sovietici la m a n c a t a consultazione con gli Alleati occidentali, e al g o v e r n o di Salerno la violazione delle n o r m e armistiziali. Ma le bizzose e velleitarie proteste servirono a poco; restava il fatto che con un colpo da maestri i sovietici avevano accumulato un «capitale politico» ingente, tanto che il g o v e r n o italiano p r o m i s e di «non dimenticare» il gesto di Mosca «compiuto com'è in u n a delle o r e p i ù t r a g i c h e della n o s t r a storia». Per c o m p l e t a r e il q u a d r o negativo vi fu, in quello stesso volgere di settimane, il fallimento della offensiva anglo-americana su Cassino; fal108
limento che significò la rinuncia, p e r qualche altro mese, alla liberazione di R o m a . M e n t r e I ' U R S S «apriva» a Badoglio, Palmiro Togliatti viaggiava verso l'Italia. Era partito da Mosca, in aereo, il 18 febbraio, ma fu costretto a seguire un itinerario accidentato e tortuoso, con soste a Baku, T e h e r a n , Il Cairo, Algeri (lì ospite del C o m a n d o alleato): infine da Algeri a Napoli a b o r d o di un piroscafo, il Tuscania, dal quale sbarcò il 27 m a r z o , infagottato in un abito di taglio russo, con un maglione a strisce b i a n c h e e a z z u r r e . Togliatti n e g ò , successivamente, di avere s a p u t o , p r i m a di lasciare l ' U R S S , d e l l ' i m m i n e n t e riconoscimento di Badoglio da p a r t e di Stalin: asserì che «si p o trà d i r e tutt'al più che la situazione mi spinse a cercare u n a via di uscita in u n a direzione che aveva qualcosa di analogo a quella a c c e n n a t a dalla diplomazia sovietica, ma n i e n t e di più». L'affermazione è comprensibile (Ercole Ercoli e r a ansioso di scrollarsi di dosso l'uniforme di funzionario del Com i n t e r n e di alto e s p o n e n t e del c o m u n i s m o internazionale, p e r indossare la grisaglia del politico italiano) ma poco credibile. La m a n o v r a risultò t r o p p o parallela, e t r o p p o fluidam e n t e orchestrata, p e r essere casuale. Togliatti giungeva in Italia p r e c e d u t o da un prestigio indiscusso e da u n a c o n s a c r a z i o n e sovietica che, allora, e r a p e r l'universo comunista d e t e r m i n a n t e . I c o m p a g n i n a p o l e tani che c r e d e v a n o , nella loro e s u b e r a n z a pre-rivoluzionaria, di i n c o n t r a r e un «pasionario» effervescente e cordialon e , si t r o v a r o n o di fronte a un gelido professore che usava di malavoglia il t u , e p r e f e r i v a la stretta di m a n o agli a b bracci. Al Partito c o m u n i s t a il leader v e n u t o dal f r e d d o impose quella c h e fu c h i a m a t a «la svolta di Salerno»: ossia la rinuncia ad ogni polemica a n t i m o n a r c h i c a e antibadogliana i n n o m e della s u p r e m a esigenza d i f o r m a r e u n a g r a n d e «unione nazionale e antifascista p e r la ricostituzione m a t e riale e m o r a l e della nazione e p e r un vigoroso contributo alla g u e r r a contro i tedeschi». C h i u n q u e avesse avuto credenziali m e n o solide di quelle 109
togliattiane, b e n difficilmente sarebbe riuscito a far digerire dai suoi u n a formula politica che contraddiceva i p r e c e d e n ti a t t e g g i a m e n t i del Partito. Pochi giorni p r i m a migliaia di militanti comunisti, insieme a socialisti e azionisti, avevano manifestato nella galleria U m b e r t o di N a p o l i c o n t r o il gov e r n o : sindacalisti di sinistra a v e v a n o t u o n a t o c o n t r o i Savoia, e infine e r a stato a p p r o v a t o un o r d i n e del giorno che chiedeva «l'epurazione dei residui del fascismo, c o m p r e s o il Re». Era u n a i m p o s t a z i o n e rivoluzionaria, della q u a l e Togliatti fece piazza pulita sostituendo ad essa un p r o g r a m m a di inserimento legalitario del PCI nel p o t e r e . Lo stretto c o l l a b o r a t o r e di Stalin aveva, sulla divisione delle sfere di influenza in E u r o p a , idee molto più chiare di quelle dei suoi c o m p a g n i rimasti in Italia. B e n e d e t t o Croce nel suo diario colse subito la i m p o r t a n z a e le intenzioni del giro di boa imposto da u n o «che ha il n o m e convenzionale di Ercoli, ma è un Togliatti... ha esortato a collaborare col gov e r n o Badoglio s a l t a n d o la q u e s t i o n e dell'abdicazione del Re... un abile colpo della r e p u b b l i c a dei Soviet vibrato agli a n g l o - a m e r i c a n i , p e r c h é sotto il colore d'intensificare la g u e r r a contro i tedeschi introduce i comunisti nel governo». Politico d u t t i l e , e maitre a penser (fondò subito la rivista ideologica-culturale Rinascita), Togliatti ebbe screzi con C r o ce, cui rinfacciò la sua «resistenza privilegiata» d u r a n t e il fascismo, e con Sforza, ma n o n con Badoglio, che gli piaceva: e gli piacque anche la definizione che il maresciallo diede in p i e m o n t e s e di Sforza, «l'è pien 'd voeid» è p i e n o di v u o t o . C o n i r a p p r e s e n t a n t i degli altri partiti Togliatti si batté p e r un a c c o r d o che allargasse il g o v e r n o B a d o g l i o , d a n d o g l i u n a più consistente base politica. Trovò resistenze in coloro c h e , s e c o n d o s c h e m i logici, a v r e b b e r o d o v u t o essergli p i ù vicini, socialisti e azionisti, e p r o n t a a d e s i o n e nei d e m o c r i stiani. A r r e n d e v o l e a n c h e nella f o r m u l a z i o n e d i u n d o c u m e n t o p r o g r a m m a t i c o , obbiettò soltanto p e r un «onde» seguito da un infinito e chiese che, «almeno in considerazione del fatto che si era così vicini alla città dove aveva insegnato 110
Basilio Puoti, l'errore venisse corretto». Ma questa a p p a r e n te morbidezza si a c c o m p a g n a v a a un disegno preciso, e infatti, ha osservato Bocca nella sua biografia di Togliatti, int e r v e n n e n u o v a m e n t e sul testo definitivo - e questa volta il p r o b l e m a era di sostanza - p e r chiedere che n o n si parlasse del d i r i t t o del p o p o l o italiano a e l e g g e r e u n a «camera dei d e p u t a t i » , ma piuttosto del diritto a e l e g g e r e u n a «Assemblea costituente». La differenza è di rilievo. Resta il fatto che p e r o p e r a di Togliatti le t e n d e n z e radicali e m e r s e nel Congresso di Bari furono a m m o r b i d i t e , con la b e n e d i z i o n e dei c o m u n i s t i e d e l l ' U R S S . La svolta di S a l e r n o , s q u i s i t a m e n t e politica, relegò sullo sfondo, p e r Togliatti, la lotta partigiana al n o r d , n o n o s t a n t e la sua affermazione che dovessero primeggiare le esigenze della g u e r r a . Luigi L o n g o dichiarò più t a r d i , con ironia p i u t t o s t o scoperta: « C r e d o che (Togliatti) abbia capito l ' i m p o r t a n z a del m o v i m e n t o p a r t i g i a n o q u a n do s e p p e che avevamo fucilato Mussolini a Dongo». Gli anglo-americani avevano fretta di v e d e r finalmente var a t o quel g o v e r n o ampliato c h e i loro ambienti politici e le loro opinioni pubbliche reclamavano. Ma p e r costituirlo era necessario s u p e r a r e l'ostacolo r a p p r e s e n t a t o d a Vittorio E m a n u e l e I I I , che n o n solo e r a risoluto a m a n t e n e r e i suoi p o t e r i formali fino alla p r e s a di R o m a , ma rifiutava di p r e a n n u n c i a r e p u b b l i c a m e n t e l'abdicazione. Per p o r r e a l Re un ultimatum, i r a p p r e s e n t a n t i alleati r i c o r s e r o ad u n o s t r a t a g e m m a , s e n o n p r o p r i o s c o r r e t t o , c e r t o disinvolto. Chiesero u d i e n z a a Ravello p e r p r e s e n t a r e a Vittorio Emanuele I I I sir Noel Charles, che avrebbe sostituito Macmillan n e l Consiglio consultivo alleato. Ma q u a n d o il g e n e r a l e MacFarlane, l'americano M u r p h y e gli inglesi Macmillan e Charles furono davanti al Re, d i e d e r o al colloquio un indirizzo i m p r e v i s t o . P r e t e s e r o che il Re decidesse e sottoscrivesse se n o n p r o p r i o s e d u t a stante a l m e n o in g i o r n a t a il p r o c l a m a con il quale rinunciava al t r o n o , e n o m i n a v a L u o g o t e n e n t e il figlio U m b e r t o . In un soprassalto d'orgoglio, il 111
Re dichiarò che era disposto a quel gesto, ma n o n subito, e n o n p e r u n a intimidazione che M u r p h y aveva formulato in t e r m i n i poco m e n o che brutali. Avrebbe firmato, disse, ma l'indomani. Vi fu un altro a s p r o scambio di parole, e a quel p u n t o Vittorio E m a n u e l e I I I , r i t r o v a n d o p e r u n a t t i m o l a fierezza e la fermezza di Peschiera, ripetè di essere disposto a firmare, c e d e n d o alle pressioni, ma che si ripresentassero 11 g i o r n o d o p o «che la vostra p r e s e n z a mi ha già t r o p p o infastidito». E c o n g e d ò i r a p p r e s e n t a n t i alleati. R i e v o c a n d o , anni d o p o , la penosa scena, Robert M u r p h y descrisse così il Re: «Egli continuava a stare molto e r e t t o e dignitoso, ma il suo m e n t o t r e m a v a e le l a g r i m e r i e m p i r o n o i suoi occhi chiaro-azzurri m e n t r e parlava con orgoglio della millenaria storia di Casa Savoia». D u r a n t e la n o t t e Badoglio e A c q u a r o n e l a v o r a r o n o alla stesura della d i c h i a r a z i o n e s o v r a n a che fu resa pubblica il 12 aprile. Essa recava tra l'altro: «Il p o p o l o italiano sa che sono s e m p r e stato al suo fianco nelle o r e gravi e nelle o r e liete. Sa che otto mesi or sono ho posto fine al fascismo e ho p o r t a t o l'Italia, n o n o s t a n t e o g n i pericolo e rischio, a fianco delle Nazioni Unite, nella lotta di liberazione contro il nazismo... Verrà il giorno in cui, guarite le nostre p r o f o n d e ferite, r i p r e n d e r e m o il nostro posto, da p o p o l o libero accanto a nazioni libere. P o n e n d o in atto q u a n t o ho già c o m u n i c a t o alle a u t o r i t à alleate ed al mio g o v e r n o , ho deciso di ritirarm i dalla vita pubblica n o m i n a n d o L u o g o t e n e n t e g e n e r a l e del R e g n o mio figlio Principe di Piemonte. Tale n o m i n a diventerà effettiva, m e d i a n t e il passaggio materiale dei poteri, lo stesso g i o r n o in cui le t r u p p e alleate e n t r e r a n n o in Rom a . Q u e s t a mia decisione, c h e h o f e r m a fiducia faciliterà l'unione nazionale, è definitiva e irrevocabile». Badoglio singhiozzava q u a n d o gli sottopose il d o c u m e n t o p e r la firma («Maestà, sono cinquantacinque a n n i che servo la Vostra Casa, e n o n mi attendevo di trovarmi a questo, lasciate c h e pianga») ma il Re si limitò a battergli u n a m a n o sulla spalla. Si sfogò, p e r quel tanto che glielo consentiva il 112
suo freddo riserbo, con il generale Puntoni: «Non si p u ò dire che da q u a n d o s'è formata l'Italia le cose siano a n d a t e bene p e r la mia Casa. Solo mio n o n n o ne è uscito b e n e . Carlo Alberto dovette abdicare, mio p a d r e fu assassinato. N o n avevo n e s s u n a i n t e n z i o n e di s u c c e d e r e a mio p a d r e e l'avevo quasi convinto ad accogliere il mio p r o p o s i t o di r i n u n c i a r e alla corona. Ma fu ucciso e io, in quell'ora tragica, n o n potei rifiutarmi di salire sul t r o n o . Se l'avessi fatto avrebbero detto che e r o un vile». Di q u a n t o riferisce Puntoni, n o n c'è motivo di dubitare. Resta il fatto che, restio a salire sul t r o n o , Vittorio E m a n u e l e I I I lo fu altrettanto a discenderne. La via e r a s g o m b r a p e r la formazione del n u o v o govern o , e su di essa s ' i n c a m m i n a r o n o p r e s t o , facendo ressa, gli a s p i r a n t i a un p o s t o presidenziale o ministeriale: a n c h e in quella mezza Italia disastrata le p o l t r o n e facevano gola. Per la carica di P r e s i d e n t e il c a n d i d a t o ovvio era Badoglio, ma f u r o n o fatti circolare altri n o m i , a n c h e quello di Sforza - presto accantonato p e r c h é , a v e n d o definito Churchill u n a «testa di passerotto» n o n era indicato a dialogare con lui di Croce, che rifiutò s d e g n o s a m e n t e , perfino dell'azionista Cianca. Ma si trattava di assaggi senza costrutto. Q u a n t o al resto, ha ricordato Degli Espinosa: «Da t a l u n e città giunsero interi ministeri già formati. G i u n g e v a n o vecchie a u t o m o bili sdrucite e polverose: i viaggiatori cercavano alloggio inv a n o , n o n s a p e v a n o d o v e m a n g i a r e , ma la fede che li anim a v a e r a inflessibile, ed essi c h i e d e v a n o di essere ricevuti dal maresciallo Badoglio vincendo i più aspri disagi». Il 22 aprile, un sabato, il g o v e r n o dell'esarchia - d e m o cristiani, comunisti, socialisti, azionisti, liberali, d e m o l a b u r i sti - e r a finalmente formato. Badoglio - affranto p e r c h é a R o m a gli era stato a r r e s t a t o il figlio M a r i o - t e n n e p e r sé, o l t r e alla Presidenza, gli Esteri. Ministri senza portafoglio f u r o n o B e n e d e t t o Croce, Carlo Sforza, Giulio R o d i n o (democristiano), Palmiro Togliatti, Pietro Mancini (socialista). Agli I n t e r n i a n d ò il d e m o c r i s t i a n o Aldisio. Molti i sottosegretari. Il g o v e r n o fu p r e s e n t a t o a Ravello al Re, che si disse 113
lieto «di sentire che le e m i n e n t i personalità che oggi e n t r a no a far p a r t e del g o v e r n o , e che le diverse t e n d e n z e politiche della nazione, a tutto a n t e p o n g o n o il s u p r e m o interesse del Paese». Di rilevante, nella dichiarazione p r o g r a m m a t i c a , v'era l'annuncio che «la forma istituzionale dello Stato n o n p o t r à risolversi se n o n q u a n d o , liberato il Paese e cessata la g u e r r a , il p o p o l o italiano sarà stato convocato ai liberi comizi... ed eleggerà l'Assemblea costituente e legislativa». In maggio gli Alleati furono finalmente p r o n t i p e r lanciare la «Operazione Diadem» che li avrebbe portati a Roma. Sulla linea Gustav di Kesselring - alle cui spalle era la linea Hitler formata da capisaldi sui quali e r a n o state piantate, p e r r e n derli p i ù efficienti, le t o r r e t t e di carri a r m a t i - si e r a n o infranti i tenaci e sanguinosi attacchi di d u e a r m a t e multinazionali, p o t e n t e m e n t e a r m a t e e a p p o g g i a t e da u n a aviazione che d o m i n a v a il cielo. Il C o m a n d a n t e in capo, l'inglese A l e x a n d e r , e r a un f r e d d o e raffinato g e n t i l u o m o , ma n o n certo un fantasioso stratega. La capacità dei c o m a n d i t e d e schi, e la d e t e r m i n a z i o n e delle loro t r u p p e , l'avevano inchiodato davanti a Cassino, e nella testa di sbarco di Anzio. A m e t à m a r z o e r a stato c o m p i u t o u n o sforzo i m m a n e p e r sfondare a Cassino - e l'Abbazia fu sottoposta a b o m b a r d a m e n t i tanto devastatori q u a n t o , dal p u n t o di vista militare, insensati - ma la linea Gustav n o n si era spezzata. I r r i t a t o , C h u r c h i l l aveva chiesto che A l e x a n d e r gli spiegasse «come mai questa vallata presso la collina dell'Abbazia di M o n t e cassino, larga a p p e n a dai 3 ai 5 chilometri, r a p p r e s e n t i l'unico fronte contro cui dovete c o n t i n u a m e n t e d a r di cozzo». Era così sfumato il sogno di un r i c o n g i u n g i m e n t o tra il grosso dell'esercito e le t r u p p e di Anzio, ed era sfumato a n c h e il sogno di u n a irruzione verso Roma. Il fronte e n t r ò in u n a fase di relativa stagnazione, anche se i b o m b a r d i e r i alleati n o n i n t e r r u p p e r o un solo m o m e n t o il m a r t e l l a m e n t o delle vie di comunicazione, degli obbiettivi militari, e di quelli che e r a n o sospettati di esserlo o di poter114
10 diventare. L'«Operazione Strangle» - il t e r m i n e «strangolare» bastava a qualificarne le finalità - fu m e n o efficace di q u a n t o si p o t e s s e s u p p o r r e , p e r le eccezionali doti di imp r o v v i s a z i o n e e di a d a t t a m e n t o delle u n i t à t e d e s c h e : ma n o n lasciava respiro. Tra il 15 m a r z o ed il 10 maggio - il dato è in Roma 1944 di Raleìgh Trevelyan - furono c o m p i u t e 3.807 missioni. «Il g e n e r a l e E a k e r - citiamo a n c o r a T r e velyan - r a g g r u p p ò le città italiane c h e v a n t a v a n o m o n u m e n t i storici e religiosi in tre categorie. Quelle che n o n dovevano in n e s s u n caso venir b o m b a r d a t e senza la sua autorizzazione e r a n o Roma, Fiesole, Firenze, Venezia e Torcello. Nella seconda categoria figuravano Ravenna, Assisi, San Gim i g n a n o , Pavia, U r b i n o , Montepulciano, P a r m a , Aosta, Tivoli, U d i n e , G u b b i o , Volterra, Spoleto, Ascoli Piceno, Com o , Pesaro e d altri centri elencati e n i g m a t i c a m e n t e c o m e Borgo San Spolone ed Aquia, cui verosimilmente corrispond e v a n o Borgo San Sepolcro e l'Aquila.» «Il b o m b a r d a m e n t o di queste città - affermava la direttiva di Eaker - che al p r e s e n t e n o n h a n n o a l c u n a speciale i m p o r t a n z a m i l i t a r e , dev'essere evitato finché è possibile. Se p e r ò voi giudicherete essenziale p e r ragioni operative b o m b a r d a r e un obbiettivo situato in u n a qualsiasi di esse, p r o c e d e t e senza esitazion e , ed io mi a s s u m e r ò la p i e n a responsabilità dei risultati della vostra azione.» Nel terzo capitolo di quest'apocalisse figuravano città c o m e Siena, Orvieto e Perugia, di cui la direttiva di Eaker diceva: «In queste città o nelle loro vicinanze sono situati i m p o r t a n t i obbiettivi militari, che d e b b o n o essere b o m b a r d a t i . Q u a l i che siano i d a n n i che ne risulter a n n o , essi sono accettati in partenza». Il fallimento della offensiva alleata di m a r z o si era ripercosso sull'intero sviluppo della strategia e u r o p e a , che aveva 11 suo pilastro, o r m a i , nello sbarco in N o r m a n d i a . A T e h e r a n i t r e «grandi» a v e v a n o stabilito che, p r i m a di Overlord (questo era il n o m e convenzionale dell'attacco da settentrione alla fortezza Francia), le a r m a t e anglo-americane d'Italia fossero p r e s s ' a p o c o sulla linea Pisa-Rimini, e che insieme 115
ad Overlord scattasse il p i a n o Anvil, ossia lo sbarco sulle coste meridionali francesi. Ma il cronicizzarsi della testa di sbarco di Anzio c o n t i n u a v a ad i m p e g n a r e mezzi navali che si sar e b b e r o voluti utilizzare p e r Anvil, cosicché q u e s t a b r a n c a della tenaglia in cui la Francia - o p e r meglio dire i tedeschi che l ' o c c u p a v a n o - a v r e b b e d o v u t o essere schiacciata n o n agì fino a metà agosto: con il rinvio l'operazione cambiò anche n o m e , da Anvil a Dragoon. In quest'ultimo scorcio d ' i n v e r n o e nelle p r i m e settimane di p r i m a v e r a i r e p a r t i del r a g g r u p p a m e n t o motorizzato italiano che a M o n t e L u n g o a v e v a n o m a n o v r a t o m a l e e c o m b a t t u t o b e n e , u s c e n d o n e con il m o r a l e fiaccato, furono riorganizzati. L'ambiente n o n era certo favorevole agli slanci patriottici, con i g a l o p p i n i di alcuni partiti che g i r a v a n o tra i soldati del r a g g r u p p a m e n t o incitandoli, in q u a n t o savoiardi e badogliani, a disertare. Il C o m a n d o alleato aveva a quel p u n t o p r o g e t t a t o di t e n e r e nelle retrovie l'unità italiana, p e r c h é si unisse agli altri «reparti lavoratori», in pratica u m i l e m a n o v a l a n z a da a d i b i r e ai bassi servizi. Il g e n e r a l e U m b e r t o Utili, che sostituì Dapino, aveva capacità, grinta e personalità. Si rivolse d i r e t t a m e n t e a Clark, il c o m a n d a n t e della 5 a r m a t a a m e r i c a n a , e gli chiese di r i n u n c i a r e al d e classamento dei suoi uomini, i m p e g n a n d o s i dal canto suo a r i c a v a r n e u n a vera forza militare. M a n t e n n e la p r o m e s s a . Posti alle d i p e n d e n z e del C o r p o d ' a r m a t a francese di J u i n , e successivamente di quello polacco di A n d e r s , gli italiani del ribattezzato C I L (Corpo Italiano di Liberazione) si dimos t r a r o n o all'altezza delle altre t r u p p e . Avevano avuto l'app o r t o di un battaglione di alpini, u n o di arditi, u n o di bersaglieri, u n o di marinai da sbarco. Q u i n d i si aggiunse loro il grosso della divisione paracadutisti Nembo, p r o v e n i e n t e dalla Sardegna. Sulla efficienza bellica di questa unità n o n v'er a n o d u b b i : ve n ' e r a n o invece - e gli inglesi li affacciarono o s t i n a t a m e n t e - sulla sua affidabilità politica. Era a v v e n u t o infatti che d o p o l'armistizio un battaglione della Nembo, p e r sollecitazione dei suoi ufficiali, fosse passato ai tedeschi, che a
116
successivamente lo i m p i e g a r o n o al fronte (dove si c o m p o r t ò eccellentemente). Altrettanto b e n e si b a t t e r o n o poi in campo opposto, n o n o s t a n t e i d u b b i inglesi, i battaglioni rimasti fedeli al Re. Il che dimostra che nelle t r u p p e speciali lo spirito di c o r p o e il s e n t i m e n t o d e l l ' o n o r e s t a n n o m o l t o al di sopra dell'ideologia. Da cinquemila che e r a n o nel r a g g r u p p a m e n t o motorizzato, i combattenti italiani d i v e n t a r o n o così 15 mila: poca cosa nel complesso di u n a forza militare imp o n e n t e , ma abbastanza p e r attestare che c'erano ancora in Italia dei giovani disposti a rischiare la vita p e r la loro b a n d i e r a . U m b e r t o di Savoia a v r e b b e v o l u t o a s s u m e r e il com a n d o del C I L , ma la Commissione alleata di controllo glielo vietò con pretesti burocratici - un generale d ' a r m a t a (per l a p r e c i s i o n e U m b e r t o e r a maresciallo d'Italia m a n o n n e p o r t a v a i gradi, N.d.A.) n o n poteva essere messo a capo di quella che in sostanza n o n era che u n a divisione - che mas c h e r a v a n o ragioni politiche. Il Principe si disse disposto a essere retrocesso a generale di divisione o a colonnello ma, ha scritto L e a n d r o Giaccone nel suo Ho firmato la resa di Roma, « n e p p u r e q u e s t o m o d e s t o obolo fu concesso al r e g a l e m e n d i c a n t e d'onore». L'offensiva di A l e x a n d e r fu scatenata il 12 m a g g i o , e al C o m a n d a n t e alleato va riconosciuto un merito: i preparativi v e n n e r o condotti con m o l t a segretezza e con accorgimenti che c o n s e n t i r o n o di cogliere i tedeschi a g u a r d i a abbassata. Kesselring s u p p o n e v a che la m a c c h i n a militare alleata, colossale ma anche pachidermica, n o n potesse essere di nuovo a p u n t o p r i m a d e l l ' u l t i m a s e t t i m a n a del m e s e . Per di p i ù gravava sul feldmaresciallo la minaccia di sbarchi sulla costa tirrenica, a Civitavecchia o a Livorno, e questo lo induceva a t e n e r e di riserva, p e r un i n t e r v e n t o mobile, unità preziose. Infine v'era l'intensificarsi della guerriglia partigiana. Fidando incautamente su un m o m e n t o di respiro, l'Alto c o m a n d o della W e h r m a c h t aveva chiamato Vietinghoff, c o m a n d a n t e della 10 a r m a t a sulla linea Gustav, in Germania, dove Hitler voleva di persona appuntargli sul petto un'alta decorazione. a
117
Il Capo di Stato Maggiore di Kesselring, Westphal, il comand a n t e del X I V c o r p o Panzer, Senger, e il c o m a n d a n t e della 9 0 divisione dei Panzer G r e n a d i e r e , Baade, e r a n o in licenza. F u r o n o richiamati in g r a n fretta. «Non posso r i p e n s a r e a quei giorni senza un m o t o d'orrore» disse in seguito Kesselring. Le u n i t à tedesche, p u r a r a n g h i incompleti, e consapevoli della superiorità nemica in u o m i n i a r m i e materiali, difesero s t r e n u a m e n t e le posizioni. L'esercito alleato aveva le u n i t à della 5 a r m a t a a m e r i c a n a schierate sulla sinistra, dalla costa t i r r e n i c a fin ad ovest di Cassino; poi, p r o s e g u e n d o verso est, l ' 8 a r m a t a britannica. C o n gli americani e r a n o i francesi di J u i n , con gli inglesi indiani, polacchi, canadesi, italiani e sudafricani. Lo svolgimento delle azioni n o n fu certo facilitato dalla ostilità di M a r k Clark, il c o m a n d a n t e della 5 a r m a t a , p e r A l e x a n d e r . Il g e n e r a l e a m e r i c a n o r i l u t t a v a a c o n s i d e r a r e A l e x a n d e r un suo v e r o e d i r e t t o s u p e r i o r e : ed aveva il sospetto che gli inglesi volessero defraudarlo del privilegio di far e n t r a r e le sue t r u p p e p e r p r i m e nella capitale italiana. «Noi n o n solo v o l e v a m o l ' o n o r e di c o n q u i s t a r e R o m a , ma p e n s a v a m o di averlo a b b o n d a n t e m e n t e meritato... N o n soltanto i n t e n d e v a m o d i v e n t a r e il p r i m o esercito che in quindici secoli conquistasse R o m a da sud, ma volevamo che in patria la gente sapesse c h ' e r a stata la 5 a r m a t a a c o m p i e r e l'impresa e sapesse a n c h e a qual prezzo c'eravamo riusciti.» Il p r i m o s f o n d a m e n t o della linea Gustav fu m e r i t o delle t r u p p e di J u i n , che aveva alle sue d i p e n d e n z e anche i coraggiosi ma feroci «goumiers» m a r o c c h i n i dei quali la p o p o l a zione italiana conservò poi un ricordo d ' o r r o r e : «Durante le v e n t i q u a t t r ' o r e di contatto con i marocchini soffrimmo più che negli otto mesi sotto i tedeschi. Questi si p r e n d e v a n o le nostre capre, le nostre p e c o r e e il nostro cibo, ma rispettavano le nostre d o n n e e i nostri magri risparmi. I marocchini si gettarono su di noi come diavoli scatenati. Sotto la minaccia delle mitragliatrici violarono bambini, d o n n e , uomini, giovani, dandosi freneticamente il cambio come altrettante bestie. a
a
a
a
a
118
Si p r e s e r o il nostro d e n a r o . Ci seguirono fino al paese e port a r o n o via ogni cosa, compresa la nostra biancheria e le nostre scarpe. Quelli dei loro ufficiali che t e n t a r o n o di intervenire in nostra difesa furono anch'essi minacciati». Nell'Abbazia di Montecassino e n t r a r o n o i polacchi, all'alba del 18 maggio. Le rovine e r a n o state evacuate dai t e d e schi, che vi avevano lasciato soltanto i feriti gravi. Si scoprì che le g r a n d i cantine a volta avevano resistito a migliaia di tonnellate di bombe, e che molti libri e r a n o ancora intatti negli scaffali. Kesselring aveva dovuto impartire p e r s o n a l m e n te ai paracadutisti della p r i m a divisione l'ordine di lasciare l'Abbazia. N o n volevano a n d a r s e n e ed era quello, egli disse, «lo svantaggio di avere p e r s o n a l i t à così forti c o m e c o m a n danti e subordinati». Il 23 maggio si mossero, finalmente, anche le divisioni della testa di p o n t e di Anzio, e lo fecero con il formidabile appoggio di artiglieria e aereo, che era nella tecnica e nelle possibilità delle a r m a t e anglo-americane. Kesselring si ritirava con sufficiente o r d i n e , ma senza p o ter contrastare u n a avanzata che gli veniva sferrata con violenza da d u e diverse direzioni, e che p u n t a v a verso R o m a . A n c o r a il 2 g i u g n o , m e n t r e la Città e t e r n a e r a già in vista delle a v a n g u a r d i e alleate, A l e x a n d e r e Clark discussero su chi dovesse entrarvi. « Q u a n d o A l e x a n d e r comunicò a Clark il p r o p r i o desiderio che l ' 8 a r m a t a partecipasse alla conquista di Roma, Clark prese violentemente cappello... disse ad A l e x a n d e r che se gli avesse impartito un o r d i n e del g e n e r e si sarebbe rifiutato di obbedire e se l'8 a r m a t a avesse tentato di m a r c i a r e su R o m a avrebbe dato istruzioni ai suoi u o mini di spararle addosso... A l e x a n d e r n o n insistè.» Nel t a r d o p o m e r i g g i o del 4 giugno i p r i m i r e p a r t i americani p e n e t r a r o n o nell'abitato; il 5 g i u g n o Clark ebbe l'agognato alloro e raggiunse in j e e p il Campidoglio ma il trionfo fu o s c u r a t o , a l m e n o nelle c r o n a c h e giornalistiche, dallo sbarco in N o r m a n d i a che, avvenuto a distanza di p o c h e o r e , soffocò l'eco della c a m p a g n a d'Italia, e di questa sua svolta decisiva. a
a
CAPITOLO SETTIMO
I SILENZI DI P I O X I I
Nei mesi che p r e c e d e t t e r o la caduta di Roma Mussolini n o n p o t è mai r i v e d e r e la città amata-odiata nel cui n o m e aveva costruito l'impalcatura coreografica e lessicale del fascismo. Per i piccoli u o m i n i che con o senza convocazione formavano le folle o c e a n i c h e , la d o t t r i n a d e l fascismo e r a t u t t a lì, n e l l ' I m p e r o che risorgeva sui colli fatali, nei littori, nei centurioni e nelle q u a d r a t e legioni. Ma Roma, Palazzo Venezia e il balcone fatidico e r a n o stati dichiarati off-limits, p e r il Duce, già p r i m a c h e vi i r r o m p e s s e r o i soldati del g e n e r a l e C l a r k . T r a Salò e R o m a c o r r e v a u n a linea divisoria che si chiamava 8 settembre. I tedeschi erano i p a d r o n i dovunq u e , ma a R o m a e r a n o i soli p a d r o n i , sia p u r e con dei m a n u t e n g o l i fascisti p e r i bassi servizi. Tre Italie: il R e g n o del Sud, la Repubblica di Salò, e Roma. In questo c u p o t r a m o n t o della loro p o t e n z a , l'Italia e r a p e r i militari e i funzionari tedeschi u n a destinazione ambita. Lo e r a perfino p e r chi doveva battersi al fronte, Io era a maggior ragione p e r gli ufficiali e i r e p a r t i destinati alle retrovie. Il clima relativamente mite, la bonarietà della massa della popolazione - anche se GAP e guerriglia partigiana dav a n o molti fastidi - la p r o s p e t t i v a , a sconfitta a v v e n u t a , di u n a prigionia nei campi anglo-americani, spiegano lo stato d ' a n i m o degli o c c u p a n t i , molti dei quali a r r i v a v a n o nelle belle città italiane d a l l ' i n f e r n o di n e v e e di ghiaccio delle p i a n u r e russe. Un n u g o l o di tedeschi si era insediato in Italia p e r «spremere il limone neofascista e quindi l'italiano più che sia possibile», c o m e disse R a h n ; m a a n c h e p e r c o n c e dersi gli ultimi balli su un Titanic che affondava.
I «protettori» tedeschi sorvegliavano e vessavano quella p a r o d i a di Stato che era Salò, tentavano di r i d a r e vigore alla p r o d u z i o n e industriale, e organizzavano su vasta scala la razzia delle risorse. S e m p r e più f r e q u e n t e m e n t e Mussolini p r o r o m p e v a in a m a r i sfoghi c o n t r o q u e s t a a r r o g a n z a : «E p e r f e t t a m e n t e inutile che questa gente si ostini a chiamarci alleati. E preferibile che buttino u n a b u o n a volta la maschera e ci dicano che siamo un p o p o l o e un territorio occupato come gli altri». Anche q u a n d o n o n lo dicevano, i tedeschi la p e n s a v a n o e s a t t a m e n t e così, e il g e n e r a l e Wolff spiegò che «non gli davo ordini (a Mussolini) ... in pratica p e r ò egli n o n poteva decidere niente contro la mia volontà e i miei consigli». Per la verità in quella p r i m a v e r a del '44 l'ossatura econ o m i c a e p r o d u t t i v a dell'Italia settentrionale - che e r a p o i l'Italia industriale - diede segni di ripresa. Per taluni settori (gli a u t o c a r r i della Fiat, che furono 759, l'energia elettrica, oltre un milione di chilowattore, l'acciaio, 138 mila t o n n e l late) nel maggio furono raggiunti i livelli n o n solo degli altri a n n i di g u e r r a , ma a d d i r i t t u r a del 1939. Fu c o m u n q u e u n a breve fiammata seguita da un r a p i d o declino. Q u a n t o alle spogliazioni, v ' e r a u n g e n e r a l e , H a n s Leyers, che Hitler aveva incaricato di s o v r i n t e n d e r e ad esse, spiegandogli succintamente: «Che i p a n t a l o n i glieli leviamo n o i o glieli levino gli inglesi è del t u t t o indifferente». La g a m m a dei p r o d o t t i che p r e n d e v a n o la via della G e r m a n i a era varia, a volte molto curiosa, e così (cito dalla Storia dell'Italia partigiana di Bocca) vi furono inclusi otto tonnellate di p i p e e t r e n t a d u e di bottoni, cravatte, scarpe, scope. Ma anche le a r m i del Bresciano: in aprile del '44 7.500 mitragliatrici, 7.000 pistole, 10.000 fucili, 100 pezzi di artiglieria. Infine un q u a r t o degli ortaggi e della carne. Il g o v e r n o di Salò si o p p o s e c o m e meglio poteva, e p o t e v a p o c o , alle p r e t e s e dei tedeschi, i cui piani p e r il saccheggio d i v e n n e r o operativi q u a n d o , infranta la linea Gustav, fu chiaro che l'Italia intera rischiava di c a d e r e a breve t e r m i n e nelle m a n i degli Alleati. C o n quella delle cose, veniva t e n t a t a a n c h e la razzia 123
degli uomini, ma la opposizione era diffusa e tenace a tutti i livelli: v ' e r a il s a b o t a g g i o della b u r o c r a z i a r e p u b b l i c h i n a , v'era la solidarietà p o p o l a r e , v'era infine l'aiuto della Resistenza, che a sbandati e fuggiaschi offriva u n a rete di p r o t e zione e, in caso e s t r e m o , la m a c c h i a . Il Gauleiter K u r t Sauckel («tipica figura da galeotto» lo aveva definito il dip l o m a t i c o tedesco M o e l l h a u s e n ) escogitò le m i s u r e p i ù spregiudicate e brutali p e r c a t t u r a r e braccia, tra l'altro retate nei cinematografi, n e i teatri, p e r f i n o t r a p p o l e all'uscita dalle chiese. Ma gli italiani sono furbi, ed escogitarono valide c o n t r o m i s u r e . Sta di fatto che, ad e s e m p i o , «a Pinerolo su 700 lavoratori convocati se ne p r e s e n t a r o n o 10, a C u n e o 7 su 800», p o c h e centinaia di u o m i n i v e n n e r o r a g g r u p p a t i in u n ' a r e a che c o m p r e n d e v a Genova, Milano, Padova, Bologna. L'Italia piaceva ai tedeschi che vi venivano destinati, ma indispettiva il s e m p r e invasato é trasognato Hitler, che il 22 e 23 aprile si incontrò - ancora u n a volta nel fastoso castello di Klessheim presso Salisburgo - con il suo amico e ostaggio Mussolini. Un a n n o p r i m a i d u e avevano discusso, in quella stessa sede, in un'atmosfera già gravida di tristi presagi, ma a l m e n o f o r m a l m e n t e assai diversa. P a r a d o s s a l m e n t e , p r o p r i o p e r c h é e r a o r m a i di fronte a un vassallo, Hitler risparmiò ai suoi interlocutori il torrenziale m o n o l o g o iniziale cui e r a n o d i n o r m a sottoposti. C o n Mussolini e r a n o Graziani, Mazzolini, Anfuso e l'addetto militare a Berlino colonnello M o r e r a ; con Hitler e r a n o R i b b e n t r o p , Keitel, R a h n , Wolff, Toussaint e D o l l m a n n . M e n t r e il F ù h r e r ascoltava ingoiand o o g n i t a n t o l e pillole m a g i c h e p r e s c r i t t e g l i dal m e d i c o stregone Morell, Mussolini tracciò un q u a d r o della situazion e . Riconobbe che l ' i n t e r n a m e n t o in G e r m a n i a delle t r u p pe italiane e r a stato «consigliabile» e «necessario», ma acc e n n ò all'ansia delle loro famiglie in Italia, il che faceva milioni di p e r s o n e , e chiese che vivessero in condizioni migliori. Si o c c u p ò , b r e v e m e n t e , della nazionalizzazione a t t u a t a dall'alleato in Alto Adige e in Venezia Giulia, ma senza t r o p 124
po insistere, tanto che Graziani c o m m e n t ò , successivamente: «Mussolini... n o n aveva m o r d e n t e , n o n s a p e v a p a r l a r chiaro». Il Duce riconobbe che la m a g g i o r a n z a degli italiani oscillava tra scetticismo e pessimismo, che c'era u n a m i n o r a n z a a t t i v a m e n t e ostile, che la Chiesa e r a «esitante» o avversa. D o m a n d ò u n p i ù caldo r i c o n o s c i m e n t o tedesco p e r gli sforzi del Partito fascista, e p r o m i s e di richiamare alle arm i a l c u n e classi p e r d a r e gli u o m i n i c h e Sauckel, G ò r i n g (per le batterie antiaeree) e Kesselring (per i servizi di r e t r o via) v o l e v a n o . Più r u d e fu G r a z i a n i , q u a n d o v e n n e il suo t u r n o . Disse che il suo lavoro e r a stato ostacolato in mille m o d i , che n o n aveva p o t u t o d i s p o r r e di un servizio telefonico e telegrafico p e r c h é questi e r a n o riservati ai tedeschi, che m a n c a v a n o forze di polizia sufficienti p e r obbligare i richiamati alle a r m i a presentarsi e che interi r e p a r t i disertavano p e r c h é la p r o p a g a n d a nemica insisteva sul fatto che la Germ a n i a aveva irrimediabilmente p e r s o la g u e r r a . Quel mattino Hider i n t e r r u p p e la riunione, atteso com'era da un consulto con i suoi generali, e ricomparve nel pomeriggio p e r spiegare il suo p u n t o di vista. Fu a m a r o , tenuto conto del suo t e m p e r a m e n t o , perfino realista. «Non sappiamo se e dove p u ò aver luogo un'invasione» ammise, ma aggiunse che se essa n o n fosse stata realizzata entro sei o otto settimane l'Inghilterra sarebbe entrata in crisi, e tra gli Alleati si sarebbero verificate frizioni. Mussolini chiese come potesse essere accelerato questo processo di disfacimento della coalizione: n o n ebbe risposta. L'indomani vi furono altri d u e colloqui, e Hitler espresse la sua diffidenza verso gli italiani. «Se dei 600 mila internati militari 200 mila sottoscrivessero p e r il servizio attivo, lo far e b b e r o solo p e r migliorare la loro sorte e n o n sarebbero il g e n e r e di t r u p p e necessario ad affrontare i sacrifici necessari i n t o r n o a Cassino.» Mussolini rispose dicendosi disposto a «chiamare venti classi e impiegarle in battaglioni di lavoro». P r i m a di c e n a r e a tu p e r tu con Mussolini, Hitler disse ancora di aver rotto tutti i contatti con l'Italia e di volerli m a n 125
t e n e r e solo con il Duce. «La G e r m a n i a e l'Italia - concluse d e v o n o vincere, altrimenti i d u e popoli e i d u e paesi croller a n n o insieme in rovina.» Congedatosi dal c a m e r a t a tedesco, Mussolini confidò ad Anfuso che «le s u e affermazioni sulla fine della g u e r r a gli e r a n o p a r s e d a n n a t a m e n t e ottimiste». Il g r u p p o italiano si trasferì q u i n d i al c a m p o di a d d e s t r a m e n t o di Grafenwòhr, dove e r a n o gli u o m i n i della divisione Monterosa: 600 ufficiali e dodicimila sottufficiali e soldati che r i s e r b a r o n o al Duce u n a accoglienza entusiastica. Egli se ne sentì rigenerato, e «riprese in p i e n o la confidenza in se stesso e nel d o m a n i della patria». Per allestire quello che fu l'esercito di Salò, cioè la forza militare teoricamente apolitica cui Graziani aspirava, e r a n o stati i n t r u p p a t i , con lusinghe e con la costrizione, u o m i n i di varia provenienza: veterani prelevati dai campi di prigionia tedeschi, ragazzi di leva, volontari. F u r o n o messe in cantiere q u a t t r o divisioni, la San Marco, la Monterosa, l'Italia, la Littorio. D o v e v a n o a v e r e u n a c o m p o s i z i o n e m o d e l l a t a sugli schemi tedeschi; p e r ciascuna di esse d u e r e g g i m e n t i di fanteria su tre battaglioni, un r e g g i m e n t o di artiglieria, un battaglione pionieri, u n g r u p p o esplorante, r e p a r t i a u t o n o m i , in totale 16 mila u o m i n i p e r le divisioni o r d i n a r i e (20 mila, a l m e n o in p r o g e t t o , p e r la divisione Monterosa che era alpina). La San Marco e la Monterosa furono m a n d a t e , sia p u r e a organici i n c o m p l e t i , in G e r m a n i a , p e r l ' a d d e s t r a m e n t o : a Grafenwòhr, c o m e s'è accennato, e a Miinzingen. Per le altre d u e ci si affannava a racimolare reclute, e a fine maggio le q u a t t r o unità c o n t a r o n o , tutte assieme, 57 mila uomini. Sottoposti ai m e t o d i di a d d e s t r a m e n t o t e d e s c h i («dal m a t t i n o alle 5 a n d i a m o dritto fino alle 19 - scrisse un ufficiale della Monterosa - e molte volte oltre, specialmente chi d u r a n t e l a g i o r n a t a n o n h a p i e n a m e n t e soddisfatto l e esigenze degli istruttori... l ' a d d e s t r a m e n t o è l u n g o p e r c h é curato nei p i ù piccoli particolari»), i soldati delle divisioni fasciste f o r m a r o n o forse le unità meglio p r e p a r a t e al combat126
t i m e n t o che l'esercito italiano avesse mai avuto. O u e s t o finche rimasero in G e r m a n i a , r i n s e r r a t e in un c o r d o n e sanitario psicologico e a m b i e n t a l e , p r i v e di notizie e di contatti. Q u a n d o furono r i m p a t r i a t e p e r l'impiego, la realtà italiana, il disprezzo della popolazione, le vicende della g u e r r a p r o v o c a r o n o p r e s t o diserzioni in massa. N o n a v e v a n o tutti i torti i tedeschi, dal loro p u n t o di vista, q u a n d o consigliavano di i m p i e g a r e le divisioni di Salò o sul fronte orientale o nella difesa antiaerea in G e r m a n i a (la p r o p o s t a suscitò il fur o r e di Graziani che, a tu p e r tu con Keitel, minacciò di dimettersi. Keitel cedette). Alla resa dei conti i r e p a r t i efficienti di Salò si r i d u s s e r o s e m p r e a poca cosa. Mussolini fece in maggio, c o n v e r s a n d o con il d i r e t t o r e del Messaggero B r u n o S p a m p a n a t o , la cifra di 4 0 0 mila soldati, ma vi i n c l u d e v a e v i d e n t e m e n t e , c o n molta disinvoltura (oltre ai 57 mila delle 4 divisioni), i 140 mila della G u a r d i a nazionale repubblicana, i 55 mila di cui Graziani d i s p o n e v a p e r la sua «burocrazia militare» (gente di distretto e di caserma) e infine tutti i r e p a r t i sfusi e auton o m i che i tedeschi e r a n o a n d a t i o r g a n i z z a n d o n o n solo in Italia ma nei Balcani (ve ne f u r o n o i m p e g n a t i p e r f i n o sul fronte russo). Per i corpi che s'erano incorporati nella W e h r m a c h t i tedeschi, s e m p r e meticolosi, avevano escogitato u n a formula di g i u r a m e n t o abbastanza generica: ma p e r le SS italiane (se ne mise in piedi u n a divisione, la 2 9 , p e r m i n i m a p a r t e utilizzata al fronte, p e r la m a s s i m a p a r t e in b r u t a l i rastrellamenti) la formula era b e n più esplicita: «Davanti a Dio p r e sto q u e s t o sacro g i u r a m e n t o : che nella lotta p e r la mia patria italiana c o n t r o i suoi n e m i c i sarò in m a n i e r a assoluta o b b e d i e n t e ad Adolf Hitler s u p r e m o c o m a n d a n t e dell'esercito t e d e s c o , e q u a l e soldato valoroso s a r ò p r o n t o in o g n i m o m e n t o a d a r e la mia vita p e r questo giuramento». A n c h e i n chi s'era così i m p e g n a t o H i m m l e r n o n aveva c o m u n q u e m o l t a f i d u c i a p e r c h é «la d e b o l e z z a del p o p o l o italiano è nel suo s a n g u e , nella sua razza». A n c h e nelle SS a
127
italiane, c o m e in t u t t a q u e s t a accozzaglia di r e p a r t i c h e il p i ù delle volte s e m b r a v a n o , p e r lo spirito se n o n p e r l'inq u a d r a m e n t o , b a n d e rinascimentali, v'era, c o m e h a scritto Ricciotti Lazzero, di tutto: «Idealisti, illusi, fanatici, profittatori, gente in b u o n a e malafede, p e r s o n e che colsero l'occasione p e r r i e n t r a r e in Italia dai c a m p i di c o n c e n t r a m e n t o , individui violenti, altri c h e c r e d e v a n o i n u n n u o v o o r d i n e e u r o p e o all'ombra della svastica e ne volevano essere i forgiatori e q u i n d i a un certo m o m e n t o i privilegiati, ed a n c h e p r i g i o n i e r i messi di fronte a u n ' a l t e r n a t i v a , o c o n n o i o al m u r o . I disertori f u r o n o molti, alcuni p a s s a r o n o alla Resistenza e d i v e n n e r o noti combattenti partigiani». Dove si vede q u a n t o possa essere labile, in t e m p i di g u e r r a civile, il confine ideale e fisico tra l'uno e l'altro schieramento. Le SS italiane, l ' a b b i a m o visto, i g n o r a v a n o Mussolini. La X Mas del principe Borghese gli fece la fronda, tanto che il suo com a n d a n t e fu a un certo p u n t o arrestato. I fascisti di Salò lo rilasciarono, ha r i c o r d a t o Luigi Del B o n o , che nella X Mas militò, q u a n d o «avevamo minacciato u n a marcia sui laghi, dov'era sistemato il n u o v o governo». Kesselring ha scritto c h e «il m o v i m e n t o p a r t i g i a n o diventò p e r l a p r i m a volta m o l e s t o n e l l ' a p r i l e del ' 4 4 , q u a n d o l e b a n d e cominciarono ad agire sull'Appennino». In p r i m a v e ra, questo è certo, la lotta si dilatò e d i v e n n e a n c o r a più crudele, fino al b a n d o del C a p o di Stato Maggiore dell'Esercito Mischi - c h e aveva sostituito G a m b a r a , r i t e n u t o t r o p p o m o r b i d o - c o n cui si a n n u n c i a v a che chi n o n si fosse a r r e s o e n t r o il 25 m a g g i o n o n a v r e b b e a v u t o pietà. Ma pietà n o n ce n'era n e m m e n o p r i m a , dall'una e dall'altra p a r t e . Del resto un altro g e n e r a l e r e p u b b l i c h i n o aveva osservato c h e i r e n i t e n t i alla leva «sono certi della i m p u n i t à , la defezione d e i c a r a b i n i e r i ne ha i m p e d i t o la ricerca» e p o i «ci s o n o i consigli subdoli e sottili dei preti, la sfortunata coincidenza con eventi bellici p o c o favorevoli, la g e n e r a l e d e p r e s s i o n e della popolazione...» V e n n e r o realizzati rastrellamenti mas128
sicci, con d u r e p e r d i t e p a r t i g i a n e : c o m e nella p i e m o n t e s e Val Casotto dove la formazione del m a g g i o r e Enrico Martini (Mauri) fu a n n i e n t a t a da seimila tedeschi, lasciò sul t e r r e no c i n q u a n t a m o r t i , e in m a n o n e m i c a 160 p r i g i o n i e r i , in g r a n p a r t e passati p e r le a r m i ; o c o m e in Val Varaita (semp r e in Piemonte) d o v e seicento garibaldini e a u t o n o m i fur o n o sgominati, ebbero 150 caduti e 200 prigionieri d e p o r tati nei c a m p i di s t e r m i n i o . Assai m e g l i o r e s s e r o le agili «bande» di «Giustizia e Libertà». A fine aprile - citiamo da Bocca - le forze p a r t i g i a n e c o n t a v a n o in t u t t o e p e r t u t t o p o c o p i ù di dodicimila c o m b a t t e n t i , di cui 9.000 nel N o r d Italia e oltre tremila nel C e n t r o e nel Sud. Più cospicuo, ma n o n m a g g i o r i t a r i o , l ' a p p o r t o dei g a r i b a l d i n i , ideologicam e n t e ispirati dai comunisti, 5.800; e p o i 3.500 a u t o n o m i , 2.600 giellisti, 700 cattolici. (Ma c'e chi afferma che queste cifre s o n o in difetto p e r q u a n t o r i g u a r d a i cattolici «per il colossale a p p o r t o d a t o da p r e t i e religiosi alla lotta c o n t r o il nazifascismo».) I GAP c o n t i n u a v a n o ad agire nelle città. Pochi uomini, al massimo qualche decina nei centri maggiori, che p r e n d e v a no di m i r a t e d e s c h i e fascisti, c o l p i v a n o e s c a t e n a v a n o le rappresaglie, rischiavano la vita e p a g a v a n o , sovente, con la vita. Alcuni d i v e n n e r o veri professionisti d e l l ' a g g u a t o . Ve n ' e r a n o di già sperimentati, come Giovanni Pesce, v e t e r a n o (nelle file «rosse») della g u e r r a di Spagna. Avevano p e r com u n e d e n o m i n a t o r e u n a d e t e r m i n a z i o n e implacabile e u n a forte carica di ideologia e di fanatismo. Uccidevano anche a freddo, disposti a sacrificarsi e altrettanto disposti a sacrificare gli ostaggi innocenti che, d o p o ogni impresa, e r a n o fucilati. In questa spirale di odio - fatale caratteristica di ogni g u e r r a civile - s'inserì un episodio che divise anche l'antifascismo: l'«esecuzione» di Giovanni Gentile. II filosofo siciliano, u n o degli ingegni più lucidi della cult u r a italiana, fascista fervente (tanto che Mussolini gli aveva affidato l'incarico di compilare la voce «fascismo» p e r la Enciclopedia Treccani salvo p o i r i m o d e l l a r n e le p a r t i t r o p p o 129
r i g o r o s a m e n t e ideologiche), a u t o r e della riforma della scuola, discussa da molti ma da tutti rispettata p e r i suoi conten u t i e p e r la sua ispirazione, aveva a d e r i t o alla Repubblica di Salò. E r a stato in q u e s t o c o e r e n t e c o n il suo p a s s a t o : e Mussolini l'aveva ricompensato con la n o m i n a - p i ù pericolosa che onorifica, in quei frangenti - a p r e s i d e n t e della Accademia d'Italia. Gentile dava senza d u b b i o u n a p p o g g i o a u t o r e v o l e a l n u o v o r e g i m e di Mussolini. Esortava alla «cessazione delle lotte t r a n n e quella vitale contro i sobillatori, i traditori, vend u t i o in b u o n a fede ma sadisticamente ebbri di sterminii». Si sforzava tuttavia di m a n t e n e r e un t o n o alto, patriottico, coerente con l'«idealismo» della sua filosofia e con u n a fede patetica nella possibilità che molto potesse essere cambiato p u r c h é si volesse cambiarlo. «Questo è t e m p o di costruire... Ci sono tante colpe da espiare, tanti torti da r i p a r a r e ; tanto male che un doveroso esame di coscienza ci p u ò r i m p r o v e r a r e . Ma oltre il male, c'è il b e n e , che o r a più che mai bisogna r a m m e n t a r e se n o n si vuol finire nella disperazione.» N e s s u n a p a r t e c i p a z i o n e sua, n é m o r a l e n é t a n t o m e n o m a t e r i a l e , ad atti di r e p r e s s i o n e . L'uomo - lo ha a m m e s s o Roberto Battaglia - «era p e r s o n a l m e n t e b o n a r i o e tollerante e, c o m e risulta da molteplici testimonianze, si era d i m o strato avverso alle violenze e agli o r r o r i p e r p e t r a t i in quel p e r i o d o a F i r e n z e dalla b a n d a Carità». C h e e r a u n a delle tante polizie private che i m p e r v e r s a v a n o . Nella sua p r o p e n sione verso il fascismo di Salò, Gentile era stato anche incoraggiato dalla c o m p r e n s i o n e che il ministro della Istruzion e , Biggini, aveva d i m o s t r a t o verso il m o n d o accademico, tanto da c o n f e r m a r e nella carica di rettore della Università di P a d o v a C o n c e t t o M a r c h e s i : l'illustre latinista e grecista aveva accettato di r e s t a r e al suo posto, p u r p r o n u n c i a n d o , p r e s e n t e in forma privata lo stesso Biggini, e sotto la sorveglianza inquietante di un g r u p p o di armati, u n a prolusione coraggiosa, a f f e r m a n d o che «qui d e n t r o si r a d u n a ciò che distruggere n o n si può». Ma il Partito comunista - cui Mar130
chesi a p p a r t e n e v a e a p p a r t e n n e fino alla m o r t e , schierandosi nelle file dei p i ù indiscriminati esaltatori dello stalinismo - gli ingiunse di lasciare la sua poltrona, e di rinnegai^ l'amicizia con quel ministro p e r b e n e (che era oltretutto suo vicino di casa) con il quale aveva stabilito un patto di «inviolabilità dell'Ateneo». T r a i migliori e s p o n e n t i della R e p u b blica Sociale e la cultura v'era stato d u n q u e un tentativo di reciproco rispetto, e ad esso Gentile voleva ispirarsi. Ma p r o p r i o Concetto Marchesi, u n a volta t r o n c a t o il leg a m e c o n Biggini, aveva risposto con l'intransigenza d u r a agli appelli - p e r p a r t e di Gentile n o n insinceri - alla concordia. «Quanti oggi incitano alla c o n c o r d i a sono complici degli assassini fascisti e nazisti, quanti oggi invitano alla treg u a vogliono d i s a r m a r e i patrioti e rifocillare gli assassini nazisti p e r c h é indisturbati c o n s u m i n o i loro crimini... Per i m a n u t e n g o l i del tedesco invasore e dei suoi s c h e r a n i nazisti, senatore Gentile, la giustizia del p o p o l o ha emesso la sua sentenza: morte!». Sulla esatta p a t e r n i t à di questo testo, a p p a r s o nel foglio clandestino comunista La nostra lotta, vi sono fondati dubbi. E probabile che p e r la massima p a r t e esso sia stato di p u g n o di Marchesi: ma è altrettanto probabile - p e r molti sicuro che l'ultima frase, quella c h e p a r v e u n a s e n t e n z a capitale p e r Gentile, fu a g g i u n t a d a i d u r i del P a r t i t o , insensibili a sollecitazioni e r e m o r e culturali. Si è poi fatto, al r i g u a r d o , il n o m e di Girolamo Li Causi. Concetto Marchesi n o n volle mai sconfessare il Partito: ma p r i v a t a m e n t e n e g ò p i ù volte d'aver firmato l'espressione che accomunava Gentile ai p e g giori sgherri fascisti. I familiari di Gentile h a n n o dichiarato d'aver s e m p r e s a p u t o che Marchesi aveva coperto i comunisti, e che n o n gli si poteva i m p u t a r e quella conclusione spietata. L'atmosfera fiorentina si intrise di o d i o d o p o che il 22 m a r z o 1944 c i n q u e p a r t i g i a n i f u r o n o fucilati al C a m p o di Marte dai militi della Legione Muti. I gappisti deliberarono di r i s p o n d e r e al t e r r o r e con il t e r r o r e : e q u a n d o si trattò di 131
scegliere un bersaglio esemplare n o n ebbero da faticare p e r trovarlo. Era stato indicato, inequivocabilmente. I gappisti si a p p o s t a r o n o il 15 a p r i l e , alle 13,30, nei pressi di Villa Montaldo al Salviatino, dove Gentile abitava. Gli «esecutori» della sentenza, B r u n o Fanciullacci e A n t o n i o Ignesti, si accostarono all'auto t e n e n d o sotto braccio dei libri, c o m e fossero studenti. C r e d e n d o volessero parlargli, Gentile abbassò il vetro, e fu colpito a bruciapelo m e n t r e Fanciullacci gridava: «Non uccido l ' u o m o ma l'idea». Dalla villa uscì corr e n d o il figlio m i n o r e B e n e d e t t o , m e n t r e l'autista avviava precipitosamente l'auto e trasportava il filosofo m o r e n t e all'ospedale, dove era di servizio un altro figlio, Gaetano, m e dico. N o n ci fu nulla da fare. C u r i o s a m e n t e , molti a Firenze p e n s a r o n o che gli uccisori di Gentile p o t e s s e r o essere estremisti «repubblichini», sgherri della b a n d a Carità ansiosi di liberarsi d ' u n m o d e r a to di prestigio. Negli ambienti della Resistenza la verità e r a tuttavia nota, e il p i t t o r e O t t o n e Rosai, nella cui casa Fanciullacci aveva cercato rifugio, subito lo r i m p r o v e r ò : «Bella i m p r e s a u c c i d e r e un p o v e r o vecchio». I soli a s o s t e n e r e la legittimità m o r a l e dell'impresa furono i comunisti. L'antifascismo liberale ne fu indignato, e B e n e d e t t o Croce espresse il suo cordoglio. Ma a n c h e gli azionisti, p u r così d u r i e intransigenti, si d i m o s t r a r o n o perplessi. Alcuni, c o m e Tristan o C o d i g n o l a , a p e r t a m e n t e dissenzienti p e r c h é « n o n p u ò sfuggire a n e s s u n o l'odiosità di un simile a t t e n t a t o c o n t r o u n a personalità alla q u a l e il paese i n t e r o a v r e b b e p o t u t o e d o v u t o chiedere conto del suo o p e r a t o nella forma più alta e solenne». Ma implacabili ribatterono i comunisti che Gentile, il quale «tanto spesso ha vantato la provvidenzialità della storia, cade vittima della moralità della storia». R o m a , l'abbiamo d e t t o , faceva p a r t e p e r se stessa. N o n e r a città a p e r t a - gli Alleati, in particolare gli inglesi, avevano rifiutato di p r o c l a m a r l a tale, r i c o r d a n d o la s m a n i a mussolin i a n a di partecipare ai b o m b a r d a m e n t i su L o n d r a , e i tede132
schi, p u r p a t t e g g i a n d o con il Vaticano, minacciavano di difenderla «casa p e r casa» - ma n o n era n e p p u r e u n a città che potesse essere considerata alla stregua delle altre. Il Vatican o , le basiliche, i conventi, con i loro privilegi di extraterritorialità, e r a n o un p e r m a n e n t e i n t o p p o p e r tedeschi e fascisti, cui era vietato oltrepassare, in piazza San Pietro, u n a lin e a bianca, che fissava il confine. All'interno di questa frontiera Pio X I I tracciava le linee di u n a c o n d o t t a religiosa e politica difficilissima. Suo scopo p r i m a r i o fu quello di otten e r e che R o m a n o n finisse distrutta dai tedeschi: p e r realizzarlo era necessario che n o n divampasse, q u a n d o la Wehrm a c h t avesse b a t t u t o i n ritirata, u n ' i n s u r r e z i o n e g e n e r a l e partigiana, sul tipo di quella che si era verificata a Napoli, e di quelle c h e si s a r e b b e r o p o i verificate a Milano, T o r i n o , Genova. La m a n o v r a riuscì. Al «Vicario» furono poi r i m p r o v e r a t i c e d i m e n t i filonazisti. L'accusa è, se n o n infondata, discutibile e p r o b a b i l m e n t e ingiusta. Pio X I I , su q u e s t o n o n v'è d u b b i o , aveva p e r il p o p o l o e la cultura tedesca - n o n p e r il n a z i s m o - r i s p e t t o e a m m i r a z i o n e . Del suo s o g g i o r n o in G e r m a n i a c o m e n u n z i o apostolico aveva c o n s e r v a t o il migliore ricordo, e molte amicizie: ed ebbe vicino a sé fino all'ultimo collaboratori e domestici tedeschi. Tra essi il bavarese p a d r e Pancrazio Pfeiffer, s u p e r i o r e g e n e r a l e dell'ordine salvatoriano, che i n t r a t t e n e v a ottimi r a p p o r t i con il Capo di Stato M a g g i o r e di Kesselring, W e s t p h a l , e s u o r Pasqualina, anch'essa bavarese, o n n i p r e s e n t e e fin t r o p p o p o tente. N o n è d u b b i o n e m m e n o che Pio X I I fosse p r e o c c u p a t o p e r i progressi militari sovietici. Ma, n o n o s t a n t e i «silenzi» ufficiali c h e gli f u r o n o a d d e b i t a t i , si p r o d i g ò p e r s t r a p p a r e alla loro orribile sorte molti ebrei, e p e r salvare vite u m a n e in pericolo. Alcune delle accuse c o n t r o Pio X I I p a i o n o suffragate d a r a p p o r t i d e l l ' a m b a s c i a t o r e t e d e s c o presso la Santa Sede, Weizsaecker. Ma l'ambasciatore, n o n lo si deve d i m e n t i c a r e , descriveva a Hitler un Papa benevolo verso la G e r m a n i a , p e r evitare che il d i t t a t o r e o r m a i in133
vasato mettesse in atto il proposito di sequestrarlo. «Noi sap e v a m o - ha scritto l'ambasciatore - che u n a p r o t e s t a violenta contro la persecuzione degli ebrei avrebbe c e r t a m e n te fatto c o r r e r e al Pontefice gravi pericoli personali, e n o n a v r e b b e salvato u n a sola vita ebraica.» Pio X I I aveva fatto s a p e r e ai cardinali che mai e p e r n e s s u n a r a g i o n e avrebbe lasciato R o m a , se n o n costretto con la forza, a n c h e se li dispensava dall'obbligo di seguirlo. Un suo gesto s o l e n n e di d e n u n c i a della ferocia nazista l'avrebbe senza d u b b i o innalzato, nel giudizio storico. N o n c r e d i a m o che l'abbia t r a t t e n u t o dal farlo il p e n s i e r o della sua personale incolumità: piuttosto l'ansia di salvaguardare la Santa Sede e R o m a da u n a rappresaglia distruttrice, e la preoccupazione p e r le migliaia di rifugiati che dietro lo scudo della extraterritorialità Vaticana avevano r i p a r o . Egli fu senza d u b b i o cauto, fin t r o p p o cauto, c o n s e n t e n d o soltanto che i vescovi, di loro iniziativa, q u a n d o lo volevano, c o n d a n nassero la b a r b a r i e antisemitica e a n t i p a r t i g i a n a . Il g i o r n o stesso in cui Montini d i v e n n e Papa, fu pubblicato sul giornale cattolico inglese The Tablet un suo articolo che difendeva Pio X I I : «Assumere un a t t e g g i a m e n t o di p r o t e s t a o di c o n d a n n a sarebbe stato, peggio che futile, d a n n o s o : e q u e sta è l'intera verità sulla faccenda». M o n t i n i poteva p a r l a r e con conoscenza di causa. Aveva vissuto quegli avvenimenti da c o m p r i m a r i o i m p o r t a n t e , come sostituto della S e g r e t e r i a di Stato. La c o m u n i t à diplomatica in Vaticano - c h e i n c l u d e v a i r a p p r e s e n t a n t i delle p o t e n z e belligeranti - lo a m m i r a v a senza riserve. L'inglese O s b o r n e disse che era un u o m o «di m e n t e a p e r t a e di grande coraggio, dotato di un brillante, sarcastico senso u m o r i stico», e n o n riusciva a capire «come potesse lavorare tanto e così intensamente». Weizsaecker coniò p e r lui questa definizione: «La p i ù o p e r o s a delle api operose». E si r a m m a r i cava di dover «disturbare questo p r e t e sovraccarico di lavoro con le mie questioni senza importanza». Ma Paolo VI doveva difendere Pio X I I : del quale si p u ò dire c o n c l u d e n d o , 134
che fu in quei frangenti tragici più il Vescovo di R o m a e il S o v r a n o dello Stato pontifìcio che il C a p o spirituale della i m m e n s a c o m u n i t à cattolica. Q u a l c u n o disse che a R o m a m e t à della p o p o l a z i o n e nascondeva allora l'altra m e t à . Ebrei, antifascisti, r e n i t e n t i al lavoro obbligatorio e alla leva militare affollavano case, collegi religiosi e conventi. Vi fu lo slancio della solidarietà, e vi fu l'abbiezione delle delazioni. I c o m a n d i delle polizie tedesche e fasciste e r a n o stupiti dalla valanga di d e n u n c e , a n o n i m e o f i r m a t e , c h e p i o v e v a n o sui l o r o tavoli. Il Vaticano fingeva di i g n o r a r e ciò che gli istituti religiosi facevano, ma sapeva t u t t o . C e n t o c i n q u a n t a c o n v e n t i e m o n a s t e r i e r a n o d i v e n u t i il rifugio dei p e r s e g u i t a t i ebrei: q u a t t r o c e n t o dai francescani di S a n B a r t o l o m e o all'Isola, un c e n t i n a i o dai Fratelli delle scuole cristiane, altrettanti dai p a d r i Stimmatini e dai Salesiani di San G i o v a n n i Bosco, quasi d u e c e n t o dalle suore di Nostra Signora di Sion e centoquattordici dalle Maestre Pie Filippini. Q u a r a n t a ebrei, 15 dei quali battezzati, avevano ospitalità in Vaticano. Altri ebrei e r a n o stati accolti nel Seminario L a t e r a n o , un i m p o n e n t e edificio sul r e t r o della basilica di San Giovanni, dove si t e n e v a n o nascosti a n c h e i maggiori e s p o n e n t i clandestini della vita politica, essendo il Seminario considerato più sicuro di a l t r e sedi religiose, e s p e c i a l m e n t e p r o t e t t o dalla extraterritorialità. Vi alloggiava il p r e s i d e n t e del CLN I v a n o e B o n o m i con la m o g l i e , vi a l l o g g i a v a n o N e n n i , De Gasperi e ufficiali del disperso esercito. I tedeschi t e n e v a n o d'occhio quell'isola ostile, ma senza ostentazione, e n o n intervenivano p e r bloccare l'andirivieni dei p e r s o n a g g i (alcuni dei quali, c o m e B o n o m i e N e n n i , n o n e r a n o credenti). La radio con cui il CLN teneva i contatti con il sud era altrove, ma di fatto le fila della vita politica pre-liberazione furono tessute nel Seminario. N e n n i ha lasciato nel suo d i a r i o u n a t e s t i m o n i a n z a di q u e s t e «fughe» a v v e n t u r o s e dal «santuario» v a t i c a n o . «Oggi (18 m a r z o 1944, N.d.A.) r i u n i o n e del Comitato di Liberazione. Siamo 135
arrivati sul l u o g o d e l l ' a p p u n t a m e n t o con M a u r o (Scoccim a r r o ) e Ugo (La Malfa) d o p o u n a corsa mattutina in automobile attraverso R o m a e l u n g o il Tevere. C ' e r a n o nell'aria u n a dolcezza e un fremito primaverile che invitavano all'ottimismo. Ma il dibattito mi ha lasciato la bocca amara.. Perché tutto c o n t i n u a a essere s u b o r d i n a t o alla liberazione di R o m a m e n t r e t u t t o d o v r e b b e essere s u b o r d i n a t o alla lotta per la liberazione di Roma?... Bonomi n o n ha che u n a p r e o c c u p a z i o n e : sganciarsi dalla formula " g o v e r n o straord i n a r i o m u n i t o di tutti i p o t e r i dello Stato" p e r a n d a r e inc o n t r o a un c o m p r o m e s s o con il Re o col Principe o con la Reggenza.» La tutela extraterritoriale garantita dagli edifici vaticani p a r v e c o m p r o m e s s a q u a n d o a R o m a p i o m b ò - si e r a agli inizi di febbraio - il n u o v o q u e s t o r e Pietro Caruso. Napoletano, Caruso n o n aveva nulla della b o n a r i e t à della sua gente. E r a un fanatico - si e r a recato a p p o s i t a m e n t e a V e r o n a p e r assistere alla esecuzione di Ciano - e smaniava dalla voglia di d i m o s t r a r e q u a n t o valesse, c o m e sbirro. Assunta la carica m e n t r e e r a in corso u n a retata dei tedeschi, che bloccata la via N a z i o n a l e a v e v a n o r a s t r e l l a t o i n d i s c r i m i n a t a m e n t e d u e m i l a u o m i n i da m a n d a r e presso il fronte a compiere i lavori, o in G e r m a n i a , p r o l u n g ò la caccia p e r p o r t a r e al b o t t i n o il c o n t r i b u t o di altri d u e c e n t o poveracci. C o m e a i u t a n t e , C a r u s o si p r e s e Pietro Koch, o r i g i n a r i o di B e n e vento, ex-commerciante di vini (come Ribbentrop), p e r vocazione t o r t u r a t o r e . U n a notte, complice un p r e t e che aveva chiesto l ' a p e r t u r a delle p o r t e fingendosi b i s o g n o s o di aiuto, gli s g h e r r i di C a r u s o i r r u p p e r o nella basilica di San Paolo Fuori le M u r a . V e n n e r o arrestati l'abate b e n e d e t t i n o e i rifugiati, u n a settantina: tra essi molti ebrei e il generale Monti. F u r o n o c o m p i u t i vandalismi, e s e q u e s t r a t o q u a n t o - alimenti e altro - e r a custodito nel recinto della basilica. M o n s i g n o r Montini n o n p o t è i n t e r v e n i r e t e m p e s t i v a m e n t e p e r c h é era a Messa e n o n lo si rintracciò. La protesta della Santa Sede fu c o m u n q u e energica. Pio X I I o t t e n n e il rila136
scio dell'abate b e n e d e t t i n o , n o n quello del generale Monti. E Mussolini, informato, rispose dal n o r d - secondo il console tedesco Moellhausen - con u n a direttiva lapidaria: «Benissimo, continuate». Ma i tedeschi si p r o t e s t a r o n o estranei all'iniziativa, che n o n si ripetè. Si c o n t i n u ò a b r a c c a r e alla spicciolata gli ebrei e i resistenti: i p r i m i «venduti» da delatori p e r cifre che oscillavano tra le cinque e le cinquantamila lire. Tra le j e n e che si specializzarono in questa odiosa bisogna era u n a e b r e a r i n n e g a t a , Celeste di Porto, diciottenne, b r u n a , bella, ex-prostituta, s o p r a n n o m i n a t a «la p a n t e r a nera». Al t r a d i m e n t o e r a n o soggetti n a t u r a l m e n t e anche i politici, ed e r a n o soggetti gli animosi ufficiali che si e r a n o raccolti nel F r o n t e militare a t t o r n o al colonnello G i u s e p p e Cord e r ò L a n z a di M o n t e z e m o l o : un aristocratico di m o l t o coraggio, c r e d e n t e , m o n a r c h i c o . Poiché il g r a d o di Montezemolo n o n pareva - nell'ottica burocratica del Regno del Sud a d e g u a t o a d u n c o m a n d o i m p o r t a n t e , l a d i r e z i o n e del F r o n t e militare e r a stata d a p p r i m a affidata al g e n e r a l e Sim o n e Simoni: un soldato che veniva dalla gavetta, e che si e r a c o m p o r t a t o e r o i c a m e n t e nella p r i m a g u e r r a m o n d i a l e . Tra il Fronte militare e il CLN n o n correva b u o n sangue: fedele alla Monarchia il p r i m o , t e n d e n z i a l m e n t e - e in alcuni suoi c o m p o n e n t i a c c e s a m e n t e - r e p u b b l i c a n o il s e c o n d o . Per a p p i a n a r e i dissensi, e realizzare u n a soddisfacente coop e r a z i o n e , S i m o n i aveva organizzato alcuni i n c o n t r i con i politici. Ma la sua attività fu troncata da u n a irruzione delle SS che lo c a t t u r a r o n o in casa, e lo trascinarono nel famigerato C o m a n d o della Gestapo in via Tasso dove si svolgevano i più crudeli i n t e r r o g a t o r i : e dove Kappler, i n f o r m a t o dell'arresto, gli si rivolse, gelido e a p p a r e n t e m e n t e cortese, con la frase «finalmente a b b i a m o l ' o n o r e di d a r l e il b e n v e n u t o qui». Simoni fu sottoposto a feroci sevizie, p e r c h é rivelasse q u a n t o sapeva e soprattutto dove si trovasse Montezemolo, ma tacque, stoicamente. E r a n o i g i o r n i (fine g e n n a i o del 1944) in cui gli Alleati 137
sbarcavano ad Anzio, e la liberazione di R o m a p a r e v a immin e n t e . Montezemolo sperava di p o t e r scatenare u n a g u e r r i glia che accelerasse l'evacuazione nazista, e il generale Quirino Armellini, che era stato designato a c o m a n d a r e la piazza di Roma, anticipò alquanto fantasiosamente gli eventi radiotelegrafando al C o m a n d o badogliano che le «bande» del Lazio e dell'Abruzzo e r a n o in azione, che Collefiorito ( u n paesotto delle Marche, N.d.A.) era stato occupato dai partigiani e che «altre regioni e n t r a n o in azione m a n m a n o ragg i u n t e ordine». Lo sbarco lo s a p p i a m o , fu un fallimento, e lo fu a n c h e il p r o g e t t o insurrezionale. Per colmo di sventura, il 25 g e n n a i o finì in via Tasso a n c h e M o n t e z e m o l o , che q u a l c u n o vide, d o p o il «trattamento» della Gestapo, con la m a n d i b o l a slogata, gli occhi enfiati, le labbra c o p e r t e da u n a s c h i u m a rossastra. N o n fiatò, n e p p u r e lui. Ma l'organizzazione militare ne ebbe un colpo grave, e altri ne subì success i v a m e n t e : il che spiega, ma solo in p a r t e , la m a n c a n z a di u n a g r a n d e fiammata di rivolta q u a n d o i tedeschi se ne andarono. Simoni, M o n t e z e m o l o , Armellini e r a n o c o n t r a r i alle imp r e s e terroristiche dei GAP, che e s p o n e v a n o alle più brutali rappresaglie la popolazione civile, e che r i p u g n a v a n o al loro concetto della g u e r r a , e a n c h e della guerriglia. Così p u r e alcuni politici che o p e r a v a n o nella clandestinità deploravano attentati p u r a m e n t e dimostrativi, che provocavano i nazisti senza o t t e n e r e risultati efficaci. Certo è che talune azioni p o r t a v a n o alla liberazione di prigionieri antifascisti ed alt r e p o r t a v a n o alla loro esecuzione. C o n u n colpo d i m a n o f o n d a t o u n i c a m e n t e sull'astuzia e r a n o stati s t r a p p a t i a l «braccio» tedesco di Regina Coeli G i u s e p p e Saragat e Sand r o Pertini, i futuri p r e s i d e n t i della R e p u b b l i c a , sui quali incombeva u n a c o n d a n n a a m o r t e . Grazie a d o c u m e n t i contraffatti, e a u n a rete di coraggiose complicità, i d u e capi antifascisti f u r o n o dimessi dalla p r i g i o n e . Q u a n d o d a R a d i o L o n d r a la voce di Paolo Treves a n n u n c i ò la fuga, K a p p l e r e D o l l m a n n che r e g o l a r m e n t e l'ascoltavano o r d i n a r o n o u n a 138
inchiesta, minacciando p r o v v e d i m e n t i rigorosi c o n t r o i colpevoli. Si sentirono r i s p o n d e r e che nell'ordine di scarcerazione tutto era autentico: tutto, t r a n n e le firme in calce. L'attentato di via Rasella, e la strage delle Fosse Ardeatine che ne fu la conseguenza, p o s e r o allora alla coscienza civile, e lo p o n g o n o tuttora allo storico, il p r o b l e m a d ' u n giudizio sulla legittimità morale dell'attentato, sulla ammissibilità della rappresaglia, sulla responsabilità p e r s o n a l e di chi volle l'attentato e di chi volle la rappresaglia. L'attacco al rep a r t o tedesco che ogni p o m e r i g g i o , p u n t u a l m e n t e , percorreva la via Rasella, u n a parallela di via Tritone in pieno cent r o di R o m a , e r a stato p r e p a r a t o da un GAP c o m u n i s t a con s c r u p o l o s a c u r a , e con un c o n t r o l l o m i n u z i o s o d e i t e m p i . L'incarico di collocare le d u e b o m b e - l ' u n a dodici chili di tritolo, l'altra sei chili - fu affidato a Rosario B e n t i v e g n a , s t u d e n t e in medicina, che sarebbe stato aiutato, al m o m e n t o della fuga, d a Carla C a p p o n i . E r a n o e n t r a m b i giovani m a sperimentati gappisti, cimentatisi in i m p r e s e c o n t r o il cinema B a r b e r i n i , e c o n t r o Regina Coeli. In u n a via laterale si s a r e b b e r o a p p o s t a t i altri p a r t i g i a n i , t r a essi F r a n c o Calam a n d r e i , p r o n t i a segnalare a Bentivegna il s o p r a g g i u n g e r e della colonna di soldati e a s p a r a r e contro i tedeschi d o p o lo scoppio p e r accrescere il p a n i c o . B e n t i v e g n a si travestì da spazzino, pose su un c a r r e t t o d u e b i d o n i con l'esplosivo, e rimase in attesa. Quel g i o r n o i tedeschi e r a n o in r i t a r d o . Attesi p e r le 15, fecero u d i r e il loro passo cadenzato solo verso le 15,30. Cal a m a n d r e i si tolse il c a p p e l l o (era il s e g n a l e c o n v e n u t o ) , Bentivegna accese la miccia e si allontanò verso via Q u a t t r o Fontane dove lo aspettava Carla C a p p o n i , che lo copri con u n i m p e r m e a b i l e . Q u e l l a che stava m a r c i a n d o e r a l a l l c o m p a g n i a del terzo battaglione del Polizei Regiment Bozen, territoriali altoatesini che, t r o p p o anziani p e r essere m a n dati al fronte, e r a n o stati destinati al servizio d ' o r d i n e in città. Lesplosione fu apocalittica, e seguita da raffiche di mitra. Il leader comunista Giorgio A m e n d o l a discuteva in quel a
139
m o m e n t o con De Gasperi, in un edificio n o n lontano. A De Gasperi, che si d o m a n d a v a cosa potesse essere quella esplosione, A m e n d o l a rispose asciutto «deve essere u n a delle n o stre» e l'altro, con un b l a n d o sorriso: «Dev'essere così. Voi u n a ne p e n s a t e e mille ne fate». Poi r i p r e s e r o a o c c u p a r s i della crisi del CLN, con B o n o m i che minacciava di dimettersi p e r i contrasti che lo dilaniavano. Gli ordigni esplosivi fecero strage. T r e n t a d u e militari tedeschi rimasero sul t e r r e n o insieme a un b a m b i n o e a sei civili italiani, che p e r fatalità e r a n o in quei pressi (il c o m a n d o p a r t i g i a n o affermò p o i c h e i civili e r a n o stati vittime della s p a r a t o r i a f o r s e n n a t a cui i tedeschi si e r a n o a b b a n d o n a t i , nella p r i m a r e a z i o n e a l l ' a t t e n t a t o ) . Il decesso d ' u n ferito p o r t ò poi il totale delle vittime tedesche a 33. Sopraggiunsero in breve il c o m a n d a n t e militare di R o m a generale Maeltzer, il colonnello D o l l m a n n e il console Moellhausen. Congestionato p e r l'emozione, e anche p e r c h é veniva da un lungo e copioso p r a n z o all'Hotel Excelsior, Maeltzer urlava, gli occhi pieni di lacrime, e inveiva contro Moellhausen e la sua politica «morbida». Hitler, avvertito al suo Q u a r t i e r generale (era m a l a n d a t o in salute, e pochi giorni p r i m a aveva dovuto o r d i n a r e l'occupazione d e l l ' U n g h e r i a p e r t i m o r e di un « t r a d i m e n t o all'italiana» d e l l ' a m m i r a g l i o H o r t h y ) , dispose che fosse raso al suolo un i n t e r o q u a r t i e r e , e che venissero passati p e r le a r m i c i n q u a n t a italiani p e r o g n i m o r t o t e d e sco. Kesselring, in ispezione al fronte, e r a introvabile, ma q u a n d o t o r n ò r i t e n n e eccessiva la misura della rappresaglia. Vi fu u n a sorta di p a t t e g g i a m e n t o tra K a p p l e r - il m a g g i o r e delle SS cui sarebbe toccato il compito di trovare gli ostaggi da sacrificare - Kesselring e il Q u a r t i e r generale del Fùhrer, e la p r o p o r z i o n e di dieci a u n o fu accettata, e r i t e n u t a da Kesselring e q u a , t a n t o che alle 7 del g i o r n o successivo ripartì p e r il fronte. Dollmann a sua volta a n d ò a visitare pad r e Pfeiffer, che aveva accesso al Papa e lo p r e g ò di intervenire p e r c h é si p r e p a r a v a qualcosa di grave. Dal Vaticano fu fatta u n a telefonata all'ambasciata tedesca, p e r sapere se fos140
sero in vista esecuzioni, e la risposta fu evasiva. La Santa Sede stava p o r t a n d o a conclusione la trattativa con i tedeschi p e r la p r o c l a m a z i o n e di R o m a città a p e r t a , e n o n aveva interesse a r o m p e r e i ponti. Kappler si mise al lavoro, quella sera stessa, p e r compilare l'elenco delle vittime; e Moellhausen (l'episodio è r i p o r tato in Roma 1944 di Raleigh Trevelyan) lo trovò che accarezzava un cane a m m a l a t o m e n t r e allineava i n o m i . A n c h e i n c l u d e n d o tutti gli ebrei disponibili, all'alba Kappler aveva n o n p i ù di 223 n o m i (su q u a t t r o soltanto e r a già stata p r o n u n c i a t a u n a c o n d a n n a a m o r t e ) . Chiese aiuto al q u e s t o r e C a r u s o e a Koch, che i n t e r p e l l a r o n o Buffarini Guidi, ministro d e l l ' I n t e r n o di Salò, c a s u a l m e n t e a R o m a e alloggiato n e l l ' H o t e l Excelsior. Il m i n i s t r o , svegliato di soprassalto e ansante, assentì. «Sì sì dateglieli s e n n ò chissà cosa p o t r e b b e succedere.» Ma a n c h e con l'aiuto di C a r u s o la lista r i m a n e va i n c o m p l e t a , e così ci si rivolse a Celeste di P o r t o p e r c h é p r o c u r a s s e altri ebrei. L'orribile «pieno» fu così r a g g i u n t o (anzi, come si vide poi, risultò sovrabbondante). Per la legge di g u e r r a il d u b b i o «onore» di s t e r m i n a r e gli ostaggi sarebbe toccato al battaglione Bozen, ma il m a g g i o r e che lo c o m a n d a v a , D o b r i c h , rifiutò p e r c h é «i miei u o m i n i sono vecchi, alcuni molto religiosi, altri pieni di superstizioni». Lincarico passò alle SS di Kappler. Fu s u p e r a t o a n c h e u n p r o b l e m a d i m a c a b r a logistica. Dove a m m a s s a r e t a n t i corpi? Un ufficiale del genio suggerì delle cave di pozzolana sulla via A r d e a t i n a , da lui visitate alla ricerca di rifugi a n tiaerei. Eseguita l'operazione, l'ingresso sarebbe stato fatto saltare, t r a s f o r m a n d o le cave in u n a fossa c o m u n e . C i n q u e alla volta, i prigionieri tratti da via Tasso e da Regina Coeli - molti convinti che li si stesse avviando al lavoro forzato in G e r m a n i a - furono fatti e n t r a r e e finiti con colpi alla n u c a . Gli ufficiali e r a n o t e n u t i a d a r e il b u o n e s e m p i o s p a r a n d o anch'essi, e K a p p l e r r i n c u o r ò i carnefici, alcuni dei quali assaliti da nausea e disgusto, facendo fuoco person a l m e n t e e d i s t r i b u e n d o cognac in a b b o n d a n z a . Alle otto di 141
sera - 24 m a r z o - t u t t o e r a finito. 335 c o r p i - 5 in p i ù di quelli c h e la p r o p o r z i o n e di dieci a u n o a v r e b b e sia p u r e c r u d e l m e n t e legittimato - e r a n o accatastati nelle cave. Cadd e r o alle Fosse Ardeatine, con un g r a n n u m e r o di ebrei, alc u n e tra le più luminose figure della Resistenza: il colonnello M o n t e z e m o l o , il g e n e r a l e Simoni, il g e n e r a l e Fenulli già vice c o m a n d a n t e della divisione Ariete, i comunisti Valerio F i o r e n t i n i e Gioacchino G e s m u n d o , gli azionisti A r m a n d o Bussi e Pilo Albertelli, il colonnello dei carabinieri Frignani, alcuni giovanissimi, quasi adolescenti. Il 25 m a r z o i quotid i a n i p u b b l i c a r o n o u n c o m u n i c a t o c h e p a r l a v a della «vile imboscata» o r d i t a da «comunisti badogliani» e a n n u n c i a v a la rappresaglia, «già eseguita». Q u a n d o si s e p p e cos'era avv e n u t o Carla C a p p o n i p r o v ò secondo q u a n t o essa stessa ha d e t t o «un'angoscia, u n a d i s p e r a z i o n e terribile» e Bentiveg n a fu assalito «da ira d o l o r e s d e g n o p e r la vigliaccheria di u n a rappresaglia simile». Capi ed esecutori materiali già capivano che l ' i m m a n e t r a g e d i a n o n sarebbe stata addebitata ai soli tedeschi, e A m e n d o l a scrisse, in t o n o di autogiustificazione: «Noi p a r t i g i a n i c o m b a t t e n t i a v e v a m o il d o v e r e di n o n p r e s e n t a r c i , a n c h e se il n o s t r o sacrificio avesse p o t u t o i m p e d i r e la m o r t e di tanti innocenti... Avevamo solo un dovere: c o n t i n u a r e la lotta». Ma EOsservatore Romano, p u r nel suo linguaggio circospetto, ricordò le oltre trecento «persone sacrificate p e r i colpevoli sfuggiti all'arresto». Il che n o n piacque né ai tedeschi né ai gappisti. D u e fatti sono certi: il p r i m o è che n o n vi fu alcun invito delle a u t o r i t à t e d e s c h e p e r c h é gli a u t o r i m a t e r i a l i dell'attentato si costituissero. La ritorsione terribile fu o r d i n a t a a t a m b u r battente, e attuata in segreto. Il secondo è che i g a p pisti n o n potevano p e n s a r e che la strage, p r o g e t t a t a ed eseguita m e n t r e si negoziava p e r p r o c l a m a r e R o m a città aperta, e rivolta contro un r e p a r t o n o n i m p e g n a t o nei combattimenti, restasse senza conseguenze p e r gli sventurati, ebrei e n o n e b r e i , che e r a n o in m a n i naziste e fasciste. Sul p i a n o m i l i t a r e , l'azione a v r e b b e p o t u t o a v e r e u n significato, sia 142
p u r e simbolico - e r a chiaro che R o m a sarebbe stata liberata e n t r o breve t e r m i n e - solo se si fosse collegata a u n a insurr e z i o n e c i t t a d i n a . R o m a n o n p r e s e l e a r m i , n é allora n é q u a n d o le t r u p p e alleate f u r o n o a distanza di p o c h i chilometri. Le divisioni di Kesselring p o t e r o n o ripiegare in ordin e . I m o r t i delle A r d e a t i n e e r a n o stati sacrificati alla ragione politica, al p r o p o s i t o di dimostrare, p e r fini a p p u n t o p o litici, che i tedeschi se ne a n d a v a n o n o n soltanto p e r c h é incalzati dagli anglo-americani, ma p e r c h é scacciati dalla p o polazione. Q u e s t o scopo fallì. In un libro (Achtung Banditeti!) p u b b l i c a t o di r e c e n t e B e n t i v e g n a ha rivendicato la legittimità, anche m o r a l e , dell'attentato, a g g i u n g e n d o : «E p r o b a bile che di fronte alla sconvolgente minaccia di quel delitto (la r a p p r e s a g l i a , N.d.A.) q u a l c u n o di n o i , o forse tutti, a v r e m m o preferito m o r i r e al posto dei martiri delle Ardeatine. È v e r a m e n t e diffìcile d i r e dopo se ci s a r e m m o spontan e a m e n t e presentati ove ce ne fosse stata offerta prima l'opportunità». Nell'imminenza della evacuazione di R o m a da p a r t e dei tedeschi a n c h e il n u o v o c o m a n d o militare c l a n d e s t i n o che s'era formato era caduto in pezzi. Arrestati cinque generali, tra i quali A n g e l o O d d o n e e Filippo C a r u s o , a n c h e il com a n d a n t e Roberto Bencivenga e r a stato individuato: e solo u n a p a z i e n t e azione vaticana riuscì a d o t t e n e r e che r i m a nesse agli arresti domiciliari, con la garanzia della Santa Sede che n o n avrebbe fatto nulla. Gli ufficiali tedeschi cominciarono a vuotare le stanze degli alberghi e a spedire al n o r d i bagagli i n g o m b r a n t i . La capitale stava c a d e n d o c o m e un frutto da t e m p o m a t u r o . Ma vi fu u n a inutile, s t u p i d a e spietata ferocia d e l l ' u l t i m a o r a . Da via Tasso v e n n e fatto uscire un a u t o c a r r o con quattordici d e t e n u t i , diretti, si disse, verso Firenze; tra essi B r u n o Buozzi, sindacalista socialista di g r a n d e i n g e g n o e prestigio e il generale Pietro Dodi. In località La Storta, che al t e m p o delle diligenze e r a stata l'ultima stazione di posta p r i m a della città, furono fatti scend e r e e fucilati. Gli aguzzini C a r u s o e Koch p r e s e r o la via di 143
Milano, partì Kappler, partì Maeltzer d o p o aver ciondolato ubriaco fradicio p e r il suo Q u a r t i e r generale. P r o n t o a levare i tacchi, D o l l m a n n ebbe un gesto da signore. A n d ò a Frascati a salutare Kesselring, stremato e t e r r e o . Poi lasciò a sua volta R o m a « p r i m a c h e tutti si g e t t a s s e r o a l l e g r a m e n t e ai piedi dei loro liberatori».
CAPITOLO OTTAVO
BONOMI U N O E DUE
P e r d u t a R o m a , Kesselring dovette d e c i d e r e cosa gli convenisse fare. Sull'onda del successo, i generali alleati si illudevano di costringere i tedeschi sconfitti ad u n a ritirata precipitosa fino alla p i a n u r a p a d a n a , e poi alle Alpi. La 1 4 arm a t a di v o n Mackensen, sulla quale si e r a a b b a t t u t o il p o s sente sforzo della 5 a r m a t a americana, e r a stata scompagin a t a , ed aveva il m o r a l e a t e r r a . Kesselring sostituì v o n M a c k e n s e n c o n il g e n e r a l e L e m e l s e n , e d i e d e o r d i n e alla 1 0 a r m a t a di von Vietinghoff - fiaccata assai m e n o gravem e n t e - di inviare tre divisioni in soccorso dell'altra g r a n d e u n i t à p e r i c o l a n t e . Il m o v i m e n t o si svolse t r a difficoltà imm e n s e : l e divisioni t e d e s c h e , b a t t u t e i n s t a n c a b i l m e n t e d a u n a aviazione s p a d r o n e g g i a n t e nel cielo, furono costrette a u n trasferimento tortuoso. M a i n qualche m o d o quella che in taluni p u n t i aveva assunto l'aspetto di u n a rotta divenne u n a o r d i n a t a azione ritardatrice, e il feldmaresciallo tedesco fu in g r a d o di p r e d i s p o r r e i suoi a r r e t r a m e n t i con sufficiente metodicità. Sapeva che n o n si sarebbe c o m u n q u e p o t u t o f e r m a r e p e r u n a resistenza p r o l u n g a t a , p r i m a della linea gotica. Era così chiamata u n a serie di robuste posizioni che, p e r u n a lunghezza di 320 chilometri, tagliava la penisola da Viareggio sul T i r r e n o a Rimini sull'Adriatico. Le o p e r e fortificate della linea gotica avevano carattere s e m i p e r m a n e n t e - p o c h e quelle in c e m e n t o a r m a t o - con piazzuole p e r artiglieria, postazioni p e r mitragliatrici, ricoveri, riservette p e r munizioni, c a m p i minati, fossi anticarro. Ma alla linea gotica Kesselring voleva arrivarci d o p o aver creato alle sue spalle un «deserto logistico» e d o p o aver costretto gli Alleati a a
a
a
145
p a g a r e a caro prezzo ogni loro progresso su altri provvisori s b a r r a m e n t i : la linea del T r a s i m e n o p r i m a , q u i n d i la linea dell'Arno. Hitler aveva preteso u n a resistenza a oltranza, tipo Stalingrado, ma Kesselring insistette sul suo p i a n o , sensato e intelligente: ed ebbe il coraggio di d i f e n d e r l o in un concitato colloquio col Fiihrer, al Q u a r t i e r generale, \10kw trovò del resto m o d o , nei tragici frangenti in cui la G e r m a nia militarmente si trovava, di distogliere q u a t t r o divisioni - dai Balcani, dalla D a n i m a r c a , p e r f i n o dalla Russia - p e r inviarle di rinforzo in Italia. I tedeschi ebbero un aiuto insperato dai disegni strategici anglo-americani - nel caso specifico sarebbe più esatto d i r e americani - che venivano predisposti con ostinata miopia e quindi attuati senza alcuno sforzo di immaginazione militare e politica. Alexander era ansioso di sfruttare il m o m e n t o favorevole'. Per farlo, doveva d i s p o r r e di tutte le sue forze, ed avere via libera nello scagliare le sue d u e a r m a t e contro i tedeschi ancora deboli. Egli sperava di e n t r a r e in Firenze nella seconda m e t à di luglio e di sfondare la linea gotica a m e t à agosto, proiettandosi verso la p i a n u r a p a d a n a , e il B r e n n e ro, e il valico di Lubiana, con Vienna quale obbiettivo finale. E facile capire quali prospettive schiudesse questa strategia, e quali m u t a m e n t i essa avrebbe p o t u t o p o r t a r e alle successive sorti dei Balcani, dell'Austria e dell'Europa intera. C h u r chill patrocinò calorosamente presso Roosevelt questo pian o , e si sentì r i s p o n d e r e con un messaggio il cui finale era avvelenato. Scriveva infatti il P r e s i d e n t e a m e r i c a n o c h e a T e h e r a n era stata c o n c o r d a t a u n a certa linea di condotta, e che se gli inglesi d e s i d e r a v a n o modificarla e r a necessario chiedere l'assenso di Stalin (il che equivaleva a bocciarla, p e r motivi ovvi). Deluso ma n o n rassegnato Churchill t o r n ò alla carica, e Roosevelt si appellò questa volta a esigenze elettorali e di popolarità: «Io n o n riuscirei q u a g g i ù a sopravvivere n e m m e n o a un semplice regresso dell'Overlord se si sapesse che forze abbastanza consistenti sono state dirottate nei Balcani». Per volontà di Roosevelt e di Eisenhower - inconsape146
voli avvocati delle tesi staliniane - la Francia restò la p r i m a ria se n o n unica preoccupazione dello Stato Maggiore combinato anglo-americano, l'Italia divenne un settore secondario, e ogni proposito di accelerare la penetrazione nei Balcani fu a b b a n d o n a t o . A sostegno del suo p u n t o di vista Roosevelt aveva scritto a Churchill che secondo «i miei primi rudim e n t i di geometria u n a linea retta è la più breve distanza tra d u e punti», volendo i n t e n d e r e che conveniva p i o m b a r e sul cuore della G e r m a n i a dalla Francia, anziché l u n g o direttrici periferiche. In n o m e della geometria e l e m e n t a r e mezza Eur o p a fu forse sacrificata. Si insistette così sulla O p e r a z i o n e Anvil (o Dragoon), ossia sullo sbarco sussidiario p e r m e t à agosto nella Francia meridionale, in a p p o g g i o a Overlord: e p e r realizzarlo v e n n e deciso c h e già l ' i l g i u g n o sarebbe stato ritirato dal fronte italiano il VI C o r p o d ' a r m a t a USA, che p r i m a della fine di giug n o se ne s a r e b b e r o a n d a t e altre tre divisioni a m e r i c a n e , e che in luglio le avrebbero seguite d u e divisioni francesi p a r ticolarmente a d d e s t r a t e alla g u e r r a in m o n t a g n a (e q u i n d i a d a t t e a o p e r a z i o n i s u l l ' A p p e n n i n o ) . Ad A l e x a n d e r v e n n e fatta la vaga p r o m e s s a che, u n a volta p o r t a t a a t e r m i n e l'Op e r a z i o n e Anvil, le forze sottrattegli sarebbero state restituite, riorganizzate e meglio equipaggiate. In concreto A l e x a n d e r p e r s e divisioni preziose, il settanta p e r cento delle forze a e r e e d ' a p p o g g i o , e r e p a r t i logistici: r e s t ò c o n 18 divisioni, e la 5 a r m a t a a m e r i c a n a si r i d u s s e a d d i r i t t u r a a cinque divisioni. A c o m p e n s o gli furono offerti, in tutto e p e r tutto, la 9 2 divisione n e g r a USA, il cui arrivo era previsto p e r settembre, e u n a divisione brasiliana attesa p e r la fine di ottobre. Gli rimase tuttavia q u a n t o bastava ad assicurare u n a decisa superiorità sulle a r m a t e di Kesselring, e il completo d o m i n i o del cielo. Un altro elemento p r e g i u d i c ò la condotta degli Alleati, e l'efficacia del loro i n s e g u i m e n t o . «Ragioni di prestigio, anzi di p u n t i g l i o t r a a m e r i c a n i e inglesi - ha scritto il g e n e r a l e Mario P u d d u nel suo Guerra in Italia - influirono g r a v e m e n a
a
147
te sulle o p e r a z i o n i . S e m b r a infatti che il C o m a n d o alleato del G r u p p o d ' A r m a t e , c o n s i d e r a n d o che Salerno e Napoli e r a n o state occupate dagli americani, abbia posto a base dei suoi progetti, dall'ottobre 1943 in poi, che in R o m a dovessero e n t r a r e p r i m a gli inglesi. Ora, poiché... a n c h e a R o m a e r a n o entrati p r i m a gli americani fu disposto che il g r a n d e obbiettivo successivo - F i r e n z e - dovesse essere o c c u p a t o dagli inglesi. U n a sana condotta operativa i m p o n e v a di dirig e r e la 5 a r m a t a verso la linea dell'Aimo a valle di Pontassieve, p e r le direttrici Aurelia e Cassia, e l ' 8 a r m a t a britannica su Rimini e la R o m a g n a , p e r le direttrici F l a m i n i a e Adriatica. Invece, p e r a v e r voluto d i r i g e r e la massa delle forze d e l l ' 8 a r m a t a su F i r e n z e , si d o v e t t e c o m p r i m e r e in m o d o assolutamente irrazionale la 5 a r m a t a a m e r i c a n a su u n a ristrettissima fascia del litorale tirrenico.» In effetti il fronte d e l l ' 8 a r m a t a era q u a t t r o volte il fronte della 5 a m e r i c a n a . Ne d e r i v a r o n o c o n t r a s t i a livello di c o m a n d i , ingorghi e confusione sul t e r r e n o . I progressi fur o n o così notevolmente più lenti di q u a n t o A l e x a n d e r avesse previsto, e la resistenza tedesca si a n d ò c o n s o l i d a n d o . Il 18 luglio i tedeschi s g o m b e r a r o n o Ancona, il 19 gli americani e n t r a r o n o in L i v o r n o , e il 4 agosto le t r u p p e di Kesselring e v a c u a r o n o Firenze d o p o aver fatto saltare tutti i p o n t i sull'Arno ad eccezione del Ponte Vecchio. Il 22 agosto il II C o r p o d ' a r m a t a polacco, i n q u a d r a t o n e l l ' 8 a r m a t a britannica, si attestò sulla riva m e r i d i o n a l e del M e t a u r o , p o c o a sud di Pesaro. La linea gotica era stata investita, e i c o m a n d a n t i alleati in Italia p r e p a r a v a n o i piani p e r il suo sfondamento. A q u e s t e o p e r a z i o n i p a r t e c i p ò , n e l l ' 8 a r m a t a , il C o r p o Italiano di Liberazione, o CIL, che o r m a i contava 13 battaglioni di fanteria, d u e r e g g i m e n t i di artiglieria da c a m p a g n a , u n g r u p p o d i artiglieria p e s a n t e e r e p a r t i del g e n i o . D o p o essere stato a g g r e g a t o al V C o r p o d ' a r m a t a inglese, ed avere liberato varie località (tra esse Orecchio, O r s o g n a , Guardiagrele, Chieti), il CIL fu trasferito alle d i p e n d e n z e del a
a
a
a
a
a
a
a
148
g e n e r a l e A n d e r s , c h e c o m a n d a v a i polacchi. In q u e s t a sec o n d a fase e b b e p a r t i c o l a r e rilievo il c o m b a t t i m e n t o dei p a r a della Nembo p e r la conquista di Filottrano, strappata a d u e battaglioni del 994° r e g g i m e n t o di fanteria tedesco. «La battaglia - ha ricordato il colonnello L e a n d r o Giaccone che vi combatté - era stata durissima. La m e t à dei difensori erano morti, o feriti, o prigionieri: anche le p e r d i t e della Nembo e r a n o state pesanti, più di trecento tra morti e feriti.» L'Operazione Olive, il cui obbiettivo e r a di infrangere in più p u n t i la linea gotica, d u r ò dalla fine di agosto all'ottob r e , e consentì qualche successo, ma n o n la vittoria. Le 16 divisioni di Kesselring r e t r o c e d e t t e r o in p i ù p u n t i e con la p r e s a di Rimini l'8 a r m a t a i r r u p p e sulla p i a n u r a : ma poi la c i n t u r a difensiva si risaldò, e A l e x a n d e r d o v e t t e s e g n a r e il passo, r i n u n c i a n d o a ogni p r o g e t t o ambizioso. Q u e s t a lentezza e r a p a r t i c o l a r m e n t e f r u s t r a n t e se messa in r a p p o r t o con q u a n t o accadeva negli altri scacchieri, d o v e gli avvenim e n t i galoppavano. Eisenhower aveva preso e s u p e r a t o Parigi, le forze dello sbarco Anvil-Dragoon si e r a n o c o n g i u n t e l'I 1 settembre a Digione con le forze dello sbarco Overlord, a est i sovietici e r a n o a Varsavia, la R o m a n i a aveva cambiato c a m p o - c o m e già l'Italia l'8 s e t t e m b r e 1943 - d i c h i a r a n d o g u e r r a alla G e r m a n i a , la Bulgaria si era ritirata dal conflitto e gli u n g h e r e s i d a v a n o chiari segni di volerla imitare. L'imp e r o tedesco e r a in disfacimento, ma la linea gotica t e n n e p e r u n altro a b b o n d a n t e inverno. a
Nei giorni in cui Roma veniva liberata, Vittorio Emanuele I I I combatté un'ultima malinconica battaglia p e r congedarsi dal trono n o n solo con dignità, ma anche con qualche solennità: e la perse. Questo vecchio signore ostinato era, p e r gli Alleati, un fastidio, tanto che Macmillan, deposta la sua flemma e cortesia britannica, aveva detto a MacFarlane: «Se il Re fa qualche sciocchezza lo metta su un aereo e lo m a n d i nel Kenia». O r m a i il Re n o n g u a r d a v a alle contingenze presenti, ma alla storia: e p r e p a r a v a le pezze d ' a p p o g g i o p e r riscattarsi 149
di fronte ad essa. Il p r i m o g i u g n o aveva p r e p a r a t o con Acq u a r o n e un a p p u n t o nel quale rivendicava ad esclusivo suo m e r i t o la cacciata di Mussolini. «Caro A c q u a r o n e , l'autorizzo a dichiarare che fin dal gennaio 1943 io concretai definitivamente la decisione di p o r r e fine al r e g i m e fascista e r e vocare il C a p o del g o v e r n o Mussolini. L'attuazione di q u e sto p r o v v e d i m e n t o , reso p i ù difficile dallo stato di g u e r r a , doveva essere m i n u z i o s a m e n t e p r e p a r a t a e condotta nel più assoluto segreto, m a n t e n u t o a n c h e con le p e r s o n e che venn e r o a p a r l a r m i del m a l c o n t e n t o del paese.» A Badoglio il Re chiese che il trapasso dei p o t e r i al L u o g o t e n e n t e avvenisse a R o m a o in provincia di R o m a , quasi, c o m e ha scritto B e n e d e t t o Croce, p e r attestare un suo «formalistico e simbolico r i t o r n o dove e r a q u a n d o la pubblicazione dell'armistizio lo costrinse a mettersi in salvo nell'Italia meridionale». Q u e s t a p r e t e s a suscitò g e n e r a l e i m b a r a z zo. Gli Alleati avevano già altri grossi p r o b l e m i da risolvere: la sostituzione di Badoglio - che n o n desideravano, anzi, ma che e r a diventata, p e r i partiti antifascisti e s o p r a t t u t t o p e r gli e s p o n e n t i del m o n d o politico r o m a n o , u n a pregiudiziale irrinunciabile -, i t e m p i del trasferimento a R o m a della autorità italiana, la composizione di un n u o v o governo. Quella c h e , nella l o r o ottica, e r a la p e t u l a n z a di Vittorio E m a nuele I I I , introduceva u n ulteriore n o d o i n u n groviglio già abbastanza intricato. Anche q u a n d o , mossa a compassione, la Commissione alleata parve disposta a c o n c e d e r e a Vittorio E m a n u e l e di tocc a r e , portatovi da un a e r o p l a n o , il suolo di R o m a , e di firm a r e là il d e c r e t o , r i m a s e il no d e i politici. A r a n g i o - R u i z , R o d i n o , Croce t r o v a v a n o c h e n o n c'era n i e n t e d i male nel d i r e sì a «questo vecchio signore che ci chiede un piacere, e a noi n o n costa nulla». Ma gli altri i n s o r s e r o c o n t r o il «Re fuggiasco». Il 5 g i u g n o Badoglio e MacFarlane d o m a n d a r o no u d i e n z a al Re, c h e la fissò alle 15. «Sono arrivati c o n mezz'ora di r i t a r d o - a n n o t ò P u n t o n i - e MacFarlane era in pantaloni corti e in m a n i c h e di camicia. H a n n o subito chie150
sto a Sua Maestà di f i r m a r e il d e c r e t o p e r il passaggio d e i poteri e p e r la n o m i n a del Principe a L u o g o t e n e n t e del Reg n o . Il Sovrano si è irrigidito n u o v a m e n t e e ha chiesto che gli venisse concesso di firmare il d e c r e t o nella capitale. Ha r i s p o s t o M a c F a r l a n e : "E impossibile. Le c o n d i z i o n i nella città s o n o tali da sconsigliare la v o s t r a p r e s e n z a in R o m a . Per di più a R o m a n o n si p u ò a r r i v a r e né p e r via a e r e a né p e r strada...". Il Re ha d e t t o : "Sta b e n e . Voglio allora c h e tutto ciò mi sia messo p e r iscritto dal C a p o del governo...". Badoglio ha risposto: " M a n d e r ò la lettera, secondo i desideri di Vostra Maestà. I n t a n t o è necessario che Vostra Maestà f i r m i " . I l R e h a replicato: " N o n f i r m o nulla s e p r i m a n o n firmerà lei...". Badoglio h a cercato d i p r e n d e r e t e m p o m a date le insistenze del Sovrano ha d o v u t o compilare la lettera che il Re p r e t e n d e v a . Solo allora Sua Maestà si è deciso ad a p p o r r e la sua firma al d e c r e t o il cui testo, c o m p i l a t o a Salerno nella sede del g o v e r n o , p e r un incidente del m o t o ciclista che lo recava, è g i u n t o con notevole ritardo. D o p o la firma, il maresciallo e MacFarlane h a n n o p r e s o c o n g e d o dal Sovrano. Badoglio si e inchinato e singhiozzando ha baciato le m a n i al Re. Sua Maestà ha accolto il gesto con molta freddezza e ha invitato il maresciallo a uscire subito.» A Vittorio E m a n u e l e I I I fu perfino proibito di trasferirsi i m m e d i a t a m e n t e , c o m e avrebbe voluto, a Napoli. E q u a n d o vi traslocò, gli o r d i n a r o n o di t o r n a r e a Ravello. I n t o p p i , a n c h e se minori, d e r i v a r o n o dal desiderio del L u o g o t e n e n t e di recarsi al più presto possibile a Roma, e di potersi installare al Quirinale. I p r o b l e m i r i g u a r d a n t i i Savoia si intrecciavano del resto con quelli r i g u a r d a n t i il g o v e r n o , che i politici sia a Napoli sia a R o m a volevano dimissionario, p e r v a r a r n e un altro dem o c r a t i c a m e n t e r a p p r e s e n t a t i v o . La sorte di Badoglio, come C a p o del g o v e r n o , e r a d u n q u e segnata. Egli stabilì con MacFarlane che u n a delegazione del governo - Badoglio più alcuni ministri in r a p p r e s e n t a n z a dei partiti - avrebbe r a g g i u n t o R o m a p e r consultarsi con i p e r s o n a g g i riemersi 151
dalle p e n o m b r e catacombali della clandestinità, e d e c i d e r e insieme le linee future. A R o m a volò a n c h e U m b e r t o , cui fu p e r m e s s o di sostare al Q u i r i n a l e , e di ricevervi alcune p e r sonalità, p r i m a di r i e n t r a r e a Napoli. C o n l'occasione il L u o g o t e n e n t e fece visita in Vaticano al Pontefice e al Segretario di Stato cardinale Maglione. Pio X I I ricevette a n c h e il generale Clark. Al G r a n d H o t e l , d o v e e r a stato fissato q u e s t o conclave politico, Badoglio a r r i v ò con c i n q u e ministri - B e n e d e t t o Croce p e r i liberali, Sforza p e r i repubblicani, R o d i n o p e r i democristiani, Togliatti p e r i comunisti, Pietro Mancini p e r i socialisti - in p i ù l'azionista Alberto Cianca, che m i n i s t r o n o n era, e che perciò si sentiva libero di g u i d a r e l'offensiva c o n t r o il maresciallo. Dei r o m a n i i n t e r v e n n e r o il liberale Casati; il d e m o l a b u r i s t a Ruini, il comunista Scoccimarro, l'azionista La Malfa, De G a s p e r i , N e n n i , e infine, c o m e indip e n d e n t i , B o n o m i e Vittorio E m a n u e l e O r l a n d o . In quella stessa saletta del G r a n d Hotel, dove alle 18 - p r e s e n t e MacFarlane - si cominciò a discutere, Mussolini aveva formato, d o p o la Marcia su Roma, il suo p r i m o ministero. I delegati r o m a n i n o n p e r s e r o t e m p o p e r d i r e a B a d o glio, sia p u r e in toni diversi, che doveva a n d a r s e n e p e r far posto a B o n o m i . N e s s u n o dei ministri che l'avevano accomp a g n a t o fiatò, t r a n n e Togliatti c h e d i c h i a r ò di a d e r i r e alla p r o p o s t a di Ruini (il p r i m o ad intervenire) p u r d o l e n d o g l i di separarsi da Badoglio «col quale aveva così s e r e n a m e n t e collaborato». Badoglio si alzò e tese la m a n o al leader c o m u nista: subito d o p o S c o c c i m a r r o d i e d e a t t o al maresciallo d'essersi c o m p o r t a t o «da vero patriota» («on a u r a t o u t vu» c o m m e n t ò a c i d a m e n t e N e n n i nel suo diario). Q u i n d i B a d o glio si disse p r o n t o a c e d e r e la presidenza «alle m a n i esperte dell'amico Bonomi»: ma, rivolto ai «romani», n o n m a n c ò di sfogare la sua amarezza: «Siete o r a riuniti i n t o r n o a q u e sto tavolo in R o m a liberata n o n p e r c h é voi, che eravate nascosti o chiusi nei conventi, abbiate p o t u t o fare qualche cosa: chi ha lavorato finora, a s s u m e n d o le p i ù gravi responsa152
bilità, è quel militare che, c o m e ha detto Ruini, n o n a p p a r tiene a n e s s u n partito». A l L u o g o t e n e n t e , che c o m e a b b i a m o a c c e n n a t o e r a a n ch'egli nella capitale, Badoglio p r e s e n t ò subito d o p o formali dimissioni. MacFarlane sapeva quel che stava a c c a d e n d o e in qualche m o d o , fallita la speranza di far riconfermare Badoglio, l'aveva accettato: n o n così Churchill, che considerò la «svolta democratica» u n o smacco p e r s o n a l e , e lo fece sap e r e a Roosevelt con il suo solito pittoresco linguaggio: «La sostituzione di Badoglio con q u e s t o g r u p p o di d e c r e p i t i e affamati politicanti è, io c r e d o , un g r a n d i s a s t r o . Sin dal t e m p o in cui, a sprezzo del n e m i c o , Badoglio c o n s e g n ò intatta la flotta nelle n o s t r e m a n i , egli è stato p e r noi un utile s t r u m e n t o . . . Noi ci troviamo o r a davanti questo b r a n c o assolutamente n o n rappresentativo». Vi fu il pericolo c h e la Commissione alleata considerasse c o m e n o n avvenuta la rinuncia di Badoglio e la designazione di B o n o m i , p e r c h é a t t u a t i senza il s u o placet: t a n t o c h e Sforza protestò v e e m e n t e m e n t e con il D i p a r t i m e n t o di Stato a m e r i c a n o . «Noi siamo p r o n t i ad a n d a r e in prigione così c o m e ad essere fucilati da u n a reazione militare piuttosto di t r a d i r e la causa della libertà italiana», p r o c l a m ò un p o ' gig i o n e s c a m e n t e . Roosevelt, d a p p r i m a c o n t a g i a t o d a l l ' e m o zione di Churchill, concluse poi che «sarebbe un serio e r r o r e s e n o n p e r m e t t e s s i m o l a p r o n t a p r o c l a m a z i o n e del g o v e r n o Bonomi». E gl'inglesi finirono p e r a d e g u a r s i . Tuttavia f u r o n o imposti al n u o v o P r e s i d e n t e , p e r la formazione del ministero, garanzie e i m p e g n i a n o n finire: il C a p o del g o v e r n o e o g n i singolo m i n i s t r o d o v e t t e r o sottoscrivere le clausole del l u n g o armistizio, e si i m p e g n a r o n o a n o n allacciare relazioni con altri paesi e a n o n r i a p r i r e la q u e s t i o n e istituzionale senza il consenso degli Alleati. V e n n e r o inoltre confermati i ministri militari e quelli tecnici, e Sforza, destin a t o i n i z i a l m e n t e agli Esteri, r i m a s e senza portafogli (gli Esteri furono assunti, con gli I n t e r n i , da B o n o m i , e solo Bon o m i g i u r ò nelle m a n i del L u o g o t e n e n t e ) . C o n il loro giu153
r a m e n t o alla n a z i o n e , n o n alla m o n a r c h i a , i ministri p r o mettevano di n o n c o m p i e r e «fino al m o m e n t o in cui si possa convocare l'Assemblea costituente» atti capaci di «pregiudicare la soluzione della questione istituzionale». N e l n u o v o g o v e r n o B o n o m i , C r o c e , Sforza, Togliatti, Ruini, De Gasperi, Cianca e Saragat f u r o n o ministri senza portafoglio. Tra gli altri incarichi citeremo quello di Tupini, democristiano, alla Giustizia, del liberale Soleri al Tesoro, di G r o n c h i , anch'egli d e m o c r i s t i a n o , a l l ' I n d u s t r i a , del c o m u nista Gullo all'Agricoltura, del socialista R o m i t a ai Lavori Pubblici, del liberale Casati alla G u e r r a . N e n n i n o n e n t r ò nel ministero, n o n o s t a n t e le sollecitazioni dei «compagni» e le insistenze di Togliatti che t e n t ò «fino all'ultimo il ricatto di ritirarsi se n o n accettavo». N e n n i spiegò di essere rimasto fuori p e r c h é i n t e n d e v a dedicarsi all'Avariti!, p e r c h é n o n gli piaceva la s t r u t t u r a del g o v e r n o con t r o p p i ministri e t r o p p i sottosegretari, e p e r c h é n o n aveva fiducia in B o n o m i che «è u n b u o n u o m o e noi a b b i a m o invece b i s o g n o d i u n u o m o forte». Infine gli seccava, ha lasciato scritto, l ' a r r o g a n z a alleata. Il 22 g i u g n o , a Salerno, i ministri t e n n e r o il loro p r i m o consiglio. A metà luglio il governo fu autorizzato a insediarsi a Roma, anche se con b e n scarsa a u t o n o m i a («per r i m u o v e r e un fattorino lamentava VAvanti! - è necessario il consenso di u n a Commissione di controllo»). G r a d u a l m e n t e le province liberate furono restituite alla a m m i n i s t r a z i o n e italiana, e la Commissione alleata di controllo p e r s e quest'ultima qualificazione (e fu Commissione alleata tout court) a simboleggiare u n a ulteriore attenuazione dei vincoli armistiziali. R o m a a p p l a u d i v a i vincitori, Pio X I I r e g a l a v a r o s a r i ai soldati alleati che facevano ressa nelle u d i e n z e generali - e tanti ne distribuì che a un certo p u n t o le riserve vaticane si e r a n o esaurite -, folle di dimostranti devastavano le sedi fasciste delle quali sveltamente p r e n d e v a n o poi possesso partiti e associazioni antifasciste, scritte, fregi e insegne sfuggiti al repulisti del 25 luglio venivano immolati al n u o v o corso, 154
la t o p o n o m a s t i c a subiva gli ulteriori a d e g u a m e n t i di rito, i q u o t i d i a n i tradizionali - a c o m i n c i a r e dal Messaggero e dal Giornale d'Italia - e r a n o costretti a s o s p e n d e r e le pubblicazioni, il cambio del dollaro veniva fissato a 100 lire e quello della sterlina a 2 5 , e r a s o p p r e s s a l'Accademia d'Italia, e il p r i m o agosto il conte Sforza, lasciato il g o v e r n o , assumeva la carica di Alto commissario alla e p u r a z i o n e . Q u e s t a aveva già mosso i p r i m i incerti passi nella b u r o crazia m i n i s t e r i a l e e militare e nella selva d e i p r o f i t t a t o r i (tra gli inquisiti Achille L a u r o ) . A fianco di Sforza f u r o n o posti, quali alti c o m m i s s a r i a g g i u n t i , M a r i o B e r l i n g u e r , M a u r o S c o c c i m a r r o , M a r i o C i n g o l a n i e Felice S t a n g o n i . Scoccimarro assicurò che «nessuno sfuggirà alle p r o p r i e responsabilità c o m e a n e s s u n o sarà n e g a t o il r i c o n o s c i m e n t o dei diritti acquisiti». E a g g i u n s e : «Né a l c u n o deve illudersi che sarà facile trarci in i n g a n n o con il sistema delle p o s t u m e b e n e m e r e n z e che fiorisce oggi a R o m a o con scappatelle del d o p p i o gioco c h e taluni h a n n o c o n c e p i t o e a t t u a t o c o m e u n a specie di controassicurazione p e r tutte le eventualità». Per i potenziali «imputati» fu i m p o r t a n t e c e r c a r e e p r o c u rarsi u n a c o p e r t u r a a sinistra: la sola in g r a d o di r i d a r e cand o r e alle più inquinate fedine personali e politiche. Lo fece con g r a n d e prontezza il g e n e r a l e Carboni, «vilain» della tragedia armistiziale. Ma come tutte le cose italiane, l'epurazione ebbe p e r caratteristica la volubilità, la casualità, un i m p e tuoso fervore iniziale e u n a successiva apatia, e infine la incertezza sulle conclusioni. Pagò caro chi fu colpito presto. Il p i ù delle volte a c c a d d e p r o p r i o ciò che gli alti commissari g a r a n t i v a n o di voler evitare: v o l a r o n o gli stracci. D'altro canto il fascismo era d u r a t o così a lungo, ed aveva avuto a p p o g g i e consensi così ramificati - e inevitabili - che il voler spingere la i n d a g i n e al di là della precisa responsabilità penale, p e r reati c o m u n i , era insieme fazioso e velleitario, e in definitiva inutile. Lo si constatò presto. I proclami epurativi d i e d e r o la stura, anche questo va accennato, ad u n a g r a n d i ne di d e n u n c e e di l e t t e r e a n o n i m e : molti v e d e v a n o nella 155
e p u r a z i o n e del collega o del s u p e r i o r e u n a garanzia di p r o mozione. A n c h e la sorte dei p e g g i o r i s g h e r r i , c e r t o meritevoli di o g n i p e n a - m o r t e c o m p r e s a - dipese molto, e questo vale a n c h e p e r gli avvenimenti successivi al 25 aprile 1945 nell'Italia settentrionale, dal m o m e n t o e dall'ambiente in cui fur o n o processati ( q u a n d o f u r o n o processati). La giustizia a t a m b u r b a t t e n t e fu d r a c o n i a n a e spicciativa, q u a n d o n o n s o m m a r i a : quella d i l a z i o n a t a fu i n d u l g e n t e e a volte fin t r o p p o , e soggetta poi al rituale colpo di s p u g n a . Davanti all a C o r t e d'Assise d i R o m a v e n n e c o m u n q u e p o r t a t o con straordinaria sollecitudine il questore Caruso, che nei giorni della liberazione della capitale s'era diretto al n o r d in automobile, ma, f i n i t o c o n t r o u n albero, n e aveva avuto u n a g a m b a fracassata. Era così rimasto intrappolato. N o n aveva dubbi sulla sentenza che lo aspettava, e da Regina Coeli aveva scritto alla moglie d'essere p r o n t o a «espiare con la vita il d a n n o che ho a r r e c a t o alla società». Q u a n d o il processo si a p r ì , il 18 s e t t e m b r e , l'atmosfera e r a r o v e n t e . C o n i m p r u denza, p e r n o n dire con incoscienza, fu chiamato a testimon i a r e l ' e x - d i r e t t o r e di R e g i n a Coeli, D o n a t o C a r r e t t a , che nello svolgimento dei suoi compiti aveva s e m p r e dato p r o v a di u m a n i t à , p r o d i g a n d o s i p e r s o t t r a r r e alla p e n a capitale o alla d e p o r t a z i o n e il m a g g i o r possibile n u m e r o di ebrei e di «politici». Eccitata dalla invettiva di u n a d o n n a isterica, u n a di quelle pasionarie o «tricoteuses» che a queste recite truci n o n m a n c a n o m a i , la folla esagitata c h e g r e m i v a l'aula si scagliò contro lo sventurato Carretta, e, d o p o un pestaggio violento, lo trascinò a l l ' a p e r t o . Q u a l c u n o t r a i p i ù feroci p r e t e n d e v a che un t r a m gli passasse sopra, ma il m a n o v r a tore rifiutò. «Carretta - h a n n o scritto F o r t u n a e Uboldi - è allora gettato nel Tevere, dove r i p r e n d e conoscenza e cerca di t o r n a r e a riva. Con dei r e m i gli spingono la testa sott'acqua, finché annega.» Caruso, c o n d a n n a t o a m o r t e , fu fucilato nel p o m e r i g g i o del 21 settembre. Così, m e n t r e gli e p u r a t o r i c e r c a v a n o d i d i s c r i m i n a r e , 156
nella a m m i n i s t r a z i o n e e t r a i notabili, i c o m p r o m e s s i dai n o n compromessi (finirono in carcere, tra i più insigni, l'ex l u o g o t e n e n t e generale in Albania Francesco J a c o m o n i , l'ex G o v e r n a t o r e della Banca d'Italia Azzolini e il generale Roatta) e i sicari dei tedeschi si r i n t a n a v a n o p e r sfuggire alla catt u r a (tra essi Celeste di Porto, presa solo nel 1945), v ' e r a n o italiani che, nel g r a n d e collasso spirituale e materiale, e di fronte alla i n d e c e n t e e s u l t a n z a di t r o p p i p r o f i t t a t o r i e di t r o p p i antifascisti dell'ultima ora, avvertivano un p r o f o n d o m o t o di disgusto. Q u e s t a r e p u l s i o n e e q u e s t o s c o r a m e n t o spinsero al suicidio Fecia di Cossato, sommergibilista eroico. Alla m a d r e scrisse u n a lettera di c o n g e d o , da N a p o l i : «Ho molto p e n s a t o alla tristissima posizione m o r a l e in cui mi trovavo in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi s o n o r a s s e g n a t o solo p e r c h é ci è stata p r e s e n t a t a c o m e un o r d i n e del Re... Tu conosci che cosa succede o r a in Italia e capisci come siamo stati i n d e g n a m e n t e traditi e ci troviamo ad avere commesso un ignobile gesto senza alcun risultato... Da mesi p e n s o ai miei m a r i n a i che sono o n o r e v o l m e n t e in fondo al m a r e , e p e n s o che il mio posto è con loro...». Si capisce questa disperazione. La Napoli di allora, c o m e tutto il M e r i d i o n e liberato, d a v a u n a i m m a g i n e avvilente d i a n a r chia, servilismo e povertà (anche se, insieme, di inesausta e caotica vitalità). I treni locali c o n t i n u a v a n o ad essere tradotte del m e r c a t o n e r o (era a c c a d u t o c h e il fumo di u n a locomotiva bloccata sotto u n a galleria, nei d i n t o r n i di Potenza, asfissiasse c e n t i n a i a di p a s s e g g e r i ) e u n a o r g a n i z z a z i o n e commerciale e industriale dell'emergenza si e r a instaurata e consolidata nell'arbitrio. Laboratori artigiani sfornavano pezzi di ricambio p e r a u t o fatti a m a n o o quasi (essendo le fabbriche nel n o r d ) e u n a classe di n u o v i ricchi dei traffici clandestini cominciava ad e m e r g e r e , con ostentati e grossolani lussi. Il governo, sotto il b l a n d o impulso di Bonomi, tentava di fare la sua strada trascinando alcune pesanti palle al piede. La p r i m a e r a la p r e s e n z a alleata, i cui o r i e n t a m e n t i e r a n o 157
tra l'altro resi mal decifrabili dai contrasti che, nello stesso c a m p o anglo-americano - p e r n o n p a r l a r e dei r a p p o r t i con l ' U n i o n e Sovietica - esistevano. La seconda era l'incognita istituzionale, di fronte alla quale i partiti avevano atteggiamenti diversi. La terza era la precarietà di un ministero che, lo si sapeva, si sarebbe sfasciato - a Italia totalmente liberata sotto l'imperversare del «vento del nord», così come il ministero Badoglio e r a stato travolto d a l p o n e n t i n o r o m a n o . L'ultima era la disgregazione d e l l ' a p p a r a t o amministrativo, che stentava a ricomporsi p e r la minaccia della e p u r a z i o n e , p e r gli a p p e t i t i dei f u n z i o n a r i p i ù s p r e g i u d i c a t i , e p e r le spinte centrifughe del paese. Si litigava e si spettegolava dov u n q u e . Rilevò P u n t o n i , d o p o u n a p u n t a t a nella capitale: «Non metto piede al Quirinale che del resto, da q u a n t o vengo a sapere, ha cessato di essere il palazzo del Re. Il Sovrano è dimenticato, chi lo ricorda lo fa p u r t r o p p o p e r sparlarn e . Al Ministero della G u e r r a l'atmosfera n o n è diversa. I generali si s b r a n a n o fra loro. Quelli che sono risaliti dal sud sono attaccati da quelli che sono rimasti a R o m a insieme con Bencivenga. L'esercito r o m a n o attacca l'esercito b o r b o n i c o delle D u e Sicilie!». B o n o m i e r a c o s t r e t t o a b a r c a m e n a r s i t r a sollecitazioni contrastanti. Le preoccupazioni maggiori, dal p u n t o di vista dell'equilibrio governativo, gliele d a v a n o gli azionisti e i socialisti, i p r i m i p e r i n t r a n s i g e n z a antifascista e a n t i m o n a r chica (e a n c h e p e r quella voluttà del dissenso che fu il loro p u n t o d'orgoglio, e la ragione del loro sfascio); i secondi p e r m a s s i m a l i s m o velleitario e p a r o l a i o . C a u t i , b e n s a p e n d o quel che volevano, i comunisti, e N e n n i registrava con stupefatta a m m i r a z i o n e , d u r a n t e un i n c o n t r o con loro, che la tattica di Togliatti era «opportunista nelle sue manifestazioni e s t e r n e , r i v o l u z i o n a r i a nei suoi obbiettivi». D o p o d i c h é trasecolava p e r c h é Saragat, p r e s e n t e alla r i u n i o n e , aveva «accentuato t r o p p o la n o t a della diffidenza p e r la d e m o c r a zia dei comunisti». In politica estera B o n o m i aveva c o n f e r m a t o la scelta di 158
c a m p o di Badoglio, in qualche m o d o consolidandola. La visita di Churchill in Italia all'inizio di agosto del 1944, gli diede m o d o di rafforzarsi nella convinzione che l'Italia potesse s e g u i r e u n solo indirizzo: l a c o l l a b o r a z i o n e s e m p r e p i ù stretta, n o n solo p e r il futuro i m m e d i a t o ma anche p e r quello lontano, con le democrazie occidentali. In quell'occasione Churchill aveva incontrato, a Napoli, Tito, e ne aveva otten u t o i n g a n n e v o l i assicurazioni sulla a u t o n o m i a iugoslava dalla U n i o n e Sovietica. A R o m a egli vide - oltre al premier g r e c o Giorgio P a p a n d r e u , con il q u a l e d o v e v a m e t t e r e a p u n t o il p i a n o dello sbarco di un c o r p o di s p e d i z i o n e b r i tannico in Grecia, ad evitare che ai tedeschi si sostituissero i p a r t i g i a n i c o m u n i s t i - a n c h e B o n o m i , Badoglio, U m b e r t o di Savoia, i capi dei maggiori partiti, infine il Papa. Il Luog o t e n e n t e disse poi che Churchill si era espresso nei riguardi degli italiani «in t e r m i n i più amichevoli di q u a n t o si p o tesse sperare». A Pio X I I il p r i m o ministro inglese ribadì il suo a n t i c o m u n i s m o , t r o v a n d o nell'interlocutore la più calorosa c o m p r e n s i o n e . Se ne a n d ò tuttavia a m a r e g g i a t o dalla stagnazione dell'offensiva militare che lo privava di un successo di cui «avevamo così m a l e d e t t a m e n t e bisogno», e con il cruccio di s a p e r e irrealizzabile la p u n t a t a su Vienna, p e r s t r a p p a r l a alla conquista sovietica. Svaniva il suo s o g n o di u n a « p u g n a l a t a all'ascella adriatica» della G e r m a n i a . C o n attivismo giustificato dall'incalzare degli avvenimenti C h u r chill incontrò Roosevelt a Q u e b e c il 13 settembre, senza orm a i p o t e r l o c o n v e r t i r e alla sua crociata c o n t r o la p e n e t r a zione di Stalin n e l l ' E u r o p a centrale e nei Balcani, il 9 ottob r e vide a tu p e r tu Stalin, a Mosca. Fu allora che Churchill riassunse in un mezzo foglio di carta il suo p r o g e t t o p e r la sistemazione delle zone di influenza in E u r o p a : R o m a n i a 90 p e r c e n t o alla Russia e 10 p e r c e n t o agli a n g l o - a m e r i c a n i ; Grecia 90 p e r cento agli anglo-americani e 10 p e r cento alla Russia, Iugoslavia e U n g h e r i a 50 e 50; Bulgaria 75 alla Russia e 25 agli anglo-americani (l'Italia e r a data p e r acquisita, i n t e r a m e n t e , all'influenza degli Alleati occidentali). Stalin 159
tracciò s u l l ' a p p u n t o un grosso «visto», e q u i n d i lo restituì a Churchill con le p a r o l e : «Conservatelo voi». Il dittatore già sapeva in qual m o d o avrebbe trasformato quei 90 o 75 o 50 p e r cento in suo favore in altrettanti cento p e r cento. P u r nelle disastrate condizioni dell'Italia liberata (nell'Italia c e n t r a l e , ha scritto F r a n c o C a t a l a n o , si calcolava c h e il 94 p e r cento degli impianti elettrici fosse stato distrutto) i p r o blemi alimentari, finanziari e in definitiva economici e r a n o gravi, ma con s i n t o m i di m i g l i o r a m e n t o . L'UNRRA ( U n i t e d Nations Relief a n d Rehabilitation Administration) già stava v a r a n d o u n a vasta o p e r a di assistenza sanitaria e alimentare, l'Italia era autorizzata a r i p r e n d e r e gli scambi con l'ester o , e ai p r i m i di o t t o b r e Roosevelt dispose c h e le s o m m e spese dal g o v e r n o di R o m a p e r il m a n t e n i m e n t o delle t r u p pe a m e r i c a n e gli fossero i n t e g r a l m e n t e rifuse, in dollari. Soleri, ministro del Tesoro, poteva g u a r d a r e con qualche min o r a p p r e n s i o n e all'avvenire. N o n così B o n o m i , c o m e ministro degl'Interni. Sull'onda del n u o v o corso, e sotto la sferza dei disagi e della povertà, si accendevano fiammate di ribellione. G r u p p i di braccianti e contadini o c c u p a v a n o le t e r r e dei g r a n d i proprietari - o m a g a r i a n c h e dei n o n g r a n d i -, la forza pubblica e r a sollecitata a intervenire: e se a volte restava del tutto latitante, altre volte eccedeva in durezza. Vi fur o n o in settembre m o r t i e feriti a Licata - p e r u n a dimostrazione c o n t r o il capo dell'Ufficio di collocamento, cui e r a n o i m p u t a t i p r e c e d e n t i fascisti - un a l t r o m o r t o si c o n t ò ad Anagni dove e r a n o state invase le t e r r e dei principi Balestra del D r a g o e Doria, e un altro ancora in ottobre a Ortucchio nel Fucino (proprietà Torlonia). U n a vera jacquerie, violenta e caotica, si scatenò il 18 ottobre a Palermo, sulla scia di u n a manifestazione c o n t r o il carovita indetta dai d i p e n d e n t i del C o m u n e e dell'esattoria. A questo p r i m o n u c l e o si a g g r e g ò b e n presto u n a folla t u m u l t u a n t e , nella quale n o n mancavan o , è certo, né i teppisti né gli eversori. «Da via M a q u e d a - citiamo da F o r t u n a e Uboldi - il cor160
teo degli scioperanti m u o v e verso il C o m u n e , c h e è retto da un c o m m i s s a r i o prefettizio, il b a r o n e E n r i c o M e r l o : in seguito, travolti i c o r d o n i di polizia, si dirige verso la Prefettura dove in assenza del prefetto il suo vice, d o t t o r Pampillonia, c h i e d e aiuto al c o m a n d o del C o r p o d ' a r m a t a di Palerm o . La richiesta è pressante: il c o m a n d o del C o r p o d ' a r m a ta invia un c o n t i n g e n t e di militari della divisione Sabauda, c h e è c o m a n d a t a dal g e n e r a l e Castellano, l ' u o m o dell'armistizio di Cassibile. Giunti alla Prefettura, i soldati r i t e n g o n o di trovarsi di fronte a u n a sommossa, fanno uso delle a r m i . V e n g o n o uccisi n o v a n t a dimostranti; un centinaio di feriti.» Q u a n d o si diffuse a R o m a , la notizia suscitò s g o m e n t o : ma la stessa s t a m p a di sinistra p a r l ò di p r o v o c a t o r i infiltratisi tra i dimostranti: che c'erano davvero, a n c h e se mai fu chiarito q u a l e matrice ideologica avessero, se p u r e ne avevano u n a . Tutto i n d u c e a p e n s a r e che in questo scatenarsi di r a b bia e di aggressività avessero u n a p a r t e i separatisti, che stav a n o d i v e n t a n d o un grosso p r o b l e m a , sociale e politico. Il separatismo siciliano s'era fatto vivo n o n a p p e n a gli Alleati a v e v a n o messo p i e d e nell'isola, r i v e n d i c a n d o in qualc h e m o d o la p r i m o g e n i t u r a del disfattismo e del t r a d i m e n t o . C o n f l u i v a n o nel m o v i m e n t o i n d i p e n d e n t i s t a siciliano (MIS), c h e aveva u n a sua organizzazione militare clandestina (EVIS), varie c o m p o n e n t i : b a r o n i nostalgici e ansiosi di impossibili restaurazioni, contadini che in u n a Sicilia sganciata dall'Italia e p r o t e t t a dagli Alleati s p e r a v a n o di c o n q u i s t a r e la p r o p r i e t à della t e r r a su cui l a v o r a v a n o , affaristi attirati dal miraggio di b u o n i commerci con gli Stati Uniti, mafiosi c h e nello stretto collegamento politico con l'America vedev a n o schiudersi a m p i e prospettive p e r traffici leciti o illeciti. Leader del MIS e r a A n d r e a Finocchiaro Aprile, un avvocato e professore d'università c h e veniva da u n a famiglia di notabili e nell'epoca prefascista e r a stato d e p u t a t o , e sottosegretario nel 1919 con Nitti. Convertitosi a l l ' i n d i p e n d e n t i s m o , ne difendeva e diffondeva le tesi con virulento slancio. Gli a r g o m e n t i degli indipendentisti - un loro m o v i m e n t o 161
si formò anche in Sardegna, ma con m i n o r e presa p o p o l a r e e a n c o r a più fragili giustificazioni storiche - si rifacevano al «sopruso» piemontese, e alla politica di dominio, e di smantellamento delle iniziative isolane, che il R e g n o unitario aveva praticato. Finocchiaro Aprile coinvolgeva nelle sue accuse n o n solo i Savoia ma a n c h e i Borboni, r i v e n d i c a n d o alla Sicilia u n a p e r e n n e insofferenza sia verso Napoli, sia verso T o r i n o , sia verso R o m a . Per liberarsi del giogo italiano, il MIS si appellava agli americani e agli inglesi: «Le nostre sofferenze, l'assoluta privazione della libertà, l'odio del governo italiano verso di noi - era scritto in un suo d o c u m e n t o ci fanno d e s i d e r a r e che gli Stati Uniti e l'Inghilterra rioccup i n o m i l i t a r m e n t e l'isola». Da p a r t e di singoli ufficiali ed e s p o n e n t i alleati, p i ù che da p a r t e dei governi, a r r i v a r o n o i n d u b b i a m e n t e ai separatisti i n c o r a g g i a m e n t i s o t t e r r a n e i e strizzate d'occhio allusive. O r i u n d i siciliani in USA pensavano all'isola come alla 4 9 stella della b a n d i e r a americana. Fin o c c h i a r o Aprile i n u n a r i u n i o n e pubblica del M o v i m e n t o asserì che Churchill e Roosevelt l'appoggiavano e che insieme avevano discusso della questione siciliana. N o n era vero. I d u e statisti - Churchill in particolare - potevano a n c h e covare tentazioni di quel tipo, ma con la consapevolezza che e r a impossibile t r a d u r l e in realtà: a m e n o che gli a n g l o a m e r i c a n i - i cui p r o g e t t i territoriali d o v e v a n o essere concertati con Stalin, e con i suoi vassalli, tra gli altri Tito - fossero disposti a consentire l'ingerenza sovietica in un'inedita sistemazione del M e d i t e r r a n e o . a
N e s s u n avallo a n g l o - a m e r i c a n o , d u n q u e , al Mis, ma anche l'impossibilità p e r un g o v e r n o d e b o l e , i n c e r t o e sotto tutela c o m e il B o n o m i p r i m o d'agire a carico dei separatisti con le misure che il loro linguaggio e il loro c o m p o r t a m e n to a v r e b b e r o richiesto. Si trattava di autentico t r a d i m e n t o , con il s u p p o r t o di u n a organizzazione a r m a t a clandestina. Anche q u a n d o - tramite l'ambasciatore sir Noel Charles - la G r a n Bretagna fece sapere ufficialmente di n o n essere affatto schierata con il m o v i m e n t o separatista, B o n o m i r i t e n n e 162
o p p o r t u n o p l a c a r l o , d a n d o q u a l c h e offa a i suoi a d e r e n t i m o d e r a t i , anziché r e p r i m e r l o . A d e r ì così alla impostazione di d o n Luigi Sturzo che vedeva nel regionalismo il r i m e d i o ai d a n n i del centralismo sabaudo e la «caratteristica dell'Italia risorta». Fu costituita, presso l'Alto commissariato p e r la Sicilia, u n a C o n s u l t a d i 2 4 m e m b r i , che r a p p r e s e n t a v a n o organizzazioni e c o n o m i c h e e politiche, alla q u a l e s a r e b b e spettato di formulare p r o p o s t e p e r l ' o r d i n a m e n t o regionale dell'isola: e fu stanziato un m i l i a r d o p e r la trasformazione del latifondo e 500 milioni p e r lo sviluppo dell'industria siciliana: p r i m e di u n a serie di elargizioni che doveva d u r a r e n e i d e c e n n i , a titolo di solidarietà n a z i o n a l e , c o n risultati d e l u d e n t i : così c o m e d e l u d e n t e fu la R e g i o n e a u t o n o m a , q u a n d o d i v e n n e realtà. Il p r i m o ministero B o n o m i e n t r ò in crisi, venuto novemb r e , n o n p e r gli i m m a n i p r o b l e m i d e l l ' o r d i n e p u b b l i c o e della ricostruzione, ma p e r la frattura che, d e n t r o la compagine governativa, si stava s e m p r e più allargando tra le sinistre - in p a r t i c o l a r e i socialisti e gli azionisti - e lo schieram e n t o m o d e r a t o , del quale si faceva portavoce lo stesso Presidente del Consiglio. F o r m a l m e n t e B o n o m i rassegnò le dimissioni nelle m a n i del L u o g o t e n e n t e , il 26 n o v e m b r e , p e r contrasti tra i ministri Soleri e De C o u r t e n e il g r a n d e e p u ratore Scoccimarro. Quest'ultimo intendeva inquisire su funzionari e ufficiali che i titolari del Tesoro e della M a r i n a ritenevano al di sopra di ogni sospetto. Ma nella sostanza la burrasca incombeva da molti giorni: a l m e n o da q u a n d o , il 7 n o v e m b r e , U m b e r t o di Savoia aveva concesso al New York Times u n a intervista in cui sosteneva l ' o p p o r t u n i t à di affidare la decisione del p r o b l e m a istituzionale a un r e f e r e n d u m p o p o l a r e . Q u e s t o contrastava con u n a deliberazione che il governo aveva p r e s o in giugno, e che deferiva invece la scelta a u n a Assemblea c o s t i t u e n t e . Le sinistre r e a g i r o n o con asprezza, a n c h e p e r c h é si seppe che B o n o m i aveva avuto in visione il testo delle dichiarazioni del L u o g o t e n e n t e e le aveva a p p r o v a t e « a p p o r t a n d o v i anzi q u a l c h e correzione», co163
me a n n o t ò P u n t o n i . A sinistra il r e f e r e n d u m - la cui correttezza democratica era difficile contestare - riusciva sgradito p e r u n a serie di r a g i o n i i m p o r t a n t i . Si t e m e v a c h e la Mon a r c h i a potesse far leva sul sentimentalismo e sul tradizionalismo di vasti strati della popolazione, soprattutto nel Mer i d i o n e : si sapeva che la formula del r e f e r e n d u m - che d e m a n d a v a d i r e t t a m e n t e ai cittadini di dire M o n a r c h i a o Repubblica - avrebbe p e r m e s s o ad alcuni partiti, in particolare alla Democrazia cristiana, di m a n t e n e r s i agnostici: il che n o n avrebbero p o t u t o fare in u n a discussione e in u n a votazione di tipo p a r l a m e n t a r e . Le forze «progressiste» che volevano e s a u t o r a r e i prefetti in favore del CLN, e che avevano subito c o m e un grave smacco politico, oltre che militare, il rinvio alla p r i m a v e r a della liberazione del n o r d , sbandieravano il pericolo delle «forze occulte della reazione in agguato» (fu coniata perfino u n a sigla, Fodria, p e r r i a s s u m e r e lo slogan). Il Consiglio dei ministri fu costretto a r i b a d i r e , in u n c o m u n i c a t o , c h e l'Assemblea c o s t i t u e n t e e r a l o sbocco n o r m a l e della p r o c e d u r a istituzionale. M e n t r e democristiani e liberali pigiavano sul freno, i socialisti tentavano di forzare la m a n o a tutti, comunisti compresi. Per c o m m e m o r a r e il X X V I I anniversario della Rivoluzione russa si r i u n i r o n o il 12 n o v e m b r e (del '44 si capisce) allo stadio di D o m i z i a n o sul Palatino (era stata rifiutata da B o n o m i piazza Navona) ottantamila p e r s o n e , e N e n n i s'inebriò di demagogia: «Questo p o p o l o - scrisse a l q u a n t o t r o m b o n e s c a m e n t e nel suo diario - mi considera c o m e il suo int e r p r e t e . Direi c h e sente che la p a r o l a mi è stata d a t a p e r e s p r i m e r e il mio p e n s i e r o , m e n t r e intuisce in Togliatti u n a riserva mentale che lo turba. E stata u n a successione di ovazioni che h a n n o r a g g i u n t o il delirio ogni volta che ho attaccato la Monarchia. N o n v'e d u b b i o che l'odio della massa è oggi diretto c o n t r o il Quirinale. E questa è stata, in g r a n d e p a r t e , o p e r a mia. Anche Togliatti stamattina ha d o v u t o alfine p r o n u n c i a r e la parola Repubblica». E r a u n a crisi p a r t i c o l a r m e n t e c o m p l e s s a , quella c h e si 164
a p r ì a fine n o v e m b r e del ' 4 4 , p e r c h é c o n t r a p p o n e v a d u e a u t o r i t à o r m a i inconciliabili, e irreconciliabili. Il L u o g o t e n e n t e d i e d e l'avvio, nella più rigorosa osservanza delle form e , a consultazioni con le alte personalità dello Stato, e con quegli esponenti politici che accettavano di farsi consultare. Ma il CLN rivendicava il diritto di d e s i g n a r e esso stesso, in n o m e dell'antifascismo, chi dovesse a s s u m e r e la g u i d a del p a e s e , e lo fece c h i a m a n d o a d i r i g e r e i suoi lavori il c o n t e Sforza: che diventava così l'anti-Bonomi. Q u e s t a preferenza delle sinistre p e r il conte si scontrò subito con un veto britannico a che fosse n o m i n a t o n o n soltanto C a p o del govern o , ma m i n i s t r o degli Esteri. Se il p r i m o veto, del g i u g n o , e r a stato u n a iniziativa p e r s o n a l e del g e n e r a l e MacFarlane, dalla quale gli a m e r i c a n i si e r a n o dissociati, q u e s t o di fine n o v e m b r e fu c o m u n i c a t o ufficialmente a B o n o m i e al CLN dall'ambasciatore di L o n d r a , Charles. Gli inglesi n o n p e r d o n a v a n o a Sforza d ' a v e r r i n n e g a t o , r i e n t r a n d o in Italia dal l u n g o esilio, la p r o m e s s a di mostrarsi collaborativo verso Badoglio e rispettoso verso la M o n a r chia. P a r l a n d o ai C o m u n i , Churchill disse che il veto e r a stato u n a r i t o r s i o n e agli «intrighi (di Sforza o v v i a m e n t e ) che e r a n o c u l m i n a t i nella e s p u l s i o n e del maresciallo Badoglio dal suo ufficio». Ma p i ù t a r d i - a v e n d o gli a m e r i c a n i p r e s o le d i s t a n z e a n c h e q u e s t a volta - a d d o s s ò a l l ' a m b a s c i a t o r e Charles la responsabilità m a g g i o r e del p e s a n t e i n t e r v e n t o , che n o n fu p e r ò reso n o t o . Nel CLN Sforza spiegò la sua p o sizione. Ammise - e N e n n i Io registrò - d'essersi i m p e g n a t o ad a p p o g g i a r e con la sua a u t o r i t à Badoglio e il Re, ma aggiunse che, g i u n t o a Brindisi, aveva visto «che il Re e Badoglio n o n a v e v a n o altro p r o p o s i t o c h e di salvare il fascismo nella sua sostanza se n o n nel suo nome». Escluso Sforza, che rinunciò alla p r e s i d e n z a del CLN, socialisti e comunisti c e r c a r o n o di ripiegare su Meuccio Ruini: ma nella s c h e r m a g l i a c h e si a n d a v a s v o l g e n d o Ruini fu rifiutato dai liberali e accettato dalla DC solo «in via s u b o r d i nata», cioè se fosse caduta la riconferma di B o n o m i . Questi 165
sapeva di m a n o v r a r e da u n a posizione di forza, p e r c h é i suoi avversari e r a n o disuniti, gli Alleati t e n d e v a n o alla stabilità, e il L u o g o t e n e n t e a v r e b b e visto con soddisfazione un reincarico, che s a r e b b e a n c h e stato u n a sconfitta, palese o mascherata, del più acceso schieramento repubblicano. Bon o m i agì con accortezza da vecchia volpe: a democristiani, socialisti e comunisti inviò lettere con cui p r o p o n e v a di associarli strettamente, d a n d o g l i tre vicepresidenze, nella gestione del futuro g o v e r n o . Scontata l ' i n t r a n s i g e n z a del Partito d ' a z i o n e del q u a l e tuttavia si a n d a v a s e m p r e p i ù rivelando la scarsa p r e s a p o p o l a r e , la p e g g i o r e posizione e r a quella dei socialisti, c h e n o n volevano B o n o m i , n o n volevano r o m p e r e l'unità d'azione c o n i c o m u n i s t i , ma n e p p u r e v o l e v a n o s e g u i r e i comunisti nel g o v e r n o . La conclusione fu che B o n o m i formò (7 dicembre) un ministero a q u a t t r o (liberali, democristiani, democratici del lavoro, comunisti), m e n t r e socialisti e azionisti ne rimasero fuori. «Ieri - osservò a m a r a m e n t e N e n n i i c o m u n i s t i avevano pubblicato che n o n si s a r e b b e r o divisi dai socialisti, ma è evidente che p e r loro marciare coi socialisti vuol dire che, in ogni caso, i socialisti d e v o n o seguirli.» P u r di c o n c l u d e r e , B o n o m i d i e d e al pei q u a l c h e soddisfazione: elaborò un p r o g r a m m a in base al quale l'epurazione e la r e p r e s s i o n e dei delitti fascisti s a r e b b e r o state accentuate (così c o m e l'avocazione dei profitti di regime), lo sforzo di g u e r r a a v r e b b e avuto u n a accelerazione, al CLNAI sar e b b e stata data u n a delega di poteri governativi. Tutte queste sottolineature antifasciste n o n riuscivano p e r ò a cancellare la sensazione che la crisi avesse giovato ai m o d e r a t i più che alle sinistre. Togliatti ebbe u n a vicepresidenza, e un'altra il cattolico R o d i n o . A De Gasperi a n d a r o n o gli Esteri, al c o m u n i s t a Pesenti le F i n a n z e , al liberale Arangio-Ruiz l'Istruzione. Quello stesso 7 d i c e m b r e , in un salone del G r a n d Hotel, il g e n e r a l e inglese Maitland Wilson, C o m a n d a n t e delle forz e alleate nel M e d i t e r r a n e o , f i r m ò u n p r o t o c o l l o f o r m a l e 166
con i q u a t t r o delegati che il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) aveva inviato da Milano via L u g a n o L i o n e : e r a n o F e r r u c c i o P a r r i , G i a n c a r l o Pajetta, E d g a r d o S o g n o , e Alfredo Pizzoni ( q u e s t ' u l t i m o «ministro delle Finanze» della organizzazione partigiana). Si era discusso, nei giorni p r e c e d e n t i - tra notevoli diffid e n z e alleate - sui lanci di a r m i al n o r d e sul finanziamento della g u e r r i g l i a . M a i t l a n d Wilson offriva c e n t o milioni al mese, Pizzoni ne voleva 160, e li o t t e n n e : 60 al Piemonte, 20 alla Liguria, 25 alla L o m b a r d i a , 20 all'Emilia, 35 al Veneto. Il p r o t o c o l l o r i c o n o b b e il CLNAI e il CVL ( C o r p o Volontari della Libertà), stabilì che a liberazione avvenuta le a r m i sar e b b e r o state r i c o n s e g n a t e , e che la Resistenza a v r e b b e rinunciato a p r e t e n d e r e l'inserimento dei suoi u o m i n i nell'Esercito regolare. Parri r i c o r d ò così la breve cerimonia: «Da un canto i m p o n e n t e , maestoso c o m e un proconsole sir Maitland Wilson: dall'altra noi q u a t t r o . Un bicchiere di qualche cosa, q u a l c h e p a r o l a , u n a stretta di m a n o : poi la firma. Mi d o m a n d o se q u a n d o i proconsoli britannici firmano p r o t o colli con q u a l c h e sultano del Belucistan o d e l l ' H a d r a m a u t n o n sia un p o ' la stessa cosa». I delegati n o n videro B o n o m i , indaffarato a sciogliere i n o d i della crisi. Tra il Sud e il N o r d c'era qualcosa d i p i ù della linea gotica: c'era u n a f r a t t u r a politica e psicologica. Ma il protocollo di R o m a ci ricollega ad un altro filone di a v v e n i m e n t i , quello della Repubblica di Salò e della Resistenza, che d o b b i a m o r i p r e n d e r e al p u n to in cui l'abbiamo lasciato.
CAPITOLO NONO
L'ULTIMO D I S C O R S O
Per la c a d u t a di R o m a , Mussolini aveva o r d i n a t o tre giorni di lutto nella sua Repubblica che si a n d a v a rimpicciolendo, con c h i u s u r a dei teatri, dei cinematografi e di o g n i c e n t r o di ritrovo. «La Repubblica - egli disse in un p r o c l a m a agli italiani - è minacciata dalla plutocrazia e dai suoi m e r c e n a r i di ogni razza.» D u r a n t e la avanzata alleata fino alla linea gotica fascisti e tedeschi avevano constatato, u n a ennesima volta, q u a n t o poco affidamento potesse essere fatto sui r e p a r t i italiani ricostituiti alla meglio. La g u a r n i g i o n e dell'Elba si era a r r e s a agli anglo-americani, fanfara in testa, n o n a p p e na essi si e r a n o affacciati sulle coste, i carabinieri disertavano d o v u n q u e e liberavano i prigionieri. A Graziani che continuava a insistere p e r la creazione di u n a s t r u t t u r a militare valida, i tedeschi replicavano con diffidenza del tutto giustificata. «Ci d o b b i a m o convincere - scrisse il colonnello H e g genreiner, ufficiale di collegamento con il Q u a r t i e r generale di Graziani - che un p o p o l o a cui e già stata messa davanti agli occhi la prospettiva della pace n o n è p i ù capace di portare le armi, ma solo di essere sfruttato p e r lavoro. Il m a r e sciallo Kesselring d o p o l'episodio dell'Elba, n o n vuole avere niente più a che fare con le t r u p p e italiane in cui ha p e r d u to ogni fiducia.» Vi e r a n o conati di energia molto simile alla disperazione. Proprio in quel volgere di t e m p o Pavolini r a g g r u p p ò i fedelissimi evacuati da R o m a e dalla T o s c a n a p e r costituire le Brigate N e r e , e t e r o g e n e e formazioni di sbandati, esaltati, e a volte d e l i n q u e n t i , un «esercito personale» del s e g r e t a r i o del Partito. Ha scritto Ricciotti Lazzero: «Non vi furono mai, 168
nella nostra storia recente, reparti di più basso livello m o r a le e tecnico-militare, e fu subito e v i d e n t e a tutti, a n c h e a Mussolini, che quell'insieme di giovani e vecchi, riottosi alla disciplina... n o n contava militarmente e poteva soltanto costituire un t a m p o n e alla guerriglia dal p u n t o di vista poliziesco. Alla prova del fuoco, quelle p o c h e volte in cui vennero chiamate accanto ai tedeschi a far n u m e r o in azioni difficili, le Brigate N e r e , che p u r e b b e r o molti morti, dimostrar o n o - s e m p r e salve le eccezioni - di essere del tutto i m p r e parate... Squallido e l u g u b r e il loro stile, nefande certe loro azioni di vendetta. I tedeschi, che li controllavano e li conoscevano m o l t o b e n e , a v e n d o l'esperienza dei cosacchi, dei mongoli, degli ucraini, dei croati e di tutti gli altri collaborazionisti, n o n p e r m i s e r o mai che si affacciassero al fronte, d o ve avrebbero r a p p r e s e n t a t o un pericolo gravissimo». Istigato da Pavolini, il D u c e t u o n a v a c o n t r o i «ribelli» p r o m e t t e n d o di annientarli tutti con u n a «marcia della Repubblica sociale c o n t r o la n u o v a Vandea», ma si trattava di p a r o l e a l v e n t o . Salò contava s e m p r e m e n o a n c h e p e r c h é , r a g g i u n t a dagli Alleati la linea gotica, la giurisdizione militare tedesca - che escludeva in sostanza ogni altra autorità e r a stata estesa a t u t t e le p r o v i n c e sulla s p o n d a d e s t r a del Po. Il territorio su cui l'ultimo fascismo esercitava ancora un q u a l c h e effettivo p o t e r e fu diviso in q u a t t r o regioni a m m i nistrative, nello sforzo di frenare la disgregazione: EmiliaR o m a g n a , Veneto, L i g u r i a , P i e m o n t e , ciascuna p o s t a agli ordini di un commissario «con il n o m i n a l e controllo assoluto - c o m e ha r i c o r d a t o il Deakin - sui prefetti e su t u t t e le funzioni di polizia, e d i r e t t a m e n t e responsabile di fronte a Mussolini». Ma ogni dirigente della Repubblica di Salò, con u n a parziale eccezione soltanto p e r Mussolini i n p e r s o n a , era esposto al discredito e al disprezzo dei tedeschi. Ne fecero e s p e r i e n z a il C a p o della polizia T a m b u r i n i e il m i n i s t r o d e g l ' I n t e r n i Buffarini Guidi, accusati - s i c u r a m e n t e n o n a torto - d'avere incamerato argenteria e altri beni di cui erano stati spogliati gli ebrei. E ancora: un g i o r n o il colonnello 169
tedesco Dietrich si p r e s e n t ò al sottosegretario all'Aeronautica, Manlio Molfese, a Bellagio, p e r a n n u n c i a r g l i che i suoi avieri dovevano passare nelle formazioni tedesche e che gli a e r o p o r t i e r a n o tutti presidiati e occupati dalla Luftwaffe. Il Duce inviò u n a q u e r u l a protesta al Fiihrer («tutto ciò è inintelligente, tutto ciò è s o m m a m e n t e d a n n o s o alla nostra causa, tutto ciò giova s p l e n d i d a m e n t e ai nostri nemici») fac e n d o eco a p r e c e d e n t i lamenti di Graziani («perché n o n mi è consentito di r i m e t t e r e in piedi un vero esercito?»). Accadde perfino che a funzionari ministeriali di Salò fosse ordinato dai tedeschi di scavare t r i n c e e in riva al G a r d a , e che il m i n i s t r o delle F i n a n z e Pellegrini G i a m p i e t r o n o n trovasse più, all'uscita da u n a r i u n i o n e , la sua automobile di servizio, che un ufficiale delle SS aveva requisito. Il g o v e r n o di Mussolini e r a q u o t i d i a n a m e n t e ridicolizzato, e a n c h e q u a n d o riusciva a far qualcosa lo faceva m a l e , t r a dissensi e vere e p r o p r i e risse (litigarono a n c h e il generale Mischi e Pavolini, p e r c h é l e formazioni militari del Partito n o n i n t e n d e v a n o sottostare a c o m a n d i dell'Esercito). Di questo sfascio si fece c l a m o r o s a m e n t e eco, in un articolo di fondo dal titolo «Se ci sei batti un colpo», il d i r e t t o r e della Stampa di Torino, Concetto Pettinato: chi doveva batt e r e un colpo - c o m e i fantasmi evocati al tavolino a t r e g a m b e - era la inesistente autorità di Salò. Mezzasoma giudicò quella sortita «il colpo più d u r o finora inferto al prestigio del g o v e r n o fascista repubblicano». Pettinato n o n aveva agito di testa sua: s'era fatto espressione della p r o f o n d a d e moralizzazione dei fascisti piemontesi - e anche dei tedeschi p e r la latitanza totale di un g o v e r n o che si faceva vivo solo con ampollosi o truculenti proclami, ma che n o n riusciva a i m p e d i r e il dilagare della guerriglia, e gli scioperi nelle ind u s t r i e . Su un p u n t o il p a d r o n a t o e gli o p e r a i e r a n o d'acc o r d o : che si lavorasse il m e n o possibile, ma senza p o r t a r e le cose a un p u n t o tale da i n d u r r e l ' o c c u p a n t e a trasferire subito gli i m p i a n t i in G e r m a n i a . Le istruzioni del s e n a t o r e Agnelli (Fiat) a Valletta furono esplicite: « C o n t r a r r e la p r o 170
d u z i o n e senza s c e n d e r e sotto il m i n i m o tollerabile e aiutare i partigiani, sia assumendoli sia finanziandoli in larga misura». Torino e r a p r a t i c a m e n t e assediata: «I ribelli la possono o c c u p a r e q u a n d o vogliono» scriveva un r a p p o r t o . E Pettinato rincarava la dose: «Il banditismo... in b a r b a alla r e p r e s sione minacciatagli p r i m a del 25 maggio r u b a , saccheggia e a m m a z z a c o m e se i p o t e r i costituiti n o n fossero se n o n un ricordo di altri tempi». Chiedeva infine che si trasferissero a Torino a l m e n o alcuni degli organi centrali del g o v e r n o . In questa c u p a atmosfera il Duce smagrito dell'ultimo fascismo decise di c o m p i e r e , in G e r m a n i a , u n a n u o v a ispezione alle q u a t t r o divisioni che stavano c o n c l u d e n d o il loro a d d e s t r a m e n t o e che si sospettava avrebbero avuto la p r i m a p r o va del fuoco n o n al fronte ma al m o m e n t o del r i m p a t r i o . Allora si sarebbero contati i disertori. C o n l'occasione Mussolini avrebbe visto Hitler. La p a r t e n z a da G a r g n a n o p e r la G e r m a n i a fu fissata p e r il 15 luglio: sul t r e n o speciale p r e s e r o posto, insieme al Duce, Graziani, Mazzolini, Anfuso, Vittorio Mussolini e R a h n . Il viaggio subì interruzioni p e r gli allarmi aerei - «è u n a fort u n a che siano solo q u a t t r o divisioni» m o r m o r ò a un certo m o m e n t o R a h n , spazientito e p r e o c c u p a t o da quel girovagare, all'orecchio di Anfuso - ma r i a n i m ò Mussolini. C o n la p u n t u a l i t à e infallibilità di s e m p r e , il suo m a g n e t i s m o funzionava. I ragazzi delle divisioni gli t r i b u t a r o n o accoglienze entusiastiche, n o n foss'altro, p r o b a b i l m e n t e , che p e r il piacere di r i t r o v a r e un capo italiano d o p o tanti giorni di soggezione ai d u r i s e r g e n t i tedeschi. Il 18 luglio Mussolini si c o n g e d ò da quelli che avrebbero d o v u t o essere i soldati della sua Repubblica, a Sennelager, n o n lontano da P a d e r b o r n dove nel 9 d o p o Cristo le tribù t e u t o n i c h e di A r m i n i o avev a n o a n n i e n t a t o le legioni di Varo. Graziani, nella sua r o b o a n t e c o n c l o n e , t e n t ò a n c h e di rifarsi a q u e l p r e c e d e n t e storico, ma s'accorse che n o n e r a il caso, date le circostanze: e cambiò a r g o m e n t o , imbarazzato. 171
p
Il t r e n o speciale si avviò q u i n d i verso il Q u a r t i e r generale di R a s t e n b u r g nella Prussia orientale: nella vettura salone di Mussolini, il g r u p p o degli italiani p r e p a r ò , d'accordo con R a h n , un elenco dei p u n t i da discutere con Hitler: al p r i m o posto stava il p r o b l e m a degli internati in G e r m a n i a , e della loro sorte (e utilizzazione). Q u a n d o il t r e n o si approssimava o r m a i alla m e t a - e r a il 20 luglio - fu i m p r o v v i s a m e n t e avviato alla stazione di Gòrlitz (non si trattava di u n a località ma del n o m e convenzionale dato al centro ferroviario creato a b r e v e distanza dal Q u a r t i e r g e n e r a l e ) su un b i n a r i o m o r t o . Gli italiani n o n s a p e v a n o cosa stesse a c c a d e n d o ; il b a r o n e D o e r n b e r g , capo del protocollo della Wilhelmstrasse, che li accompagnava e r a agitato ma ermetico. Poi il camm i n o r i p r e s e , m a c o n c a u t e l e d r a m m a t i c h e : «Qualcosa d i grave e r a avvenuto - ricordò Anfuso -, e tanto grave da costringerli (i tedeschi, N.d.A.) a rallentare la marcia del tren o , e farci g i u n g e r e a R a s t e n b u r g con le finestre ermeticam e n t e chiuse ed oscurate... Infine il t r e n o , s e m p r e in quella sinistra b l i n d a t u r a , g i u n s e a d e s t i n a z i o n e . D o e r n b e r g a p r ì con o g n i cautela q u a l c h e finestrino... Da q u e s t o finestrino a p p a r v e il solito s c h i e r a m e n t o : Hitler q u a l c h e passo avanti a G ò r i n g e d i e t r o , allineati, R i b b e n t r o p , H i m m l e r , B o r m a n n , Keitel, Doenitz e altri capi nazisti». Avvolto in un mantello n e r o , a p p a r e n t e m e n t e calmo anc h e s e l a m a n o d e s t r a t r e m ò u n p o c o alzandosi n e l saluto nazista (e sulla m a n o si vedeva u n a leggera scalfittura), Hitler a n d ò incontro a Mussolini e disse: «Duce, p r o p r i o adesso mi e stato scagliato un i n f e r n a l e o r d i g n o » . Poco p r i m a (12,42) e r a esplosa nella Wolfschanze, la «tana del lupo», la b o m b a portatavi dal colonnello von Stauffenberg. Il Fiihrer, uscito miracolosamente i n d e n n e dall'attentato - e vide nella sua salvezza un segno del destino - aveva già dato le p r i m e disposizioni p e r la s c o p e r t a dei c o n g i u r a t i e p e r la r e p r e s sione che avrebbe p o r t a t o all'impiccagione, o alla fucilazion e , di circa cinquemila tedeschi: tra essi alti ufficiali, diplomatici, funzionari, u o m i n i politici, religiosi. Sospettati di es172
sere implicati nella t r a m a f u r o n o costretti a l suicidio d u e feldmarescialli, von Kluge e R o m m e l . E r a d u n q u e un H i t l e r f u r i b o n d o e assetato di v e n d e t t a quello che accolse i visitatori italiani, ai quali d e d i c ò p o c o t e m p o , i m p e g n a t o c o m ' e r a a c o n c e r t a r e con i suoi collabor a t o r i - ma solo chi si trovava nella Wolfschanze e r a v e r a m e n t e al di sopra di ogni sospetto - le spietate contromisure. La sua esposizione era c o n t i n u a m e n t e i n t e r r o t t a da messaggi e telefonate cui s e g u i v a n o o r d i n i concitati. D o p o le c o n g r a t u l a z i o n i d i Mussolini p e r l o s c a m p a t o p e r i c o l o , «prova speciale d e l l ' i n t e r v e n t o divino», H i t l e r spiegò sbrigativamente le cause, a suo dire tecniche, del grave m o m e n to che la G e r m a n i a attraversava, e quindi si dilungò sul suo t e m a preferito, p e r c h é schiudeva la p o r t a all'ultima speranza: le a r m i segrete. Già le VI avevano cominciato a piombare su L o n d r a , e n e l l ' a u t u n n o s a r e b b e r o e n t r a t e in a z i o n e a n c h e le V2 delle quali il Fiihrer illustrò le caratteristiche rivoluzionarie, assicurando che la capitale britannica sarebbe stata martellata «fino alla completa distruzione». La V di q u e s t e a r m i stava p e r Vergeltung (rappresaglia). La VI era, in parole povere, un a e r o p l a n i n o a reazione senza pilota, imbottito di u n a tonnellata di esplosivo. La sua velocità n o n s u p e r a v a i 400 chilometri o r a r i , e la sua q u o t a i mille metri. La V2 era invece un razzo che, s e m p r e con u n a tonnellata di esplosivo, volava a quasi seimila chilometri l'ora e toccava u n a q u o t a di un c e n t i n a i o di c h i l o m e t r i , r a g g i u n g e n d o poi silenziosamente l'obbiettivo p e r c h é viaggiava più r a p i d a del suono. L o n d r a fu colpita da 2.419 V I , altri p u n t i d e l l ' I n g h i l t e r r a da 3.132, Anversa da 2.448. Delle V2, ne c a d d e un migliaio su L o n d r a e sul resto dell'Inghilterra, e 1.265 su Anversa. P u r temibili e distruttrici, queste a r m i n o n e b b e r o gli effetti apocalittici su cui Hitler contava, e che Churchill temeva. Illustrati i piani p e r l'utilizzazione delle n u o v e armi, Hitler ribadì c h e e r a esclusa ogni resa al n e m i c o , e si o c c u p ò dell'Italia p e r c h i e d e r e che gli fossero forniti u o m i n i e re173
parti. Allo Stato Maggiore tedesco avrebbe fatto c o m o d o di t r a t t e n e r e in G e r m a n i a le d u e divisioni italiane già p r o n t e , p e r destinarle alla c o n t r a e r e a sul fronte orientale. Ma Mussolini, replicando a Hitler, p r o p o s e e o t t e n n e subito - il suo interlocutore aveva fretta - che le divisioni rimpatriassero, e che gli i n t e r n a t i avessero migliore t r a t t a m e n t o e i m p i e g o . Anche nel viaggio di r i t o r n o il t r e n o speciale p r o c e d e t t e con i finestrini e r m e t i c a m e n t e chiusi. A G a r g n a n o Mussolini osservò c o n sollievo: « N o n siamo p i ù soli in q u a n t o a t r a d i menti». L'euforia p e r gli applausi delle reclute italiane in G e r m a n i a , e l'acre soddisfazione p e r la riedizione del 25 luglio che era toccata - assai più sanguinosa e truce, c o m e si addice a tutto ciò che è tedesco - a Hitler, svanirono p r e s t o . Hitler consid e r a v a Mussolini «il mio migliore amico, e forse l'unico al m o n d o » , ma la miriade di uffici tedeschi disseminati in Italia - 73 nella sola Milano, s e c o n d o un a p p u n t o del D u c e a Gòbbels - n o n t e n e v a n o in alcun c o n t o il g o v e r n o c h e «o sarà posto in condizione di funzionare o si dimetterà». Benché Hitler si a g g r a p p a s s e alle sue farneticazioni ottimistiche - contava s e m p r e su u n a r o t t u r a della «innaturale alleanza» tra anglo-americani e sovietici - e b e n c h é il Duce fingesse a sua volta di aver fiducia, fascisti e tedeschi in Italia già p e n s a v a n o a l l ' e s t r e m a d i s p e r a t a resistenza. I n u n a lettera a Mussolini dell'8 s e t t e m b r e il segretario del Partito Pavolini affacciò l'idea («nella d e p r e c a t a eventualità di u n a u l t e r i o r e e p r e s s o c h é c o m p l e t a invasione del t e r r i t o r i o repubblicano») di «arroccarci con le camicie n e r e , con le n o stre a r m i e con il n o s t r o g o v e r n o in u n a zona difendibile quale la provincia di S o n d r i o e p a r t e di quella di Como». I tedeschi p r o p e n d e v a n o s e m p r e p e r M e r a n o , m a l o stesso Pavolini osservava che tale scelta avrebbe «tolto ogni valore al n o s t r o p r o p o s i t o di u n a resistenza e s t r e m a del fascismo mussoliniano in u n a roccaforte italiana», p e r c h é «a M e r a n o si tratterebbe di un g o v e r n o fantasma ospitato malvolentieri 174
dal Gauleiter Hofer». Mussolini costituì u n o speciale organismo, «il ridotto repubblicano alpino», p e r lo studio del p r o blema, ma esso n o n diede altro frutto che qualche p r o g e t t o cartaceo. Cresceva intanto l'attività partigiana, e in u n a lettera dell'ottobre a R a h n il Duce avvertiva che «le b a n d e sono diventate b r i g a t e e divisioni r e g o l a r m e n t e i n q u a d r a t e e c o m a n date da generali di carriera sottoposti ad u n o Stato Maggiore centrale», c h e il l o r o a r m a m e n t o e r a «ottimo», c h e in molti l u o g h i i tedeschi p a t t e g g i a v a n o con i p a r t i g i a n i alle spalle dei fascisti, e che infine «l'organizzazione p a r t i g i a n a in Italia con un totale di centomila u o m i n i ripartiti in 60 brigate costituisce un pericolo crescente c o n t r o il quale n o n si agisce con la d o v u t a efficacia». La Resistenza si a n d a v a in effetti i r r o b u s t e n d o , e le sue formazioni acquistavano u n a più precisa s t r u t t u r a militare, a n c h e se con p r o f o n d e sottolineature politiche. Ansiosi - come s e m p r e in queste fasi fluide della lotta politica o rivoluzionaria - di stabilire u n a larga convergenza a carattere nazionale, i comunisti, che p u r e avevano già un loro c o m a n d o unico, accettarono la istituzione di u n o Stato Maggiore partigiano cui tutte le «bande» facessero capo. Nelle loro istruzioni essi a v e v a n o del resto r a c c o m a n d a t o ai capi locali di n o n dimenticare che «l'unità militare n o n a p p a r t i e n e al partito, n o n è un o r g a n o di partito, n o n ha e n o n deve avere il c a r a t t e r e di p a r t i t o . Essa è un o r g a n o del C o r p o Volontari della Libertà». Ai b u o n i propositi facevano seguito, sovente, azioni che c l a m o r o s a m e n t e li c o n t r a d d i c e v a n o . Ma al vertice i b u o n i p r o p o s i t i f u r o n o t u t t o s o m m a t o rispettati. Il 9 g i u g n o v e n n e costituito u n « C o m a n d o g e n e r a l e p e r l'Italia o c c u p a t a del C o r p o Volontari della Libertà», diviso in p i ù sezioni (assistenza, o p e r a z i o n i , informazioni e c o n t r o s p i o naggio, aviolanci, trasporti e collegamenti, prigionieri alleati, falsi). Al settore operazioni, ovviamente il più i m p o r t a n t e , venn e r o preposti Ferruccio Parri e Luigi L o n g o . A c o m a n d a n t e 175
fu designato - d o p o che un a e r e o alleato l'aveva p a r a c a d u tato sull'Italia del n o r d - il generale Raffaele C a d o r n a , che a 55 a n n i s'era d o v u t o a l l e n a r e p e r il pericolóso lancio. Il suo a d d e s t r a m e n t o e r a stato c u r a t o , nella base di San Vito dei N o r m a n n i , dagli inglesi della Special Force. Q u a n d o Cad o r n a fu p r o n t o , lo affiancarono, nel salto verso l'ignoto, il capitano inglese Oliver Churchill e il t e n e n t e della G u a r d i a di F i n a n z a A u g u s t o De L a u r e n t i s . De L a u r e n t i s e r a stato scelto p e r c h é C a d o r n a risultava, a giudizio degli inglesi, un po' «impacciato» (senza dubbio a causa dell'età) e pareva o p p o r t u n o vi fosse qualcuno che l'aiutasse d o p o l'atterraggio. La p r e p a r a z i o n e dei lanci di r i f o r n i m e n t i e di u o m i n i , così c o m e la p r e p a r a z i o n e di agenti di c o l l e g a m e n t o , rientrava nei compiti dei servizi segreti anglo-americani, ricchi di mezzi ma gelosi delle rispettive c o m p e t e n z e e poco inclini a collaborare: la già citata Special Force inglese e l'oss (Office of Strategie Services) statunitense. Oltre che a San Vito dei N o r m a n n i gli allievi p a r a c a d u t i s t i e r a n o a d d e s t r a t i in Algeria: lì formò la sua esperienza, tra gli altri, E d g a r d o Sogno, poi i n t r e p i d o capo delle formazioni Franchi (di i m p r o n ta liberale e m o n a r c h i c a ) , che s e m p r e i n t r a t t e n n e o t t i m i r a p p o r t i con gli Alleati n o n solo p e r la sua m o d e r a z i o n e ideologica, ma a n c h e p e r c h é parlava p e r f e t t a m e n t e l'inglese. S o g n o stesso ha r a c c o n t a t o c o m e fosse stato accolto, al Club des Pins di Algeri (un villaggio balneare) dall'allora capitano di artiglieria Alberto Li Gobbi - anch'egli poi paracad u t a t o sul n o r d - che gli mostrò le attrezzature e gli spiegò l a tecnica d e l l ' a d d e s t r a m e n t o : q u e s t o d u r ò u n a d e c i n a d i giorni, con molta ginnastica e cinque lanci. I r a p p o r t i di C a d o r n a con i vice c o m a n d a n t i Parri e Longo (in particolare con il secondo, sospettoso e, n o n o s t a n t e la linea ufficiale del suo Partito, deciso a m a n t e n e r e al movim e n t o partigiano u n a forte i m p r o n t a di sinistra) n o n furono facili. C a d o r n a e r a visto insieme c o m e un possibile res t a u r a t o r e dei classici princìpi gerarchici militari c o n t r o la spontaneità p o p o l a r e delle b a n d e , e come un i n t e r p r e t e dei 176
disegni strategici degli Alleati contro la volontà rivoluzionaria delle masse. Senza a m m o r b i d i m e n t i diplomatici, L o n g o scrisse c h e il g e n e r a l e e r a stato «inviato dagli Alleati nel N o r d con il preciso c o m p i t o di c o n t r o l l a r e e c o n t e n e r e il m o v i m e n t o partigiano». Sogno ha spiegato a Franco Fucci, a u t o r e di un libro (Spie per la libertà) sui servizi segreti nella Resistenza, c o m e fosse difficile p e r C a d o r n a far valere le sue p r e r o g a t i v e di c o m a n d a n t e . «Ceixai - ha d e t t o Sogno - di rafforzare il più possibile la posizione di C a d o r n a in seno al C o m a n d o g e n e r a l e del CVL f o r n e n d o g l i servizi quali i trasporti e i collegamenti, ma s o p r a t t u t t o facendo passare attraverso il g e n e r a l e e il suo staff militare le informazioni di cui venivo in possesso. Ciò p e r c h é o g n i p a r t i t o cercava di far passare le informazioni attraverso i p r o p r i canali e n o n attraverso C a d o r n a . Il PCI e il Partito d'azione p e r esempio m a n d a v a n o il loro materiale al S u d scavalcando il c o m a n d a n t e generale del CVL.» E certo che Alexander, attenendosi del resto alle istruzioni di Churchill, preferiva destinare i suoi lanci alle «bande» n o n c o m u n i s t e , e o r g a n i z z a r e i contatti delle sue missioni segrete in m o d o da favorire il m e n o possibile quella p a r t e della Resistenza che ostentava p r o p o s i t i n o n solo a n t i m o narchici, ma antiborghesi, anticapitalisti, e - p e r q u a n t o rig u a r d a i comunisti - filosovietici. Tuttavia un foglio di istruzioni di cui C a d o r n a fu m u n i t o p r i m a di r a g g i u n g e r e il N o r d e r a a b b a s t a n z a i m p a r z i a l e : « P u r c h é ogni organizzazione in Alta Italia si dimostri capace e p r o n t a ad effettuare o p e r a z i o n i offensive c o n t r o i tedeschi, il colore politico di tale organizzazione n o n ci interessa». Ma, aggiungeva il doc u m e n t o , «dove le t e n d e n z e politiche i n t e r f e r i s c o n o con l'organizzazione e c o n i p i a n i di o p e r a z i o n e che f o r m a n o u n a p a r t e i n t e g r a l e della a v a n z a t a alleata in Italia, l'aiuto n o n verrà fornito da questo Q u a r t i e r generale». Le direttive di massima di A l e x a n d e r e r a n o poi t r a d o t t e in p r a t i c a in m a n i e r a farraginosa, a volte c o n t r a d d i t t o r i a , dai servizi segreti. «Gli Alleati - ha rilevato Parri, e su q u e 177
sto n o n possiamo dargli torto - conoscevano poco l'Italia e noi, né e r a n o s e m p r e b e n e informati e q u i n d i b e n orientati.» La linea politica g e n e r a l e spettava agli inglesi, ma capitava che gli a m e r i c a n i si i n t r o m e t t e s s e r o con il loro ottimismo schematico e impiccione a g g r a v a n d o la confusione e le incertezze. Il t i m o r e del c o m u n i s m o influiva sul c o m p o r t a m e n t o degli inglesi, e ciò c h e stava a v v e n e n d o nel q u a d r o g e n e r a l e della g u e r r a (e nella azione di Stalin) legittimava p i e n a m e n t e le loro diffidenze. Il sospetto - anch'esso rievocato da Parri - che i comunisti «avrebbero fatalmente assorbito e fagocitato le altre correnti, a l m e n o sul p i a n o militare» e che gli azionisti a v r e b b e r o p o t u t o a d e r i r e a «un frontismo generico a direzione comunista» e r a avvalorato dai fatti. Cad o r n a e Sogno r a p p r e s e n t a r o n o u n a qualche garanzia contro questo rischio. Ancora da un ricordo di Parri - p e r c o n c l u d e r e con q u e sta sintesi della s t r u t t u r a p a r t i g i a n a - citiamo alcuni dati: con l'avvertenza che, nello schema da lui tracciato, c o m a n d i e reparti s e m b r a n o assai p i ù organici, razionali e collegati al c e n t r o di q u a n t o in c o n c r e t o fossero. M e n t r e la fine della G e r m a n i a si a p p r o s s i m a v a i n e s o r a b i l m e n t e , le «bande» acquistavano consistenza n u m e r i c a e d e t e r m i n a z i o n e . N o n div e n n e r o mai, n é l o p o t e v a n o i n quelle condizioni, u n v e r o esercito, o un vero controesercito. Spiegò d u n q u e Parri: «Dipendevano dal C o m a n d o generale i c o m a n d i regionali costituiti a Torino, Genova, Milano, Padova e Bologna e formati da un c o m a n d a n t e militare, che f u spesso u n v a l e n t e g e n e r a l e , assistito d a r a p p r e s e n t a n t i dei g r u p p i di formazioni... Si v e n n e e l a b o r a n d o nel t e m p o un organico dell'esercito p a r t i g i a n o semplice ed u n i f o r m e : dall'unità e l e m e n t a r e , che e r a la s q u a d r a , si saliva al distacc a m e n t o , forte di 3-5 s q u a d r e : 2-3 distaccamenti c o m p o n e v a n o g e n e r a l m e n t e u n b a t t a g l i o n e , 2-3 b a t t a g l i o n i s i r a g g r u p p a v a n o i n u n a b r i g a t a c h e e r a l a n o s t r a u n i t à tattica f o n d a m e n t a l e , legata ad u n a d e t e r m i n a t a valle, della forza tipica di circa 300 u o m i n i . Col t e m p o si f o r m a r o n o le divi178
sioni che o r g a n i z z a r o n o m i l i t a r m e n t e o u n a g r a n d e valle o alcune valli collegate: e b b e r o forza assai variabile che passò, s e c o n d o le r e g i o n i , da c i n q u e c e n t o a c i n q u e m i l a u o m i n i . . . Ai r e p a r t i c o r r i s p o n d e v a n o i g r a d i : p e r noi valeva soltanto l a gerarchia partigiana; e d u n e x cuoco o d u n sergente d e gli alpini p o t è c o m a n d a r e u n a divisione... V o l e m m o cioè, r e s i s t e n d o ad o g n i sollecitazione e p r e s s i o n e in c o n t r a r i o , s a l v a g u a r d a r e il carattere borghese del movimento». Dove il t e r m i n e b o r g h e s e significa, in realtà, carattere politico e n o n tecnico. Tra il luglio e l'agosto del 1944, m e n t r e gli Alleati ancora avanzavano, lasciando s p e r a r e in u n a totale liberazione dell'Italia, la Resistenza intensificò la sua attività, e nella zona di Montefiorino, in Emilia, sostenne c o n t r o i tedeschi quella che p u ò essere definita u n a battaglia campale di tipo classico. Alle spalle della linea gotica, sulle p r o p a g g i n i dell'App e n n i n o , i partigiani p r e s i d i a r o n o in quell'area (tra le p r o vince di Reggio e di M o d e n a ) un territorio di c i n q u a n t a chil o m e t r i p e r o t t a n t a : e i tedeschi i m p e g n a t i a f o n d o c o n t r o gli anglo-americani ne e r a n o così allarmati che nella seconda m e t à di luglio p r o p o s e r o alle forze ribelli, c o m a n d a t e da un c o n t a d i n o improvvisatosi capo militare, A r m a n d o Ricci, u n a t r e g u a . Fu p r o m e s s a la sospensione dei rastrellamenti e la l i b e r a z i o n e degli ostaggi, a p a t t o c h e i p a r t i g i a n i i n t e r r o m p e s s e r o la loro attività. Ricci respinse il d o c u m e n t o del g e n e r a l e Messerle c h e a fine m e s e lanciò, c o n effettivi sec o n d o il Battaglia equivalenti a tre divisioni, la sua offensiva. I partigiani, che e r a n o stati a b b o n d a n t e m e n t e riforniti con aviolanci alleati, c o m b a t t e r o n o b r a v a m e n t e ma n o n fur o n o in g r a d o di bloccare l'attacco. Riuscirono tuttavia a rip i e g a r e o r d i n a t a m e n t e in u n a «zona di salvezza» m o n t a n a . L e p e r d i t e f u r o n o p e s a n t i d a e n t r a m b e l e p a r t i , con qualche centinaio di morti. A Montefiorino e r a stata creata, p e r il t e m p o in cui la zona fu s g o m b r a dai tedeschi, u n a mini repubblica, con ordin a m e n t i e m b r i o n a l i . Di q u e s t e piccole r e p u b b l i c h e Luigi 179
L o n g o ne elencò quindici nel suo Un popolo alla macchia: ma si trattò p e r lo più di effimeri e precari «santuari» partigiani, p r e s t o spazzati via. Tre f u r o n o - oltre quella di M o n t e fiorino - le piccole r e p u b b l i c h e di qualche i m p o r t a n z a : Ossola, Carnia e Alto Monferrato. Nell'Ossola, d o v e i p a r t i g i a n i e r a n o privilegiati p e r la contiguità con il confine, i presidi fascisti si a r r e s e r o l ' u n o d o p o l'altro, demoralizzati e demotivati, tra la fine d'agosto e i p r i m i di settembre: alle loro richieste di rinforzi i c o m a n di di Milano n o n r i s p o n d e v a n o n e p p u r e . Il 9 s e t t e m b r e , r a g g i u n t o un a c c o r d o con i tedeschi che venivano autorizzati a defluire senza subire attacchi, le formazioni garibaldine e quelle cattoliche di Di Dio e Cefis e n t r a r o n o nel capoluogo, Domodossola, seguite da un nugolo di politici che si e r a n o rifugiati in Svizzera, e che lì r i t r o v a r o n o il gusto della democrazia, e a n c h e della bizantina rissa verbale: tra essi i comunisti Concetto Marchesi, Giancarlo Pajetta e T